lunedì 20 luglio 2009

Caro Direttore…..è Lei una lagna! (dedicato al pervicace Direttore Giordano de Il Giornale)




Ricevo e posto:


Il Direttore de Il Giornale, Mario Giordano, ci ricasca con un articolo che è la fiera della retorica anti meridionalista, rispolverata senza pudore, a dimostrazione di quanto basso sia il livello raggiunto (o a cui siamo tornati) d’una concezione perdurante sul Sud d’Italia e i suoi abitanti, e sul fenomeno tristemente famoso dell’emigrazione della sua gente.

Il Direttore dalla voce stridula e femminea (mica solo a noi ci toccherà il timbro fastidioso d’una Jervolino?) dimostra che il suo aspetto efebico è strettamente proporzionale all’infantile livello delle sue sorprendenti analisi. E così si lancia in un articolo dove bolla gli emigranti meridionali come piagnoni, lagnosi che si lamentano per la nostalgia della loro terra, del loro cibo e costumi ; e che sarà mai emigrare si chiede l’acuto Direttore dal visus vecchio/bambino indecifrabile?

Orbene caro Direttore, innanzitutto Lei è recidivo, perché mesi orsono Le chiedemmo, con una caterva di e mail, conto d’un offensivo articolo antiSud d’un suo giornalista. Lei si precipitò a risponderci che avrebbe controllato, verificato, ecc…E lo ha fatto così bene da propinarci questo gioiello d’articolo. Come si permette, caro Direttore, di sminuire, quasi ironizzare, su una tragedia d’un popolo che è figlia di quell’impropria unità che una memoria contraffatta, occultata e menzognera s’appresta a festeggiare a giorni prendendo ancora una volta per i fondelli i meridionali? Non sono bastati un secolo e mezzo a creare una nazione realmente unita, a non regalarci la terza emigrazione biblica della nostra storia. Le ricordo che prima di questa finta e mistificatoria unità, l’emigrazione (guarda caso) era un fenomeno a noi sconosciuto, e che poteva essere evitato non avendo noi gente del Sud richiestoVi il disturbo di venirci a liberare, non si sa poi da cosa e da chi.


Gli Archivi Storici, i numeri, i dati, le cifre sono ancora lì. e non raccontano d’un Sud derelitto ed in ambasce economiche; anzi : una fiera di primati d’ogni genere raccontano d’un paese florido e caso mai preda ambita come poi si è verificato. Certo noi abbiamo sette secoli di storia di Stato autonomo per cui il nostro senso d’appartenenza si materializza in peculiarità caratteriali forse non del tutto comprensibili a chi non aveva l’uso dei servizi igienici, della luce, dell’acqua corrente. Bisogna averle le cose per averne memoria. E noi in fatto di storia, beni, clima, paesaggi e cibo, se la cosa non La disturba, ne abbiamo nostalgia in loro assenza. Non abbiamo più fabbriche, lavoro, banche ed un’economia perché siamo stati scippati, defraudati, con la collusione (questo sì) d’una fioritura di politici ascari istruiti ai Vs. sistemi.


Si risparmi quindi un’analisi insulsa, che non è acuta, né veritiera, né originale, né ironica, e non da merito ad una sua presunta conoscenza storica o buon senso che il ruolo che ricopre richiederebbe ancor più.

Lasci stare i meridionali e pensi, o almeno si sforzi di farlo, alla sua gente capace di partorire movimenti politici che dire vergognosi nelle loro proposte, leggi e slogan, è voler essere buoni. Attenzione comunque : “ le iniquità e le sopraffazioni non durano mai in eterno” ebbe a dire il nostro giovane e inesperto, ma saggio e onesto ultimo re.

Al Sud qualcosa di serio si muove, e non pensi ai progetti truffaldini passati come pro Sud da politici figli di questa squallida partitocrazia ufficiale, ma bensì alla volontà d’una emergente e nuova classe politica meridionalista che prima o poi troverà il modo di ritrovarsi in una seria e nuova rappresentatività politica, e di fare a meno di giornali, articoli lagnosi (quelli sì!) e direttori come Lei.

Con immutata disistima,
Andrea Balìa
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Li chiamarono... briganti! (1999 -Pasquale Squitieri) Prima Parte



Il film, che ha come protagonista il brigante lucano Carmine Crocco, è dichiaratamente "anti-risorgimentale", volto a mostrare quella che è stata l'altra faccia della dominazione sabauda, in special modo nel sud Italia.

Il film, girato ad Artena, è stato realizzato con pochi mezzi e con una regia un po' esasperata, non ha ottenuto un grande riscontro né dalla critica, né al botteghino. È stato immediatamente ritirato dalle sale cinematografiche perché considerato "politicamente scorretto" e non è più reperibile in nessun supporto, che sia VHS o DVD (tuttavia è possibile reperirne copia utilizzando alcuni programmi di file sharing, come eMule). I sostenitori affermano che ciò è dovuto alle verità raccontate, che non farebbero comodo a chi ha sempre affermato che l'annessione è stata "indolore" per il Meridione d'Italia. È stato etichettato come un film "revisionista". Il film, seppur criticato e di difficile reperibilità, riscuote un grande successo nelle università e nei convegni, dove trova estimatori che vanno aldilà del buonismo politico.

IL SUDD DI BASSOLINO E’ IL CIMITERO DEGLI ELEFANTI.IL BELL’EDITORIALE DI PAOLO MACRY


Il partito del peggior sud


Scritto da Paolo Macry da il Corriere del Mezzogiorno, 19-07-2009


Lombardo, Bassolino, Lo­iero come Bossi, Maroni, Calderoli? Il Partito del Sud come la Lega Nord? Basta mettere nero su bianco i pa­ragoni dei quali si parla in questi giorni, per capire quanto siano fuori luogo. La Lega nacque negli an­ni ’80 in un territorio al­l’avanguardia dello svilup­po, fu costruita dal basso, inventò e promosse una sua classe dirigente. E si propose come movimento d’opposizione al sistema politico della Prima Repub­blica e alla costituzione del­lo Stato. Fu, in ogni senso, un fenomeno di forte inno­vazione.
Il Partito del Sud ne è l’esatto contrario. Intende rappresentare i territori me­no sviluppati del paese, si identifica con esperienze amministrative più o meno fallimentari, è costituito da una nomenklatura presen­te da decenni sul campo, ha prodotto pochi o pochis­simi nomi nuovi. Ed è un partito governativo, espri­mendo giunte regionali al potere o facendo parte del­la squadra di Palazzo Chigi. Il che ne segnala un’altra ca­ratteristica: si tratta di un fenomeno tendenzialmen­te bipartisan e, per ciò stes­so, potenzialmente trasfor­mistico. Una sorta di sinda­cato del Mezzogiorno, il quale cerca di mettere as­sieme interessi (economici e politici), che appaiono or­mai marginalizzati dallo storico abuso delle funzio­ni e delle risorse pubbli­che. «Non l’altra faccia del­la Lega», ha scritto Peppi­no Caldarola, «ma la spiega­zione del perché la Lega ha successo».
E qui sta il punto. Qual è il Sud del partito del Sud? È il municipio di Palermo che, dopo aver sperperato montagne di soldi pubbli­ci, riceve da Berlusconi il permesso speciale di au­mentare ulteriormente l’ad­dizionale dell’Irpef. È la Ca­labria di Loiero, vero prima­tista nazionale in materia di fondi europei dissipati, deficit sanitario e inchieste giudiziarie. È la Napoli del­la Iervolino che ingolfa di cantieri infiniti il centro, ab­bandona alle ortiche le peri­ferie, protegge i tassisti manganellatori e, a un an­no dall’emergenza rifiuti, non implementa la diffe­renziata e in compenso au­menta del 60% la Tarsu. È la Regione Campania che, di­lapidato un enorme capita­le di fiducia, coltiva il suo orticello d’intellettuali e im­prenditori amici, registra il tragico inquinamento del li­torale, sposta e licenzia i di­rigenti in base a faide tra partiti, ricicla gli ormai nu­merosi trombati alle elezio­ni, rimpolpa con centinaia di milioni l’arcipelago clien­telare della formazione, af­fida i turisti agli ex detenu­ti. E naturalmente si prepa­ra alle elezioni sminuzzan­do la spesa tra comuni grandi e piccoli.

Diciamo le cose come stanno, questo non è il Sud, è la parte peggiore del Sud. E, come tale, rischia di portare l’intero Mezzogior­no su un binario morto, chiudendolo nei propri confini, che sono storica­mente (e tanto più oggi) asfittici. Ben che vada, il partito territoriale chiederà e otterrà l’ argent de poche della sopravvivenza, impo­nendo, in cambio, la perpe­tuazione di un ceto politico vecchio e, come i vecchi, fi­siologicamente infecondo. Quel progetto risponde a un’idea corporativa del ter­ritorio che, ancora una vol­ta, impedirebbe la crescita di un libero mercato delle merci, delle competenze e della politica. Assomiglia terribilmente al cimitero degli elefanti. Ma il Sud, per fortuna, è anche altro e non è detto che sia in via di estinzione.
-----------------------------------------------------------------------------Ovviamente concordiamo alla virgola con l’editoriale di Paolo Macry.
Da tempo la nostra posizione e’ chiara: e’ mortificante che uomini come Bassolino e company si propongano come rappresentanti di un Sud e di un cambaimento per il Sud dopo essere stati i protagonisti del disastro che esige appunto un cambiamento.
Senza di loro .
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Commenti: 7


Andrea Balìa (andrbali@tin.it) ha scritto: domenica 19 luglio 2009 ore 20.28.55

Il Partito del Sud non è e non sarà quello di Lombardo, Bassolino, ecc.. per 3 ragioni innanzitutto :

1) Il Partito del Sud già esiste, l’ha fondato Antonio Ciano a Gaeta dove governa con una lista civica che ha mandato all’opposizione Destra e Sinistra; ha rappresentanza in varie regioni d’Italia ed ha un assessore anche a Catania.

2) Esistono altre formazioni politiche culturali meridionaliste che incarnano il vero spirito positivo del Sud (L’Altro Sud, Comitati Due Sicilie, Insorgenza, ecc...)con una coscienza identitaria e storica e che stanno lavorando per un unità, che se riuscirà superando gli inevitabili individualismi, darà davvero una rappresentatività politica al meridione che purtroppo ora manca, ma che è diventata improcrastinabile.

3) Il Sud, come sottolineato dall’articolo di Macry, non può ipotizzare un suo riscatto che passi attraverso la vecchia partitocrazia, collusa e responsabile dei disastri, sia di Destra che di Sinistra, comunque filogovernativa (di quello di turno) e sponsor di interessi filonordisti grazie agli ascari politici meridionali.

Andrea Balìa (Responsabile all’Identità di L’ALTRO SUD=

Fonte:
Napoli.acapo

Derivati e debiti regioni - Il figlio di Bassolino



Derivati e debiti delle regioni italiane. Il figlio di Bassolino promosso responsabile dei rapporti con gli Enti pubblici italiani dalla UBS

Centrale del Garigliano: il Governo risuscita l’eco-mostro nucleare?


Un'eredità pesante quella della Centrale Nucleare del Garigliano, una delle 4 Centrali costruite all'epoca in Italia a sud della provincia di Latina. Ferma dagli anni settanta, ufficialmente per manutenzione, in realtà spenta a seguito di un guasto, per anni rimasta quasi del tutto dimenticata con il suo carico impressionante di scorie, aspettando uno smantellamento che non è mai avvenuto. Oggi quella Centrale rischia sul serio di ritornare a diventare un incubo, perché il Governo, intenzionato a ritornare al nucleare, starebbe per sceglierla come una delle zone da coinvolgere.

Le volontà del Governo Berlusconi di rilanciare con quarant' anni di ritardo il nucleare nel nostro paese hanno riportato alla ribalta di tutti i media le tematiche del nucleare in Italia e le sue moltitudini di rischi. Per quanto riguarda la Centrale Nucleare del Garigliano, se ne torna a parlare questa volta con un po’ più di preoccupazione, e non solo sui giornali locali.

Prossimamente, con l'avvio della fase operativa del piano sullo sviluppo del Governo prevista entro fine 2009, lo stesso sarà chiamato a pronunciarsi sulla scelta dei siti individuati, e a sorpresa, il nome della Centrale del Garigliano spunta fuori come uno dei probabili siti candidati sui quali "vedere" di ricostruire una centrale, o magari un deposito.

Se sarà scelta come sito, la zona attorno alla Centrale sarà dichiarata con tutta probabilità zona di "interesse strategico nazionale", il che significa "zona militare". Se ciò accadrà, tanto per fare un esempio, la divulgazione di foto e di certe informazioni contenute in questa modesta inchiesta potranno un domani addirittura essere vietate all’opinione pubblica. Ma dei pericoli, oggi, ne vogliamo parlare?

Già recentemente nei mesi scorsi sindaci e amministrazioni locali delle province di Latina e Frosinone hanno fatto sentire la loro voce in più circostanze e manifestazioni, esprimendo forti perplessità e preoccupazioni legate ad eventuali ipotesi di riapertura. Intanto i tempi scorrono, e proprio in questi giorni la notizia di un gruppo di imprenditori napoletani favorevoli all'impresa sul Garigliano, disposti a valutare eventuali finanziamenti con i loro soldi.

Nel più ampio contesto, ci sarà da vedere cosa succederà a livello nazionale con le popolazioni coinvolte una volta che a quest' ultime saranno proclamate decisioni finali, fra le poche certezze, per ora, quella di un enorme mole di incognite. Incognite che pesano. Come l'eredità delle tonnellate di scorie tossiche custodite in questi anni lungo tutto lo stivale.

La centrale del Garigliano appare nella campagna di Caserta come una gigantesca pallina da tennis. E’ spenta dal ‘78. Figlia di quegli incredibili avvenimenti possibili solo nell’Italia degli anni del boom, la Centrale fu costruita negli anni ’60 su quello che ancora oggi risulta terreno agricolo per il Comune di Sessa Aurunca, il comune sul quale sorge per competenza e per il quale quindi la centrale “burocraticamente” neanche esiste.

Dopo lo stop, negli anni ‘80 con il terremoto dell’Irpinia l’intera zona fu classificata zona sismica, e da allora, i rischi per questa Centrale dalla vita molto breve si moltiplicarono spaventosamente. L’edifico infatti all’epoca non fu costruito secondo i moderni criteri antisismici, e a seguito del terremoto, gli Enti di controllo richiesero rivalutazioni di tutto l’impianto.

Da ricordare come durante gli anni di attività dell’impianto nucleare del Garigliano furono note alle cronache decine e decine di episodi di casi di malformazioni su animali, seguiti ad alti tassi registrati di leucemie e linfonodi fra le popolazioni locali, il cui ricordo, è ancora oggi molto vivo negli abitanti delle popolazioni locali, come gli abitanti dei Comuni di Castelforte e SS Cosma e Damiano, fra quelli più colpiti all’epoca dell’esposizione alle radiazioni prodotte dalla Centrale.

Dalle analisi condotte in passato dall’avv. Marcantonio Tibaldi, figura storica antinuclearista del territorio oggi deceduto, sulle cause di morte degli ultimi trent’anni, venne fuori che in provincia di Latina si registrarono i più alti tassi di mortalità per leucemia e cancro. Sempre stando ai dati ufficiali, se nel Lazio le percentuali si aggiravano intorno al 7,7% a Latina arrivavano fino al 21,63% , mentre nella zona del Garigliano addirittura al 44,28%.

Il suolo dove sorge il sito della Centrale nucleare del Garigliano è uno di quei luoghi che oggi sarebbero classificati da qualunque paese come uno dei più a rischio dove realizzare una Centrale nucleare: costruita su zona alluvionale, in seguito dichiarata anche zona sismica, la Centrale sorge letteralmente attaccata al fiume Liri-Garigliano da cui prende il nome, le cui acque servivano un tempo a raffreddarne alcuni sistemi. Questo fiume, che non è affatto un fiume piccolo, è da sempre soggetto a piene invernali a valle della diga che in quel punto lo precede. Ogni 2/3 anni, preciso come un orologio, le acque del fiume Garigliano straripano nei campi circostanti ricoprendo vaste aree, inclusi i terreni attorno alla Centrale.

E nei terreni attorno alla Centrale sta infatti uno dei problemi più enormi: al 70% terreni agricoli e frutteti intensivamente coltivati da cooperative a sud-est verso Caserta, la cui economia riguarda migliaia di famiglie dipendenti esclusivamente da un’agricoltura gia in parte fortemente penalizzata. Nel Golfo di Gaeta, come vedremo più avanti, i residui e l’inquinamento da metalli pesanti sono stati portati in questi anni sui fondali del mare dallo stesso fiume Garigliano, che pochi km più avanti trova la sua foce, andando a mischiarsi con le acque delle zone costiere di Minturno, Cellole, Formia e Gaeta.

Riaprire la centrale sarebbe insomma un disastro, che la popolazione non vorrà essere disposta a pagare. L’irresponsabilità di chi detiene il potere decisionale su temi tanti delicati è un rischio per la vita e la salute stessa dei cittadini, che pure dovrebbero sentirsi tutelati da un ordinamento democratico.

di Sud Pontino Social Forum

Fonte:
linkontro 16 luglio 2009

domenica 19 luglio 2009

DOPO AVERCI COPIATO IL NOME ORA CI COPIANO ANCHE GLI SLOGAN.....E NON SOLO...

Incredibile, dopo averci copiato il nome , o meglio tentato di copiarci il nome, ora i signori riuniti a Sorrento, immaginiamo intorno ad una tavola rotonda, ci copiano pure i nostri slogan....

Ecco infatti la scritta che dominava la sala dell'ultimo incontro di Sorrento, la cui foto campeggiava su quasi tutti i giornali di ieri






Non vi ricorda niente...? Ma si è lo stesso slogan usato da noi (noi del vero Partito del Sud..)
nelle ultime comunali di Virgilo e Suzzara in provincia di Mantova
eccolo qui






uno slogan ideato dal nostro Coord. Nazionale Organizzativo Francesco Laricchia e da noi già usato anche in precedenti consultazioni.

Inoltre leggiamo sul quotidiano La Stampa (di Torino...) che stà seguendo giornalmente l'evolversi della nascita di questo "nuovo" soggetto politico (si vede che ci tiene molto...) nell'edizione del 18/07/2009 a pag. 12 (un'intera pagina..) in un servizio speciale da Sorrento di Francesca Schianchi che, i signori riuniti a Sorrento, avrebbero già pronto oltre al sito web anche un nuovo quotidiano che si chiamerà "New Sud"....

Ma che coincidenza.... guardacaso, come "Il Nuovo Sud" il mensile dell'Associazione Culturale Neoborbonica...ne hanno solo tradotto una parte in inglese...si sa un tocco d'inglese non guasta mai...fa giovane e moderno....





Tutte coincidenze...?

Ci pare francamente improbabile,anche perchè, come dice il detto, tre indizi fanno una prova.

A prima vista l'impressione è proprio quella di trovarsi di fronte a scopiazzature senza pudore.

Insomma sembrerebbe come a scuola dove l'alunno che non conosce la materia e senza idee si aiuta, durante la verifica, copiando a più non posso dal vicino preparato.

Nell'attesa di prossime, casuali, scopiazzature , speriamo che i cittadini capiscano che, anche in politica, è sempre meglio preferire l'originale diffidando dalle imitazioni.


P.S. :anche oggi La Stampa di Torino si occupa , come sempre, del "partito del Sud", questa volta cita in prima pagina anche il VERO Partito del Sud, peccato che l'editorialista prenda una topica clamorosa collocando Gaeta in provincia di Caserta, a dimostrazione che se la conoscenza geografica è così lacunosa figuriamoci la conoscenza delle realtà politiche territoriali....comunque ciò non gli impedisce di continuare a pontificare giudizi sulle realtà politiche meridionali e meridionaliste da Torino...

IL VERO MERIDIONALISMO, UN ORFANO DELLA COMUNICAZIONE




Di Gino Giammarino


Mentre si continua
a predicare
le cose giuste
nel modo sbagliato,
c'è chi confonde
polpette con hamburgers...

Scorrendo le pagine dei quotidiani, non può non balzare agli occhi il fermento che agita la nostra classe politica la quale, fulminata (purtroppo si tratta di un modo di dire) sulla via del meridionalismo, sta gareggiando per accreditarsi quale unico e credibile "Partito del Sud".

Naturalmente, senza possedere né i crismi dell'unicità (chi pratica il meridionalismo sa che ci vorrebbe un miracolo-ndr), né tantomeno quelli della credibilità, da lungo tempo dissipata dalla pratica quotidiana nello sfruttamento personale e svilimento della cosa pubblica.

Per la maggior parte dei casi, si tratta di politicanti estromessi dalle logiche di partito ed in cerca di riscatto attraverso quella che gli appare come un'ideologia, non solo facilmente sfruttabile, ma anche a buon mercato. Per dargli una definizione che sia facilmente comprensibile, li potremmo chiamare "Trombati in cerca d'autore".

Con tutti i difetti e i vizi della casta sopradescritti, però, il meridionalismo vero, quello che si danna l'anima da anni e anni per convincere i meridionali della necessità di avere un partito rappresentativo delle istanze del territorio che si identifica con i confini di quello che fu il "Regno delle Due Sicilie", non può non fare autocritica se qualcuno sta cercando di scippargli la cosìddetta "polpetta dal piatto".
E, per colmo del ridicolo, usando le stesse motivazioni, riferimenti, dati e cifre affannosamente veicolate dagli stessi meridionalisti nel deserto di qualche convegno salottiero o su improvvisati fogli senza alcuna finalità oggettiva oltre il velletarismo. Ciononostante, la gente del Sud, che non è stupida, ha respirato un humus diverso, ha capito che qualcosa deve e può cambiare.

Facile per un addetto ai lavori individuare, oltre la tradizionale incapacità di unirsi verso un obiettivo comune, in una mancata "Organica Strategia di Comunicazione" la pochezza percentuale dei risultati raggiunti.
Per dirla in breve, il meridionalismo continua a dire le cose giuste nel modo sbagliato.

Inoltre, il Sud attraversa un pericoloso momento, rischiando che le sue genti, orfane -perlappunto- di un'efficace comunicazione, non comprendendo le buone intenzioni di chi, generosamente, si propone come "vera ed inattaccabile nuova classe dirigente per il Sud", si consegnino nelle mani di chi è scafato da anni di approfittamento della buona fede dell'elettore.

In vita, come in guerra, tutto è possibile: ma che una banda di cialtroni ci rubi una tradizionale "polpetta al ragù" scambiandola, nell'ignoranza abissale e strafottenza verso la sua terra ed identità, per un rinsecchito "hamburger", mi sembra una cosa che non possiamo e non dobbiamo consentire a nessuno.

Salvatore Borsellino «Via D'Amelio strage di Stato»



MILANO - «Vju viniri na cavalleria chistu è mè patri chi veni pi mia! Signuri patri, chi vinistivu a fari? Signura figghia, vi vegnu a mmazzari. Signuri patri, aspettatimi un pocu, quantu mi chiamu lu me cunfissuri».

A memoria Salvatore Borsellino recita i versi de La baronessa di Carini. La leggenda di Donna Laura Lanza è una storia siciliana i cui luoghi, il sangue, il dolore e il tradimento ricorda le più moderne storie di mafia. Il fratello del giudice Paolo Borsellino promette: «Quando smetterò di lavorare farò il cantastorie».

Intanto racconta la storia del fratello: il giudice Paolo Borsellino, morto il 19 luglio 1992 a Palermo con gli agenti di scorta Agostino Catalano (caposcorta), Emanuela Loi (prima donna a far parte di una scorta e a cadere in servizio), Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. L'unico sopravvissuto è Antonino Vullo

.http://www.corriere.it/cronache/09_luglio_17/borsellino_strage_mafia_1605a66e-729b-11de-a0f6-00144f02aabc.shtml

Nino Luca17 luglio 2009http://www.danieleandaloro.blogspot.com/

19 Luglio Via D' Amelio Strage di Stato.




Programma delle iniziative a Palermo

Domenica 19 luglio

Ore 8:00 - via D´Amelio: presidio fino alle ore 16.40 con interventi di giornalisti, associazioni e cittadini

Ore 16:55 - Minuto di silenzio

Ore 17:00 - Marilena Monti recita GIUDICE PAOLO



Ore 18:30 - Partenza del corteo da via D´Amelio verso il quartiere Kalsa passando per i luoghi dov´è cresciuto Paolo Borsellino con arrivo a P.zza Magione

Ore 21.30 - P.zza Magione: recital di Giulio Cavalli. Esibizioni di Mario Crispi, Marilena Monti, Angela Rizzo e Laura Spacca


Lunedì 20 luglio

Ore 9:00 - Palazzo di Giustizia: presidio di solidarietà ai magistrati

Promossi l'eoilco e il fotovoltaico, bocciato il nucleare!!!

Un recente studio della Stanford University ha valutato le fonti energetiche alternative ai combustibili fossili mettendo a confronto benefici ed impatti di ognuna.

Lo studio, pubblicato su "Energy & Environmental Science" è stato condotto da Mark Jakobson, ricercatore e ingegnere ambientale che nel suo lavoro ha fatto per la prima volta un’analisi quantitativa delle energie alternative tenendo conto non solo delle emissioni prodotte ma anche del livello di sicurezza energetica, degli impatti sulla salute umana, sull’ecosistema e sulle risorse idriche. Il metodo seguito è stato quello di valutare l’impatto complessivo di ciascuna fonte esaminata come se fosse usata da sola per alimentare l’intero fabbisogno energetico del parco automobilistico degli USA trasformato in veicoli a trazione elettrica o a biocarburanti.


Ne è risultato che le fonti di energia più convenienti sono l’eolico, il solare a concentrazione, il geotermico ed il fotovoltaico . A seguire le maree, il moto ondoso e l’idroelettrico. Decisamente bocciati il nucleare, il cosiddetto “carbone pulito” ed i biocarburanti. E’ stato calcolato che il nucleare, oltre a problemi di sicurezza di non poco conto, ha emissioni 35 volte superiori a quelle dell’eolico e tempi lunghi di realizzazione delle centrali che in quel periodo comportano ulteriori emissioni non evitate.



Anche il carbone pulito non è affatto pulito ed emette una quantità di CO2 superiore di 110 volte a quella dell’eolico. I biocarburanti come l’etanolo ricavati dal mais o dalla cellulosa sono stati valutati negativamente per via dell’inquinamento e degli spazi e risorse sottratte ad altri scopi, con danni alla salute dell’uomo, alla fauna, al clima e alle già scarse risorse idriche del pianeta.

Il suggerimento finale di Jakobson è quello di non disperdere “energie” economiche ed intellettuali in mille rivoli ma di concentrarsi sullo sviluppo tecnologico delle fonti alternative che danno i più alti benefici assicurando così vantaggiose ricadute anche sulla produzione agricola, sui costi della salute e sul clima.

Fonte: Pieno sole

sabato 18 luglio 2009

Ecco chi ha fatto nascere il Partito del Sud




Finalmente qualcuno si sta accorgendo che il Partito del Sud esiste già, è il nostro, nato a Gaeta nel 2002, quando si presentò alle elezioni amministrative di quel comune. Oggi amministra la città con la lista Raimondi, ex presidente del Vis.
I partiti di destra e di sinistra sono all’opposizione.
Fino ad un mese fa Gaeta era l’unica città al di sopra dei ventimila abitanti, amministrata da due liste non convenzionali, nè filorisorgimentali. Oggi l’ha seguita Aprilia, la seconda città della provincia.
Gaeta sta tracciando la via maestra per battere i partiti tradizionali, difensori del Risorgimento, causa di tutti i mali del sud, vero cancro dei meridionali.
Sono stati costretti da costoro a lasciare l’Italia in 30 milioni, una diaspora biblica che nemmeno gli ebrei hanno conosciuto, dopo che i piemontesi, nella lotta chiamata di “repressione del brigantaggio”, avevano massacrato oltre un milione di contadini chiamandoli Briganti.
Negli ultimi anni sono andati via dal sud oltre 700 mila giovani, una vergogna nazionale che voglio nascondere con l’arresto di nuovi immigrati nella nazione da dove si emigra.
I manifesti giganti messi a Palermo sono i nostri.
Dell’Utri, siciliano di nascita, vera anima di Forza Italia, conosce un sondaggio nel quale ha letto la volontà del sud.
Se si presentasse il nostro partito in tutte le regioni del sud, prenderebbe subito il 40% dei voti, perciò è stato inviato in Sicilia da Berlusconi, per rifare ciò che fece il massacratore di Bronte e dei siciliani nel 1860: Giuseppe Garibaldi.
Le gente non ha più fiducia nei partiti di destra e di sinistra, che per noi, sono solo indicazioni stradali.
Stiamo costruendo il Partito sul territorio, a Catania il nostro vicecoordinatore Nazionale ha aperto il primo supermercato COMPRASUD d’Italia.
Un supermecato che vende solo prodotti meridionali, vi hanno aderito già 600 operatori agricoli ed industriali. Per la prima volta stiamo assaltando l’economia del Nord, ogni centesimo guadagnato da quel supermercato è tolto a quelli tosco-padani.
Ci riprenderemo le compagnie di assicurazini, di navigazione, quelle telefoniche, le banche e soprattutto l’etere, per mezzo del quale entreremo nelle case della gente a spiegare come il Nord, in 150 anni, sia riuscito a mortificare i territori più ricchi d’europa.

Antonio Ciano , segretario nazionale del Partito del Sud
Fonte:ReteSud

Lezione sulla mafia tenuta dal giudice Paolo Borsellino nel 1989 a Bassano Del Grappa




L'italia va avanti perché ci sono i fessi. I fessi lavorano, pagano e crepano. Chi fa la figura di mandare avanti l'Italia sono i furbi, che non fanno nulla, spendono e se la godono. GIUSEPPE PREZZOLINI

Quando ti trovi d'accordo con la maggioranza, è il momento di fermarti a riflettere. MARK TWAIN

Talvolta, vedendo le furfanterie della povera gente e tutti gli imbrogli degli uomini che occupano cariche importanti, si è tentati di considerare la società come una foresta piena di ladri, fra i quali i più pericolosi sono proprio gli sbirri incaricati di dare la caccia agli altri. NICOLAS DE CHAMFORT

I mulini degli dei macinano tardi, ma macinano molto fine. SESTO EMPIRICO

Tutta la vita della società e dello Stato è fondata sul tacito presupposto che l'uomo non pensi. Una testa che non si offra in qualsiasi situazione come un capace spazio vuoto non avrà vita facile nel mondo. K. KRAUSS

Un politico pensa alle prossime elezioni, un uomo di Stato alle prossime generazioni. J. CLARKE

Esiste un solo bene, la conoscenza, e un solo male, l'ignoranza. SOCRATE

Un uomo intelligente costretto a vivere insieme a degli sciocchi assomiglia a colui che ha un orologio che va bene in una città le cui torri hanno tutte orologi che vanno male. Lui solo sa l'ora giusta: ma a che gli serve? Tutta la gente si regola secondo gli orologi cittadini sbagliati, persino coloro i quali sanno che soltanto il suo orologio indica l'ora vera. ARTHUR SCHOPENHAUER

La democrazia è una forma di religione,
è l'adorazione degli sciacalli, da parte dei somari. (H.L. Menken)

Schiavo è chi aspetta qualcuno che venga a liberarlo. ( Ezra Pound)

Potrete ingannare tutti per un pò. Potrete ingannare qualcuno per sempre. Ma non potrete ingannare tutti per sempre. (Abramo Lincoln)

Una nuova questione meridionale


Di GIUSEPPE BERTA

Fra le immagini stereotipate della società italiana a cui dobbiamo rinunciare vi è quella di un Sud con meno risorse delle altre aree del Paese, ma dotato di una popolazione più giovane e numerosa.

I dati dell’ultimo rapporto elaborato dalla Svimez - un’autentica istituzione della cultura meridionalistica, presieduta da Nino Novacco - ci dicono che non è più questa la realtà demografica del Mezzogiorno d’Italia. Oggi nel nostro Sud vivono 20,8 milioni di abitanti che, se non avverrà un’inversione di tendenza, saranno calati a 19,3 milioni tra vent’anni. Saranno allora le classi d’età più anziane a prevalere: andando avanti di questo passo, una persona su tre avrà più di 65 anni; una su dieci supererà gli 80.

Il Sud, ancora più dell’Italia, non è una terra per i giovani. Questi se ne stanno andando, infatti, in numero elevato. Sono circa 300 mila le persone che ogni anno abbandonano il territorio meridionale «per cercare di realizzare le loro aspettative professionali nel resto del Paese», come scrive il Rapporto Svimez. Per circa 120 mila di essi non si tratta della ricerca di un’opportunità momentanea, ma di una scelta definitiva. Sono giovani che non faranno mai più ritorno ai luoghi in cui sono nati; li contraddistingue un’alta scolarizzazione e un desiderio di miglioramento della loro condizione che li spinge al Nord.

Dunque, il nostro Paese non conosce soltanto i flussi migratori di cui riferiscono quotidianamente le cronache, con i risvolti dei problemi di sicurezza che tengono banco nel dibattito politico. È ripreso anche il movimento della popolazione che più di ogni altro ha segnato la storia del secolo scorso, quello che sposta le persone lungo l’asse Sud-Nord. Soltanto che è molto diverso da quello di cui conserviamo ancora una solida memoria collettiva. Le migrazioni odierne non hanno proprio nulla di simile a quelle codificate nell’immagine pubblica, quando - nei decenni Cinquanta e Sessanta - molti lavoratori meridionali affluivano alle città settentrionali e alle loro fabbriche. Ciò che avviene oggi coinvolge i giovani più istruiti del Sud, quelli che vogliono per se stessi gli studi migliori, che hanno voglia di misurarsi con la realtà più avanzata con cui possono entrare in contatto.

Se è lecito accostare l’osservazione personale alle cifre, devo dire che i numeri della Svimez non stupiscono chi, come me, li ha letti al termine di una giornata d’esami trascorsa in un’università milanese, la Bocconi, che è una delle mete preferite dai ragazzi meridionali. Sono tanti quelli che giungono - proprio come annota la Svimez - dalla Puglia, dalla Campania, dalla Sicilia, attratti dalla capacità di richiamo di una grande area metropolitana e dalle sue istituzioni formative. Sono studenti mossi quasi sempre dalla volontà di utilizzare gli strumenti d’analisi di cui si impadroniscono per comprendere il territorio dal quale provengono. Propongono, spesso in modo appassionato, tesi e lavori di approfondimento sui luoghi in cui sono nati, animati da un interesse molto forte e vivace per i problemi locali. Ma sanno bene che non applicheranno i risultati dei loro studi alle loro terre. Esse non concedono loro spazio per affermarsi, per far valere le loro conoscenze, per promuovere il loro talento. Del resto, come potrebbero rassegnarsi a tornare in posti che lasciano loro ben poche speranze? Nel Sud il Pil pro capite è pari al 59% di quello del Centro-Nord: circa 18 mila euro contro oltre 30 mila. Meglio allora, molto meglio, scommettere su se stessi e tentare altrove la propria sorte.

Nulla più di questa perdita del «capitale umano», rappresentato dall’intelligenza e dalle competenze di migliaia e migliaia di giovani, testimonia del declino del Mezzogiorno, che assiste all’allontanamento progressivo delle sue energie più vitali. La crisi del Sud si riflette, ancor prima che nel peggioramento degli indicatori economici, nel venir meno di una visione dello sviluppo. Sulle prospettive di crescita della società meridionale è calata da anni una cortina di silenzio.

Ciò dipende anche dal fatto che la «questione settentrionale» ha soppiantato da tempo, nell’agenda politica italiana, la «questione meridionale», una volta uno dei cardini del discorso politico del nostro Paese. C’è da chiedersi, tuttavia, quanto a lungo potrà reggere un rapporto così squilibrato con una parte d’Italia che sta scontando la consunzione e lo spreco delle sue fondamentali risorse sociali.

Fonte:
La Stampa del 17/07/2009

SONO IN DISTRIBUZIONE I NUMERI 24 E 25 DE IL CARLINO - PERIODICO MERIDIONALISTA INDIPENDENTE



























Sono in distribuzione i numeri n. 24 e n.25 de IL CARLINO



Nel n. 25 oltre a notizie e approfondimenti di carattere storico le indicazioni per poter partecipare all'11^ Serata Tradizionalista Borbonica del 1 Agosto.

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G8/ Benetazzo ad Affaritaliani.it: "Corriamo il rischio che venga creata una super-banca mondiale in balia delle lobby"


Il vero pericolo di questo G8 è che si arrivi alla costituzione di un governo bancario mondiale attraverso un organismo monetario e finanziario di controllo del pianeta. Ne è convinto Eugenio Benetazzo, ex-bocconiani e ora primo ed unico predicatore finanziario in Italia (come lui stesso si definisce nel suo sito), che ad Affaritaliani.it spiega i rischi di un super-organismo in balia delle lobby. La crisi? E’ solo un primo assaggio di quello che arriverà nel 2012 a livello macroeconomico, energetico e alimentare, spiega il broker indipendente detto il Beppe Grillo della finanza, tra i pochissimi ad aver preannunciato in un saggio del 2006 la tempesta finanziaria.

Secondo Benetazzo la colpa è tutta del Wto che “sta creando uno spostamento di ricchezza da Occidente ad Oriente, mettendo in seria difficoltà l'attività occupazionale dei Paesi occidentali con le delocalizzazioni”. Come uscirne? Col protezionismo e restituendo ai singoli Stati la sovranità monetaria.

L’INTERVISTA

Oggi è iniziato il G8. I grandi della Terra cercano di mettere a punto nuove regole per la finanza mondiale, ma le divisioni al loro interno sono ancora molte. Che cosa succederà?
"La preoccupazione principale non è la regulation finanziaria: non è qui che sta il marcio. Il rischio è che ci sia una volontà occulta di arrivare silenziosamente ad un governo bancario mondiale attraverso un organismo monetario e finanziario di controllo del pianeta. Questo sì che potrebbe essere un grande problema. E a questo proposito non è casuale che la stessa Cina oltre due mesi fa abbia detto che non è più possibile far reggere gli equilibri del sistema finanziario sul dollaro Usa, chiedendo di fatto una nuova moneta internazionale".

Quindi lei vede come un pericolo l'istituzione di un super-organismo internazionale di controllo.
"Sì. E' una vera e propria minaccia".

Perché?
"Perché metterebbe tutte le economie dei singolo Paesi nelle mani della due diligence, del controllo,
della vigilanza e delle politiche monetarie di un unico interlocutore. E basta vedere come già adesso Fed, Bce, Boe e Boj, pur mantenendo una loro cosiddetta indipendenza, abbiano dimostrato politiche monetarie fallimentari. Prenda l'Europa, che è governata da più di 10 anni dalla Banca Centrale Europea: tutti i Paesi che stanno abbracciando la politica Ue sono pesantemente in difficoltà. E uno di questi Paesi è il nostro che non può più contare su strumenti monetari propri come l'emissione di debito pubblico, l'aumento o la diminuzione dei tassi di interesse... "

Quindi lei teme la fusione delle principali banche centrali in un solo organo con super-poteri?
"Si presume che si tratti di una sorta di fusione. Con la coneseguente perdita o rinuncia di sovranità monetaria degli Stati a favore di un organismo esterno che si occuperà di armonizzare i flussi finanziari, la regulation di 4 aree economiche strategiche..."

Quello che di fatto c'è già in Europa con la Bce...
"Esatto. Il problema è che si passerebbe ad una nuova Banca mondiale, ancora più lontana, dove delle lobby occulte avranno ancora più potere..."

Quali lobby?
"Meglio non parlarne".

Se però i Paesi del G8 non sembrano riuscire ad accordarsi sulle nuove regole da dare ai mercati, non è più difficile che riescano di comune accordo a fondare una banca centrale comune?
"Non è necessario che si mettano tutti d'accordo. Anzi: già il fatto che siano tutti in disaccordo, pone le condizioni per creare un soggetto super-partes. Ma ripeto: il marcio non è nelle regulation...".

E dov'è?
"Nel Wto. Che sta creando uno spostamento di ricchezza da Occidente ad Oriente, mettendo in seria
difficoltà l'attività occupazionale dei Paesi occidentali con le delocalizzazioni. I mutui Usa, per esempio, non sono stati pagati proprio a causa della delocalizzazione: i subprime esistono da più di 30 anni ma sono venute meno le condizioni da parte dei soggetti interessati di poter pagare i propri impegni debitori a causa della perdita di milioni di posti di lavoro".

E il Wto che cosa c'entra?
"Spingendo per l'internazionalizzazione degli scambi mercantili e poi anche per l'abbattimento dei dazi doganali per favorire grandi corporation alimentari e industriali, ha portato a questo tipo di trasformazione societaria".

Nel suo libro-dvd in uscita L'economia allo sbando (Macroedizioni) lei parla di 3 crisi in arrivo: macroeconomica, alimentare e energetica.
"C'è una convergenza di fattori a livello macroeconomico, energetico, alimentare che poteranno ad esplodere una grande crisi planetaria dopo il 2012. La crisi che stiamo attraversando è solo una prima sfaccettatura: abbiamo avuto la manifestazione finanziaria, ora ci aspetta quella sociale".

E come si fa a contrastare questa crisi?
"Le strade ci sono. E non è certo internazionalizzandosi che si risolvono i problemi. Bisogna interrompere lo strapotere del Wto. Quindi: iniziare ad embargare l'Europa nei confronti di tutti i prodotti che iniziano a proliferare e invadere i mercati europei, consentendo la protezione dell'artigianato e dell'industria europea con manodopera autoctona. Si tratta semplicemente di difendere i livelli occupazionali: gli stessi che adesso l'Inghilterra rimpiange, a distanza di 20 dalle scelte della Thatcher e del suo processo di de-industrializzazione".

Tornare all'industria, questa la ricetta?
"Poi bisognerebbe ripristinare la sovranità monetaria all'interno del nostro Paese e avere una Banca Centrale che emette moneta per conto proprio".

Quindi dire addio alla Bce e alla Ue?
"Sì. Anche se potremmo mantenere una moneta per le spese infrastrutturali e, localmente, divise locali. Ricordiamoci: l'euro è un marco travestito, serve solo alla Germania che esporta fuori dall'Ue. Per l'Italia, per esempio, si sta prospettando il cosiddetto scenario argentino: moneta troppo forte e economia troppo debole".

MARE INQUINATO LUNGO LA COSTA FLEGREA PER COLPA DEL DEPURATORE DI CUMA.

venerdì 17 luglio 2009

Russia dimenticata


Continuano a morire i giornalisti nella Russia del dittatore Vladimir Putin.
Ieri è stata trovata morta Natalia Estemirova, giornalista sequestrata in Cecenia, collaboratrice dell'ong Memorial, l'unica che tiene il conto dei morti nel Caucaso settentrionale.
Proprio lei, vincitrice del primo "Anna Politkovskaya Award", il premio intitolato alla giornalista russa uccisa il 7 ottobre 2006 (processo, tra l'altro, recentemente riaperto dalla Corte suprema che ha annullato l'assoluzione per le tre persone accusate).
Durante la premiazione disse: "L'Occidente non può e non deve voltare le spalle al popolo ceceno". Ma è da tempo che l'informazione non se ne occupa.
Quella italiana da mesi, se non da anni.
Dimenticando così centinaia di migliaia di morti delle due guerre (300mila morti e 200mila ceceni spariti nel nulla, un quarto dell'intera popolazione cecena, scriveva PeaceReporter nel 2005).


"Il compito di un dottore è guarire i pazienti, il compito di un cantante è cantare. L'unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede." (Anna Politkovskaya)

Fonte:
Il Popolo Sovrano
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Manifestazione Antimafia "Agenda Rossa" 18/19/20 Luglio 2009

Tre giorni di manifestazioni Antimafia a Palermo organizzati da Salvatore Borsellino, in ricordo delle vittime della strage di via D'Amelio: Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina e tutte le vittime della mafia e di chi con essa ha collaborato.

Salvatore Borsellino non vuole politici, vuole la gente onesta! perchè c'è un Paese da riprendersi!!! Tutte le info e programma: http://www.19luglio1992.com