sabato 21 agosto 2010

“Terroni”, intervista al giornalista pugliese Pino Aprile

Leggere “Terroni“, il libro di Pino Aprile su “tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero meridionali“, èun’esperienza che può mutare la prospettiva di vedere le cose.

Le 300 pagine del volume edito da Piemme, infatti, stravolgono ciò che abbiamo imparato dai sussidiari, quando era il tempo di formare le nostre menti. E non solo. Perché se il Nord è più ricco del Sud, se la Padania è più industrializzata della Terronia, se per vivere bisogna andare in Pianura Padana, anziché sopravvivere al di sotto di Eboli, le risposte provengono da una storia che è stata costruita ad hoc, modellata lassù e interrotta quaggiù.

L’autore è un giornalista e scrittore pugliese, a cui BlogSicilia ha posto qualche “semplice” domanda.

- Com’è nata l’idea del libro? Quanto tempo di studio c’è dietro?

Non ho cominciato con l’idea di scrivere un libro. Ma dopo molti anni di letture e ricerche sul campo, ho cominciato a scrivere, senza un progetto definito (specie per le acciaierie di Mongiana, volevo fermare su carta le interviste, le impressioni). Infine, quasi per forza di gravità, quel materiale è diventato un solo volume, anche se i capitoli paiono essere la sintesi di altrettanti libri (la strage, l’economia, le vicende umane, il brigantaggio…).

- Il lettore meridionale, leggendo Terroni, tende ad arrabbiarsi. Sia con il “Nord” che con il “Sud”. Col primo per lo “sfruttamento” e l’imposizione di una condizione di “inferiorità”, col secondo per l’assenza di un’azione coordinata di contrasto. E Pino Aprile. Con chi è più arrabbiato? E perché?

La reazione emotiva è forte; e non l’ho nascosta. Ma non ha senso incazzarsi “a posteriori”. Mentre ne ha molto per le porcherie attualiche vanno dagl’insulti razzisti della Lega alla sottrazione di fondi per il Sud, da parte di Tremonti, per dirottarli al Nord. Il problema non è quello che è successo, ma quello che continua, inalterato, a succedere.

- C’è una ricetta per la soluzione di questo squilibrio, di cui tutti parlano ma di cui pochi si occupano?

Non ho una ricetta, ma ho fiducia negli altri e nel fatto che chi è onesto, quando sa, cambia il suo agire. E non faccio distinzioni fra settentrionali e meridionali: solo gli stupidi e i razzisti lo fanno.

- C’è un politico oggi (o un partito, o movimento) che abbia le capacità di attrarre consenso e di mobilitarsi per dare una nuova dignità ai “terroni”?

Ne vedo diversi “sul punto di”, ma non vedo ancora il giro di boa, la prevalenza di qualcuno che divenga il catalizzatore di tutti questi fermenti. Non si può nemmeno escludere che appaia, inconosciuto, dal basso.

- La Lega oggi dice che il Nord sorregge il Sud. Le critiche sono quotidiane, spesso al di sopra delle righe. Ma stando a Terroni, pare che il partito di Umberto Bossi sia privo di memoria storica. Com’è possiible? Ci sono o ci fanno?

La Lega è un partito razzista. Il suo livello culturale è ben rappresenato dalla famiglia del suo fondatore e padrone. Non ci si può aspettare nulla di decente. Per avere memoria storica, bisogna studiare la storia; ostacolo insormontabile.

- Si stava meglio nel Regno delle due Sicilie o oggi nell’Italia unita?

Il Regno delle Due Sicilie non era l’inferno che descrissero (inventando, come lord Gladstone) i suoi nemici per spolparselo; non era il paradiso che altri vogliono dipingere, con la benevolenza del ricordo ricostruito. Ma non era più povero, oppressivo e arretrato degli altri Stati preunitari; anzi.

In ogni caso, l’Italia unita era una inevitabile necessità storica ed economica. Il male non è averla fatta, ma non averla davvero mai fatta: il Paese è diviso fra una parte in cui lo Stato ha realizzato infrastrutture, strade, ferrovie…; e un’altra in cui manca quasi tutto; e gl’italiani sono divisi ancora fra lo spirito del conquistatore e quello del conquistato. Mi piacerebbe che, almeno dopo 150 anni, cominciassimo a farne un Paese e un popolo solo; ma soltanto se alla pari, in tutto, dalle infrastrutture al rispetto. I leghisti possono saltare questa parte della mia risposta: tanto non la capirebbero e manco gli interessa.


Fonte:Palermo Blog Sicilia


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Leggere “Terroni“, il libro di Pino Aprile su “tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero meridionali“, èun’esperienza che può mutare la prospettiva di vedere le cose.

Le 300 pagine del volume edito da Piemme, infatti, stravolgono ciò che abbiamo imparato dai sussidiari, quando era il tempo di formare le nostre menti. E non solo. Perché se il Nord è più ricco del Sud, se la Padania è più industrializzata della Terronia, se per vivere bisogna andare in Pianura Padana, anziché sopravvivere al di sotto di Eboli, le risposte provengono da una storia che è stata costruita ad hoc, modellata lassù e interrotta quaggiù.

L’autore è un giornalista e scrittore pugliese, a cui BlogSicilia ha posto qualche “semplice” domanda.

- Com’è nata l’idea del libro? Quanto tempo di studio c’è dietro?

Non ho cominciato con l’idea di scrivere un libro. Ma dopo molti anni di letture e ricerche sul campo, ho cominciato a scrivere, senza un progetto definito (specie per le acciaierie di Mongiana, volevo fermare su carta le interviste, le impressioni). Infine, quasi per forza di gravità, quel materiale è diventato un solo volume, anche se i capitoli paiono essere la sintesi di altrettanti libri (la strage, l’economia, le vicende umane, il brigantaggio…).

- Il lettore meridionale, leggendo Terroni, tende ad arrabbiarsi. Sia con il “Nord” che con il “Sud”. Col primo per lo “sfruttamento” e l’imposizione di una condizione di “inferiorità”, col secondo per l’assenza di un’azione coordinata di contrasto. E Pino Aprile. Con chi è più arrabbiato? E perché?

La reazione emotiva è forte; e non l’ho nascosta. Ma non ha senso incazzarsi “a posteriori”. Mentre ne ha molto per le porcherie attualiche vanno dagl’insulti razzisti della Lega alla sottrazione di fondi per il Sud, da parte di Tremonti, per dirottarli al Nord. Il problema non è quello che è successo, ma quello che continua, inalterato, a succedere.

- C’è una ricetta per la soluzione di questo squilibrio, di cui tutti parlano ma di cui pochi si occupano?

Non ho una ricetta, ma ho fiducia negli altri e nel fatto che chi è onesto, quando sa, cambia il suo agire. E non faccio distinzioni fra settentrionali e meridionali: solo gli stupidi e i razzisti lo fanno.

- C’è un politico oggi (o un partito, o movimento) che abbia le capacità di attrarre consenso e di mobilitarsi per dare una nuova dignità ai “terroni”?

Ne vedo diversi “sul punto di”, ma non vedo ancora il giro di boa, la prevalenza di qualcuno che divenga il catalizzatore di tutti questi fermenti. Non si può nemmeno escludere che appaia, inconosciuto, dal basso.

- La Lega oggi dice che il Nord sorregge il Sud. Le critiche sono quotidiane, spesso al di sopra delle righe. Ma stando a Terroni, pare che il partito di Umberto Bossi sia privo di memoria storica. Com’è possiible? Ci sono o ci fanno?

La Lega è un partito razzista. Il suo livello culturale è ben rappresenato dalla famiglia del suo fondatore e padrone. Non ci si può aspettare nulla di decente. Per avere memoria storica, bisogna studiare la storia; ostacolo insormontabile.

- Si stava meglio nel Regno delle due Sicilie o oggi nell’Italia unita?

Il Regno delle Due Sicilie non era l’inferno che descrissero (inventando, come lord Gladstone) i suoi nemici per spolparselo; non era il paradiso che altri vogliono dipingere, con la benevolenza del ricordo ricostruito. Ma non era più povero, oppressivo e arretrato degli altri Stati preunitari; anzi.

In ogni caso, l’Italia unita era una inevitabile necessità storica ed economica. Il male non è averla fatta, ma non averla davvero mai fatta: il Paese è diviso fra una parte in cui lo Stato ha realizzato infrastrutture, strade, ferrovie…; e un’altra in cui manca quasi tutto; e gl’italiani sono divisi ancora fra lo spirito del conquistatore e quello del conquistato. Mi piacerebbe che, almeno dopo 150 anni, cominciassimo a farne un Paese e un popolo solo; ma soltanto se alla pari, in tutto, dalle infrastrutture al rispetto. I leghisti possono saltare questa parte della mia risposta: tanto non la capirebbero e manco gli interessa.


Fonte:Palermo Blog Sicilia


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