martedì 28 dicembre 2010

Ciò che hanno fatto a noi e alla nostra terra non potrà mai essere perdonato ... Stato, Politica, Industria e Camorra

Leggete con calma e pazienza queste due pagine intere a firma di due grandi giornaliste campane: Rosaria Capacchione e Daniela De Crescenzo.
Se non ne conoscete già abbastanza dell’argomento, inizierete a capirete che cosa hanno combinato a noi e alla nostra terra queste bestie di camorristi, politici e uomini corrotti che ci hanno amministrato negli anni e molti dei quali sono ancora alla ribalta.
Noi, insieme alla nostra terra, siamo stati stuprati, uccisi, martoriati oltre ogni limite possibile e immaginabile. Da gente senza scrupoli che continua tutt’oggi a lucrare sulle nostre vite con la nostra pelle.
Lo Staff di “La Terra dei Fuochi” insieme ai suoi 21.500 lettori vi augurano,
Possiate essere maledetti in eterno!



Il giallo, Analisi truccate all’Hyppo Kampos per evitare i sigilli
Il Mattino pag.40 del 24/12/2010, di Rosaria Capacchione

È una storia di beffe e di inganni, di ripetute frodi alla salute pubblica, di probabili compromissioni tra imprenditori privati (legati alla camorra) e strutture pubbliche di controllo. La caccia ai rifiuti tossici nei laghetti del litorale domiziano è formalmente iniziata a gennaio del 1991, con i controlli effettuati nelle cave di sabbia riconducibili a uno dei due soci della Tanagro Trasporti, impresa per la quale lavorava l’autista intossicato da scorie radioattive. Controlli che si sono sempre rivelati inutili, con l’eccezione del ritrovamento - dieci anni dopo - nella cava Bonaurio di Sant’Angelo in Formis di centinaia di fusti contenenti sostanze tossiche. Erano stati scoperti, dopo l’affioramento casuale in seguito a un nubifragio di alcuni bidoni, grazie al satellite Telespazio messo a disposizione dell’Agenzia nazionale per la conservazione ambientale. Molte volte si è scavato sott’acqua, nei laghetti di Mezzagni. L’ultima volta prima del pentimento di Gaetano Vassallo, nell’autunno del 2007. Era stato il Comune di Castelvolturno a commissionare le analisi delle acque, anticipando anche alla stampa la buona notizia: i rifiuti tossici smaltiti illegalmente dalle ecomafie erano da cercare altrove, l’acqua era purissima. Soprattutto quella degli invasi sui quali era stato costruito il nuovo Hyppo Kampos. Ventisette i laghetti di artificiali oggetto delle analisi chimiche e batteriologiche, effettuate con il coordinamento di Sviluppo Italia; solo uno era risultato inquinato. Due anni dopo, a ottobre del 2009, le analisi effettuate a maggio avevano confermato il quadro: l’acqua di Hyppo Kampos era addirittura potabile. Ma allora, perché tre mesi prima il Comune si preparava al suo sequestro, già preoccupandosi delle ricadute occupazionali e sul turismo?


I rifiuti, lo scempio
Il Mattino pag.40 del 24/12/2010, di Rosaria Capacchione

L’incredibile si materializza nella veste fotografica di vecchi scatti in bianco e nero, oppure nei rilievi dall’alto fatti durante l’ispezione della commissione antimafia e quella dei parlamentari che indagano sulle ecomafie. L’obiettivo inquadra le draghe ancora in azione, i camion che trasportano i materiali inerti destinati alla colmata del laghetto artificiale, qualche operaio. Il resort è in costruzione, il cantiere è ben visibile anche dall’alto. La qualità degli inerti invece no, ma l’oggetto dei due sopralluoghi - datati 1997 e 1998 - è proprio la verifica dell’attività di smaltimento illegale di rifiuti negli invasi artificiali che si sono formati con il riaffioramento della falda, dopo gli scavi intensivi della sabbia. Castelvolturno, località Mezzagni. Oggi, in quell’area c’è il resort Hyppo Kampos, sequestrato alcuni mesi fa a Sergio Pagnozzi. La Dda di Napoli ha ipotizzato, grazie alle indicazioni degli investigatori e di alcuni collaboratori di giustizia, primo tra tutti Raffaele Piccolo, che in realtà la grande struttura turistica costruita tra via dei Diavoli e via Fiumicelle appartenga, a Nicola Schiavone, il figlio del boss casalese conosciuto come Sandokan. Il Riesame ha confermato il decreto del pm Antonello Ardituro. La perizia tecnica del geologo toscano Giovanni Balestri, commissionata dai pm Alessandro Milita e Giuseppe Narducci nell’ambito del procedimento a carico di Cipriano Chianese, titolare della Resit, ha invece dimostrato quanto era già parzialmente visibile attraverso le vecchie immagini fotografiche; quanto era stato ipotizzato nel lontano 1991, dopo l’intossicazione da rifiuti radioattivi dell’autotrasportatore Mario Tamburrino; quanto aveva detto nel 1993 il pentito Carmine Schiavone e cercato, cinque anni dopo, i sommozzatori dei carabinieri con l’ausilio del robot sommergibile Pluto. Cioè, che l’invaso era stato parzialmente riempito dai rifiuti smaltiti illegalmente. Lo ha ripetuto nel 2008 colui il quale aveva personalmente trasportato le scorie tossiche fino ai laghetti di Mezzagni, Gaetano Vassallo, l’imprenditore che ad aprile del 2008 ha iniziato a collaborare con la giustizia facendo anche riaprire le indagini a carico del coordinatore regionale del Pdl, Nicola Cosentino. Vassallo, nel verbale del 30 luglio 2008, ha specificato: «...si trova a Castelvolturno ed è nel luogo ove è stata realizzata successivamente una discoteca piuttosto nota, l’Hyppo Kampos (...) gli altri due invasi poco distanti sono stati interamente riempiti dai rifiuti. Su uno di questi è stata realizzata la discoteca proprio insistente sulla discarica poi colmata». L’area indicata coincide con quella destinata a sala meeting, quella limitrofa è il lago destinato ad attività agonistiche come lo sci d’acqua. Lo stesso scherzetto, ha raccontato Vassallo, è stato fatto nel laghetto poi trasformato in pista di kart, probabilmente la pista regalata dal boss Francesco Bidognetti al figlio Gianluca, in carcere per il tentato omicidio della zia e della cugina, fatto commesso all’epoca delle stragi setoliane. La scoperta della discarica sommersa risale, dunque, a due anni fa. Ma, in realtà, era tutto già noto ed esplorato, pur in totale assenza di risultati utili. Singolarmente, anche le indagini chimiche sulla qualità dell’acqua avevano mascherato la situazione. L’ultima volta un anno fa, nel 2009, nonostante i boatos che arrivavano da ambienti comunali e che alcuni mesi prima, agli inizi dell’estate, avevano anticipato la chiusura dell’Hyppo Kampos per grave inquinamento dell’invaso. Analisi ripetute da Balestri e che hanno evidenziato, invece, l’inquinamento chimico delle acque dei laghi artificiali. L’ipotesi, che in questo periodo stanno esplorando gli investigatori, è che i risultati delle analisi siano stati truccati per evitare danni alla struttura sportiva e ricreativa e, soprattutto, alle casse del clan dei Casalesi.


La ricerca, Google Earth fa scoprire il disastro
Il Mattino pag.40 - 24/12/2010

Miracoli di Google Earth, delle proiezioni satellitari, dell’intuizione umana supportata dalla tecnologia. Era sotto gli occhi di tutti, Mario De Biase, commissario regionale alle bonifiche, l’ha scoperto sovrapponendo le vecchie mappe catastali dell’area-sud di Castelvolturno a quella attuali, rilevabili dal web. La modificazione morfologica del territorio era evidente anche a un occhio profano e così, prima di iniziare a pianificare la bonifica dei laghetti, ha scritto alla Procura di Napoli chiedendo approfondimenti. I pm Milita e Narducci, agli inizi di giugno, hanno quindi delegato l’accertamento a Giovanni Balestri, autore della corposissima e allarmante perizia sullo stato delle falde nell’area di Giugliano-Castelvolturno-Parete depositata nel marzo scorso.


«Pozzi cancerogeni, sversati i fanghi dell’Acna»
Il Mattino pag.41 del 24/12/2010, di Daniela De Crescenzo

Sopravvivere tra Giugliano e Villa Literno è un’impresa ad alto rischio. Sostanze cancerogene o comunque pericolose per la salute umana, a cominciare da quelle dell’Acna di Cengio, furono sversate in tutte le discariche della terra dei fuochi, non risparmiando nemmeno Pianura e Ischitella. Lo aveva raccontato il pentito Gaetano Vassallo, lo conferma la perizia del geologo Giovanni Balestri, incaricato dalla Dda di Napoli di verificate le dichiarazioni del collaboratore di giustizia. Campionamenti, riscontri, analisi di laboratorio. Dopo mesi e mesi di lavoro l’esperto conferma la prima relazione svolta (quella sull’area Resit) e conclude che il disastro ambientale ha compromesso mortalmente le falde: l’acqua dei pozzi tra Giugliano e Castelvolturno può uccidere l’uomo che la usa per dissetarsi. Il geologo scrive: «L’inquinamento dell’acqua di falda intermedia comporta...in presenza di sovrasfruttamenti ... se ingerita, il rischio di effetti cancerogeni». Sostanze killer si ritrovano nei pozzi dell’intera piana giuglianese e quelle acque utilizzate costantemente per irrigare la frutta costituiscono comunque un grave pericolo per la salute umana. Una situazione senza ritorno. Soprattutto per le aree dell’ex Resit di Cipriano Chianese e della Novambiente dei fratelli Vassallo che sarà molto difficile bonificare. Tanto che il tecnico consiglia «fermamente» il «completo isolamento (del tipo a barriera fisica) di questi due invasi». Insomma, per limitare il contagio, bisognerebbe recintare e murare le fosse riempite per quasi trenta anni da veleni di ogni tipo. In particolare andrebbero isolate le sostanze sversate dall’Acna di Cengio, l’industria produttrice di coloranti chiusa dopo la protesta degli operai proprio perché pericolosa. Una protesta che sbarcò perfino al giro d’Italia e al Festival di Sanremo. Ma mentre i lavoratori liguri scendevano in piazza l’azienda inviava in Campania i fanghi pericolosi. Ora Balestri ipotizza che l’impresa abbia violato il divieto di miscelare i fanghi. E infatti scrive: «Riteniamo che tra la fine degli anni ‘80 e l’inizio degli anni ‘90, con la necessità di smaltire centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti provenienti dallo stabilimento Acna di Cengio, in fase di chiusura per vicende legate alla sicurezza degli impianti, siano arrivate gran quantità di rifiuti nelle discariche campane, molto sensibili a risolvere certi problemi di “smaltimenti veloci a prezzi bassi”». Non sono stati, però, solo gli imprenditori malavitosi ad avvelenare la Campania. Lungo l’elenco delle possibili violazioni commesse secondo il geologo da Fibe, la società che ha gestito alcuni siti e che ha realizzato gli impianti di Cdr e il termovalorizzatore di Acerra. L’azienda del gruppo Impregilo non solo avrebbe gestito male le discariche, ma non avrebbe nemmeno provveduto bonificarle e a comunicare le situazioni di pericolo. Situazione rimasta invariata anche quando gli invasi della camorra finirono nelle mani dello Stato: sia il commissariato di governo che i vertici dei consorzi di bacino 1 e 3 di tutto si sarebbero preoccupati tranne che della nostra salute.


La bonifica. Decine di diffide per i proprietari dei fondi agricoli
Il Mattino pag.41 del 24/12/2010

Decine e decine di diffide: le hanno firmate il commissario alle bonifiche Mario De Biase e il direttore generale del ministero dell’ambiente Marco Lupo che hanno ordinato ai proprietari dei fondi agricoli dove sono state realizzate le discariche di metterli immediatamente in sicurezza. È solo il primo passo per avviare gli interventi che saranno probabilmente poi svolti in danno. Contemporaneamente sono state avviate in collaborazione con l’Arpac le analisi dei pozzi per verificare la situazione della falda acquifera. Un terreno sul quale si è impegnato in prima persona anche l’assessore regionale Giovanni Romano. Tra i proprietari diffidati c’è ovviamente il pentito Gaetano Vassallo con tutti i suoi familiari, i parenti di Cipriano Chianese, il manager dei rifiuti più volte finito sotto inchiesta anche per i suoi rapporti con i casalesi. Ma nell’elenco c’è di tutto: dalla Fibe alla Real casa Santa dell’Annunziata, al Comune di Giugliano. La bonifica, però non sarà un’operazione semplice: la scarsità dei fondi, la complessità degli interventi e l’estensione dell’area avvelenata (si va da Giugliano fino a Villa Literno e al Lago Patria) fanno prevedere anni di lavoro. Intanto la Procura continua a indagare e a cercare conferme alle dichiarazioni di Vassallo.


«Code interminabili di camion per smaltire i materiali pericolosi»
Le rivelazioni del pentito Vassallo: per accogliere migliaia di quintali fossi sempre più profondi. Il Mattino pag.41 del 24/12/2010, di Daniela De Crescenzo

«Sono e mi chiamo Vassallo Gaetano e intendo riferire su questi argomenti: smaltimento illegale di rifiuti speciali, tossici e nocivi, a partire dal 1987-88 fino all’anno 2005. Faccio presente che si tratta di smaltimenti realizzati in forma organizzata unitamente ad esponenti del clan dei casalesi»: il primo aprile del 2008 Gaetano Vassallo si consegna alle forze dell’ordine per sfuggire al killer Giuseppe Setola, si pente e comincia a raccontare decenni di sversamenti illegali portati a termine dagli imprenditori malavitosi grazie alla copertura dei politici. Vassallo accusa tra gli altri Nicola Ferraro e Nicola Cosentino. E intanto racconta come è stata avvelenata la Campania. «Ricordo che furono smaltiti nella mia discarica i fanghi dell’Acna di Cengio - dice - Arrivò il corrispondente di venti bilici, per circa seimila quintali; tali rifiuti sono stati interrati nel primo periodo, trattai questo carico in modo “separato” rispetto agli accordi con i clan». Ma il peggio deve ancora venire: «La mia discarica non era perfettamente attrezzata per smaltire questo tipo di fanghi e io non feci nulla per adeguarli», dice il manager. La maggior parte dei veleni finì, però, nel sito di Chianese che allargò la propria cava. «Cipriano scavò ancora per raggiungere profondità maggiori ed estese il fosso nella parte anteriore. Negli anni successivi ci sversò i rifiuti del comune di Giugliano che si trovano proprio sopra i fanghi». I ricordi del pentito sono da film dell’orrore: «Ricordo la fila interminabile di mezzi ben riconoscibili dalle sigle di pericolosità dei rifiuti, che si prolungava per un paio di chilometri. I trasportatori restavano in attesa per ore prima di entrare in discarica per smaltire». Molto finiva anche nella Difrabi dei La Marca. Il traffico era cominciato molti anni prima quando imprenditori e casalesi avevano messo in piedi la «Ecologia 89» una società che serviva da camera di compensazione degli interessi dei politici, dei clan e degli imprenditori. La vicenda finì nel mirino dei giudici e partì l’inchiesta Adelphi che coinvolse anche il venerabile maestro Licio Gelli che riuscì però, come lo stesso Vassallo a uscirne pulito. Vassallo nel 2008 ammette: «Io ero colpevole». Intanto tra Giugliano, Villaricca e Castelvolturno veniva seppellito di tutto. La ditta Caccavale, racconta il pentito, scaricava i rifiuti tossici della Cyba-Geigy contrabbandati per concime. Ma i liquidi erano talmente inquinanti che «quando venivano sversati producevano la morte immediata di tutti i ratti». Caccavale portava anche i rifiuti liquidi della Meridional Bulloni: «Quando arrivavano con cisterne speciali in acciaio inox anticorrosive, gli stessi friggevano e scioglievano la plastica». Nella terra dei fuochi sono finiti i veleni del Nord e del Sud. Da Lucca scaricano la Pool Ecologia e la Delca. Da Montecatini la Scm e Oliviero Zavagli. In fila davanti alla discarica ci sono ormai ditte provenienti da tutt’Italia: la Di Puorto di Torre di Lago, la Ecologia srl di Sant’Arsenio, la Nocera di Nettuno, la Vanni di Viareggio, la Del.Ca di Capannoli, la Ideco di Pisa, la Tra.Sfe.Mar di La Spezia, la Recuperi Carnevale di Velletri, la Ecolmaci di Cisterna di Latina. E poi ci sono le ditte campane. La Ecologia dei fratelli Bruscino, che qualche anno dopo provocheranno guai alla società partecipata del Comune di Pomigliano, la Pomigliano Ambiente, che avrebbe portato in Campania fanghi tossici e ceneri provenienti dalle centrali Enel. La Crystal, invece, trasportava percolato e fanghi liquidi, prodotti caseari: nel 2007 è stata fulminata dalla prefettura con una interdittiva antimafia. In coda a Giugliano c’erano i camion della Perna con le ceneri spente dell’Enel di Brindisi, quelli della Tortora che «trasportava e scaricava rifiuti liquidi speciali». Nel triangolo della morte finivano perfino gli scarti del mercatino dei vestiti di Resina. Scaricavano, è la versione del pentito, anche la Siser, di Generoso Roma, la Rfg di Elio Roma, la Minale, la Colucci Appalti, la Bortoni, la Csmi. Una strada, quella cosiddetta degli americani, affonda le sue fondamenta nella spazzatura. Proprio come la discoteca che secondo i magistrati sarebbe servita per riciclare i soldi dei casalesi. Ricorda Vassallo che una delle cave riempita dai rifiuti killer diventò un’isola «dove è stata costruita una discoteca piuttosto nota, l’Hyppo Kampos» un’altra fu trasformata in un laghetto per lo sci nautico.

Fonte: La Terra dei Fuochi - www.laterradeifuochi.it/


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Leggete con calma e pazienza queste due pagine intere a firma di due grandi giornaliste campane: Rosaria Capacchione e Daniela De Crescenzo.
Se non ne conoscete già abbastanza dell’argomento, inizierete a capirete che cosa hanno combinato a noi e alla nostra terra queste bestie di camorristi, politici e uomini corrotti che ci hanno amministrato negli anni e molti dei quali sono ancora alla ribalta.
Noi, insieme alla nostra terra, siamo stati stuprati, uccisi, martoriati oltre ogni limite possibile e immaginabile. Da gente senza scrupoli che continua tutt’oggi a lucrare sulle nostre vite con la nostra pelle.
Lo Staff di “La Terra dei Fuochi” insieme ai suoi 21.500 lettori vi augurano,
Possiate essere maledetti in eterno!



Il giallo, Analisi truccate all’Hyppo Kampos per evitare i sigilli
Il Mattino pag.40 del 24/12/2010, di Rosaria Capacchione

È una storia di beffe e di inganni, di ripetute frodi alla salute pubblica, di probabili compromissioni tra imprenditori privati (legati alla camorra) e strutture pubbliche di controllo. La caccia ai rifiuti tossici nei laghetti del litorale domiziano è formalmente iniziata a gennaio del 1991, con i controlli effettuati nelle cave di sabbia riconducibili a uno dei due soci della Tanagro Trasporti, impresa per la quale lavorava l’autista intossicato da scorie radioattive. Controlli che si sono sempre rivelati inutili, con l’eccezione del ritrovamento - dieci anni dopo - nella cava Bonaurio di Sant’Angelo in Formis di centinaia di fusti contenenti sostanze tossiche. Erano stati scoperti, dopo l’affioramento casuale in seguito a un nubifragio di alcuni bidoni, grazie al satellite Telespazio messo a disposizione dell’Agenzia nazionale per la conservazione ambientale. Molte volte si è scavato sott’acqua, nei laghetti di Mezzagni. L’ultima volta prima del pentimento di Gaetano Vassallo, nell’autunno del 2007. Era stato il Comune di Castelvolturno a commissionare le analisi delle acque, anticipando anche alla stampa la buona notizia: i rifiuti tossici smaltiti illegalmente dalle ecomafie erano da cercare altrove, l’acqua era purissima. Soprattutto quella degli invasi sui quali era stato costruito il nuovo Hyppo Kampos. Ventisette i laghetti di artificiali oggetto delle analisi chimiche e batteriologiche, effettuate con il coordinamento di Sviluppo Italia; solo uno era risultato inquinato. Due anni dopo, a ottobre del 2009, le analisi effettuate a maggio avevano confermato il quadro: l’acqua di Hyppo Kampos era addirittura potabile. Ma allora, perché tre mesi prima il Comune si preparava al suo sequestro, già preoccupandosi delle ricadute occupazionali e sul turismo?


I rifiuti, lo scempio
Il Mattino pag.40 del 24/12/2010, di Rosaria Capacchione

L’incredibile si materializza nella veste fotografica di vecchi scatti in bianco e nero, oppure nei rilievi dall’alto fatti durante l’ispezione della commissione antimafia e quella dei parlamentari che indagano sulle ecomafie. L’obiettivo inquadra le draghe ancora in azione, i camion che trasportano i materiali inerti destinati alla colmata del laghetto artificiale, qualche operaio. Il resort è in costruzione, il cantiere è ben visibile anche dall’alto. La qualità degli inerti invece no, ma l’oggetto dei due sopralluoghi - datati 1997 e 1998 - è proprio la verifica dell’attività di smaltimento illegale di rifiuti negli invasi artificiali che si sono formati con il riaffioramento della falda, dopo gli scavi intensivi della sabbia. Castelvolturno, località Mezzagni. Oggi, in quell’area c’è il resort Hyppo Kampos, sequestrato alcuni mesi fa a Sergio Pagnozzi. La Dda di Napoli ha ipotizzato, grazie alle indicazioni degli investigatori e di alcuni collaboratori di giustizia, primo tra tutti Raffaele Piccolo, che in realtà la grande struttura turistica costruita tra via dei Diavoli e via Fiumicelle appartenga, a Nicola Schiavone, il figlio del boss casalese conosciuto come Sandokan. Il Riesame ha confermato il decreto del pm Antonello Ardituro. La perizia tecnica del geologo toscano Giovanni Balestri, commissionata dai pm Alessandro Milita e Giuseppe Narducci nell’ambito del procedimento a carico di Cipriano Chianese, titolare della Resit, ha invece dimostrato quanto era già parzialmente visibile attraverso le vecchie immagini fotografiche; quanto era stato ipotizzato nel lontano 1991, dopo l’intossicazione da rifiuti radioattivi dell’autotrasportatore Mario Tamburrino; quanto aveva detto nel 1993 il pentito Carmine Schiavone e cercato, cinque anni dopo, i sommozzatori dei carabinieri con l’ausilio del robot sommergibile Pluto. Cioè, che l’invaso era stato parzialmente riempito dai rifiuti smaltiti illegalmente. Lo ha ripetuto nel 2008 colui il quale aveva personalmente trasportato le scorie tossiche fino ai laghetti di Mezzagni, Gaetano Vassallo, l’imprenditore che ad aprile del 2008 ha iniziato a collaborare con la giustizia facendo anche riaprire le indagini a carico del coordinatore regionale del Pdl, Nicola Cosentino. Vassallo, nel verbale del 30 luglio 2008, ha specificato: «...si trova a Castelvolturno ed è nel luogo ove è stata realizzata successivamente una discoteca piuttosto nota, l’Hyppo Kampos (...) gli altri due invasi poco distanti sono stati interamente riempiti dai rifiuti. Su uno di questi è stata realizzata la discoteca proprio insistente sulla discarica poi colmata». L’area indicata coincide con quella destinata a sala meeting, quella limitrofa è il lago destinato ad attività agonistiche come lo sci d’acqua. Lo stesso scherzetto, ha raccontato Vassallo, è stato fatto nel laghetto poi trasformato in pista di kart, probabilmente la pista regalata dal boss Francesco Bidognetti al figlio Gianluca, in carcere per il tentato omicidio della zia e della cugina, fatto commesso all’epoca delle stragi setoliane. La scoperta della discarica sommersa risale, dunque, a due anni fa. Ma, in realtà, era tutto già noto ed esplorato, pur in totale assenza di risultati utili. Singolarmente, anche le indagini chimiche sulla qualità dell’acqua avevano mascherato la situazione. L’ultima volta un anno fa, nel 2009, nonostante i boatos che arrivavano da ambienti comunali e che alcuni mesi prima, agli inizi dell’estate, avevano anticipato la chiusura dell’Hyppo Kampos per grave inquinamento dell’invaso. Analisi ripetute da Balestri e che hanno evidenziato, invece, l’inquinamento chimico delle acque dei laghi artificiali. L’ipotesi, che in questo periodo stanno esplorando gli investigatori, è che i risultati delle analisi siano stati truccati per evitare danni alla struttura sportiva e ricreativa e, soprattutto, alle casse del clan dei Casalesi.


La ricerca, Google Earth fa scoprire il disastro
Il Mattino pag.40 - 24/12/2010

Miracoli di Google Earth, delle proiezioni satellitari, dell’intuizione umana supportata dalla tecnologia. Era sotto gli occhi di tutti, Mario De Biase, commissario regionale alle bonifiche, l’ha scoperto sovrapponendo le vecchie mappe catastali dell’area-sud di Castelvolturno a quella attuali, rilevabili dal web. La modificazione morfologica del territorio era evidente anche a un occhio profano e così, prima di iniziare a pianificare la bonifica dei laghetti, ha scritto alla Procura di Napoli chiedendo approfondimenti. I pm Milita e Narducci, agli inizi di giugno, hanno quindi delegato l’accertamento a Giovanni Balestri, autore della corposissima e allarmante perizia sullo stato delle falde nell’area di Giugliano-Castelvolturno-Parete depositata nel marzo scorso.


«Pozzi cancerogeni, sversati i fanghi dell’Acna»
Il Mattino pag.41 del 24/12/2010, di Daniela De Crescenzo

Sopravvivere tra Giugliano e Villa Literno è un’impresa ad alto rischio. Sostanze cancerogene o comunque pericolose per la salute umana, a cominciare da quelle dell’Acna di Cengio, furono sversate in tutte le discariche della terra dei fuochi, non risparmiando nemmeno Pianura e Ischitella. Lo aveva raccontato il pentito Gaetano Vassallo, lo conferma la perizia del geologo Giovanni Balestri, incaricato dalla Dda di Napoli di verificate le dichiarazioni del collaboratore di giustizia. Campionamenti, riscontri, analisi di laboratorio. Dopo mesi e mesi di lavoro l’esperto conferma la prima relazione svolta (quella sull’area Resit) e conclude che il disastro ambientale ha compromesso mortalmente le falde: l’acqua dei pozzi tra Giugliano e Castelvolturno può uccidere l’uomo che la usa per dissetarsi. Il geologo scrive: «L’inquinamento dell’acqua di falda intermedia comporta...in presenza di sovrasfruttamenti ... se ingerita, il rischio di effetti cancerogeni». Sostanze killer si ritrovano nei pozzi dell’intera piana giuglianese e quelle acque utilizzate costantemente per irrigare la frutta costituiscono comunque un grave pericolo per la salute umana. Una situazione senza ritorno. Soprattutto per le aree dell’ex Resit di Cipriano Chianese e della Novambiente dei fratelli Vassallo che sarà molto difficile bonificare. Tanto che il tecnico consiglia «fermamente» il «completo isolamento (del tipo a barriera fisica) di questi due invasi». Insomma, per limitare il contagio, bisognerebbe recintare e murare le fosse riempite per quasi trenta anni da veleni di ogni tipo. In particolare andrebbero isolate le sostanze sversate dall’Acna di Cengio, l’industria produttrice di coloranti chiusa dopo la protesta degli operai proprio perché pericolosa. Una protesta che sbarcò perfino al giro d’Italia e al Festival di Sanremo. Ma mentre i lavoratori liguri scendevano in piazza l’azienda inviava in Campania i fanghi pericolosi. Ora Balestri ipotizza che l’impresa abbia violato il divieto di miscelare i fanghi. E infatti scrive: «Riteniamo che tra la fine degli anni ‘80 e l’inizio degli anni ‘90, con la necessità di smaltire centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti provenienti dallo stabilimento Acna di Cengio, in fase di chiusura per vicende legate alla sicurezza degli impianti, siano arrivate gran quantità di rifiuti nelle discariche campane, molto sensibili a risolvere certi problemi di “smaltimenti veloci a prezzi bassi”». Non sono stati, però, solo gli imprenditori malavitosi ad avvelenare la Campania. Lungo l’elenco delle possibili violazioni commesse secondo il geologo da Fibe, la società che ha gestito alcuni siti e che ha realizzato gli impianti di Cdr e il termovalorizzatore di Acerra. L’azienda del gruppo Impregilo non solo avrebbe gestito male le discariche, ma non avrebbe nemmeno provveduto bonificarle e a comunicare le situazioni di pericolo. Situazione rimasta invariata anche quando gli invasi della camorra finirono nelle mani dello Stato: sia il commissariato di governo che i vertici dei consorzi di bacino 1 e 3 di tutto si sarebbero preoccupati tranne che della nostra salute.


La bonifica. Decine di diffide per i proprietari dei fondi agricoli
Il Mattino pag.41 del 24/12/2010

Decine e decine di diffide: le hanno firmate il commissario alle bonifiche Mario De Biase e il direttore generale del ministero dell’ambiente Marco Lupo che hanno ordinato ai proprietari dei fondi agricoli dove sono state realizzate le discariche di metterli immediatamente in sicurezza. È solo il primo passo per avviare gli interventi che saranno probabilmente poi svolti in danno. Contemporaneamente sono state avviate in collaborazione con l’Arpac le analisi dei pozzi per verificare la situazione della falda acquifera. Un terreno sul quale si è impegnato in prima persona anche l’assessore regionale Giovanni Romano. Tra i proprietari diffidati c’è ovviamente il pentito Gaetano Vassallo con tutti i suoi familiari, i parenti di Cipriano Chianese, il manager dei rifiuti più volte finito sotto inchiesta anche per i suoi rapporti con i casalesi. Ma nell’elenco c’è di tutto: dalla Fibe alla Real casa Santa dell’Annunziata, al Comune di Giugliano. La bonifica, però non sarà un’operazione semplice: la scarsità dei fondi, la complessità degli interventi e l’estensione dell’area avvelenata (si va da Giugliano fino a Villa Literno e al Lago Patria) fanno prevedere anni di lavoro. Intanto la Procura continua a indagare e a cercare conferme alle dichiarazioni di Vassallo.


«Code interminabili di camion per smaltire i materiali pericolosi»
Le rivelazioni del pentito Vassallo: per accogliere migliaia di quintali fossi sempre più profondi. Il Mattino pag.41 del 24/12/2010, di Daniela De Crescenzo

«Sono e mi chiamo Vassallo Gaetano e intendo riferire su questi argomenti: smaltimento illegale di rifiuti speciali, tossici e nocivi, a partire dal 1987-88 fino all’anno 2005. Faccio presente che si tratta di smaltimenti realizzati in forma organizzata unitamente ad esponenti del clan dei casalesi»: il primo aprile del 2008 Gaetano Vassallo si consegna alle forze dell’ordine per sfuggire al killer Giuseppe Setola, si pente e comincia a raccontare decenni di sversamenti illegali portati a termine dagli imprenditori malavitosi grazie alla copertura dei politici. Vassallo accusa tra gli altri Nicola Ferraro e Nicola Cosentino. E intanto racconta come è stata avvelenata la Campania. «Ricordo che furono smaltiti nella mia discarica i fanghi dell’Acna di Cengio - dice - Arrivò il corrispondente di venti bilici, per circa seimila quintali; tali rifiuti sono stati interrati nel primo periodo, trattai questo carico in modo “separato” rispetto agli accordi con i clan». Ma il peggio deve ancora venire: «La mia discarica non era perfettamente attrezzata per smaltire questo tipo di fanghi e io non feci nulla per adeguarli», dice il manager. La maggior parte dei veleni finì, però, nel sito di Chianese che allargò la propria cava. «Cipriano scavò ancora per raggiungere profondità maggiori ed estese il fosso nella parte anteriore. Negli anni successivi ci sversò i rifiuti del comune di Giugliano che si trovano proprio sopra i fanghi». I ricordi del pentito sono da film dell’orrore: «Ricordo la fila interminabile di mezzi ben riconoscibili dalle sigle di pericolosità dei rifiuti, che si prolungava per un paio di chilometri. I trasportatori restavano in attesa per ore prima di entrare in discarica per smaltire». Molto finiva anche nella Difrabi dei La Marca. Il traffico era cominciato molti anni prima quando imprenditori e casalesi avevano messo in piedi la «Ecologia 89» una società che serviva da camera di compensazione degli interessi dei politici, dei clan e degli imprenditori. La vicenda finì nel mirino dei giudici e partì l’inchiesta Adelphi che coinvolse anche il venerabile maestro Licio Gelli che riuscì però, come lo stesso Vassallo a uscirne pulito. Vassallo nel 2008 ammette: «Io ero colpevole». Intanto tra Giugliano, Villaricca e Castelvolturno veniva seppellito di tutto. La ditta Caccavale, racconta il pentito, scaricava i rifiuti tossici della Cyba-Geigy contrabbandati per concime. Ma i liquidi erano talmente inquinanti che «quando venivano sversati producevano la morte immediata di tutti i ratti». Caccavale portava anche i rifiuti liquidi della Meridional Bulloni: «Quando arrivavano con cisterne speciali in acciaio inox anticorrosive, gli stessi friggevano e scioglievano la plastica». Nella terra dei fuochi sono finiti i veleni del Nord e del Sud. Da Lucca scaricano la Pool Ecologia e la Delca. Da Montecatini la Scm e Oliviero Zavagli. In fila davanti alla discarica ci sono ormai ditte provenienti da tutt’Italia: la Di Puorto di Torre di Lago, la Ecologia srl di Sant’Arsenio, la Nocera di Nettuno, la Vanni di Viareggio, la Del.Ca di Capannoli, la Ideco di Pisa, la Tra.Sfe.Mar di La Spezia, la Recuperi Carnevale di Velletri, la Ecolmaci di Cisterna di Latina. E poi ci sono le ditte campane. La Ecologia dei fratelli Bruscino, che qualche anno dopo provocheranno guai alla società partecipata del Comune di Pomigliano, la Pomigliano Ambiente, che avrebbe portato in Campania fanghi tossici e ceneri provenienti dalle centrali Enel. La Crystal, invece, trasportava percolato e fanghi liquidi, prodotti caseari: nel 2007 è stata fulminata dalla prefettura con una interdittiva antimafia. In coda a Giugliano c’erano i camion della Perna con le ceneri spente dell’Enel di Brindisi, quelli della Tortora che «trasportava e scaricava rifiuti liquidi speciali». Nel triangolo della morte finivano perfino gli scarti del mercatino dei vestiti di Resina. Scaricavano, è la versione del pentito, anche la Siser, di Generoso Roma, la Rfg di Elio Roma, la Minale, la Colucci Appalti, la Bortoni, la Csmi. Una strada, quella cosiddetta degli americani, affonda le sue fondamenta nella spazzatura. Proprio come la discoteca che secondo i magistrati sarebbe servita per riciclare i soldi dei casalesi. Ricorda Vassallo che una delle cave riempita dai rifiuti killer diventò un’isola «dove è stata costruita una discoteca piuttosto nota, l’Hyppo Kampos» un’altra fu trasformata in un laghetto per lo sci nautico.

Fonte: La Terra dei Fuochi - www.laterradeifuochi.it/


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