lunedì 1 dicembre 2008

Una nuova bufera si è abbattuta sul procuratore capo di Reggio Emilia: durissimo attacco di Sonia Alfano durante un incontro pubblico


Come atto di trasparenza e chiarezza pubblichiamo online il Verbale di Udienza del 25-11-2005 presso il Tribunale di Catania, dove durante il procedimento noto come "processo Lembo" fu sentito come teste il dott. Italo Materia.(Fonte:Meetup Beppe Grillo RE)
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Una nuova tempesta si è abbattuta sul procuratore capo di Reggio Italo Materia.

E la tempesta ha ancora il volto e la voce di Sonia Alfano,presidente dell’AssociazioneNazionale Familiari Vittime di Mafia,intervenuta ieri pomeriggio ad un incontro organizzato dagli Amici di Beppe Grillo alla Gabella di via Roma.

La Alfano ha letto davanti ad un folto pubblico stralci del verbale della testimonianza del procuratore Materia nel processo contro il magistrato Giovanni Lembo,ex collega Materia nella Direzione NazionaleAntimafia,condannato in luglio per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra.
La ”pasionaria”della lotta alla criminalità organizzata torna così a gettare ombre sull’operato del capo dei pm reggiani.Lo aveva già fatto lo scorso 25 ottobre quando,intervenendoad un convegno all’Hotel Posta,aveva citato il caso della ditta Ciampà di Crotone che nel 2002 vinse a Reggio un appalto da 2 milioni di euro nonostante questa ditta avesse la negazione della certificazione
antimafia da Crotone. «Mi chiedo - aveva detto - come mai la magistratura non sia intervenuta.
Non vorrei che ci fosse stata una disattenzione da parte della magistratura reggiana.Sarebbe un atto gravissimo e continuerebbe a ritirare fuori delle ombre sul procuratore capo Italo Materia.
Perché dico questo? Mi riferisco alle dichiarazioni rese da Italo Materia nel processo di mafia che ha visto condannato il suo amico e magistrato Giovanni Lembo.Quest'ultimo più di Italo Materia è stato l'artefice di una relazione che ha consentito al falso pentito messinese Luigi Sparacio di godere dei benefici di legge».
La Alfano ha ribadito che anche il procuratore Materia aveva espresso parere favorevole per la concessione di un programma di protezione nei confronti del collaboratore di giustizia Luigi Sparacio,che sarebbe stato un ”falso pentito”.
Ieri Sonia Alfano è tornata a parlare di questi episodi,leggendo alcuni passaggi della testimonianza di Materia al processo contro il magistrato condannato dal tribunale di Catania per favoreggiamento di associazione mafiosa.

E ha nuovamente attaccato il procuratore capo:

«Il signor Materia mi ha rivolto un’accusa infamante,- ha affermato - ha detto che sono venuta qui su commissione.Per rispetto ho lasciato che io venissi accusata sui giornali senza possibilità di contraddittorio. Vorrei rassicurarlo:non mi ha mandato nessuno.Io mi limito a leggere alcuni passaggi di atti processualiche sono documenti pubblici ».

La presidente dell’Associazione Vittime di Mafia non risparmia nemmeno l'avvocato Celestina Tinelli, membro del Csm.La Tinelli aveva chiesto al Csm l'apertura di una pratica per la tutela della rispettabilità del Procuratore capo Italo Materia. «L’avvocato Tinelli ha detto - contribuito ad eleggere procuratore capo di Marsala Alberto Di Pisa e il suo voto è stato decisivo per la promozione di Antonio Franco Cassata a Capo della Procura Generale della Corte di Appello di Messina.Una promozione contro la quale si è espresso Antonio Di Pietro».

Di Pisa in particolare era stato accusato di essere il ”corvo”,l’autore nel 1989 di quelle cinque lettere che imputavano ai vertici della procura di Palermo e della Criminalpol il fatto di avere ”inviato in missione”in Sicilia il pentito Totuccio Contorno per stanare i boss corleonesi.Ma da quell’accusa il giudice è stato assolto dalla Corte d’appello di Caltanissetta.

L’avvocato Tinelli ha preferito non replicare e si è limitata ad un laconico «no comment» mentre nonè stato possibile rintracciare il procuratore capo.Materia,però,avevagià respinto le accuse di Sonia Alfano sia in merito all’accostamento con il magistrato Giovanni Lembo sia con la ditta crotonese,sia con il falso pentito messinese Sparacio.
(Giuseppe Manzotti)

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«I nostri morti dimenticati»


Erano presenti anche alcuni familiari di vittime di mafia ieri pomeriggio alla Gabella di Via Roma.Tra il pubblico le due sorelle e il cognato del carabiniere Pietro Morici,morto il 13 giugno del 1983 nella strage di via Scobar in cui furono massacrati anche il capitano dei carabinieri di Monreale MarioD’Aleo, l’Appuntato Giuseppe Bommarito.

Morici era l’autista del capitano D’Aleo, promotore di una serie di indagini indirizzate a colpire le iniziative economiche riconducibili ai boss di Monreale e alla cattura dei latitanti che si nascondevano nella zona.Commossa la testimonianza del cognato di Morici, che vive da tempo a Reggio.«Quando hapresentato la domanda per entrare nei carabinieri - ha raccontato- non lo aveva nemmeno detto ai suoi genitori. Era un ragazzo come tanti, ma voleva indossare la divisa. Quando lo hanno ucciso,hanno tentato anche di infangare la sua memoria.Hanno detto che era una questione di donne.La mafia,oltre a uccidere le persone vuole anche uccidere il ricordo».

«Le istituzioni - ha aggiunto la sorella con le lacrime agli occhi- non si preoccupa nemmeno di mettere un mazzo di fiori sulla tomba. Ci lasciano soli con il nostro dolore».

Toccante, ma decisa anche la testimonianza di Benny Calasanzio:lo zio e il nonno sono stati uccisi dalla mafia che tentavadi impadronirsi della loro azienda.Per una strana coincidenza si chiamavano Paolo e Giuseppe Borsellino.

«La mafia voleva impossessarsi della loro piccola azienda di calcestruzzo, - ha spiegato - ma loro hanno resistito fino all’ultimo.Li hanno uccisi con delle armi da guerra e questo singifica che queste persone non hanno nemmeno fiducia nella loro mira. Sono persone che mi fanno pena,sono ai confini della vita».

Infine, ha chiesto di parlare l’ex brigatista rosso Tonino LorisParoli.

Ma è stata la stessa Sonia Alfano ad impedirlo: «Lei potrà parlare quando l’incontro sarà finito.È una questione di rispetto per i familiari delle vittime».

«Mi sta punendo ingiustamente,questa non è democrazia -ha replicato Paroli - sono più di dieci anni che non commetto reati e ho già pagato il conto con la giustizia».Dopo alcuni momenti di tensione e di discussione con il pubblico,Paroli ha rinunciato all’intervento.
Fonte: L'informazione di Reggio
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Come atto di trasparenza e chiarezza pubblichiamo online il Verbale di Udienza del 25-11-2005 presso il Tribunale di Catania, dove durante il procedimento noto come "processo Lembo" fu sentito come teste il dott. Italo Materia.(Fonte:Meetup Beppe Grillo RE)
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Una nuova tempesta si è abbattuta sul procuratore capo di Reggio Italo Materia.

E la tempesta ha ancora il volto e la voce di Sonia Alfano,presidente dell’AssociazioneNazionale Familiari Vittime di Mafia,intervenuta ieri pomeriggio ad un incontro organizzato dagli Amici di Beppe Grillo alla Gabella di via Roma.

La Alfano ha letto davanti ad un folto pubblico stralci del verbale della testimonianza del procuratore Materia nel processo contro il magistrato Giovanni Lembo,ex collega Materia nella Direzione NazionaleAntimafia,condannato in luglio per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra.
La ”pasionaria”della lotta alla criminalità organizzata torna così a gettare ombre sull’operato del capo dei pm reggiani.Lo aveva già fatto lo scorso 25 ottobre quando,intervenendoad un convegno all’Hotel Posta,aveva citato il caso della ditta Ciampà di Crotone che nel 2002 vinse a Reggio un appalto da 2 milioni di euro nonostante questa ditta avesse la negazione della certificazione
antimafia da Crotone. «Mi chiedo - aveva detto - come mai la magistratura non sia intervenuta.
Non vorrei che ci fosse stata una disattenzione da parte della magistratura reggiana.Sarebbe un atto gravissimo e continuerebbe a ritirare fuori delle ombre sul procuratore capo Italo Materia.
Perché dico questo? Mi riferisco alle dichiarazioni rese da Italo Materia nel processo di mafia che ha visto condannato il suo amico e magistrato Giovanni Lembo.Quest'ultimo più di Italo Materia è stato l'artefice di una relazione che ha consentito al falso pentito messinese Luigi Sparacio di godere dei benefici di legge».
La Alfano ha ribadito che anche il procuratore Materia aveva espresso parere favorevole per la concessione di un programma di protezione nei confronti del collaboratore di giustizia Luigi Sparacio,che sarebbe stato un ”falso pentito”.
Ieri Sonia Alfano è tornata a parlare di questi episodi,leggendo alcuni passaggi della testimonianza di Materia al processo contro il magistrato condannato dal tribunale di Catania per favoreggiamento di associazione mafiosa.

E ha nuovamente attaccato il procuratore capo:

«Il signor Materia mi ha rivolto un’accusa infamante,- ha affermato - ha detto che sono venuta qui su commissione.Per rispetto ho lasciato che io venissi accusata sui giornali senza possibilità di contraddittorio. Vorrei rassicurarlo:non mi ha mandato nessuno.Io mi limito a leggere alcuni passaggi di atti processualiche sono documenti pubblici ».

La presidente dell’Associazione Vittime di Mafia non risparmia nemmeno l'avvocato Celestina Tinelli, membro del Csm.La Tinelli aveva chiesto al Csm l'apertura di una pratica per la tutela della rispettabilità del Procuratore capo Italo Materia. «L’avvocato Tinelli ha detto - contribuito ad eleggere procuratore capo di Marsala Alberto Di Pisa e il suo voto è stato decisivo per la promozione di Antonio Franco Cassata a Capo della Procura Generale della Corte di Appello di Messina.Una promozione contro la quale si è espresso Antonio Di Pietro».

Di Pisa in particolare era stato accusato di essere il ”corvo”,l’autore nel 1989 di quelle cinque lettere che imputavano ai vertici della procura di Palermo e della Criminalpol il fatto di avere ”inviato in missione”in Sicilia il pentito Totuccio Contorno per stanare i boss corleonesi.Ma da quell’accusa il giudice è stato assolto dalla Corte d’appello di Caltanissetta.

L’avvocato Tinelli ha preferito non replicare e si è limitata ad un laconico «no comment» mentre nonè stato possibile rintracciare il procuratore capo.Materia,però,avevagià respinto le accuse di Sonia Alfano sia in merito all’accostamento con il magistrato Giovanni Lembo sia con la ditta crotonese,sia con il falso pentito messinese Sparacio.
(Giuseppe Manzotti)

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«I nostri morti dimenticati»


Erano presenti anche alcuni familiari di vittime di mafia ieri pomeriggio alla Gabella di Via Roma.Tra il pubblico le due sorelle e il cognato del carabiniere Pietro Morici,morto il 13 giugno del 1983 nella strage di via Scobar in cui furono massacrati anche il capitano dei carabinieri di Monreale MarioD’Aleo, l’Appuntato Giuseppe Bommarito.

Morici era l’autista del capitano D’Aleo, promotore di una serie di indagini indirizzate a colpire le iniziative economiche riconducibili ai boss di Monreale e alla cattura dei latitanti che si nascondevano nella zona.Commossa la testimonianza del cognato di Morici, che vive da tempo a Reggio.«Quando hapresentato la domanda per entrare nei carabinieri - ha raccontato- non lo aveva nemmeno detto ai suoi genitori. Era un ragazzo come tanti, ma voleva indossare la divisa. Quando lo hanno ucciso,hanno tentato anche di infangare la sua memoria.Hanno detto che era una questione di donne.La mafia,oltre a uccidere le persone vuole anche uccidere il ricordo».

«Le istituzioni - ha aggiunto la sorella con le lacrime agli occhi- non si preoccupa nemmeno di mettere un mazzo di fiori sulla tomba. Ci lasciano soli con il nostro dolore».

Toccante, ma decisa anche la testimonianza di Benny Calasanzio:lo zio e il nonno sono stati uccisi dalla mafia che tentavadi impadronirsi della loro azienda.Per una strana coincidenza si chiamavano Paolo e Giuseppe Borsellino.

«La mafia voleva impossessarsi della loro piccola azienda di calcestruzzo, - ha spiegato - ma loro hanno resistito fino all’ultimo.Li hanno uccisi con delle armi da guerra e questo singifica che queste persone non hanno nemmeno fiducia nella loro mira. Sono persone che mi fanno pena,sono ai confini della vita».

Infine, ha chiesto di parlare l’ex brigatista rosso Tonino LorisParoli.

Ma è stata la stessa Sonia Alfano ad impedirlo: «Lei potrà parlare quando l’incontro sarà finito.È una questione di rispetto per i familiari delle vittime».

«Mi sta punendo ingiustamente,questa non è democrazia -ha replicato Paroli - sono più di dieci anni che non commetto reati e ho già pagato il conto con la giustizia».Dopo alcuni momenti di tensione e di discussione con il pubblico,Paroli ha rinunciato all’intervento.
Fonte: L'informazione di Reggio

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