mercoledì 2 giugno 2010

LETTERA NAPOLETANA N.28 MAGGIO 2010

Lettera Napoletana

n. 28 maggio 2010

150 ANNI : GLI SCANDALI FANNO ANTICIPARE LE CELEBRAZIONI

(Lettera Napoletana) Perché sono cominciate con un anno di anticipo le celebrazioni ufficiali per i 150 anni dell’unificazione dell’Italia? Forse per coprire con il clamore della propaganda gli scandali e gli arresti che hanno coinvolto il “Comitato Italia 150” e le opere pubbliche per l’anniversario, affidate ad Angelo Balducci, presidente del Consiglio Superiore Lavori Pubblici, che l’inchiesta della Procura di Firenze ha fatto emergere come uno dei principali componenti della “cricca” degli appalti pubblici, composta da affaristi e massoni. Molto probabilmente per contrastare in nome della “unità della Nazione” l’approvazione dei decreti attuativi sul federalismo, che potrebbe aprire crepe fatali nel centralismo statalista e mettere in crisi irreparabilmente quel meccanismo di scambio tra trasferimenti di risorse pubbliche e consenso che al Sud ha fatto la fortuna di generazioni di politici incapaci, corrotti e senza radici nella nostra storia. Ciò che è certo è che l’anticipo delle celebrazioni non servirà a nessun approfondimento storico serio, a nessuna discussione fuori dagli schemi della propaganda risorgimentale. Il segnale lo ha dato la trasmissione di Raiuno “Porta a Porta”, condotta da Bruno Vespa il 9 maggio scorso. In studio per parlare “senza retorica” dell’unificazione, così aveva assicurato il conduttore, il prof. Ernesto Galli Della Loggia, componente di “Italia 150”, in veste di storico, lo storico marxista Lucio Villari, il direttore generale della Rai Mauro Masi, per illustrare i programmi della tv di Stato sull’argomento, il ministro per i Beni Culturali Sandro Bondi, che dal settembre 2008 fa anche lui ufficialmente parte del Comitato per le celebrazioni, una pronipote di Garibaldi…

Nessuna voce discorde, nessuno a parlare dell’unificazione vista dal Sud. L’unica presenza non allineata ad una impostazione davvero di regime è stata quella del sottosegretario alle Infrastrutture Roberto Castelli, della Lega Nord, critico sull’unificazione ma poco provvisto di argomenti e certamente non in grado di rappresentare il punto di vista di quanti l’Italia unificata l’hanno subita. Ma è molto dubbio che celebrazioni impostate in questo modo possano cogliere nel segno. La cosa più probabile è che il conformismo e la retorica aprano spazi - come già avvenuto per le celebrazioni neogiacobine del 1799 e per il bicentenario di Garibaldi - a chi vuole cogliere l’occasione dei 150 anni per presentare l’altra faccia della storia e condurre una battaglia di verità. (LN28/10)

DUE SICILIE: RIPUBBLICATA LA STORIA DI GIACINTO DE’ SIVO

(Lettera Napoletana) È stata finalmente ripubblicata la Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861 di Giacinto de’ Sivo. L’opera più importante della storiografia non risorgimentale sulla fine del Regno delle Due Sicilie era introvabile ormai da oltre un decennio ed era reperibile solo sul mercato antiquario. I due volumi di de’ Sivo ( 2 voll, 1156 pagg., € 53, 80) sono stati pubblicati dalle Edizioni Trabant di Brindisi, casa editrice “open source” che stampa a richiesta i libri e li rende disponibili anche in formato digitale.

Mentre si avviano sotto il segno della peggiore retorica propagandistica le celebrazioni per i 150 anni dell’unificazione dell’Italia la storia di de’ Sivo è una lettura preziosa per comprendere che cosa sia stato il cosiddetto Risorgimento, uno strumento fondamentale per la critica del processo di unificazione. «Li ho infamati per l’eternità», scrisse lo storico delle Due Sicilie, e la sua opera resta insostituibile per comprendere come fu unificata l’Italia. Aveva dovuto rimettere insieme faticosamente i propri appunti, distrutti da una brigata garibaldina guidata da Bixio che nel settembre 1861 invase la sua villa a Maddaloni. Pubblicata nonostante l’opposizione dei liberali, che erano infiltrati anche nel governo napoletano in esilio, la Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861 è un grande affresco delle condizioni del Regno, dell’Italia pre-unitaria e dell’Europa. Sullo sfondo - e ciò costituisce la principale chiave interpretativa dell’opera di de’ Sivo – è descritta l’azione della “setta”, la massoneria, che nel cosiddetto Risorgimento e nell’azione congiunta di Inghilterra, Francia e Piemonte contro le Due Sicilie ebbe un ruolo decisivo.

Nato a Maddaloni (Caserta) nel 1814 da un ufficiale dell’esercito napoletano, nipote di un volontario dell’Armata del Cardinale Ruffo, de’ Sivo si mise presto in luce per il suo coraggio e per la fedeltà alla dinastia borbonica. Nel 1848 fu nominato Consigliere d’Intendenza della provincia di Terra di Lavoro. Il 14 settembre 1860 una brigata di garibaldini occupò Maddaloni. De’ Sivo si rifiutò di recarsi a Napoli per omaggiare Garibaldi e fu arrestato, la sua villa fu invasa e saccheggiata. I garibaldini gli sequestrarono anche un manoscritto sugli avvenimenti del 1848-49.

Scarcerato, fu arrestato nuovamente il 1 gennaio 1861 ed imprigionato per due mesi. Quando uscì dal carcere diede vita al giornale La Tragicommedia (ripubblicato dall’Editoriale Il Giglio, seconda edizione 1996) un tentativo coraggioso ed intelligente di eludere la censura piemontese per informare sulle reali condizioni del Regno occupato. Ma al terzo numero la polizia sequestrò il giornale. Il 6 settembre 1861 de’ Sivo fu arrestato per la terza volta e costretto all’esilio a Roma. Nel 1861 pubblicò L’Italia e il suo dramma politico (Editoriale Il Giglio, 2003), lucida profezia sul fallimento dell’unificazione. Tra il 1862 ed il 1867 superando enormi difficoltà, compresa l’opposizione delle camarille liberali alla Corte di Francesco II, la fondamentale Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861. Morì in esilio a Roma nel 1867. (LN28/10).

Casella di testo: ÆOrdina la Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861, La Tragicommedia e L’Italia e il suo dramma politico nel 1861 cliccando qui.

150 ANNI: IL SIMBOLO DI “ITALIA 61” DIVENTA CENTRO COMMERCIALE

(Lettera Napoletana) Sarà trasformato in un centro commerciale l’edificio realizzato a Torino per celebrare i 100 anni dell’unificazione dell’Italia. La decisione, che ha un forte carattere simbolico, è stata assunta il 24 maggio scorso a larga maggioranza dal consiglio comunale di Torino, che ha approvato il cambio di destinazione d’uso. Realizzato nel 1961 su progetto di Pier Luigi Nervi, il grande edificio, chiamato Palazzo del Lavoro, ha una gigantesca volta che poggia su 16 pilastri di 25 metri , e sorge alla periferia Sud della città. «Era il cuore delle opere di Italia ‘61”», ha scritto il Corriere della Sera (26.5.2010). Utilizzato per accogliere l’esposizione internazione “Italia 61”, poi sede distaccata della facoltà di economia e commercio e perfino discoteca, il Palazzo del Lavoro è stato progressivamente abbandonato per gli alti costi di manutenzione. Il simbolo del primo centenario dell’unificazione dell’Italia scompare. Al suo posto ci sarà un centro commerciale gestito da un gruppo olandese. (LN28/10).

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Lettera Napoletana

n. 28 maggio 2010

150 ANNI : GLI SCANDALI FANNO ANTICIPARE LE CELEBRAZIONI

(Lettera Napoletana) Perché sono cominciate con un anno di anticipo le celebrazioni ufficiali per i 150 anni dell’unificazione dell’Italia? Forse per coprire con il clamore della propaganda gli scandali e gli arresti che hanno coinvolto il “Comitato Italia 150” e le opere pubbliche per l’anniversario, affidate ad Angelo Balducci, presidente del Consiglio Superiore Lavori Pubblici, che l’inchiesta della Procura di Firenze ha fatto emergere come uno dei principali componenti della “cricca” degli appalti pubblici, composta da affaristi e massoni. Molto probabilmente per contrastare in nome della “unità della Nazione” l’approvazione dei decreti attuativi sul federalismo, che potrebbe aprire crepe fatali nel centralismo statalista e mettere in crisi irreparabilmente quel meccanismo di scambio tra trasferimenti di risorse pubbliche e consenso che al Sud ha fatto la fortuna di generazioni di politici incapaci, corrotti e senza radici nella nostra storia. Ciò che è certo è che l’anticipo delle celebrazioni non servirà a nessun approfondimento storico serio, a nessuna discussione fuori dagli schemi della propaganda risorgimentale. Il segnale lo ha dato la trasmissione di Raiuno “Porta a Porta”, condotta da Bruno Vespa il 9 maggio scorso. In studio per parlare “senza retorica” dell’unificazione, così aveva assicurato il conduttore, il prof. Ernesto Galli Della Loggia, componente di “Italia 150”, in veste di storico, lo storico marxista Lucio Villari, il direttore generale della Rai Mauro Masi, per illustrare i programmi della tv di Stato sull’argomento, il ministro per i Beni Culturali Sandro Bondi, che dal settembre 2008 fa anche lui ufficialmente parte del Comitato per le celebrazioni, una pronipote di Garibaldi…

Nessuna voce discorde, nessuno a parlare dell’unificazione vista dal Sud. L’unica presenza non allineata ad una impostazione davvero di regime è stata quella del sottosegretario alle Infrastrutture Roberto Castelli, della Lega Nord, critico sull’unificazione ma poco provvisto di argomenti e certamente non in grado di rappresentare il punto di vista di quanti l’Italia unificata l’hanno subita. Ma è molto dubbio che celebrazioni impostate in questo modo possano cogliere nel segno. La cosa più probabile è che il conformismo e la retorica aprano spazi - come già avvenuto per le celebrazioni neogiacobine del 1799 e per il bicentenario di Garibaldi - a chi vuole cogliere l’occasione dei 150 anni per presentare l’altra faccia della storia e condurre una battaglia di verità. (LN28/10)

DUE SICILIE: RIPUBBLICATA LA STORIA DI GIACINTO DE’ SIVO

(Lettera Napoletana) È stata finalmente ripubblicata la Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861 di Giacinto de’ Sivo. L’opera più importante della storiografia non risorgimentale sulla fine del Regno delle Due Sicilie era introvabile ormai da oltre un decennio ed era reperibile solo sul mercato antiquario. I due volumi di de’ Sivo ( 2 voll, 1156 pagg., € 53, 80) sono stati pubblicati dalle Edizioni Trabant di Brindisi, casa editrice “open source” che stampa a richiesta i libri e li rende disponibili anche in formato digitale.

Mentre si avviano sotto il segno della peggiore retorica propagandistica le celebrazioni per i 150 anni dell’unificazione dell’Italia la storia di de’ Sivo è una lettura preziosa per comprendere che cosa sia stato il cosiddetto Risorgimento, uno strumento fondamentale per la critica del processo di unificazione. «Li ho infamati per l’eternità», scrisse lo storico delle Due Sicilie, e la sua opera resta insostituibile per comprendere come fu unificata l’Italia. Aveva dovuto rimettere insieme faticosamente i propri appunti, distrutti da una brigata garibaldina guidata da Bixio che nel settembre 1861 invase la sua villa a Maddaloni. Pubblicata nonostante l’opposizione dei liberali, che erano infiltrati anche nel governo napoletano in esilio, la Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861 è un grande affresco delle condizioni del Regno, dell’Italia pre-unitaria e dell’Europa. Sullo sfondo - e ciò costituisce la principale chiave interpretativa dell’opera di de’ Sivo – è descritta l’azione della “setta”, la massoneria, che nel cosiddetto Risorgimento e nell’azione congiunta di Inghilterra, Francia e Piemonte contro le Due Sicilie ebbe un ruolo decisivo.

Nato a Maddaloni (Caserta) nel 1814 da un ufficiale dell’esercito napoletano, nipote di un volontario dell’Armata del Cardinale Ruffo, de’ Sivo si mise presto in luce per il suo coraggio e per la fedeltà alla dinastia borbonica. Nel 1848 fu nominato Consigliere d’Intendenza della provincia di Terra di Lavoro. Il 14 settembre 1860 una brigata di garibaldini occupò Maddaloni. De’ Sivo si rifiutò di recarsi a Napoli per omaggiare Garibaldi e fu arrestato, la sua villa fu invasa e saccheggiata. I garibaldini gli sequestrarono anche un manoscritto sugli avvenimenti del 1848-49.

Scarcerato, fu arrestato nuovamente il 1 gennaio 1861 ed imprigionato per due mesi. Quando uscì dal carcere diede vita al giornale La Tragicommedia (ripubblicato dall’Editoriale Il Giglio, seconda edizione 1996) un tentativo coraggioso ed intelligente di eludere la censura piemontese per informare sulle reali condizioni del Regno occupato. Ma al terzo numero la polizia sequestrò il giornale. Il 6 settembre 1861 de’ Sivo fu arrestato per la terza volta e costretto all’esilio a Roma. Nel 1861 pubblicò L’Italia e il suo dramma politico (Editoriale Il Giglio, 2003), lucida profezia sul fallimento dell’unificazione. Tra il 1862 ed il 1867 superando enormi difficoltà, compresa l’opposizione delle camarille liberali alla Corte di Francesco II, la fondamentale Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861. Morì in esilio a Roma nel 1867. (LN28/10).

Casella di testo: ÆOrdina la Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861, La Tragicommedia e L’Italia e il suo dramma politico nel 1861 cliccando qui.

150 ANNI: IL SIMBOLO DI “ITALIA 61” DIVENTA CENTRO COMMERCIALE

(Lettera Napoletana) Sarà trasformato in un centro commerciale l’edificio realizzato a Torino per celebrare i 100 anni dell’unificazione dell’Italia. La decisione, che ha un forte carattere simbolico, è stata assunta il 24 maggio scorso a larga maggioranza dal consiglio comunale di Torino, che ha approvato il cambio di destinazione d’uso. Realizzato nel 1961 su progetto di Pier Luigi Nervi, il grande edificio, chiamato Palazzo del Lavoro, ha una gigantesca volta che poggia su 16 pilastri di 25 metri , e sorge alla periferia Sud della città. «Era il cuore delle opere di Italia ‘61”», ha scritto il Corriere della Sera (26.5.2010). Utilizzato per accogliere l’esposizione internazione “Italia 61”, poi sede distaccata della facoltà di economia e commercio e perfino discoteca, il Palazzo del Lavoro è stato progressivamente abbandonato per gli alti costi di manutenzione. Il simbolo del primo centenario dell’unificazione dell’Italia scompare. Al suo posto ci sarà un centro commerciale gestito da un gruppo olandese. (LN28/10).

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