
(Lettera Napoletana) Il futuro “Centre culturel des jacobins” di Le Mans, nella Regione della Loira, sorgerà sulle fosse comuni dei vandeani massacrati dalle truppe rivoluzionarie francesi nella battaglia di Mans (12-13 dicembre 1793). I lavori del Centro culturale, ubicato ai piedi della città vecchia a pochi passi dalla Cattedrale, prevedono un investimento di 70 milioni di euro e cominceranno in autunno. La durata prevista é di 31 mesi. Intanto gli archeologi dell’Inrap (Institut National des recherches archéologiques préventives), guidati dall’antropologa Élodie Cabot, hanno estratto finora dalle nove fosse comuni scoperte i resti di circa 200 insorti contro-rivoluzionari vandeani, tra i quali donne, bambini e perfino un neonato. «Molti degli scheletri – ha scritto l’inviato del quotidiano Le Figaro, Yves Miserey – mostrano i segni di gravissime ferite da arma bianca sul cranio, sulle braccia o sugli arti inferiori» (http://www.lefigaro.fr 30.6.2010). «Alcuni resti testimoniano una grande violenza ed un chiaro accanimento», ha detto allo stesso giornale l’antropologa Élodie Cabot. Prima di essere gettate nelle fosse le vittime, uccise in gran parte a colpi di baionetta, furono spogliate di ogni oggetto personale.
«È la prima volta – scrive Le Figaro – che si conducono scavi sulle fosse comuni della guerra di Vandea, come se si temesse di risvegliare dei fantasmi. Ci sono sempre state molte reticenze nel nostro Paese su questa guerra, che vide contrapposti i soldati della Repubblica e gli insorti della Francia occidentale, più noti come vandeani. I manuali e la “storia ufficiale” hanno a lungo cancellato oppure mascherato questa guerra civile, che fu altrettanto feroce di quelle che ancora oggi lacerano alcuni Paesi».
Le foto degli scheletri dei combattenti vandeani pubblicate da Le Figaro e dal sito del Consiglio generale della Vandea (http://www.vendee.fr/) hanno avuto un forte impatto. L’associazione Le Mans Virée de Galerne (http://www.le-mans-viree-de-galerne.com/) ha chiesto la costruzione di un monumento in memoria delle vittime della battaglia. Un lettore ha postato sul sito del quotidiano parigino il testo del discorso che Alexander Solzenicyn pronunciò il 25 settembre 1993 a Lucs-sur-Boulogne, per l’inaugurazione del Mémorial de Vendée. «Molte delle crudeltà delle Rivoluzione francese sono state tranquillamente applicate sui russi dai comunisti leninisti e dai socialisti internazionalisti. Solo il loro grado di organizzazione e sistematicità ha superato largamente quello dei giacobini», affermò l’autore di “Arcipelago Gulag”.
Nella battaglia di Le Mans, avvenuta durante la Virée de Galerne, una delle campagne della Guerra di Vandea, l’Armata Cattolica e Reale - il cui comando era stato assunto da Henry de la Rochejaquelein, appena 21enne - ridotta alla fame e decimata dal tifo e dalla dissenteria, tentò di proteggere la ritirata dei superstiti, tra i quali c’erano donne, bambini e contadini non in grado di combattere, verso Laval. La ritirata si trasformò in un gigantesco massacro. «Non si può immaginare l’orribile massacro che fu compiuto in questo giorno, senza parlare del gran numero di prigionieri di qualsiasi sesso, di qualsiasi età e di qualsiasi stato che caddero in nostro potere», scrisse il generale repubblicano Jean-Baptiste Kléber. Secondo fonti repubblicane i morti vandeani, chiamati significativamente “briganti” dai rivoluzionari, furono 15 mila, una cifra confermata dallo storico Jacques Crétineau-Joly nella sua Histoire de la Vendée Militaire, (Ed. La Librairie Française, 1979 vol. I, p. 398). (LN31/10).
Fonte:Lettera Napoletana n. 31 - agosto 2010
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