mercoledì 24 febbraio 2010

La bomba Fastweb coinvolge Telecom Italia


Le indagini su Fastweb e Telecom Italia Sparkle stanno assumendo contorni clamorosi. Le indagini hanno portato alla richiesta di commissariamento dei due gruppi, richiesta che verrà discussa nei prossimi giorni. Crollano in borsa le azioni Fastweb.


Il caso Fastweb è deflagrato da appena 24 ore ma già ha assunto i contorni di un evento destinato a lasciare il segno sul mercato delle TLC. Le indagini sono infatti estese e la forza dei numeri sottolinea la sensazione per cui si sia di fronte ad un misfatto dai contorni realmente clamorosi. L'indagine avrebbe messo in luce il ruolo centrale del senatore Di Girolamo (il quale si dichiara sconcertato per le accuse) ed il coinvolgimento di Fastweb e Telecom Italia Sparkle (già identificatesi come parte lesa).

La prima giornata in borsa è stata un vero e proprio salasso per gli investitori delle due aziende. Le azioni Fastweb, infatti, hanno chiuso la giornata con un tracollo del 7.56% fermandosi a quota 15 euro: a spingere al ribasso il titolo è soprattutto la notizia del coinvolgimento dell'attuale AD Parisi. Swisscom, attuale proprietaria Fastweb, chiude in ribasso ma limitando i danni (i fatti sono infatti relativi ad un periodo antecedente l'operazione d'acquisto). Chiusura a -3.56% per Telecom Italia, controllante il 100% di Telecom Italia Sparkle.

Le indagini sembrano tirare in ballo direttamente anche Telecom Italia, ma il ruolo è in questo caso ancora da verificare: «è evidente che o si è in presenza di una totale omissione di controlli all'interno del gruppo Telecom Italia Spa sulle gigantesche attività di frode e riciclaggio o vi è stata una piena consapevolezza delle stesse». Sparkle è l'appendice del gruppo che possiede l'infrastruttura di Rete del gruppo, quella stessa Rete su cui da tempo si discute per investire nel tentativo di portarne le performance ad un livello adeguato alla domanda del mercato.

«Una delle più colossali frodi poste in essere nella storia nazionale»: così il Giudice per le Indagini Preliminari ha definito la vicenda, spiegando inoltre come la finalità perseguita fosse la creazione di «ingenti poste passive di bilancio dovute alle apparenti uscite di centinaia di milioni di euro in favore delle società "cartiere". Le ingenti somme di denaro apparentemente spese per pagare l'Iva in favore delle "cartiere" consentivano a Fastweb e Telecom Italia Sparkle di realizzare "fondi neri" per enormi valori». Questi ultimi fondi venivano investiti in immobili ed andavano in molti casi a finanziare attività della 'ndrangheta ed a corrompere quanti agivano a copertura dell'intero sistema.

Fastweb, su ordine della Consob, ha immediatamente diramato un comunicato ufficiale all'interno del quale notifica le indagini in corso, l'ammontare del danno ipotizzato ed un confronto tra il credito IVA contestato ed il credito regolarmente accumulato dal gruppo. Con una precisazione finale destinata a clienti e dipendenti: «È stata inoltre avanzata nei confronti di Fastweb spa e Telecom Italia Sparkle spa una richiesta di misura interdittiva dell'esercizio dell'attività sostituibile con il commissariamento che sarà valutata dal giudice martedì 2 marzo. L'azienda garantisce la continuità dell'attività ai clienti e ai 3.500 dipendenti e alle oltre 8.000 persone che lavorano per Fastweb».

Omologo comunicato è stato forzato anche in casa Telecom: «Alla luce dei fatti di reato contestati, il Pubblico Ministero ha richiesto al Gip l'applicazione della misura della nomina del commissario giudiziale ai sensi del d.lgs. n. 231/2001, contestando la responsabilità amministrativa dell'ente per i delitti di associazione per delinquere transnazionale e di riciclaggio internazionale. La decisione sulla richiesta del Pubblico Ministero sarà assunta in sede di camera di consiglio fissata per il giorno 2 marzo 2010». Dunque Telecom Italia già sapeva in qualche modo delle indagini in corso. Così come Swisscom, si viene a sapere, già era al corrente dei possibili problemi in seno a Fastweb. Al tempo stesso già era pubblicamente nota la problematica posizione del senatore coinvolto, ancora in carica soltanto in seguito ad una decisione politica garantista che legava l'eventuale decaduta del mandato a possibili condanne definitive del senatore.

Improvvisamente tutto quel che già era risaputo, quindi, è venuto a galla. Il sistema è stato ben delineato: parte dalle TLC (schede precaricate mai acquistate, servizi mai realizzati), passa per una ingente evasione dell'IVA e giunge all'acquisto di gioiellerie e ristoranti. Il tutto sulle spalle dei pilastri della Rete italiana, quella stessa Rete su cui da tempo si discute per capirne i destini, le possibilità e le carenze. Ora, prima di ipotizzarne il futuro, occorrerà far luce sul passato.

Fonte:Webnewsbusiness

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Le indagini su Fastweb e Telecom Italia Sparkle stanno assumendo contorni clamorosi. Le indagini hanno portato alla richiesta di commissariamento dei due gruppi, richiesta che verrà discussa nei prossimi giorni. Crollano in borsa le azioni Fastweb.


Il caso Fastweb è deflagrato da appena 24 ore ma già ha assunto i contorni di un evento destinato a lasciare il segno sul mercato delle TLC. Le indagini sono infatti estese e la forza dei numeri sottolinea la sensazione per cui si sia di fronte ad un misfatto dai contorni realmente clamorosi. L'indagine avrebbe messo in luce il ruolo centrale del senatore Di Girolamo (il quale si dichiara sconcertato per le accuse) ed il coinvolgimento di Fastweb e Telecom Italia Sparkle (già identificatesi come parte lesa).

La prima giornata in borsa è stata un vero e proprio salasso per gli investitori delle due aziende. Le azioni Fastweb, infatti, hanno chiuso la giornata con un tracollo del 7.56% fermandosi a quota 15 euro: a spingere al ribasso il titolo è soprattutto la notizia del coinvolgimento dell'attuale AD Parisi. Swisscom, attuale proprietaria Fastweb, chiude in ribasso ma limitando i danni (i fatti sono infatti relativi ad un periodo antecedente l'operazione d'acquisto). Chiusura a -3.56% per Telecom Italia, controllante il 100% di Telecom Italia Sparkle.

Le indagini sembrano tirare in ballo direttamente anche Telecom Italia, ma il ruolo è in questo caso ancora da verificare: «è evidente che o si è in presenza di una totale omissione di controlli all'interno del gruppo Telecom Italia Spa sulle gigantesche attività di frode e riciclaggio o vi è stata una piena consapevolezza delle stesse». Sparkle è l'appendice del gruppo che possiede l'infrastruttura di Rete del gruppo, quella stessa Rete su cui da tempo si discute per investire nel tentativo di portarne le performance ad un livello adeguato alla domanda del mercato.

«Una delle più colossali frodi poste in essere nella storia nazionale»: così il Giudice per le Indagini Preliminari ha definito la vicenda, spiegando inoltre come la finalità perseguita fosse la creazione di «ingenti poste passive di bilancio dovute alle apparenti uscite di centinaia di milioni di euro in favore delle società "cartiere". Le ingenti somme di denaro apparentemente spese per pagare l'Iva in favore delle "cartiere" consentivano a Fastweb e Telecom Italia Sparkle di realizzare "fondi neri" per enormi valori». Questi ultimi fondi venivano investiti in immobili ed andavano in molti casi a finanziare attività della 'ndrangheta ed a corrompere quanti agivano a copertura dell'intero sistema.

Fastweb, su ordine della Consob, ha immediatamente diramato un comunicato ufficiale all'interno del quale notifica le indagini in corso, l'ammontare del danno ipotizzato ed un confronto tra il credito IVA contestato ed il credito regolarmente accumulato dal gruppo. Con una precisazione finale destinata a clienti e dipendenti: «È stata inoltre avanzata nei confronti di Fastweb spa e Telecom Italia Sparkle spa una richiesta di misura interdittiva dell'esercizio dell'attività sostituibile con il commissariamento che sarà valutata dal giudice martedì 2 marzo. L'azienda garantisce la continuità dell'attività ai clienti e ai 3.500 dipendenti e alle oltre 8.000 persone che lavorano per Fastweb».

Omologo comunicato è stato forzato anche in casa Telecom: «Alla luce dei fatti di reato contestati, il Pubblico Ministero ha richiesto al Gip l'applicazione della misura della nomina del commissario giudiziale ai sensi del d.lgs. n. 231/2001, contestando la responsabilità amministrativa dell'ente per i delitti di associazione per delinquere transnazionale e di riciclaggio internazionale. La decisione sulla richiesta del Pubblico Ministero sarà assunta in sede di camera di consiglio fissata per il giorno 2 marzo 2010». Dunque Telecom Italia già sapeva in qualche modo delle indagini in corso. Così come Swisscom, si viene a sapere, già era al corrente dei possibili problemi in seno a Fastweb. Al tempo stesso già era pubblicamente nota la problematica posizione del senatore coinvolto, ancora in carica soltanto in seguito ad una decisione politica garantista che legava l'eventuale decaduta del mandato a possibili condanne definitive del senatore.

Improvvisamente tutto quel che già era risaputo, quindi, è venuto a galla. Il sistema è stato ben delineato: parte dalle TLC (schede precaricate mai acquistate, servizi mai realizzati), passa per una ingente evasione dell'IVA e giunge all'acquisto di gioiellerie e ristoranti. Il tutto sulle spalle dei pilastri della Rete italiana, quella stessa Rete su cui da tempo si discute per capirne i destini, le possibilità e le carenze. Ora, prima di ipotizzarne il futuro, occorrerà far luce sul passato.

Fonte:Webnewsbusiness

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1 commento:

Anonimo ha detto...

Telecom/Fastweb: dai cellulari al cellulare.

"Operazione PHUNCARDS-BROKER".

http://piemonte.indymedia.org/article/7736

Il Gip Aldo Morgigni della Procura della Repubblica di Roma nel 2005 apre un fascicolo esplosivo (n. 6429/2006 R.G. contro Arigoni Fabio + 55). I reati ipotizzati: associazione per delinquere transnazionale, frode fiscale, riciclaggio ed impiego illecito di denaro, corruzione, brogli elettorali con metodo mafioso.

L’inchiesta – tutt’ora in corso - investe i più importanti gruppi italiani della telefonia: Fastweb e Telecom Italia Sparkle (Gruppo Telecom). La cifra delle operazioni fraudolente accertate è impressionante: 2.222.519.299,60 euro. Cervello e deux ex machina dell’operazione (unico dominus - almeno per ora - individuato) Silvio Scaglia, numero 1 e fondatore di Fastbew ora in carcere a Regina Coeli. Sempre se il cellulare (scusate lo spirito) riuscirà ad andarlo a prendere.

Le due società coinvolte nella scandalo, Fastweb e Telecom si dichiarano totalmente estranee ai fatti. E’ davvero così? Non secondo un luminare del diritto e principe del foro genovese. Il Prof. Avv. Vincenzo Roppo. Roppo, che sulla cosa c’ha fondato anche una vittoria processuale storica ha recentemente ottenuto un maxi risarcimento danni di 750 milioni di euro a favore di CIR (causa Cir di Carlo De Benedetti contro Finivest di Silvio Berlusconi). Riprendiamo dal dispositivo della sentenza:

“ … Silvio Berlusconi non poteva non sapere della corruzione del giudice Vittorio Metta, chiamato nel 1991 a decidere chi dovesse controllare la casa editrice Mondadori. Perchè i soldi finiti al giudice venivano da un conto estero della Fininvest, e Berlusconi era all'epoca il numero uno del Biscione … Sarebbe assolutamente fuori dall'ordine naturale degli accadimenti umani che un bonifico di circa 3 miliardi di lire sia disposto ed eseguito per finalità corruttive senza che il dominus della società, dai cui conti il bonifico proviene, ne sia a conoscenza e lo accetti. Pertanto è da ritenere che Silvio Berlusconi sia corresponsabile della vicenda corruttiva, corresponsabilità che come logica conseguenza comporta la responsabilità della stessa Fininvest...”.

Pienamente accolta quindi a 360° la tesi del Prof. Vincenzo Roppo. E' “... assolutamente fuori dall'ordine naturale degli accadimenti umani...” che centinaia di milioni di dollari “... siano disposti ed eseguiti per finalità corruttive senza che i dominus della società ne siano a conoscenza e lo accettino...” I vertici della Finivest “ ...non potevavo non sapere della corruzione... e pertanto è da ritenere che siano corresponsabili della vicenda corruttiva, corresponsabilità che come logica conseguenza comporta la responsabilità della stessa Fininvest.

Il magistrato della Procura di Milano Fabio De Pasquale (che attualmente sta indagando sulle tangenti ENI in Nigeria) potrebbe tranquillamente fare copia/incolla delle sentenza CIR/Fininvest, sbianchettare Fininvest/Berlusconi e scriverci sopra ENI.

Idem con patate gli inquirenti che ora stanno indagando sul nuovo scandalo Fastweb/Telecom.

Anche il pm Aldo Morgigni potrebbe tranquillamente fare un bel copia/incolla del teorema Roppo, sbianchettare “Fininvest/Berlusconi” e scriverci sopra Telecom Italia e Fastweb.

Tutto quel fiume di soldi è passato sotto il naso di Tronchetti Provera e Franco Bernabè e nessuno ha visto niente?

 
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