lunedì 31 marzo 2008

A Lombardo e alla Lega.....il Sud non si piega !


Si è svolta,oggi a Roma, la manifestazione del Partito del Sud,di sostegno all'iniziativa di Antonio Pagano e di solidarietà alla città di Napoli.
Come noto, l' amico Antonio Pagano,coordinatore regionale Veneto del partito del Sud, ha querelato l' On. Calderoli per le dichiarazioni offensive, da questi rilasciate, sulla città di Napoli e sui suoi abitanti.
La querela,malgrado l'opposizione dell'On. Calderoli, è stata accolta ed oggi si è svolta la prima udienza presso il tribunale di Roma.
Oltre ad Antonio, presenti da Napoli gli amici di Insorgenza,un organizzato gruppo della delegazione romana, la delegazione pugliese guidata dal suo sempre più vulcanico coordinatore, una delegazione dall'Emilia Romagna, dirigenti e militanti del Partito del Sud oltre ad altri amici meridionalisti provenienti dalle più disparate località .
Purtroppo, in questa occasione, assenti più che giustificati gli amici siciliani,trattenuti da impegni dell'ultimo minuto legati alla campagna elettorale, a cui va il nostro saluto e il nostro sostegno .
Dell'On. Calderoli nessuna traccia, tramite il suo avvocato ha dichiarato di non aver ricevuto notifica della querela, l'udienza e' stata così rimandata a giugno.

Molte le persone incuriosite dalle bandiere delle Due Sicilie che sventolavano oggi a Piazzale Clodio,dalle note dell'Inno di Paisiello trasmesso dai megafoni,dagli slogan del drappello di manifestanti e dai nostri manifesti appesi insieme a striscioni lungo tutta la piazza.
Alcune persone si sono avvicinate per manifestare sostegno e solidarietà e volentieri hanno accolto la distribuzione di nostri giornali e di volantini.

Siamo orgogliosi di essere stati in piazza a manifestare, civilmente, per il rispetto della nostra Patria.

W LA NAZIONE NAPOLITANA W LA SICILIA W IL PARTITO DEL SUD
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Si è svolta,oggi a Roma, la manifestazione del Partito del Sud,di sostegno all'iniziativa di Antonio Pagano e di solidarietà alla città di Napoli.
Come noto, l' amico Antonio Pagano,coordinatore regionale Veneto del partito del Sud, ha querelato l' On. Calderoli per le dichiarazioni offensive, da questi rilasciate, sulla città di Napoli e sui suoi abitanti.
La querela,malgrado l'opposizione dell'On. Calderoli, è stata accolta ed oggi si è svolta la prima udienza presso il tribunale di Roma.
Oltre ad Antonio, presenti da Napoli gli amici di Insorgenza,un organizzato gruppo della delegazione romana, la delegazione pugliese guidata dal suo sempre più vulcanico coordinatore, una delegazione dall'Emilia Romagna, dirigenti e militanti del Partito del Sud oltre ad altri amici meridionalisti provenienti dalle più disparate località .
Purtroppo, in questa occasione, assenti più che giustificati gli amici siciliani,trattenuti da impegni dell'ultimo minuto legati alla campagna elettorale, a cui va il nostro saluto e il nostro sostegno .
Dell'On. Calderoli nessuna traccia, tramite il suo avvocato ha dichiarato di non aver ricevuto notifica della querela, l'udienza e' stata così rimandata a giugno.

Molte le persone incuriosite dalle bandiere delle Due Sicilie che sventolavano oggi a Piazzale Clodio,dalle note dell'Inno di Paisiello trasmesso dai megafoni,dagli slogan del drappello di manifestanti e dai nostri manifesti appesi insieme a striscioni lungo tutta la piazza.
Alcune persone si sono avvicinate per manifestare sostegno e solidarietà e volentieri hanno accolto la distribuzione di nostri giornali e di volantini.

Siamo orgogliosi di essere stati in piazza a manifestare, civilmente, per il rispetto della nostra Patria.

W LA NAZIONE NAPOLITANA W LA SICILIA W IL PARTITO DEL SUD

sabato 29 marzo 2008

CALDEROLI IMPUTATO, IL SUD E' PRESENTE !

COMUNICATO STAMPA DEL PARTITO DEL SUD-ALLEANZA MERIDIONALE

Il Partito del Sud ed i Movimenti Meridionalisti e Sicilianisti, in occasione della udienza fissata per lunedì 31 marzo alle ore 10 presso il Tribunale di Roma per la discussione della causa contro il leghista Calderoli per le ingiurie lanciate contro la città di Napoli che egli definì "una fogna", hanno organizzato, a piazzale Clodio, una manifestazione a sostegno e difesa della immagine della città partenopea e del Sud e contro quegli insulti che hanno coinvolto gli stessi napoletani che, secondo l'autore della legge porcata con la quale si voterà, sarebbero "topi" .

La manifestazione, inoltre, avrà anche lo scopo di sensibilizzare l'opinione pubblica sulla vicenda delle mozzarelle di bufala che, montata ad arte in un momento particolarmente pesante per l'economia campana, sta finendo con il compromettere la situazione occupazionale ed il turismo di Napoli, della Campania e del Sud in generale. Il tutto con il fine di svendere alle aziende del nord le ultime imprese produttive meridionali con l'avallo dei partiti di destra e di sinistra e la complicità delle organizzazioni malavitose.


L'UFFICIO STAMPA DEL PARTITO DEL SUD-ALLEANZA MERIDIONALE

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COMUNICATO STAMPA DEL PARTITO DEL SUD-ALLEANZA MERIDIONALE

Il Partito del Sud ed i Movimenti Meridionalisti e Sicilianisti, in occasione della udienza fissata per lunedì 31 marzo alle ore 10 presso il Tribunale di Roma per la discussione della causa contro il leghista Calderoli per le ingiurie lanciate contro la città di Napoli che egli definì "una fogna", hanno organizzato, a piazzale Clodio, una manifestazione a sostegno e difesa della immagine della città partenopea e del Sud e contro quegli insulti che hanno coinvolto gli stessi napoletani che, secondo l'autore della legge porcata con la quale si voterà, sarebbero "topi" .

La manifestazione, inoltre, avrà anche lo scopo di sensibilizzare l'opinione pubblica sulla vicenda delle mozzarelle di bufala che, montata ad arte in un momento particolarmente pesante per l'economia campana, sta finendo con il compromettere la situazione occupazionale ed il turismo di Napoli, della Campania e del Sud in generale. Il tutto con il fine di svendere alle aziende del nord le ultime imprese produttive meridionali con l'avallo dei partiti di destra e di sinistra e la complicità delle organizzazioni malavitose.


L'UFFICIO STAMPA DEL PARTITO DEL SUD-ALLEANZA MERIDIONALE

Causa ed effetto


Potentati commerciali economici stanno cavalcando ,a volte manovrando,la campagna mediatica sul problema mozzarella , li dividerei in due attori:
1) Chi prende le distanze dal problema campano, per allontanare dalle produzioni agricole delle proprie terre(al nord normalmante) i sospetti che anch'esse siano inquinate (caso Brescia docet ma ce ne sono anche altri..) e nel far questo si accanisce a gettare maggior discredito possibile, per ingigantire la "purezza" dei propri prodotti e contemporaneamente "nascondere" le proprie magagne,in poche parole "gioca in difesa".

2)Chi invece, biecamente, sta cercando di sfruttare a proprio vantaggio la situazione per speculazioni anche finanziarie e "gioca in attacco".Attacco contro la piccola e media impresa campana ,in questo caso ,ma direi contro tutto il Sud, per le speculazioni prossime venture, una volta che ,con un tozzo di pane ,potrà impadronirsi della filiera alimentare pregiata Duosiciliana, per poi rilanciarla, a proprio vantaggio, una volta esaurita l'emergenza.

E' chiaro che le due posizioni, in alcuni attori o in alcuni casi, possono anche saldarsi ,inoltre gli stessi meccanismi possono valere anche per altri settori, ad esempio il turismo con le attività economiche connesse.E' inoltre ovvio che ,anche, le organizzazioni malavitose sono sicuramente attori in questa tragedia.

E' questo che credo vada denunciato con forza da tutti noi,questa immonda speculazione sulla pelle della popolazione e sull'immagine planetaria del nostro Sud.

Detto questo però non bisogna lasciarsi depistare dalla priorità principale,se vogliamo rivendicare un minimo di credibilità, e cioè l'individuare e denuciare, anche ,le enormi responsabilità di chi ha contribuito a creare con il proprio lassismo (per essere pacati..) in 12 anni d'emergenza rifiuti questa situazione.

Persone che, per altro, sono vergognosamente ancora al loro posto.Quanti anni d'emergenza dovremo ancora vivere, perchè questi personaggi si facciano da parte?

Destra e sinistra hanno ambedue,di questa situazione, le loro colpe macroscopiche.

Non se ne vogliono andare, mandiamoli a casa con il nostro voto.
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Potentati commerciali economici stanno cavalcando ,a volte manovrando,la campagna mediatica sul problema mozzarella , li dividerei in due attori:
1) Chi prende le distanze dal problema campano, per allontanare dalle produzioni agricole delle proprie terre(al nord normalmante) i sospetti che anch'esse siano inquinate (caso Brescia docet ma ce ne sono anche altri..) e nel far questo si accanisce a gettare maggior discredito possibile, per ingigantire la "purezza" dei propri prodotti e contemporaneamente "nascondere" le proprie magagne,in poche parole "gioca in difesa".

2)Chi invece, biecamente, sta cercando di sfruttare a proprio vantaggio la situazione per speculazioni anche finanziarie e "gioca in attacco".Attacco contro la piccola e media impresa campana ,in questo caso ,ma direi contro tutto il Sud, per le speculazioni prossime venture, una volta che ,con un tozzo di pane ,potrà impadronirsi della filiera alimentare pregiata Duosiciliana, per poi rilanciarla, a proprio vantaggio, una volta esaurita l'emergenza.

E' chiaro che le due posizioni, in alcuni attori o in alcuni casi, possono anche saldarsi ,inoltre gli stessi meccanismi possono valere anche per altri settori, ad esempio il turismo con le attività economiche connesse.E' inoltre ovvio che ,anche, le organizzazioni malavitose sono sicuramente attori in questa tragedia.

E' questo che credo vada denunciato con forza da tutti noi,questa immonda speculazione sulla pelle della popolazione e sull'immagine planetaria del nostro Sud.

Detto questo però non bisogna lasciarsi depistare dalla priorità principale,se vogliamo rivendicare un minimo di credibilità, e cioè l'individuare e denuciare, anche ,le enormi responsabilità di chi ha contribuito a creare con il proprio lassismo (per essere pacati..) in 12 anni d'emergenza rifiuti questa situazione.

Persone che, per altro, sono vergognosamente ancora al loro posto.Quanti anni d'emergenza dovremo ancora vivere, perchè questi personaggi si facciano da parte?

Destra e sinistra hanno ambedue,di questa situazione, le loro colpe macroscopiche.

Non se ne vogliono andare, mandiamoli a casa con il nostro voto.

venerdì 28 marzo 2008

ATTACCO ALL'ORO BIANCO DEL SUD


Negare l'esistenza del problema diossina nelle mozzarelle di bufala sarebbe un ipocrisia da parte mia, ma prima di scrivere questo post, mi sono voluto documentare da varie fonti sulla reale situazione, ed da questo mio leggere ho potuto trarre le seguenti conclusioni:


1. La mozzarella di Bufala Campana, è tutelata dal Consorzio per la Tutela della Mozzarella di Bufala Campana, che è l'unico organismo riconosciuto dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, per la tutela, vigilanza, valorizzazione e promozione del formaggio Mozzarella di Bufala Campana, Con regolamento CE n. 1107 del 1996 è stata registrata a livello europeo la Denominazione di Origine Protetta (DOP) Mozzarella di Bufala Campana, che segue a tre anni di distanza quello della D.O.C. (D.P.C.M. del 10/05/1993), inoltre con regolamento (CE) n° 510/2006, vengono fissate tutte le norme che vanno dall'alimentazione delle Bufale (...L'allevamento bufalino viene effettuato con il sistema brado e semibrado e nelle aziende d'avanguardia prevale la stabulazione semilibera. Le bufale sono alimentate con foraggi che vengono prodotti in un territorio il cui suolo è di natura alluvionale ed è frammisto a detriti vulcanici...) alla pezzatura delle mozzarelle;


2. Sul mercato NON ESISTE NESSUN PRODOTTO CHE E' TOTALMENTE PRIVO DI DIOSSINA;


3. Per accusare problemi provenienti dall'ingestione di una dose eccessiva di diossina, il Ministero della Salute ha specificato che si dovrebbe mangiare per un mese ed ogni giorno, 1,5 Kg di mozzarella proveniente dai produttori risultati positivi ai limiti consentiti per la presenza di diossina nel latte.


4. Il Consorzio non esporta mozzarelle in Corea (terra ricca di Imitazioni)


5. Nessun produttore facente parte del consorzio, ha il latte che supera i livelli massimi di diossina consentiti per legge; bensì il loro prodotto è stato sequestrato preventivamente per ulteriori controlli (dovuti e richiesti dall'Unione Europea, alla luce delle recenti analisi con esito positivo sul latte proveniente da altri produttori extra consorzio), e comunque non immesso sul mercato;


6. Il prodotto Mozzarella di Bufala Campana del Consorzio, è sicuro e garantito;

Pertanto l'attacco dei media, nazionali ed esteri, ad un altro prodottodel SUD, è ingiustificato, ma soprattutto mirato a distruggere una realtà produttiva che proviene dai territori delle Due Sicilie.


Infatti, premesso che come ho già precisato sono cosciente

dell'esistenza del problema in Campania, mi chiedo come mai non è stato dato risalto all'esclusione di 5 produttori di latte dal consorzio Centrale del Latte di Brescia (notizia apparsa sul quotidiano online IL BRESCIA), per il superamento dei limiti massimi di diossina presenti nel loro prodotto?Precisiamo che la diossina, è un composto prodotto quando un materiale organico è bruciato in presenza di cloro, sia esso cloruro inorganico,come il comune sale da cucina, sia presente in composti organiciclorurati (ad esempio, il PVC).Per quanto riguarda i processi di combustione, possiamo ritrovarle in:industrie chimiche, siderurgiche, metallurgiche, industrie del vetro edella ceramica, nelle combustioni di legno e carbone, nella combustionedi rifiuti solidi urbani avviati in discarica o domestici, nella combustione di rifiuti speciali obbligatoriamente inceneribili in ambienti inadatti, nei fiumi delle cremazioni, dalle centrali termoelettriche e dagli inceneritori.Alla luce di quanto sopra, come è possibile che in un territorio povero di industrie, dove la sola colpa della popolazione è quella di sottomettersi alla volontà della camorra che vuole bruciare la munnezza per creare l'emergenza, ci sia una maggiore presenza di prodotti alla diossina rispetto a quelli provenienti dalle terre toscopadane ricche di industrie ed inceneritori.

Soprattutto, le domande nascono spontanee:siamo sicuri che tutti i prodotti che i supermercati toscopadani commercializzano nelle Due Sicilie e che provengono delle aree industrializzate del Nord (frutta, verdura, latte, carne) sono sicuri?Di chi è la colpa di questo procurato allarme?Chi dovrà risarcire i produttori per questa flessione delle vendite delloro prodotto?Comunque, non facciamoci influenzare dai media nazionali a matrice toscopadana,


*_CONTINUIAMO A COMPRARE SEMPRE E SOLO I PRODOTTI DEL SUD._


*Nello ESPOSITO

Nazione delle Due Sicilie
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Negare l'esistenza del problema diossina nelle mozzarelle di bufala sarebbe un ipocrisia da parte mia, ma prima di scrivere questo post, mi sono voluto documentare da varie fonti sulla reale situazione, ed da questo mio leggere ho potuto trarre le seguenti conclusioni:


1. La mozzarella di Bufala Campana, è tutelata dal Consorzio per la Tutela della Mozzarella di Bufala Campana, che è l'unico organismo riconosciuto dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, per la tutela, vigilanza, valorizzazione e promozione del formaggio Mozzarella di Bufala Campana, Con regolamento CE n. 1107 del 1996 è stata registrata a livello europeo la Denominazione di Origine Protetta (DOP) Mozzarella di Bufala Campana, che segue a tre anni di distanza quello della D.O.C. (D.P.C.M. del 10/05/1993), inoltre con regolamento (CE) n° 510/2006, vengono fissate tutte le norme che vanno dall'alimentazione delle Bufale (...L'allevamento bufalino viene effettuato con il sistema brado e semibrado e nelle aziende d'avanguardia prevale la stabulazione semilibera. Le bufale sono alimentate con foraggi che vengono prodotti in un territorio il cui suolo è di natura alluvionale ed è frammisto a detriti vulcanici...) alla pezzatura delle mozzarelle;


2. Sul mercato NON ESISTE NESSUN PRODOTTO CHE E' TOTALMENTE PRIVO DI DIOSSINA;


3. Per accusare problemi provenienti dall'ingestione di una dose eccessiva di diossina, il Ministero della Salute ha specificato che si dovrebbe mangiare per un mese ed ogni giorno, 1,5 Kg di mozzarella proveniente dai produttori risultati positivi ai limiti consentiti per la presenza di diossina nel latte.


4. Il Consorzio non esporta mozzarelle in Corea (terra ricca di Imitazioni)


5. Nessun produttore facente parte del consorzio, ha il latte che supera i livelli massimi di diossina consentiti per legge; bensì il loro prodotto è stato sequestrato preventivamente per ulteriori controlli (dovuti e richiesti dall'Unione Europea, alla luce delle recenti analisi con esito positivo sul latte proveniente da altri produttori extra consorzio), e comunque non immesso sul mercato;


6. Il prodotto Mozzarella di Bufala Campana del Consorzio, è sicuro e garantito;

Pertanto l'attacco dei media, nazionali ed esteri, ad un altro prodottodel SUD, è ingiustificato, ma soprattutto mirato a distruggere una realtà produttiva che proviene dai territori delle Due Sicilie.


Infatti, premesso che come ho già precisato sono cosciente

dell'esistenza del problema in Campania, mi chiedo come mai non è stato dato risalto all'esclusione di 5 produttori di latte dal consorzio Centrale del Latte di Brescia (notizia apparsa sul quotidiano online IL BRESCIA), per il superamento dei limiti massimi di diossina presenti nel loro prodotto?Precisiamo che la diossina, è un composto prodotto quando un materiale organico è bruciato in presenza di cloro, sia esso cloruro inorganico,come il comune sale da cucina, sia presente in composti organiciclorurati (ad esempio, il PVC).Per quanto riguarda i processi di combustione, possiamo ritrovarle in:industrie chimiche, siderurgiche, metallurgiche, industrie del vetro edella ceramica, nelle combustioni di legno e carbone, nella combustionedi rifiuti solidi urbani avviati in discarica o domestici, nella combustione di rifiuti speciali obbligatoriamente inceneribili in ambienti inadatti, nei fiumi delle cremazioni, dalle centrali termoelettriche e dagli inceneritori.Alla luce di quanto sopra, come è possibile che in un territorio povero di industrie, dove la sola colpa della popolazione è quella di sottomettersi alla volontà della camorra che vuole bruciare la munnezza per creare l'emergenza, ci sia una maggiore presenza di prodotti alla diossina rispetto a quelli provenienti dalle terre toscopadane ricche di industrie ed inceneritori.

Soprattutto, le domande nascono spontanee:siamo sicuri che tutti i prodotti che i supermercati toscopadani commercializzano nelle Due Sicilie e che provengono delle aree industrializzate del Nord (frutta, verdura, latte, carne) sono sicuri?Di chi è la colpa di questo procurato allarme?Chi dovrà risarcire i produttori per questa flessione delle vendite delloro prodotto?Comunque, non facciamoci influenzare dai media nazionali a matrice toscopadana,


*_CONTINUIAMO A COMPRARE SEMPRE E SOLO I PRODOTTI DEL SUD._


*Nello ESPOSITO

Nazione delle Due Sicilie

Per conoscere Emanuela Rullo


Ricevo e posto:






28 - 31 marzo 2008:
Torna Galassia Gutenberg, XIX edizione.

Anche quest'anno le case editrici del Gruppo Cominvest

- Michele Di Salvo Editore
- Name Edizioni
- Traccediverse Edizioni
- Mangrovie Edizioni

saranno presenti in Fiera con il proprio stand.


La collocazione è la stessa dell'anno scorso:
potrete trovarci agli espositori contrassegnati dai numeri 52 - 54 - 56
(come indicato nella cartina)

Venendoci a trovare nella giornata di sabato avrete l'occasione di incontrare
e conoscere alcuni dei nostri Autori:

- Emanuela Rullo, Il Colibrì, Traccediverse Edizioni
- Giorgio D'Amato, Sonata per i porci, Michele di Salvo Editore
- Rosa Maria Massari, Melone ragnorosposerpente, Traccediverse Edizioni
...e
di partecipare all'evento:

Conversazione sull’ultimo libro dello psicoterapeuta
Michele Rossena

Napoletani sul lettino
Michele Di Salvo Editore

Partecipano:
Cristina Donadio, attrice
Gabriella Favetti, coreografa
Sergio Piro, psichiatra
Daniele Sepe, musicista
Sarà presente l’autore
Sala Teti - Ore 17,00
Sabato 29 marzo 2008

Presso
Stazione Marittima
Expo – Palazzo dei Congressi
Molo Angioino – Piazza Municipio
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Ricevo e posto:






28 - 31 marzo 2008:
Torna Galassia Gutenberg, XIX edizione.

Anche quest'anno le case editrici del Gruppo Cominvest

- Michele Di Salvo Editore
- Name Edizioni
- Traccediverse Edizioni
- Mangrovie Edizioni

saranno presenti in Fiera con il proprio stand.


La collocazione è la stessa dell'anno scorso:
potrete trovarci agli espositori contrassegnati dai numeri 52 - 54 - 56
(come indicato nella cartina)

Venendoci a trovare nella giornata di sabato avrete l'occasione di incontrare
e conoscere alcuni dei nostri Autori:

- Emanuela Rullo, Il Colibrì, Traccediverse Edizioni
- Giorgio D'Amato, Sonata per i porci, Michele di Salvo Editore
- Rosa Maria Massari, Melone ragnorosposerpente, Traccediverse Edizioni
...e
di partecipare all'evento:

Conversazione sull’ultimo libro dello psicoterapeuta
Michele Rossena

Napoletani sul lettino
Michele Di Salvo Editore

Partecipano:
Cristina Donadio, attrice
Gabriella Favetti, coreografa
Sergio Piro, psichiatra
Daniele Sepe, musicista
Sarà presente l’autore
Sala Teti - Ore 17,00
Sabato 29 marzo 2008

Presso
Stazione Marittima
Expo – Palazzo dei Congressi
Molo Angioino – Piazza Municipio

29 Marzo 2008 S. Messa in Sufragio



Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

S. Messa in sufragio di

S.A.R. il Principe

FERDINANDO DI BORBONE DUE SICILIE Duca di Castro

29 Marzo 2008 ore 18,00

Chiesa di San Ferdinando

P.zza San Ferdinando

Napoli

Il Movimento Neoborbonico, con tutte le sue delegazioni italiane ed estere, in occasione della scomparsa di Sua Altezza Reale Ferdinando di Borbone, Duca di Castro e capo della Real Casa Borbone Due Sicilie, ricorda ai tanti napoletani, meridionali e italiani ancora legati alla memoria storica e alle proprie radici, le qualità dell’ultimo rappresentante di una dinastia che seppe regalare all’intero Sud primati solo positivi. In un momento particolarmente drammatico come quello che sta vivendo l’antica capitale del Regno con tutta la regione Campania, è ancora più importante ricordare l’orgoglio, la riservatezza, la discrezione e l’amore profondo (e ricambiato) che Don Ferdinando ha dimostrato tutte le volte che ha avuto occasione di stare tra la sua gente a partire dal 1984, anno in cui furono portati in Santa Chiara i resti dell’ultimo Re Francesco II. Il Movimento Neoborbonico augura al prossimo rappresentante della Casa Reale, S. A. R. Carlo di Borbone, di continuare il Suo impegno nel segno dei valori e della tradizione familiare e sempre con l’importante obiettivo della ricostruzione della verità storica e dell’orgoglio degli antichi Popoli delle Due Sicilie.

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

S. Messa in sufragio di

S.A.R. il Principe

FERDINANDO DI BORBONE DUE SICILIE Duca di Castro

29 Marzo 2008 ore 18,00

Chiesa di San Ferdinando

P.zza San Ferdinando

Napoli

Il Movimento Neoborbonico, con tutte le sue delegazioni italiane ed estere, in occasione della scomparsa di Sua Altezza Reale Ferdinando di Borbone, Duca di Castro e capo della Real Casa Borbone Due Sicilie, ricorda ai tanti napoletani, meridionali e italiani ancora legati alla memoria storica e alle proprie radici, le qualità dell’ultimo rappresentante di una dinastia che seppe regalare all’intero Sud primati solo positivi. In un momento particolarmente drammatico come quello che sta vivendo l’antica capitale del Regno con tutta la regione Campania, è ancora più importante ricordare l’orgoglio, la riservatezza, la discrezione e l’amore profondo (e ricambiato) che Don Ferdinando ha dimostrato tutte le volte che ha avuto occasione di stare tra la sua gente a partire dal 1984, anno in cui furono portati in Santa Chiara i resti dell’ultimo Re Francesco II. Il Movimento Neoborbonico augura al prossimo rappresentante della Casa Reale, S. A. R. Carlo di Borbone, di continuare il Suo impegno nel segno dei valori e della tradizione familiare e sempre con l’importante obiettivo della ricostruzione della verità storica e dell’orgoglio degli antichi Popoli delle Due Sicilie.

giovedì 27 marzo 2008

Due pesi due misure....


Ricevo e posto:
Carissimi amici,la situazione e' diventata davvero grave.L'ultimo attacco massmediatico padano alla mozzarella di bufala campana e' sconcertante....dobbiamo difenderci e dobbiamo difendere la nostra terra.
Ho inviato una lettera a Beppe Grillo, sperando che la pubblichi, per ora la lettera e' pubblicata sul nostro blog:
http://partitodelsud-roma.blogspot.com/
E' assurdo che la mozzarella campana e la sua immagine viene screditata in tutti i modi mentre si tace sul latte bresciano alla diossina e al PCB...ma noi non possiamo più stare zitti, come ha fatto Antonio alle deliranti accuse di Calderoli...e' il momento di reagire,
per la Patria Napolitana e la Nazione Siciliana!
Enzo Riccio
PARTITO DEL SUD - ROMA
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Ricevo e posto:
Carissimi amici,la situazione e' diventata davvero grave.L'ultimo attacco massmediatico padano alla mozzarella di bufala campana e' sconcertante....dobbiamo difenderci e dobbiamo difendere la nostra terra.
Ho inviato una lettera a Beppe Grillo, sperando che la pubblichi, per ora la lettera e' pubblicata sul nostro blog:
http://partitodelsud-roma.blogspot.com/
E' assurdo che la mozzarella campana e la sua immagine viene screditata in tutti i modi mentre si tace sul latte bresciano alla diossina e al PCB...ma noi non possiamo più stare zitti, come ha fatto Antonio alle deliranti accuse di Calderoli...e' il momento di reagire,
per la Patria Napolitana e la Nazione Siciliana!
Enzo Riccio
PARTITO DEL SUD - ROMA

Mozzarella alla diossina....tutta una montatura ?


(ASCA) - Roma, 26 mar - Nessun bando da parte dei paesi asiatici per la mozzarella di bufala ''Made in Italy'' ma solo la richiesta di chiarimenti. Chiarimenti che arriveranno, come annunciato dal Sottosegretario della Salute, Gian Paolo Patta, ''alla Commissione europea entro 48 ore o forse anche prima''. I prodotti fermi alla dogana sia in Corea del Sud che in Giappone non sono stati comunque oggetto di analisi che hanno rivelato la presenza diossina. E' questa la situazione del prodotto campano simbolo dell'Italia dopo l'allarme causato dai casi di positivita' alla diossina riscontrati in alcuni campioni di latte e mozzarella di bufala prelevati in alcune aree della Campania. Allarme a cui il ministero della Salute ha risposto oggi con un vertice per verificare le misure adottate a tutela dei consumatori. I valori di diossina riscontrati nel formaggio sono comunque molto bassi, ha assicurato Andrea Cozzolino, assessore alle Attivita' Produttive della Regione Campania, infatti, ''il tetto massimo della diossina e' di 3 picogrammi per grammo di latte e sono stati trovati valori di 3,2-3,3 picogrammi'', dunque di poco superiori al limite previsto dalle normative europee. Indici riscontrati nelle mozzarelle e nel latte presso 25 caseifici su 130 controllati. Tutte le 83 aziende agricole fornitrici dei 25 caseifici sono state rintracciate e sottoposte a sequestro cautelare per impedire qualsiasi rischio in attesa di conoscere gli esiti delle analisi che evidenzieranno la effettiva provenienza del latte risultato positivo all'esame della diossina. Bisogna dunque, come sottolineato da Gian Paolo Patta, ''individuare esattamente gli allevamenti che hanno fornito il latte non in regola ai caseifici in modo da prendere provvedimenti. Questi allevamenti una volta individuati non potranno piu' commercializzare il loro latte che dovra' essere portato alla distruzione''. Ma l''allarme diossina'', ha spiegato Donato Greco, Capo del Dipartimento della Prevenzione del ministero della Salute, non e' stato causato in nessun modo dai rifiuti urbani che ''non c'entrano, perche' la diossina rilevata e' dovuta alla combustione di rifiuti industriali agricoli oppure a mangimi contaminati''. O anche, ha aggiunto Patta, '''a partite di latte estero non pulite o illegali''. In ogni caso, ha sottolineato il sottosegretario,''i cittadini non devono farsi prendere dalla stessa psicosi che li colpi' ai tempi dell'aviaria perche' la mozzarella e' un prodotto sano e controllato''. E, gli ha fatto eco Antonio Limone, commissario straordinario dell' Istituto Zooprofilattico Portici, ''quello che poteva essere contaminato sul mercato non c'e' proprio arrivato. E motivazioni per ritenere la mozzarella di bufala contaminata e insalubre non ce ne sono''.
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(ASCA) - Roma, 26 mar - Nessun bando da parte dei paesi asiatici per la mozzarella di bufala ''Made in Italy'' ma solo la richiesta di chiarimenti. Chiarimenti che arriveranno, come annunciato dal Sottosegretario della Salute, Gian Paolo Patta, ''alla Commissione europea entro 48 ore o forse anche prima''. I prodotti fermi alla dogana sia in Corea del Sud che in Giappone non sono stati comunque oggetto di analisi che hanno rivelato la presenza diossina. E' questa la situazione del prodotto campano simbolo dell'Italia dopo l'allarme causato dai casi di positivita' alla diossina riscontrati in alcuni campioni di latte e mozzarella di bufala prelevati in alcune aree della Campania. Allarme a cui il ministero della Salute ha risposto oggi con un vertice per verificare le misure adottate a tutela dei consumatori. I valori di diossina riscontrati nel formaggio sono comunque molto bassi, ha assicurato Andrea Cozzolino, assessore alle Attivita' Produttive della Regione Campania, infatti, ''il tetto massimo della diossina e' di 3 picogrammi per grammo di latte e sono stati trovati valori di 3,2-3,3 picogrammi'', dunque di poco superiori al limite previsto dalle normative europee. Indici riscontrati nelle mozzarelle e nel latte presso 25 caseifici su 130 controllati. Tutte le 83 aziende agricole fornitrici dei 25 caseifici sono state rintracciate e sottoposte a sequestro cautelare per impedire qualsiasi rischio in attesa di conoscere gli esiti delle analisi che evidenzieranno la effettiva provenienza del latte risultato positivo all'esame della diossina. Bisogna dunque, come sottolineato da Gian Paolo Patta, ''individuare esattamente gli allevamenti che hanno fornito il latte non in regola ai caseifici in modo da prendere provvedimenti. Questi allevamenti una volta individuati non potranno piu' commercializzare il loro latte che dovra' essere portato alla distruzione''. Ma l''allarme diossina'', ha spiegato Donato Greco, Capo del Dipartimento della Prevenzione del ministero della Salute, non e' stato causato in nessun modo dai rifiuti urbani che ''non c'entrano, perche' la diossina rilevata e' dovuta alla combustione di rifiuti industriali agricoli oppure a mangimi contaminati''. O anche, ha aggiunto Patta, '''a partite di latte estero non pulite o illegali''. In ogni caso, ha sottolineato il sottosegretario,''i cittadini non devono farsi prendere dalla stessa psicosi che li colpi' ai tempi dell'aviaria perche' la mozzarella e' un prodotto sano e controllato''. E, gli ha fatto eco Antonio Limone, commissario straordinario dell' Istituto Zooprofilattico Portici, ''quello che poteva essere contaminato sul mercato non c'e' proprio arrivato. E motivazioni per ritenere la mozzarella di bufala contaminata e insalubre non ce ne sono''.

mercoledì 26 marzo 2008

Ma a Tokyo La Mozzarella Di Bufala Si Continua a Mangiare


(Adnkronos) - La mozzarella di bufala campana si continua a mangiare a Tokyo. La conferma arriva dal ristorante italiano 'Isola' della capitale giapponese, dove i clienti anche oggi hanno chiesto e gustato la pizza Margherita condita con la mozzarella di bufala. "Non c'è alcun problema, qui da noi si continua a mangiare sulla pizza Margherita. Oggi l'abbiamo preparata e servita come tutti gli altri giorni" garantisce il cuoco raggiunto telefonicamente dall'Adnkronos.
La buona notizia giunge dal Paese del Sol Levante a dispetto dello stop alle importazioni di questo prodotto di punta del made in Italy agroalimentare da parte di Giappone, Corea del Sud e Taiwan e che, per i Nas, non sarebbe altro che una "bolla mediatica" in quanto non ci sarebbe "nessun bando" sull'import del latticino ma "solo più controlli".
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(Adnkronos) - La mozzarella di bufala campana si continua a mangiare a Tokyo. La conferma arriva dal ristorante italiano 'Isola' della capitale giapponese, dove i clienti anche oggi hanno chiesto e gustato la pizza Margherita condita con la mozzarella di bufala. "Non c'è alcun problema, qui da noi si continua a mangiare sulla pizza Margherita. Oggi l'abbiamo preparata e servita come tutti gli altri giorni" garantisce il cuoco raggiunto telefonicamente dall'Adnkronos.
La buona notizia giunge dal Paese del Sol Levante a dispetto dello stop alle importazioni di questo prodotto di punta del made in Italy agroalimentare da parte di Giappone, Corea del Sud e Taiwan e che, per i Nas, non sarebbe altro che una "bolla mediatica" in quanto non ci sarebbe "nessun bando" sull'import del latticino ma "solo più controlli".

Italia rialzati a 90 gradi


Gli italiani fuggiti all'estero non hanno pace. I politici li perseguitano ovunque siano. In questi giorni hanno la casella della posta piena di facce di noti pregiudicati e prescritti. I vicini li guardano con sospetto. Ricevere un volantino con la faccia di Cuffaro o di Carra in alcuni Paesi può significare l'epulsione. I postini tedeschi e inglesi hanno chiesto l'indennità vomito. Provate voi a recapitare migliaia di volte la faccia dello psiconano. Giorno dopo giorno. Provateci...Un ex italiano, ora inglese, mi ha inviato la sua risposta a tal Di Girolamo, aspirante parlamentare del Pdl."Caro Di Girolamo,stamane ho ricevuto il suo volantino nella posta di casa mia, in Inghilterra. Di solito ignoro la propaganda elettorale perche', immagino come altri milioni di ex-italiani, ne ne posso piu' del vostro paese, pero' stavolta quello che ha scritto mi sprona a rispondere alla sua chiamata. Io ho gia' aiutato a sufficienza il suo partito, che poi non e' neanche un partito, in quanto non nasce da una costruzione ideologica o filosofica come i grandi partiti dell'800 e del '900, ma dagli interessi personali di un imprenditore miliardario che decise di scendere in campo per timore che una vittoria dei discendenti del partito comunista lo costringessero ad esiliarsi in qualche isola tropicale, anziche' continuare a fare i suoi interessi nel paese dove viveva.Bene, caro Di Girolamo, sappia che chi le scrive quell'uomo l'ha gia' aiutato abbastanza. Lo feci nel 1994, quando fondai a Londra il primo Club Forza Italia, sprecando la mia faccia, la mia intelligenza, i miei soldi e il mio tempo, per un uomo che pensavo davvero intendesse promuovere il liberalismo nel vostro paese, e davvero intendesse stabilire un ordine meritocratico in un paese marcio per nepotismo, clientelismo e familismo (sia a destra che al centro che a sinistra).Un paese unico al mondo che vanta due popolazioni: sessanta milioni di italiani dentro le Alpi che sopravvivono grazie alle raccomandazioni, e cento milioni di ex-italiani fuori dalle Alpi che, non sentendosela di far parte delle brigate rosse o di un clan mafioso, decisero ad un certo punto della loro vita di emigrare e, le piaccia o no, di diventare 'altri'.Preciso che chi le scrive non e' in Inghilterra per fare lo spazzino o il lava-vetri. Io lavoro come psichiatra forense alle dirette dipendenze del ministero della Giustizia e della Sanita' britannici, guadagno piu' di centomila euro all'anno, pago il 40% di tasse fino all'ultimo penny, e sono soggetto, in virtu' del mio nuovo passaporto a tutti i doveri e i diritti dei sudditi della nostra carissima H.R. Queen Elisabeth II.Che sicuramente avrà i suoi difetti anche lei, ma almeno e' una regina vera, e non una merda come i tanti pregiudicati, corrotti e mafiosi che popolano il vostro ridicolo Parlamento.Giovanni Dalla-Valle, ex-italiano, e' un'INGLESE come tanti. Si sveglia alle 5.30, lavora 10 ore al giorno, fa i turni di guardia, torna a casa alle 19.00 dove trova il figlio Matteo, di cui e' padre singolo. Se fosse stato per l'Italia sarei ancora alle dipendenze economiche dei miei genitori, ultimo assistente in un ospedale del cesso (nonostante laureato a 25 anni a Padova con 107/110), solo per il fatto che mio padre e' un nessuno e non s'e' mai curato di leccare il culo agli altri.Ed ora veniamo alle sue proposte elettorali.Usufruire dell'assistenza sanitaria gratuita in Italia per piu' di tre mesi, come stabilisce la vostra legge?Ma scusi, ma perchè io che che pago le tasse in questo paese, dovrei parassitare i servizi di un paese dove non pago le tasse? Persino tre mesi sono ingiusti. Qui la sanita' e' gratuita. Non dovrei pagare le tasse per una seconda casa in Italia? Ma scusi, perche' mai uno che puo' permettersi una seconda casa nel vostro paese non dovrebbe pagare le tasse come fa per la prima casa in questo paese? Se ha sufficienti soldi per acquistare una seconda proprieta' in Italia, perche' non dovrebbe contribuire alle normali tassazioni di quel paese? Non pagare per il rinnovo del passaporto? Problema gia' risolto. Ho un passaporto inglese. E non comporta nessun bollo annuale e il rinnovo e' decennale.Migliorare l'assistenza del consolato? Ma via, Di Gerolamo, non spari cagate! Qui tutti sanno che il consolato italiano e' una fogna per raccomandati e figli di o amici di. Il livello d'incompetenza e arroganza agli sportelli e' arci-noto. Sara' mica lei che lo cambia adesso, vero? Il governo del suo capo durò cinque anni. Lo sapete benissimo che questo e' il peggiore consolato del mondo. Perche' non li avete cacciati a pedate nel c..o allora? Perche', dannazione, sono AMICI degli AMICI vostri, ecco perche'."Perdiamo per strada le giovani generazioni". Sorry, Di Girolamo. Avete perso gia' perso anche quelle meno giovani (io ne faccio 45 quest'anno!). Rialzati Italia? Ma col cazzo, mi consenta, Di Girolamo! Quelli come me, e sono milioni, l'Italia la vogliono giu' per sempre!!!. Ce`l'avete messa nel c..o per una vita. Cosa volete adesso? Che vi votiamo ancora??? Ma per favore. Siate seri!"

Giovanni Dalla-Valle
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Gli italiani fuggiti all'estero non hanno pace. I politici li perseguitano ovunque siano. In questi giorni hanno la casella della posta piena di facce di noti pregiudicati e prescritti. I vicini li guardano con sospetto. Ricevere un volantino con la faccia di Cuffaro o di Carra in alcuni Paesi può significare l'epulsione. I postini tedeschi e inglesi hanno chiesto l'indennità vomito. Provate voi a recapitare migliaia di volte la faccia dello psiconano. Giorno dopo giorno. Provateci...Un ex italiano, ora inglese, mi ha inviato la sua risposta a tal Di Girolamo, aspirante parlamentare del Pdl."Caro Di Girolamo,stamane ho ricevuto il suo volantino nella posta di casa mia, in Inghilterra. Di solito ignoro la propaganda elettorale perche', immagino come altri milioni di ex-italiani, ne ne posso piu' del vostro paese, pero' stavolta quello che ha scritto mi sprona a rispondere alla sua chiamata. Io ho gia' aiutato a sufficienza il suo partito, che poi non e' neanche un partito, in quanto non nasce da una costruzione ideologica o filosofica come i grandi partiti dell'800 e del '900, ma dagli interessi personali di un imprenditore miliardario che decise di scendere in campo per timore che una vittoria dei discendenti del partito comunista lo costringessero ad esiliarsi in qualche isola tropicale, anziche' continuare a fare i suoi interessi nel paese dove viveva.Bene, caro Di Girolamo, sappia che chi le scrive quell'uomo l'ha gia' aiutato abbastanza. Lo feci nel 1994, quando fondai a Londra il primo Club Forza Italia, sprecando la mia faccia, la mia intelligenza, i miei soldi e il mio tempo, per un uomo che pensavo davvero intendesse promuovere il liberalismo nel vostro paese, e davvero intendesse stabilire un ordine meritocratico in un paese marcio per nepotismo, clientelismo e familismo (sia a destra che al centro che a sinistra).Un paese unico al mondo che vanta due popolazioni: sessanta milioni di italiani dentro le Alpi che sopravvivono grazie alle raccomandazioni, e cento milioni di ex-italiani fuori dalle Alpi che, non sentendosela di far parte delle brigate rosse o di un clan mafioso, decisero ad un certo punto della loro vita di emigrare e, le piaccia o no, di diventare 'altri'.Preciso che chi le scrive non e' in Inghilterra per fare lo spazzino o il lava-vetri. Io lavoro come psichiatra forense alle dirette dipendenze del ministero della Giustizia e della Sanita' britannici, guadagno piu' di centomila euro all'anno, pago il 40% di tasse fino all'ultimo penny, e sono soggetto, in virtu' del mio nuovo passaporto a tutti i doveri e i diritti dei sudditi della nostra carissima H.R. Queen Elisabeth II.Che sicuramente avrà i suoi difetti anche lei, ma almeno e' una regina vera, e non una merda come i tanti pregiudicati, corrotti e mafiosi che popolano il vostro ridicolo Parlamento.Giovanni Dalla-Valle, ex-italiano, e' un'INGLESE come tanti. Si sveglia alle 5.30, lavora 10 ore al giorno, fa i turni di guardia, torna a casa alle 19.00 dove trova il figlio Matteo, di cui e' padre singolo. Se fosse stato per l'Italia sarei ancora alle dipendenze economiche dei miei genitori, ultimo assistente in un ospedale del cesso (nonostante laureato a 25 anni a Padova con 107/110), solo per il fatto che mio padre e' un nessuno e non s'e' mai curato di leccare il culo agli altri.Ed ora veniamo alle sue proposte elettorali.Usufruire dell'assistenza sanitaria gratuita in Italia per piu' di tre mesi, come stabilisce la vostra legge?Ma scusi, ma perchè io che che pago le tasse in questo paese, dovrei parassitare i servizi di un paese dove non pago le tasse? Persino tre mesi sono ingiusti. Qui la sanita' e' gratuita. Non dovrei pagare le tasse per una seconda casa in Italia? Ma scusi, perche' mai uno che puo' permettersi una seconda casa nel vostro paese non dovrebbe pagare le tasse come fa per la prima casa in questo paese? Se ha sufficienti soldi per acquistare una seconda proprieta' in Italia, perche' non dovrebbe contribuire alle normali tassazioni di quel paese? Non pagare per il rinnovo del passaporto? Problema gia' risolto. Ho un passaporto inglese. E non comporta nessun bollo annuale e il rinnovo e' decennale.Migliorare l'assistenza del consolato? Ma via, Di Gerolamo, non spari cagate! Qui tutti sanno che il consolato italiano e' una fogna per raccomandati e figli di o amici di. Il livello d'incompetenza e arroganza agli sportelli e' arci-noto. Sara' mica lei che lo cambia adesso, vero? Il governo del suo capo durò cinque anni. Lo sapete benissimo che questo e' il peggiore consolato del mondo. Perche' non li avete cacciati a pedate nel c..o allora? Perche', dannazione, sono AMICI degli AMICI vostri, ecco perche'."Perdiamo per strada le giovani generazioni". Sorry, Di Girolamo. Avete perso gia' perso anche quelle meno giovani (io ne faccio 45 quest'anno!). Rialzati Italia? Ma col cazzo, mi consenta, Di Girolamo! Quelli come me, e sono milioni, l'Italia la vogliono giu' per sempre!!!. Ce`l'avete messa nel c..o per una vita. Cosa volete adesso? Che vi votiamo ancora??? Ma per favore. Siate seri!"

Giovanni Dalla-Valle

martedì 25 marzo 2008

Per chi vota la mafia


di Peter Gomez


L'amico del killer che uccise Falcone, i notabili sotto processo o assolti per cavilli, i parenti stretti dei padrini. Tutti i nomi nelle liste di Udc, Pdl e Pd. Ecco il peso dei boss nelle elezioni

Se le cose andranno come devono andare, se in Sicilia l'Udc supererà la soglia dell'8 per cento dei voti, nel prossimo Senato siederà un uomo che Giovanni Brusca, il capomafia killer del giudice Giovanni Falcone, considerava "un amico personale". Si chiama Salvatore Cintola, ha 67 anni, è laureato in lingue e in vita sua è stato prima repubblicano, poi socialdemocratico e quindi socialista. Per qualche settimana ha anche militato in Sicilia Libera, un movimento indipendentista creato nel '93 per volere del boss Luchino Bagarella. Ma alla fine ha scoperto una vocazione per il centro ed è passato alla corte di Totò Cuffaro diventando deputato regionale sull'onda di migliaia di preferenze (17.028 nel 2006). Due anni fa ad Altofonte, raccontano le intercettazioni, la sua campagna elettorale era stata condotta pure dagli uomini d'onore, ma farsi votare dalla mafia non è un reato. Frequentare i boss neppure. E così la posizione di Cintola, iscritto per ben quattro volte nel giro di 15 anni sul registro degli indagati della procura di Palermo, è stata come sempre archiviata.Cintola, numero quattro del partito di Casini nella corsa a Palazzo Madama, può insomma tentare liberamente il gran salto in Parlamento. E se ce la farà si troverà in compagnia di una foltissima pattuglia di amici, parenti, soci, complici veri, o presunti, di mafiosi, 'ndranghetisti e camorristi. Sì perché mentre Confindustria espelle non solo i collusi, ma persino chi paga il pizzo (persone cioè che codice alla mano non commettono un reato, ma lo subiscono), Udc, Pdl, e, in misura minore, il Pd, di fronte al rischio mafia chiudono gli occhi. Nelle tre regioni del sud, Sicilia, Calabria e Campania, quello della criminalità è infatti un voto organizzato, al pari di quello delle associazioni dei precari (voti in cambio dei rinnovi dei contratti pubblici) o del volontariato (voti contro finanziamenti). Quanto pesi dipende dalle zone. In alcuni comuni della Calabria, ha spiegato il pm Nicola Gratteri, sposta fino al 20 per cento dei consensi. Numeri analoghi li fornisce a Napoli il sociologo Amato Lamberti che parla di una "joint venture criminale tra camorristi, imprenditori spregiudicati e e politici affaristi, in grado di orientare su tutta la regione il 10 per cento dell'elettorato". Mentre a Palermo, il vicepresidente della commissione antimafia Beppe Lumia (Pd), spiega: "I voti che Cosa nostra controlla sono circa 150mila. Sono una sorta di utilità marginale che, indipendentemente dai sistemi elettorali, serve per raggiungere gli obiettivi: o la quota dell'8 per cento al Senato, o la vittoria complessiva in caso di testa a testa. Solo alla fine della campagna elettorale, comunque, chi opera sul territorio può rendersi conto delle scelte delle cosche. È a quel punto che i mafiosi lanciano segnali: sanno di essere forti e lo fanno pesare".
Già, i segnali, ma quali? I colloqui intercettati durante le ultime consultazioni narrano che Cosa nostra, quando si vede richiedere il voto, sceglie spesso la linea dell'understatement. "Allora noi ci muoviamo. Però con riservatezza, come merita lui, con molta pacatezza, capisci (altrimenti) gli facciamo danno", dicevano nel 2001 i mafiosi di Trabia a chi domandava loro un appoggio per la candidatura di Nino Mormino, l'ex vice-presidente della commissione Giustizia della Camera, oggi lasciato in panchina dal Pdl. Non è insomma più epoca di evidenti passeggiate sotto braccio con il capomafia del paese. E a Palermo, per accorgerti di cosa sta succedendo, devi saper identificare i nomi e i volti di chi distribuisce manifestini o santini elettorali. Per le politiche del 2006, per esempio, tra ragazzi del motore azzurro, l'organizzazione voluta da Marcello Dell'Utri (condannato in primo grado per concorso esterno e in secondo per tentata estorsione), figurava tutta la famiglia di Rosario Parisi, il braccio destro del boss Nino Rotolo, a cui era stato pure delegato il compito di curare uno dei tanti gazebo berlusconiani. Nel quartiere popolare della Kalsa, invece, fino a venti giorni prima delle amministrative non si vedeva un manifesto. Poi, una bella mattina,sulla saracinesca del negozio vuoto del più importante latitante della zona qualcuno aveva appeso un' immagine del sindaco Diego Cammarata (verosimilmente all'oscuro di tutto). Era il via libera. Mezz'ora dopo i muri dell'intero quartiere, come gli abitanti, parlavano solo di lui.
Non deve stupire: la mafia, anzi le mafie, sono ormai laiche, non sono a prescindere di destra o di sinistra, e prima della chiamata alle urne fanno dei sondaggi. Come ha raccontato il pentito Nino Giuffrè l'organizzazione ha uomini ovunque in grado di percepire gli umori dell'elettorato. Poi, quando diventa chiaro chi può vincere, stringe accordi con chi è disponibile al dialogo. O imponendo candidature, o offrendo voti in cambio di soldi, appalti o favori. Anche per questo, e non solo per distrazione, nelle liste oggi c'è finito di tutto. In Sicilia, per esempio, presentare Cuffaro, condannato in primo grado a 5 anni per favoreggiamento, è stato come segnare una svolta. Cintola a parte, l'Udc fa correre alla camera Francesco Saverio Romano, tutt'ora indagato per concorso esterno; Calogero Mannino, imputato davanti alla corte d'appello di Palermo; e Giusy Savarino, che solo un mese fa ha visto il Tribunale inviare, al termine del processo 'Alta Mafia', alcuni atti che la riguardano alla procura. Secondo i giudici dalle intercettazioni e dai verbali emerge come nel 2001 lo scontro sulla sua candidatura alle regionali tra suo padre, Armado Savarino, e l'ex assessore Udc, Salvatore Lo Giudice, poi condannato a 16 anni di reclusione, sia stato risolto dalla mediazione del boss di Canicattì, Calogero Di Caro. Certo, si può benissimo concordare con Pier Ferdinando Casini, il quale di fronte alle polemiche, fin qui limitate al nome di Cuffaro, ripete "non è giusto che le liste le faccia la magistratura". Resta però il fatto che il numero di suoi candidati risultati in rapporti con uomini di Cosa nostra, o coinvolti a vario titolo in indagini per mafia, è altissimo. Troppi per ritenere che le accuse lanciate dai pentiti, secondo i quali il voto per il partito di Cuffaro negli ultimi anni sarebbe stato compatto, siano del tutto campate in aria. In questa situazione, con la magistratura che non può intervenire perché per arrivare al processo ci vuole (giustamente) la prova dell'accordo con i mafiosi, a denunciare e bonificare ci dovrebbe pensare la politica. Il tentativo della commissione Antimafia di far approvare, per iniziativa del senatore di Forza Italia Carlo Vizzini, un codice etico che impedisse la presentazione di candidati collusi almeno alle amministrative del 2007 è però rimasto lettera morta. Al primo febbraio del 2008 su 103 prefetture, solo 86 avevano inviato alla commissione una fotografia di quello che era accaduto nelle urne sei mesi prima. E stando a quanto risulta dai documenti che 'L'espresso' ha letto, mancavano, tra l'altro, all'appello le risposte delle provincie di Avellino, Caltanissetta, Enna, Messina, Palermo, Reggio Calabria, Taranto e Trapani. I partiti avversari poi tacciono tutti. Il Pdl, nonostante le polemiche contro il "cuffarismo e il clientelismo", è prudentissimo. Anche perché gli azzurri in lista non si sono limitati a ricandidare il senatore Pino Firrarello, condannato in primo grado per turbativa d'asta aggravata e ora sotto inchiesta per concorso esterno, o l'ex sottosegretario Antonio D'Alì, ex datore di lavoro del superlatitante Matteo Messina Denaro, e oggi accusato dall'ex prefetto di Trapani Fulvio Sodano di aver voluto il suo trasferimento per fare un piacere a Cosa nostra (sulla vicenda è in corso un'indagine e un processo per diffamazione).Negli elenchi fa capolino pure la new entry Gabriella Giammanco, ex aspirante velina, volto giovane del Tg4, ma soprattutto nipote di Vincenzo Giammanco, definitivamente condannato come socio e prestanome di Bernardo Provenzano. E poi ci sono tutti gli altri. A partire da Gaspare Giudice, assolto in primo grado dalle accuse di mafia con una sentenza in cui il tribunale sostiene di aver però "verificato con assoluta certezza" l'appoggio datogli da Cosa nostra nel 1996 e "con grandissima probabilità" anche nel 2001. Per arrivare a Renato Schifani, considerato in pole position dal 'Giornale' come futuro ministro degli Interni, sebbene negli anni '80 sia stato a lungo socio, assieme all'ex ministro Enrico La Loggia, della Siculabrokers: una compagnia in cui figuravano anche Nino Mandalà, futuro boss di Villabate, e Benny d'Agostino, imprenditore legato per sua ammissione al celebre capo di tutti i capi, Michele Greco. Insomma, meglio non discutere di mafia. Un po' come fa il Pd messo in imbarazzo dalle proteste di Beppe Grillo e della Confindustria, quando con un colpo di mano aveva tentato di escludere dalle liste Beppe Lumia. Dietro a quella scelta non è difficile vedere l'ombra del grande avversario di Lumia, il dalemiano Mirello Crisafulli, filmato mentre discuteva, dopo averlo baciato, di appalti e favori con i boss di Enna, Raffaele Bevilacqua. Da quando nel 2007 Lumia, condannato a morte da Cosa nostra, aveva definito la sua candidatura inopportuna, Crisafulli, grande amico di Cuffaro, non lo salutava più. Poi in lista c'era finito solo Crisafulli e Lumia era stato recuperato come numero uno al Senato solo quando era diventato chiaro che stava per passare con Di Pietro. In compenso tra gli aspiranti deputati del Pd è comparso Bartolo Cipriano, ex sindaco e poi consigliere del comune messinese di Terme Vigliatore, sciolto per mafia nel 2005.Meglio vanno le cose in Calabria, dove le liste di Veltroni, capeggiate dall'ex prefetto De Sena sono in buona parte pulite (al contrario di quanto era accaduto con le regionali quando la 'ndrangheta votò per il centrosinistra). Tra i democratici suscita qualche perplessità principalmente il nome di Maria Grazia Laganà, la vedova di Francesco Fortugno, il vice-presidente della regione ucciso dai clan, sotto inchiesta per truffa ai danni dello Stato nell'ambito delle indagini sulle infiltrazioni mafiose alla Asl di Locri. Qui, come in Campania, la battaglia con il centrodestra si profila in ogni caso all'ultimo voto. E il Pdl candida al Senato (decimo posto) addirittura Franco Iona, cugino primo del boss Guirino Iona, capo dell'omonima cosca crotonese ora in carcere dopo anni di latitanza. Nel 2005 Iona non aveva potuto correre per le amministrative con l'Udeur proprio a causa della sua ingombrante parentela. Ora, nonostante le proteste del presidente della commissione Antimafia Francesco Forgione, Iona si dà da fare per raccogliere voti e ribadisce di essere incensurato. Difficile comunque che ce la faccia, al contrario di Gaetano Rao, numero 17 del partito di Berlusconi e Fini alla Camera, e soprattutto nipote di don Peppino Pesce, vecchio boss dell'omonima e potentissima cosca di Rosarno. Per uno strano scherzo del destino Rao si ritrova candidato assieme ad Angela Napoli (An), membro della commissione Antimafia e feroce avversaria della 'ndrangheta. La Napoli, insomma, ingoia amaro anche perché con lei sono candidati Pasquale Scaramuzzino, l'ex sindaco di Lamezia Terme, un comune sciolto nel 2002 dal governo per mafia in seguito a una sua battaglia, e Giuseppe 'Pino' Galati, allora leader del Ccd: un partito che l'attaccava a tutto spiano. Anche in Campania, dove solo nella provincia di Napoli, sono stati sciolti 15 comuni (in prevalenza di centrosinistra) dal 2001 a oggi, c'è incertezza. Alle prese con l'emergenza rifiutiil Pd pare essersi mosso con relativa cautela, anche perché scottato dalle indagini sul clan Misso e i suoi rapporti con la Margherita. Tutt'altra storia sono invece le liste degli avversari. In Parlamento entrerà Sergio De Gregorio, l'ex dipietrista subito convertito a Berlusconi, indagato per riciclaggio dopo che sono stati scoperti suoi assegni in mano a Rocco Cafiero detto ''o capriariello', un contrabbandiere considerato organico al clan Nuvoletta. Con lui ci sarà Mario Landolfi (An), ora costretto a fronteggiare l'accusa di essere stato appoggiato nel 2006 da un manipolo di camorristi. E c'è pure Nicola Cosentino, uno che la mafia se l'è trovata suo malgrado in casa, visto che uno dei suoi fratelli ha sposato la sorella del boss, detenuto al 41 bis, Peppe Russo, detto 'o padrino'. Insomma, c'è da stare tranquilli. Comunque finiranno le cose il 13 aprile avremo un Parlamento specchio del paese. Peccato solo che a essere riflessa, almeno nel sud, sarà anche la parte peggiore.
hanno collaborato Arcangelo Badolati, Giuseppe Giustolisi, Roberto Gugliotta e Claudio Pappaianni
(20 marzo 2008)

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di Peter Gomez


L'amico del killer che uccise Falcone, i notabili sotto processo o assolti per cavilli, i parenti stretti dei padrini. Tutti i nomi nelle liste di Udc, Pdl e Pd. Ecco il peso dei boss nelle elezioni

Se le cose andranno come devono andare, se in Sicilia l'Udc supererà la soglia dell'8 per cento dei voti, nel prossimo Senato siederà un uomo che Giovanni Brusca, il capomafia killer del giudice Giovanni Falcone, considerava "un amico personale". Si chiama Salvatore Cintola, ha 67 anni, è laureato in lingue e in vita sua è stato prima repubblicano, poi socialdemocratico e quindi socialista. Per qualche settimana ha anche militato in Sicilia Libera, un movimento indipendentista creato nel '93 per volere del boss Luchino Bagarella. Ma alla fine ha scoperto una vocazione per il centro ed è passato alla corte di Totò Cuffaro diventando deputato regionale sull'onda di migliaia di preferenze (17.028 nel 2006). Due anni fa ad Altofonte, raccontano le intercettazioni, la sua campagna elettorale era stata condotta pure dagli uomini d'onore, ma farsi votare dalla mafia non è un reato. Frequentare i boss neppure. E così la posizione di Cintola, iscritto per ben quattro volte nel giro di 15 anni sul registro degli indagati della procura di Palermo, è stata come sempre archiviata.Cintola, numero quattro del partito di Casini nella corsa a Palazzo Madama, può insomma tentare liberamente il gran salto in Parlamento. E se ce la farà si troverà in compagnia di una foltissima pattuglia di amici, parenti, soci, complici veri, o presunti, di mafiosi, 'ndranghetisti e camorristi. Sì perché mentre Confindustria espelle non solo i collusi, ma persino chi paga il pizzo (persone cioè che codice alla mano non commettono un reato, ma lo subiscono), Udc, Pdl, e, in misura minore, il Pd, di fronte al rischio mafia chiudono gli occhi. Nelle tre regioni del sud, Sicilia, Calabria e Campania, quello della criminalità è infatti un voto organizzato, al pari di quello delle associazioni dei precari (voti in cambio dei rinnovi dei contratti pubblici) o del volontariato (voti contro finanziamenti). Quanto pesi dipende dalle zone. In alcuni comuni della Calabria, ha spiegato il pm Nicola Gratteri, sposta fino al 20 per cento dei consensi. Numeri analoghi li fornisce a Napoli il sociologo Amato Lamberti che parla di una "joint venture criminale tra camorristi, imprenditori spregiudicati e e politici affaristi, in grado di orientare su tutta la regione il 10 per cento dell'elettorato". Mentre a Palermo, il vicepresidente della commissione antimafia Beppe Lumia (Pd), spiega: "I voti che Cosa nostra controlla sono circa 150mila. Sono una sorta di utilità marginale che, indipendentemente dai sistemi elettorali, serve per raggiungere gli obiettivi: o la quota dell'8 per cento al Senato, o la vittoria complessiva in caso di testa a testa. Solo alla fine della campagna elettorale, comunque, chi opera sul territorio può rendersi conto delle scelte delle cosche. È a quel punto che i mafiosi lanciano segnali: sanno di essere forti e lo fanno pesare".
Già, i segnali, ma quali? I colloqui intercettati durante le ultime consultazioni narrano che Cosa nostra, quando si vede richiedere il voto, sceglie spesso la linea dell'understatement. "Allora noi ci muoviamo. Però con riservatezza, come merita lui, con molta pacatezza, capisci (altrimenti) gli facciamo danno", dicevano nel 2001 i mafiosi di Trabia a chi domandava loro un appoggio per la candidatura di Nino Mormino, l'ex vice-presidente della commissione Giustizia della Camera, oggi lasciato in panchina dal Pdl. Non è insomma più epoca di evidenti passeggiate sotto braccio con il capomafia del paese. E a Palermo, per accorgerti di cosa sta succedendo, devi saper identificare i nomi e i volti di chi distribuisce manifestini o santini elettorali. Per le politiche del 2006, per esempio, tra ragazzi del motore azzurro, l'organizzazione voluta da Marcello Dell'Utri (condannato in primo grado per concorso esterno e in secondo per tentata estorsione), figurava tutta la famiglia di Rosario Parisi, il braccio destro del boss Nino Rotolo, a cui era stato pure delegato il compito di curare uno dei tanti gazebo berlusconiani. Nel quartiere popolare della Kalsa, invece, fino a venti giorni prima delle amministrative non si vedeva un manifesto. Poi, una bella mattina,sulla saracinesca del negozio vuoto del più importante latitante della zona qualcuno aveva appeso un' immagine del sindaco Diego Cammarata (verosimilmente all'oscuro di tutto). Era il via libera. Mezz'ora dopo i muri dell'intero quartiere, come gli abitanti, parlavano solo di lui.
Non deve stupire: la mafia, anzi le mafie, sono ormai laiche, non sono a prescindere di destra o di sinistra, e prima della chiamata alle urne fanno dei sondaggi. Come ha raccontato il pentito Nino Giuffrè l'organizzazione ha uomini ovunque in grado di percepire gli umori dell'elettorato. Poi, quando diventa chiaro chi può vincere, stringe accordi con chi è disponibile al dialogo. O imponendo candidature, o offrendo voti in cambio di soldi, appalti o favori. Anche per questo, e non solo per distrazione, nelle liste oggi c'è finito di tutto. In Sicilia, per esempio, presentare Cuffaro, condannato in primo grado a 5 anni per favoreggiamento, è stato come segnare una svolta. Cintola a parte, l'Udc fa correre alla camera Francesco Saverio Romano, tutt'ora indagato per concorso esterno; Calogero Mannino, imputato davanti alla corte d'appello di Palermo; e Giusy Savarino, che solo un mese fa ha visto il Tribunale inviare, al termine del processo 'Alta Mafia', alcuni atti che la riguardano alla procura. Secondo i giudici dalle intercettazioni e dai verbali emerge come nel 2001 lo scontro sulla sua candidatura alle regionali tra suo padre, Armado Savarino, e l'ex assessore Udc, Salvatore Lo Giudice, poi condannato a 16 anni di reclusione, sia stato risolto dalla mediazione del boss di Canicattì, Calogero Di Caro. Certo, si può benissimo concordare con Pier Ferdinando Casini, il quale di fronte alle polemiche, fin qui limitate al nome di Cuffaro, ripete "non è giusto che le liste le faccia la magistratura". Resta però il fatto che il numero di suoi candidati risultati in rapporti con uomini di Cosa nostra, o coinvolti a vario titolo in indagini per mafia, è altissimo. Troppi per ritenere che le accuse lanciate dai pentiti, secondo i quali il voto per il partito di Cuffaro negli ultimi anni sarebbe stato compatto, siano del tutto campate in aria. In questa situazione, con la magistratura che non può intervenire perché per arrivare al processo ci vuole (giustamente) la prova dell'accordo con i mafiosi, a denunciare e bonificare ci dovrebbe pensare la politica. Il tentativo della commissione Antimafia di far approvare, per iniziativa del senatore di Forza Italia Carlo Vizzini, un codice etico che impedisse la presentazione di candidati collusi almeno alle amministrative del 2007 è però rimasto lettera morta. Al primo febbraio del 2008 su 103 prefetture, solo 86 avevano inviato alla commissione una fotografia di quello che era accaduto nelle urne sei mesi prima. E stando a quanto risulta dai documenti che 'L'espresso' ha letto, mancavano, tra l'altro, all'appello le risposte delle provincie di Avellino, Caltanissetta, Enna, Messina, Palermo, Reggio Calabria, Taranto e Trapani. I partiti avversari poi tacciono tutti. Il Pdl, nonostante le polemiche contro il "cuffarismo e il clientelismo", è prudentissimo. Anche perché gli azzurri in lista non si sono limitati a ricandidare il senatore Pino Firrarello, condannato in primo grado per turbativa d'asta aggravata e ora sotto inchiesta per concorso esterno, o l'ex sottosegretario Antonio D'Alì, ex datore di lavoro del superlatitante Matteo Messina Denaro, e oggi accusato dall'ex prefetto di Trapani Fulvio Sodano di aver voluto il suo trasferimento per fare un piacere a Cosa nostra (sulla vicenda è in corso un'indagine e un processo per diffamazione).Negli elenchi fa capolino pure la new entry Gabriella Giammanco, ex aspirante velina, volto giovane del Tg4, ma soprattutto nipote di Vincenzo Giammanco, definitivamente condannato come socio e prestanome di Bernardo Provenzano. E poi ci sono tutti gli altri. A partire da Gaspare Giudice, assolto in primo grado dalle accuse di mafia con una sentenza in cui il tribunale sostiene di aver però "verificato con assoluta certezza" l'appoggio datogli da Cosa nostra nel 1996 e "con grandissima probabilità" anche nel 2001. Per arrivare a Renato Schifani, considerato in pole position dal 'Giornale' come futuro ministro degli Interni, sebbene negli anni '80 sia stato a lungo socio, assieme all'ex ministro Enrico La Loggia, della Siculabrokers: una compagnia in cui figuravano anche Nino Mandalà, futuro boss di Villabate, e Benny d'Agostino, imprenditore legato per sua ammissione al celebre capo di tutti i capi, Michele Greco. Insomma, meglio non discutere di mafia. Un po' come fa il Pd messo in imbarazzo dalle proteste di Beppe Grillo e della Confindustria, quando con un colpo di mano aveva tentato di escludere dalle liste Beppe Lumia. Dietro a quella scelta non è difficile vedere l'ombra del grande avversario di Lumia, il dalemiano Mirello Crisafulli, filmato mentre discuteva, dopo averlo baciato, di appalti e favori con i boss di Enna, Raffaele Bevilacqua. Da quando nel 2007 Lumia, condannato a morte da Cosa nostra, aveva definito la sua candidatura inopportuna, Crisafulli, grande amico di Cuffaro, non lo salutava più. Poi in lista c'era finito solo Crisafulli e Lumia era stato recuperato come numero uno al Senato solo quando era diventato chiaro che stava per passare con Di Pietro. In compenso tra gli aspiranti deputati del Pd è comparso Bartolo Cipriano, ex sindaco e poi consigliere del comune messinese di Terme Vigliatore, sciolto per mafia nel 2005.Meglio vanno le cose in Calabria, dove le liste di Veltroni, capeggiate dall'ex prefetto De Sena sono in buona parte pulite (al contrario di quanto era accaduto con le regionali quando la 'ndrangheta votò per il centrosinistra). Tra i democratici suscita qualche perplessità principalmente il nome di Maria Grazia Laganà, la vedova di Francesco Fortugno, il vice-presidente della regione ucciso dai clan, sotto inchiesta per truffa ai danni dello Stato nell'ambito delle indagini sulle infiltrazioni mafiose alla Asl di Locri. Qui, come in Campania, la battaglia con il centrodestra si profila in ogni caso all'ultimo voto. E il Pdl candida al Senato (decimo posto) addirittura Franco Iona, cugino primo del boss Guirino Iona, capo dell'omonima cosca crotonese ora in carcere dopo anni di latitanza. Nel 2005 Iona non aveva potuto correre per le amministrative con l'Udeur proprio a causa della sua ingombrante parentela. Ora, nonostante le proteste del presidente della commissione Antimafia Francesco Forgione, Iona si dà da fare per raccogliere voti e ribadisce di essere incensurato. Difficile comunque che ce la faccia, al contrario di Gaetano Rao, numero 17 del partito di Berlusconi e Fini alla Camera, e soprattutto nipote di don Peppino Pesce, vecchio boss dell'omonima e potentissima cosca di Rosarno. Per uno strano scherzo del destino Rao si ritrova candidato assieme ad Angela Napoli (An), membro della commissione Antimafia e feroce avversaria della 'ndrangheta. La Napoli, insomma, ingoia amaro anche perché con lei sono candidati Pasquale Scaramuzzino, l'ex sindaco di Lamezia Terme, un comune sciolto nel 2002 dal governo per mafia in seguito a una sua battaglia, e Giuseppe 'Pino' Galati, allora leader del Ccd: un partito che l'attaccava a tutto spiano. Anche in Campania, dove solo nella provincia di Napoli, sono stati sciolti 15 comuni (in prevalenza di centrosinistra) dal 2001 a oggi, c'è incertezza. Alle prese con l'emergenza rifiutiil Pd pare essersi mosso con relativa cautela, anche perché scottato dalle indagini sul clan Misso e i suoi rapporti con la Margherita. Tutt'altra storia sono invece le liste degli avversari. In Parlamento entrerà Sergio De Gregorio, l'ex dipietrista subito convertito a Berlusconi, indagato per riciclaggio dopo che sono stati scoperti suoi assegni in mano a Rocco Cafiero detto ''o capriariello', un contrabbandiere considerato organico al clan Nuvoletta. Con lui ci sarà Mario Landolfi (An), ora costretto a fronteggiare l'accusa di essere stato appoggiato nel 2006 da un manipolo di camorristi. E c'è pure Nicola Cosentino, uno che la mafia se l'è trovata suo malgrado in casa, visto che uno dei suoi fratelli ha sposato la sorella del boss, detenuto al 41 bis, Peppe Russo, detto 'o padrino'. Insomma, c'è da stare tranquilli. Comunque finiranno le cose il 13 aprile avremo un Parlamento specchio del paese. Peccato solo che a essere riflessa, almeno nel sud, sarà anche la parte peggiore.
hanno collaborato Arcangelo Badolati, Giuseppe Giustolisi, Roberto Gugliotta e Claudio Pappaianni
(20 marzo 2008)

Bere dal rubinetto riduce i rifiuti

Reggio Emilia
"Approfittiamo dell''Acqua day' per iniziare a bere acqua del rubinetto e ridurre la produzione di rifiuti". E' l'invito che il sindaco e l'assessore comunale all'Ambiente, Graziano Delrio e Pinuccia Montanari, rivolgono ai cittadini di in occasione della Giornata mondiale dell'acqua di sabato. Il messaggio verrà inviato alle famiglie tramite una cartolina da restituire all'assessorato all'Ambiente per confermare l'adesione al progetto di risparmio idrico del Comune. Inoltre, per promuovere il tema serissimo della carenza d'acqua, Enìa sarà presente il 21 marzo in via Crispi con uno stand in cui saranno distribuiti riduttori di flusso e materiale informativo sulle buone pratiche adottabili da tutti nella vita di ogni giorno per non sprecare acqua.
Dati alla mano, il messaggio che si vuole far passare è che risparmiare acqua conviene anche all'ambiente e al portafoglio. Come spiega l'assessore Montanari, infatti, "utilizzando l'acqua del rubinetto per un anno si evita di produrre 12 chili di plastica da disperdere nell'ambiente". Sul versante economico, invece, il direttore di Enìa Nino Simonazzi spiega che "la tariffa dell'acqua idropotabile è di 1,6 euro a metro cubo, cioé per 1000 litri d'acqua". Se "si considera che la somma va scomposta in erogazione e depurazione, abbiamo un costo di 80 centesimi a metro cubo contro il prezzo di 1 euro e mezzo delle bottiglie dei negozi". Simonazzi aggiunge infine che il consumo idrico dei cittadini di Reggio è di 210 litri al giorno, "uno standard posto dalla Regione per il 2016".


http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/2008/03/19/73689
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Reggio Emilia
"Approfittiamo dell''Acqua day' per iniziare a bere acqua del rubinetto e ridurre la produzione di rifiuti". E' l'invito che il sindaco e l'assessore comunale all'Ambiente, Graziano Delrio e Pinuccia Montanari, rivolgono ai cittadini di in occasione della Giornata mondiale dell'acqua di sabato. Il messaggio verrà inviato alle famiglie tramite una cartolina da restituire all'assessorato all'Ambiente per confermare l'adesione al progetto di risparmio idrico del Comune. Inoltre, per promuovere il tema serissimo della carenza d'acqua, Enìa sarà presente il 21 marzo in via Crispi con uno stand in cui saranno distribuiti riduttori di flusso e materiale informativo sulle buone pratiche adottabili da tutti nella vita di ogni giorno per non sprecare acqua.
Dati alla mano, il messaggio che si vuole far passare è che risparmiare acqua conviene anche all'ambiente e al portafoglio. Come spiega l'assessore Montanari, infatti, "utilizzando l'acqua del rubinetto per un anno si evita di produrre 12 chili di plastica da disperdere nell'ambiente". Sul versante economico, invece, il direttore di Enìa Nino Simonazzi spiega che "la tariffa dell'acqua idropotabile è di 1,6 euro a metro cubo, cioé per 1000 litri d'acqua". Se "si considera che la somma va scomposta in erogazione e depurazione, abbiamo un costo di 80 centesimi a metro cubo contro il prezzo di 1 euro e mezzo delle bottiglie dei negozi". Simonazzi aggiunge infine che il consumo idrico dei cittadini di Reggio è di 210 litri al giorno, "uno standard posto dalla Regione per il 2016".


http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/2008/03/19/73689

lunedì 24 marzo 2008

Pechino 2008 - Accesa la fiaccola, ma è subito protesta


L'incursione di tre contestatori interrompe la cerimonia di accensione della fiaccola olimpica, che nei prossimi 130 giorni verrà portata da Olimpia a Pechino

a fiaccola olimpica di Pechino 2008 è stata accesa nel sito archeologico dell'Antica Olimpica, a 320 chilometri da Atene. Prende dunque ufficialmente il via la lunga staffetta per la consegna della torcia, che in 130 giorni verrà portata a Pechino per l'inizio dei Giochi Olimpici, fissato per io prossimo 8 agosto.

La cerimonia di accensione si è svolta sotto un'alta sorveglianza, che tuttavia non è riuscita a impedire l'incursione di tre dimostranti mentre parlava il presidente del comitato organizzatore di Pechino 2008. Uno di questi è riuscito a passare dietro al presidente del Bocog sventolando una bandiera con i cinque cerchi olimpici a forma di manette. E' stato subito bloccato dagli uomini del servizio di sicurezza, mentre il dirigente cinese continuava a parlare.

A 130 giorni dall'inizio delle Olimpiadi di Pechino, è dunque cominciato a Olimpia, seppure in un clima non propriamente tranquillo, il viaggio della fiaccola che sarà di 137.000 chilometri attraverso cinque continenti. Il viaggio della torcia dei Giochi finirà l'8 agosto, quando l'ultimo tedoforo entrerà nello stadio dove sarà in corso la cerimonia d'apertura e accenderà il braciere con la fiamma che arderà durante tutta la durata delle competizioni.

Eurosport
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L'incursione di tre contestatori interrompe la cerimonia di accensione della fiaccola olimpica, che nei prossimi 130 giorni verrà portata da Olimpia a Pechino

a fiaccola olimpica di Pechino 2008 è stata accesa nel sito archeologico dell'Antica Olimpica, a 320 chilometri da Atene. Prende dunque ufficialmente il via la lunga staffetta per la consegna della torcia, che in 130 giorni verrà portata a Pechino per l'inizio dei Giochi Olimpici, fissato per io prossimo 8 agosto.

La cerimonia di accensione si è svolta sotto un'alta sorveglianza, che tuttavia non è riuscita a impedire l'incursione di tre dimostranti mentre parlava il presidente del comitato organizzatore di Pechino 2008. Uno di questi è riuscito a passare dietro al presidente del Bocog sventolando una bandiera con i cinque cerchi olimpici a forma di manette. E' stato subito bloccato dagli uomini del servizio di sicurezza, mentre il dirigente cinese continuava a parlare.

A 130 giorni dall'inizio delle Olimpiadi di Pechino, è dunque cominciato a Olimpia, seppure in un clima non propriamente tranquillo, il viaggio della fiaccola che sarà di 137.000 chilometri attraverso cinque continenti. Il viaggio della torcia dei Giochi finirà l'8 agosto, quando l'ultimo tedoforo entrerà nello stadio dove sarà in corso la cerimonia d'apertura e accenderà il braciere con la fiamma che arderà durante tutta la durata delle competizioni.

Eurosport

IL DISASTRO PROSSIMO VENTURO:Corea del Sud vieta l'importazione della mozzarella di bufala


SEOUL (Reuters) - La Corea del Sud ha vietato l'importazione della mozzarella di bufala campana dopo la diffusione della notizia che potrebbe essere stata prodotta con latte contaminato dalla diossina.

Lo ha riferito oggi un funzionario del ministero dell'Agricoltura sudcoreano, spiegando che il paese ha fermato l'ingresso delle mozzarelle nel fine settimane e che terrà propri test per verificare se ci siano effettivamente contaminazioni da diossina.

"Una volta che avremo identificato il produttore della merce contaminata e il periodo in cui è stata realizzata, potremo restringere il bando", ha detto il funzionario.

La Corea del Sud importa circa 10 tonnellate di mozzarella all'anno, dice il ministero.

La polizia di Napoli la scorsa settimana ha detto di stare indagando per capire se il latte di alcuni allevamenti di bufale sia contaminato dalla diossina.

Secondo Coldiretti, la contaminazione riguarderebbe solo un'esigua parte della produzione.


ADOC: GRAVE DANNO A ECONOMIA E IMMAGINE

La rilevazione di "una presenza anomala di diossina" nel latte di alcuni caseifici campani è uno scandalo da non sottovalutare, perché è un grave danno per l'immagine e l'economia italiana, tanto che si rischiano perdite per 40 milioni di euro: è l'allarme lanciato dall'Adoc, l'associazione nazionale per la difesa e l'orientamento dei consumatori.

"Questo scandalo dimostra, nel bene e nel male, che i controlli nella filiera agroalimentare nel mercato interno della Ue non sono sufficienti ed adeguati - commenta Carlo Pileri, presidente dell'Adoc - che il latte sia italiano, francese o danese poco importa. Il fatto è che senza controllo della filiera, la tracciabilità, e i controlli riferiti al 'made in', i consumatori avranno meno garanzie". Per questo l'associazione di tutela dei consumatori consiglia di acquistare mozzarelle di bufala che abbiano esposto il marchio d'origine protetta, ma in ogni caso resta "comunque un danno gravissimo all'immagine dell'Italia e all'export di un prodotto tipico".

L'Adoc quindi sollecita approfondimenti per determinare la portata del fenomeno, che rischia di danneggiare ulteriormente una regione, la Campania, già in difficoltà.

"Chiediamo che si quantifichi la reale portata del fenomeno - continua Pileri - la Campania, già danneggiata dall'emergenza rifiuti, non può sopportare un ulteriore danno all'immagine e alla sua economia, quantificabile in 40 milioni di euro. La mozzarella di bufala è un prodotto tipico d'eccellenza, esportato in tutto il mondo, che deve essere assolutamente salvaguardato".

http://notizie.alice.it/notizie/economia/2008/03_marzo/21/mozzarella_diossina_ad


Legambiente: " Fare chiarezza subito"

"Fare chiarezza subito e' l'unico modo per tutelare la qualita' dei prodotti made in Italy. L'operazione di controllo che i carabinieri del Noe stanno effettuando nei caseifici campani è certamente il modo migliore per garantire non solo i consumatori ma gli stessi allevatori e produttori di mozzarella che si sentono oggi penalizzati dal provvedimento". Cosi' Legambiente, in una nota, commenta l'operazione dei carabinieri del Noe. "L'affidabilità e la qualità dei prodotti made in Italy rischiano di essere seriamente compromesse - conclude la nota dell'associazione - per questo è necessario che venga fatta subito chiarezza per evitare che eventuali casi isolati dannegino seriamente l'economia del settore".

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SEOUL (Reuters) - La Corea del Sud ha vietato l'importazione della mozzarella di bufala campana dopo la diffusione della notizia che potrebbe essere stata prodotta con latte contaminato dalla diossina.

Lo ha riferito oggi un funzionario del ministero dell'Agricoltura sudcoreano, spiegando che il paese ha fermato l'ingresso delle mozzarelle nel fine settimane e che terrà propri test per verificare se ci siano effettivamente contaminazioni da diossina.

"Una volta che avremo identificato il produttore della merce contaminata e il periodo in cui è stata realizzata, potremo restringere il bando", ha detto il funzionario.

La Corea del Sud importa circa 10 tonnellate di mozzarella all'anno, dice il ministero.

La polizia di Napoli la scorsa settimana ha detto di stare indagando per capire se il latte di alcuni allevamenti di bufale sia contaminato dalla diossina.

Secondo Coldiretti, la contaminazione riguarderebbe solo un'esigua parte della produzione.


ADOC: GRAVE DANNO A ECONOMIA E IMMAGINE

La rilevazione di "una presenza anomala di diossina" nel latte di alcuni caseifici campani è uno scandalo da non sottovalutare, perché è un grave danno per l'immagine e l'economia italiana, tanto che si rischiano perdite per 40 milioni di euro: è l'allarme lanciato dall'Adoc, l'associazione nazionale per la difesa e l'orientamento dei consumatori.

"Questo scandalo dimostra, nel bene e nel male, che i controlli nella filiera agroalimentare nel mercato interno della Ue non sono sufficienti ed adeguati - commenta Carlo Pileri, presidente dell'Adoc - che il latte sia italiano, francese o danese poco importa. Il fatto è che senza controllo della filiera, la tracciabilità, e i controlli riferiti al 'made in', i consumatori avranno meno garanzie". Per questo l'associazione di tutela dei consumatori consiglia di acquistare mozzarelle di bufala che abbiano esposto il marchio d'origine protetta, ma in ogni caso resta "comunque un danno gravissimo all'immagine dell'Italia e all'export di un prodotto tipico".

L'Adoc quindi sollecita approfondimenti per determinare la portata del fenomeno, che rischia di danneggiare ulteriormente una regione, la Campania, già in difficoltà.

"Chiediamo che si quantifichi la reale portata del fenomeno - continua Pileri - la Campania, già danneggiata dall'emergenza rifiuti, non può sopportare un ulteriore danno all'immagine e alla sua economia, quantificabile in 40 milioni di euro. La mozzarella di bufala è un prodotto tipico d'eccellenza, esportato in tutto il mondo, che deve essere assolutamente salvaguardato".

http://notizie.alice.it/notizie/economia/2008/03_marzo/21/mozzarella_diossina_ad


Legambiente: " Fare chiarezza subito"

"Fare chiarezza subito e' l'unico modo per tutelare la qualita' dei prodotti made in Italy. L'operazione di controllo che i carabinieri del Noe stanno effettuando nei caseifici campani è certamente il modo migliore per garantire non solo i consumatori ma gli stessi allevatori e produttori di mozzarella che si sentono oggi penalizzati dal provvedimento". Cosi' Legambiente, in una nota, commenta l'operazione dei carabinieri del Noe. "L'affidabilità e la qualità dei prodotti made in Italy rischiano di essere seriamente compromesse - conclude la nota dell'associazione - per questo è necessario che venga fatta subito chiarezza per evitare che eventuali casi isolati dannegino seriamente l'economia del settore".

sabato 22 marzo 2008

Michele Placido-Lombardo, rissa in Tv

L'attore a «Tetris»: via dalle liste per cinque anni. Il leader Mpa: sputi nel tuo piatto

ROMA — Dibattito con rissa, stasera su «La 7». Poco dopo l'inizio della trasmissione «Tetris» di Luca Telese (che andrà in onda a mezzanotte), si surriscalda il clima tra Michele Placido e il leader dell'Mpa Raffaele Lombardo. Il tema è ovvio: il Mezzogiorno, la mafia, il malaffare, il coinvolgimento della politica. In studio ci sono anche Roberto Castelli (Lega) e Pina Picierno (Pd), che assistono impietriti alla scena. Ad aprire le ostilità è il protagonista della «Piovra» che, ricordando poliziotti e magistrati uccisi della mafia e politici collusi, provoca: «Per cinque anni non dovremmo candidare alle elezioni politiche uomini del Sud.

Michele Placido, in piedi, attacca Raffaele Lombardo durante la trasmissione «Tetris» su La7
Hanno dato e danno quotidianamente uno spettacolo indecente di mafiosità, malaffare e incapacità ». Raffaele Lombardo, che è candidato del centrodestra alla guida della regione, si gira nervosamente la fede tra le mani: è in imbarazzo e, quando viene il suo turno, prima tenta una replica di maniera, ma poi perde le staffe e contrattacca, colpendo Placido sul personale: «Lei fa parte di quei tanti meridionali che raggiunto l'apice dimenticano la loro origine, sputano nel piatto, facendosi magari scudo di tutele politiche». E ancora, spostando la polemica sul versante più politico: «Niente candidati del Sud? Così Walter Veltroni potrà sistemare, come ha fatto, i suoi amici romani in Sicilia». Placido non ci sta, non si trattiene più, si alza di scatto dalla sua poltrona, scavalca Roberto Castelli, che gli sta di fianco, e arriva proprio di fronte a Lombardo: gli scarica un'altra gragnuola di insulti. Lombardo tenta di alzarsi a sua volta e gli urla «Sia serio! ». Interviene Telese a separarli e provvidenziale arriva la pubblicità. La trasmissione riprende in un clima teso, si discute di Sud e di Nord, delle due Leghe, quella di Bossi e quella di Lombardo, con Claudio Fava e Sandro Parenzo di Telelombardia. Placido e Lombardo non si guardano più in faccia. E' dopo che si spengono i riflettori che si seda del tutto la tempesta. Ieri sera Placido e Lombardo hanno raccontato di aver fatto la pace: «Mi ha chiesto scusa — racconta l'attore — io non sono abituato ai dibattiti politici, forse la mia provocazione non è stata capita del tutto, ma penso di poter dire quello che penso». «La vicenda è chiusa, alla fine della trasmissione ci siamo stretti la mano e abbiamo convenuto di aver esagerato entrambi », ha spiegato Lombardo.

Gianna Fregonara
21 marzo 2008

http://www.corriere.it/politica/08_marzo_21/rissa_placido_lombardo_8eb7f358-f71f-11dc-b233-0003ba99c667.shtml
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L'attore a «Tetris»: via dalle liste per cinque anni. Il leader Mpa: sputi nel tuo piatto

ROMA — Dibattito con rissa, stasera su «La 7». Poco dopo l'inizio della trasmissione «Tetris» di Luca Telese (che andrà in onda a mezzanotte), si surriscalda il clima tra Michele Placido e il leader dell'Mpa Raffaele Lombardo. Il tema è ovvio: il Mezzogiorno, la mafia, il malaffare, il coinvolgimento della politica. In studio ci sono anche Roberto Castelli (Lega) e Pina Picierno (Pd), che assistono impietriti alla scena. Ad aprire le ostilità è il protagonista della «Piovra» che, ricordando poliziotti e magistrati uccisi della mafia e politici collusi, provoca: «Per cinque anni non dovremmo candidare alle elezioni politiche uomini del Sud.

Michele Placido, in piedi, attacca Raffaele Lombardo durante la trasmissione «Tetris» su La7
Hanno dato e danno quotidianamente uno spettacolo indecente di mafiosità, malaffare e incapacità ». Raffaele Lombardo, che è candidato del centrodestra alla guida della regione, si gira nervosamente la fede tra le mani: è in imbarazzo e, quando viene il suo turno, prima tenta una replica di maniera, ma poi perde le staffe e contrattacca, colpendo Placido sul personale: «Lei fa parte di quei tanti meridionali che raggiunto l'apice dimenticano la loro origine, sputano nel piatto, facendosi magari scudo di tutele politiche». E ancora, spostando la polemica sul versante più politico: «Niente candidati del Sud? Così Walter Veltroni potrà sistemare, come ha fatto, i suoi amici romani in Sicilia». Placido non ci sta, non si trattiene più, si alza di scatto dalla sua poltrona, scavalca Roberto Castelli, che gli sta di fianco, e arriva proprio di fronte a Lombardo: gli scarica un'altra gragnuola di insulti. Lombardo tenta di alzarsi a sua volta e gli urla «Sia serio! ». Interviene Telese a separarli e provvidenziale arriva la pubblicità. La trasmissione riprende in un clima teso, si discute di Sud e di Nord, delle due Leghe, quella di Bossi e quella di Lombardo, con Claudio Fava e Sandro Parenzo di Telelombardia. Placido e Lombardo non si guardano più in faccia. E' dopo che si spengono i riflettori che si seda del tutto la tempesta. Ieri sera Placido e Lombardo hanno raccontato di aver fatto la pace: «Mi ha chiesto scusa — racconta l'attore — io non sono abituato ai dibattiti politici, forse la mia provocazione non è stata capita del tutto, ma penso di poter dire quello che penso». «La vicenda è chiusa, alla fine della trasmissione ci siamo stretti la mano e abbiamo convenuto di aver esagerato entrambi », ha spiegato Lombardo.

Gianna Fregonara
21 marzo 2008

http://www.corriere.it/politica/08_marzo_21/rissa_placido_lombardo_8eb7f358-f71f-11dc-b233-0003ba99c667.shtml

venerdì 21 marzo 2008

Grave Lutto della Casa Reale di Borbone



Il Capo della Real Casa di Borbone delle Due Sicilie
Sua Altezza Reale il Principe Carlo di Borbone delle Due Sicilie
unitamente alla consorte Principessa Camilla,
alla zia, Principessa Maria del Carmen
e alle sorelle, Principesse Beatrice ed Anna

profondamente addolorato, annunzia la morte dell’Augusto Genitore

Sua Altezza Reale
il Principe Ferdinando di Borbone delle Due Sicilie
Duca di Castro

Avvenuta il giorno 20 marzo 2008, Giovedì Santo, in Francia
La Celebrazione delle Esequie avrà luogo nell'intimità familiare


O Dio, che hai unito
il nostro Principe Ferdinando
nel momento della morte
alla passione del tuo Figlio,
donagli di godere in eterno della luce della Risurrezione.

Dalla Liturgia.

http://www.realcasadiborbone.it/

--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Porgiamo, rattristati, le nostre più sentite e sincere condoglianze.
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Il Capo della Real Casa di Borbone delle Due Sicilie
Sua Altezza Reale il Principe Carlo di Borbone delle Due Sicilie
unitamente alla consorte Principessa Camilla,
alla zia, Principessa Maria del Carmen
e alle sorelle, Principesse Beatrice ed Anna

profondamente addolorato, annunzia la morte dell’Augusto Genitore

Sua Altezza Reale
il Principe Ferdinando di Borbone delle Due Sicilie
Duca di Castro

Avvenuta il giorno 20 marzo 2008, Giovedì Santo, in Francia
La Celebrazione delle Esequie avrà luogo nell'intimità familiare


O Dio, che hai unito
il nostro Principe Ferdinando
nel momento della morte
alla passione del tuo Figlio,
donagli di godere in eterno della luce della Risurrezione.

Dalla Liturgia.

http://www.realcasadiborbone.it/

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Porgiamo, rattristati, le nostre più sentite e sincere condoglianze.

giovedì 20 marzo 2008

Ma Napolitano lo sa che in tre mesi gli onorevoli hanno lavorato due ore al giorno?


Il Capo dello Stato è in Cile. Con rispetto parlando, in realtà è in viaggio su Marte e da lassù ha pronunciato un'arringa per la classe politica italiana che non poteva non suonare più intempestiva, più inopportuna e più fuori dal tempo. Perchè un conto sono le parole e un altro sono i fatti. Un conto sono le dichiarazioni di Napolitano ("In Parlamento non ci sono fannulloni"), l'intemerata contro il qualunquismo, eccetera eccetera. E un altro sono i dati sull'attività dei rappresentanti del popolo nell'arco dell'ultima legislatura, mai troppo prematuramente abortita. Ovviamentre, "attività" e' un eufemismo. Basta leggere le confessioni dell'onorevole Roberto Poletti, deputato uscente dei Verdi che in questi giorni su "Libero" sta illuminando gli elettori su come e quanto (non) lavori un deputato. Questo non è qualunquismo, signor Presidente della Repubblica. Questo, purtroppo, è tutto vero.

Poletti dixit: "Non è che possiamo contarla su: nei primi cento giorni di questa mia prima legislatura, la Camera ha tenuto 36 sedute, poco più di due ore al giorno di lavoro. E considerando vacanze e feste comandate e ponti, su un anno di attività a Montecitorio si è lavorato 160 giorni, cioè neanche 5 mesi. Quattro mesi e venti giorni in un anno. Poi dice che la gente s'incazza...". "Quando il deputato non è in Aula o in Commissione, il più delle volte fa attività politica, ma per il partito. Che cosa c'entra l'attività di partito con il mandato ricevuto dagli elettori? Nulla o quasi, ma tant'è. E comunque, gira per convegni e dibattiti ("...seguirà buffet...", partecipa a riunioni organizzative. O c'è caso che si metta a cercar tessere...".

"Il martedì mattina c'è la Commissione, il primo voto in aula è nel pomeriggio e non è raro che si tenga quando la Commissione è ancora in corso. ma l'aula risulta mezza piena, d'altrone in questo caso c'è la detrazione di 206 euro se non raggiungi almeno il 30 per cento delle votazioni utili, saltare la seduta sarebbe un delitto. Entrano allora in scena i famosi pianisti...".

Ma il bello deve ancora venire, perchè la "settimana lavorativa" del deputato, dopo avere vissuto quella che Poletti definisce "la giornata clou del mercoledì" (riunione di Commissione, voto in aula dalle cinque alle otto "sempre che non ci sia qualche partita: in quel caso alle sei e mezzo anche le questioni più complicate si dipanano"), arriva al "giovedì prefestivo".

Confida Poletti: " Fin dal mattino si respira l'aria del fine settimana, i deputati che non sono di Roma di mettono al teleofno per prenotare il volo. Si vota dlale 11 in poi, mal che vada c'è un'altra seduta dopo il pranzo. Poi comincia il fuggi fuggi. Vai in guardaroba ed è pieno di borse, valigie, trolley, pacchi e quant'altro e dal primo pomeriggio si forma la fila...".

Ecco, signor Presidente della Repubblica, come funziona a pieno regime la Camera dei Deputati secondo un deputato uscente, le cui dichiarazioni non risultano essere state smentite da nessun esponente di quel Parlamento, dove, ammonisce Luca di Montezemolo, "nella prossima legislatura andranno a sedere molti portaborse in Camere che non saranno elettive, ma nominative". Nel senso che sono i leader di partito ad avere scelto i candidati. E' questa la democrazia?


di Xavier Jacobelli


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Il Capo dello Stato è in Cile. Con rispetto parlando, in realtà è in viaggio su Marte e da lassù ha pronunciato un'arringa per la classe politica italiana che non poteva non suonare più intempestiva, più inopportuna e più fuori dal tempo. Perchè un conto sono le parole e un altro sono i fatti. Un conto sono le dichiarazioni di Napolitano ("In Parlamento non ci sono fannulloni"), l'intemerata contro il qualunquismo, eccetera eccetera. E un altro sono i dati sull'attività dei rappresentanti del popolo nell'arco dell'ultima legislatura, mai troppo prematuramente abortita. Ovviamentre, "attività" e' un eufemismo. Basta leggere le confessioni dell'onorevole Roberto Poletti, deputato uscente dei Verdi che in questi giorni su "Libero" sta illuminando gli elettori su come e quanto (non) lavori un deputato. Questo non è qualunquismo, signor Presidente della Repubblica. Questo, purtroppo, è tutto vero.

Poletti dixit: "Non è che possiamo contarla su: nei primi cento giorni di questa mia prima legislatura, la Camera ha tenuto 36 sedute, poco più di due ore al giorno di lavoro. E considerando vacanze e feste comandate e ponti, su un anno di attività a Montecitorio si è lavorato 160 giorni, cioè neanche 5 mesi. Quattro mesi e venti giorni in un anno. Poi dice che la gente s'incazza...". "Quando il deputato non è in Aula o in Commissione, il più delle volte fa attività politica, ma per il partito. Che cosa c'entra l'attività di partito con il mandato ricevuto dagli elettori? Nulla o quasi, ma tant'è. E comunque, gira per convegni e dibattiti ("...seguirà buffet...", partecipa a riunioni organizzative. O c'è caso che si metta a cercar tessere...".

"Il martedì mattina c'è la Commissione, il primo voto in aula è nel pomeriggio e non è raro che si tenga quando la Commissione è ancora in corso. ma l'aula risulta mezza piena, d'altrone in questo caso c'è la detrazione di 206 euro se non raggiungi almeno il 30 per cento delle votazioni utili, saltare la seduta sarebbe un delitto. Entrano allora in scena i famosi pianisti...".

Ma il bello deve ancora venire, perchè la "settimana lavorativa" del deputato, dopo avere vissuto quella che Poletti definisce "la giornata clou del mercoledì" (riunione di Commissione, voto in aula dalle cinque alle otto "sempre che non ci sia qualche partita: in quel caso alle sei e mezzo anche le questioni più complicate si dipanano"), arriva al "giovedì prefestivo".

Confida Poletti: " Fin dal mattino si respira l'aria del fine settimana, i deputati che non sono di Roma di mettono al teleofno per prenotare il volo. Si vota dlale 11 in poi, mal che vada c'è un'altra seduta dopo il pranzo. Poi comincia il fuggi fuggi. Vai in guardaroba ed è pieno di borse, valigie, trolley, pacchi e quant'altro e dal primo pomeriggio si forma la fila...".

Ecco, signor Presidente della Repubblica, come funziona a pieno regime la Camera dei Deputati secondo un deputato uscente, le cui dichiarazioni non risultano essere state smentite da nessun esponente di quel Parlamento, dove, ammonisce Luca di Montezemolo, "nella prossima legislatura andranno a sedere molti portaborse in Camere che non saranno elettive, ma nominative". Nel senso che sono i leader di partito ad avere scelto i candidati. E' questa la democrazia?


di Xavier Jacobelli


martedì 18 marzo 2008

Italiani Brava Gente....


Avevano fatto le prove generali nelle Due Sicilie e nelle colonie.....nulla da invidiare ai nazisti.....anzi....

Un sentito ringraziamento a mamma Rai....

Grecia 1943: quei fascisti stile SS
di Enrico Arosio
Domenikon come Marzabotto.

Oltre 150 uomini fucilati per rappresaglia. Ora un documentario alza il velo sulle stragi del nostro esercito. Occultate I partigiani avevano fatto fuoco dalla collinetta, quando il convoglio aveva rallentato in curva, a un chilometro dal villaggio di Domenikon. Erano morti nove soldati italiani. Dunque i greci andavano puniti: non i partigiani, i civili. Domenikon andava distrutta. Per dare a tutti "una salutare lezione", come scrisse poi il generale Cesare Benelli, che comandava la divisione Pinerolo. "Qui al villaggio, prima, i soldati italiani venivano per un'ora o due, flirtavano con le donne, poi se ne andavano. A Elassona avevano fidanzate ufficiali. Erano dei dongiovanni", racconta un contadino davanti alla cinepresa. Prima, sì. Non il 16 febbraio 1943. Quel giorno gli italiani brava gente si trasformarono in bestie. L'eccidio di Domenikon, la piccola Marzabotto di Tessaglia, è un crimine italiano dimenticato. In stile nazista, solo un po' meno scientifico. Fu il primo massacro di civili in Grecia durante l'occupazione, e stabilì un modello. Il primo pomeriggio gli uomini della Pinerolo circondarono il villaggio, rastrellarono la popolazione e fecero un primo raduno sulla piazza centrale. Poi dal cielo arrivarono i caccia col fascio littorio. Scesero bassi, rombando, scaricando le loro bombe incendiarie. Case, fienili, stalle bruciarono tra le urla delle donne, i muggiti lugubri delle vacche. Gli italiani gliel'avevano detto, raccontano i vecchi paesani: "Vi bruceremo tutti". Il maestro, che capiva la nostra lingua, avvertì: "Mamma. Ci ammazzano tutti". Molti non avevano mai visto un aereo. Al tramonto, raccontano i figli degli uccisi, le famiglie di Domenikon furono portate sulla curva dei partigiani. Dopo esser stati separati dalle donne, tra pianti e calci, tutti i maschi sopra i 14 anni, fu ordinato, sarebbero stati trasferiti a Larisa per interrogatori. Menzogna. All'una di notte del 17 gli italiani li fucilarono nel giro di un'ora, e i contadini dovettero ammassarli in fosse comuni. "Anche mio padre e i suoi tre fratelli", ricorda un vecchio rintracciato da Stathis Psomiadis, insegnante e figlio di una vittima che si è dedicato alla ricostruzione dell'eccidio, indicando la collina di lentischi e mirti. La notte e l'indomani i soldati della Pinerolo assassinarono per strada e per i campi pastori e paesani che si erano nascosti: fecero 150 morti.

È tutto ricostruito nel documentario 'La guerra sporca di Mussolini', diretto da Giovanni Donfrancesco e prodotto dalla GA&A Productions di Roma e dalla televisione greca Ert, che andrà in onda dal 14 marzo su History Channel (canale 407 di Sky). La Rai si è disinteressata al progetto.

Il film, che riapre una pagina odiosa dell'Italia fascista, si basa su ricerche recenti della storica Lidia Santarelli. La docente al Centre for European and Mediterranean Studies della New York University, parlando con 'L'espresso' di Domenikon e dei massacri italiani in Tessaglia, Epiro, Macedonia, li definisce "un buco nero nella storiografia". Che cosa sa il grande pubblico della campagna di Grecia di Mussolini? Ricorda il presidente Ciampi, le commosse rievocazioni della tragedia di Cefalonia, il generale Gandin e la divisione Acqui, le emozioni cinematografiche di 'Mediterraneo' e del 'Capitano Corelli', con gli italiani abbronzati, generosi, portati a fraternizzare. Una proposta di legge (Galante e altri) presentata alla Camera il 24 novembre 2006 per istituire una Giornata della memoria delle vittime del fascismo accenna all'eccidio di Domenikon; ma è un'eccezione.

Italiani brava gente? Per nulla.

"Domenikon", dichiara la Santarelli nel film, "fu il primo di una serie di episodi repressivi nella primavera-estate 1943. Il generale Carlo Geloso, comandante delle forze italiane di occupazione, emanò una circolare sulla lotta ai ribelli il cui principio cardine era la responsabilità collettiva. Per annientare il movimento partigiano andavano annientate le comunità locali".L'ordine si tradusse in rastrellamenti, fucilazioni, incendi, requisizione e distruzione di riserve alimentari. A Domenikon seguirono eccidi in Tessaglia e nella Grecia interna: 30 giorni dopo 60 civili fucilati a Tsaritsani. Poi a Domokos, Farsala, Oxinià. Le autorità greche segnalarono stupri di massa. Azioni di cui praticamente non esistono immagini, memorie sepolte negli archivi militari. Il comando tedesco in Macedonia arrivò a protestare con gli italiani per il ripetersi delle violenze contro i civili. Nel film il diario del soldato Guido Zuliani racconta di rastrellamenti e torture. Il capo della polizia di Elassona, Nikolaos Bavaris, scrisse una lettera di denuncia ai comandi italiani e alla Croce rossa internazionale: "Vi vantate di essere il Paese più civile d'Europa, ma crimini come questi sono commessi solo da barbari". Fu internato, torturato, deportato in Italia. La figlia: "Un incubo". Gli italiani imitarono i tedeschi, ma senza la loro tecnica. Nel campo di concentramento di Larisa, a nord di Volos dove nacque Giorgio de Chirico, furono fucilati per rappresaglia oltre mille prigionieri greci. Molti morirono, ricorda 'La guerra sporca di Mussolini', di fame, denutrizione, epidemie. Le brande con i materassi di foglie di granturco erano infestate dalle pulci. L'occupazione (sino al settembre '43 gli italiani amministrarono due terzi della Grecia, un terzo i tedeschi) si caratterizzò per le prevaricazioni continue ai danni di innocenti. La Tessaglia era il granaio greco. L'esercito italiano eseguiva confische, saccheggi, sequestri. Introdotta la valuta di occupazione, il mercato nero andò alle stelle. La razione di pane si ridusse a 30 grammi al giorno. Il film mostra abitanti di Atene morti di fame gettati come stracci agli angoli delle strade. "Nel solo inverno 1941", ricorda la professoressa Santarelli a 'L'espresso',"la carestia indotta dall'amministrazione italiana fece tra i 40 e i 50 mila morti. Nell'intero periodo morirono di fame e malattie tra i 200 e i 300 mila greci. Un altro capitolo poco studiato è la prostituzione: migliaia di donne prese per fame e reclutate in bordelli per soddisfare soldati e ufficiali italiani". Nel 1946 il ministero greco della Previdenza sociale, nel censire i danni di guerra, calcolò che 400 villaggi avevano subito distruzioni parziali o totali: 200 di questi causati da unità italiane e tedesche, 200 dai soli italiani. La Grecia rimossa ci costringe a riflettere. Come dice nel film lo storico Lutz Klinkhammer, il massimo studioso di atrocità tedesche in Italia: "La leggenda del bravo italiano non è completamente inventata. Ciò che è inventato è che tale immagine fosse l'aspetto dominante nell'occupazione di quei territori". I generali Geloso e Benelli altro non fecero che applicare le linee guida del generale Roatta in Jugoslavia, che teorizzò la strategia "testa per dente". Klinkhammer dichiara che le fucilazioni italiane in Slovenia, nella provincia di Lubiana, ebbero le stesse dimensioni delle fucilazioni tedesche in Alta Italia dopo l'8 settembre. Oltre 100 mila slavi transitarono per i campi di concentramento italiani in Jugoslavia. Nell'isola di Rab, di cui il film mostra cadaveri scheletrici, morì il 20 per cento dei prigionieri. Klinkhammer usa per l'esercito di Mussolini, ricordando i crimini in Etiopia e Cirenaica con l'impiego di gas contro i civili, il termine "programma di eliminazione". E se dopo il 1945 Badoglio e Graziani furono i primi due criminali di guerra elencati dalle autorità etiopi, per la Grecia e i Balcani furono sollevate analoghe richieste per i generali Roatta, Ambrosio, Robotti e Gambara.


A Londra la Commissione delle Nazioni Unite per i crimini di guerra ricevette una lista con più di1.500 segnalazioni di criminali di guerra italiani. Perché tutto andò insabbiato? Ecco un'altra rimozione nazionale. Nel 1946 era cambiato tutto: l'Europa spaccata in due tra Alleati e blocco sovietico. L'Italia di De Gasperi rientrava nella strategia di compattamento occidentale contro Stalin. Il nostro governo rifiutò la consegna dei responsabili di atrocità alla Grecia. Mentre De Gasperi istituiva una commissione d'inchiesta, chiedeva a Washington di temporeggiare. Stessa richiesta da Lord Halifax per il governo britannico, pur vicino alla Grecia, dove infuriava la guerra civile tra monarchici e comunisti. In breve: l'Italia rinunciò a chiedere estradizione e processo per i criminali nazisti (ricordate 'l'armadio della vergogna'), la Grecia fece lo stesso con l'Italia.

La Guerra fredda fu la pietra tombale sulle richieste di giustizia .
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Avevano fatto le prove generali nelle Due Sicilie e nelle colonie.....nulla da invidiare ai nazisti.....anzi....

Un sentito ringraziamento a mamma Rai....

Grecia 1943: quei fascisti stile SS
di Enrico Arosio
Domenikon come Marzabotto.

Oltre 150 uomini fucilati per rappresaglia. Ora un documentario alza il velo sulle stragi del nostro esercito. Occultate I partigiani avevano fatto fuoco dalla collinetta, quando il convoglio aveva rallentato in curva, a un chilometro dal villaggio di Domenikon. Erano morti nove soldati italiani. Dunque i greci andavano puniti: non i partigiani, i civili. Domenikon andava distrutta. Per dare a tutti "una salutare lezione", come scrisse poi il generale Cesare Benelli, che comandava la divisione Pinerolo. "Qui al villaggio, prima, i soldati italiani venivano per un'ora o due, flirtavano con le donne, poi se ne andavano. A Elassona avevano fidanzate ufficiali. Erano dei dongiovanni", racconta un contadino davanti alla cinepresa. Prima, sì. Non il 16 febbraio 1943. Quel giorno gli italiani brava gente si trasformarono in bestie. L'eccidio di Domenikon, la piccola Marzabotto di Tessaglia, è un crimine italiano dimenticato. In stile nazista, solo un po' meno scientifico. Fu il primo massacro di civili in Grecia durante l'occupazione, e stabilì un modello. Il primo pomeriggio gli uomini della Pinerolo circondarono il villaggio, rastrellarono la popolazione e fecero un primo raduno sulla piazza centrale. Poi dal cielo arrivarono i caccia col fascio littorio. Scesero bassi, rombando, scaricando le loro bombe incendiarie. Case, fienili, stalle bruciarono tra le urla delle donne, i muggiti lugubri delle vacche. Gli italiani gliel'avevano detto, raccontano i vecchi paesani: "Vi bruceremo tutti". Il maestro, che capiva la nostra lingua, avvertì: "Mamma. Ci ammazzano tutti". Molti non avevano mai visto un aereo. Al tramonto, raccontano i figli degli uccisi, le famiglie di Domenikon furono portate sulla curva dei partigiani. Dopo esser stati separati dalle donne, tra pianti e calci, tutti i maschi sopra i 14 anni, fu ordinato, sarebbero stati trasferiti a Larisa per interrogatori. Menzogna. All'una di notte del 17 gli italiani li fucilarono nel giro di un'ora, e i contadini dovettero ammassarli in fosse comuni. "Anche mio padre e i suoi tre fratelli", ricorda un vecchio rintracciato da Stathis Psomiadis, insegnante e figlio di una vittima che si è dedicato alla ricostruzione dell'eccidio, indicando la collina di lentischi e mirti. La notte e l'indomani i soldati della Pinerolo assassinarono per strada e per i campi pastori e paesani che si erano nascosti: fecero 150 morti.

È tutto ricostruito nel documentario 'La guerra sporca di Mussolini', diretto da Giovanni Donfrancesco e prodotto dalla GA&A Productions di Roma e dalla televisione greca Ert, che andrà in onda dal 14 marzo su History Channel (canale 407 di Sky). La Rai si è disinteressata al progetto.

Il film, che riapre una pagina odiosa dell'Italia fascista, si basa su ricerche recenti della storica Lidia Santarelli. La docente al Centre for European and Mediterranean Studies della New York University, parlando con 'L'espresso' di Domenikon e dei massacri italiani in Tessaglia, Epiro, Macedonia, li definisce "un buco nero nella storiografia". Che cosa sa il grande pubblico della campagna di Grecia di Mussolini? Ricorda il presidente Ciampi, le commosse rievocazioni della tragedia di Cefalonia, il generale Gandin e la divisione Acqui, le emozioni cinematografiche di 'Mediterraneo' e del 'Capitano Corelli', con gli italiani abbronzati, generosi, portati a fraternizzare. Una proposta di legge (Galante e altri) presentata alla Camera il 24 novembre 2006 per istituire una Giornata della memoria delle vittime del fascismo accenna all'eccidio di Domenikon; ma è un'eccezione.

Italiani brava gente? Per nulla.

"Domenikon", dichiara la Santarelli nel film, "fu il primo di una serie di episodi repressivi nella primavera-estate 1943. Il generale Carlo Geloso, comandante delle forze italiane di occupazione, emanò una circolare sulla lotta ai ribelli il cui principio cardine era la responsabilità collettiva. Per annientare il movimento partigiano andavano annientate le comunità locali".L'ordine si tradusse in rastrellamenti, fucilazioni, incendi, requisizione e distruzione di riserve alimentari. A Domenikon seguirono eccidi in Tessaglia e nella Grecia interna: 30 giorni dopo 60 civili fucilati a Tsaritsani. Poi a Domokos, Farsala, Oxinià. Le autorità greche segnalarono stupri di massa. Azioni di cui praticamente non esistono immagini, memorie sepolte negli archivi militari. Il comando tedesco in Macedonia arrivò a protestare con gli italiani per il ripetersi delle violenze contro i civili. Nel film il diario del soldato Guido Zuliani racconta di rastrellamenti e torture. Il capo della polizia di Elassona, Nikolaos Bavaris, scrisse una lettera di denuncia ai comandi italiani e alla Croce rossa internazionale: "Vi vantate di essere il Paese più civile d'Europa, ma crimini come questi sono commessi solo da barbari". Fu internato, torturato, deportato in Italia. La figlia: "Un incubo". Gli italiani imitarono i tedeschi, ma senza la loro tecnica. Nel campo di concentramento di Larisa, a nord di Volos dove nacque Giorgio de Chirico, furono fucilati per rappresaglia oltre mille prigionieri greci. Molti morirono, ricorda 'La guerra sporca di Mussolini', di fame, denutrizione, epidemie. Le brande con i materassi di foglie di granturco erano infestate dalle pulci. L'occupazione (sino al settembre '43 gli italiani amministrarono due terzi della Grecia, un terzo i tedeschi) si caratterizzò per le prevaricazioni continue ai danni di innocenti. La Tessaglia era il granaio greco. L'esercito italiano eseguiva confische, saccheggi, sequestri. Introdotta la valuta di occupazione, il mercato nero andò alle stelle. La razione di pane si ridusse a 30 grammi al giorno. Il film mostra abitanti di Atene morti di fame gettati come stracci agli angoli delle strade. "Nel solo inverno 1941", ricorda la professoressa Santarelli a 'L'espresso',"la carestia indotta dall'amministrazione italiana fece tra i 40 e i 50 mila morti. Nell'intero periodo morirono di fame e malattie tra i 200 e i 300 mila greci. Un altro capitolo poco studiato è la prostituzione: migliaia di donne prese per fame e reclutate in bordelli per soddisfare soldati e ufficiali italiani". Nel 1946 il ministero greco della Previdenza sociale, nel censire i danni di guerra, calcolò che 400 villaggi avevano subito distruzioni parziali o totali: 200 di questi causati da unità italiane e tedesche, 200 dai soli italiani. La Grecia rimossa ci costringe a riflettere. Come dice nel film lo storico Lutz Klinkhammer, il massimo studioso di atrocità tedesche in Italia: "La leggenda del bravo italiano non è completamente inventata. Ciò che è inventato è che tale immagine fosse l'aspetto dominante nell'occupazione di quei territori". I generali Geloso e Benelli altro non fecero che applicare le linee guida del generale Roatta in Jugoslavia, che teorizzò la strategia "testa per dente". Klinkhammer dichiara che le fucilazioni italiane in Slovenia, nella provincia di Lubiana, ebbero le stesse dimensioni delle fucilazioni tedesche in Alta Italia dopo l'8 settembre. Oltre 100 mila slavi transitarono per i campi di concentramento italiani in Jugoslavia. Nell'isola di Rab, di cui il film mostra cadaveri scheletrici, morì il 20 per cento dei prigionieri. Klinkhammer usa per l'esercito di Mussolini, ricordando i crimini in Etiopia e Cirenaica con l'impiego di gas contro i civili, il termine "programma di eliminazione". E se dopo il 1945 Badoglio e Graziani furono i primi due criminali di guerra elencati dalle autorità etiopi, per la Grecia e i Balcani furono sollevate analoghe richieste per i generali Roatta, Ambrosio, Robotti e Gambara.


A Londra la Commissione delle Nazioni Unite per i crimini di guerra ricevette una lista con più di1.500 segnalazioni di criminali di guerra italiani. Perché tutto andò insabbiato? Ecco un'altra rimozione nazionale. Nel 1946 era cambiato tutto: l'Europa spaccata in due tra Alleati e blocco sovietico. L'Italia di De Gasperi rientrava nella strategia di compattamento occidentale contro Stalin. Il nostro governo rifiutò la consegna dei responsabili di atrocità alla Grecia. Mentre De Gasperi istituiva una commissione d'inchiesta, chiedeva a Washington di temporeggiare. Stessa richiesta da Lord Halifax per il governo britannico, pur vicino alla Grecia, dove infuriava la guerra civile tra monarchici e comunisti. In breve: l'Italia rinunciò a chiedere estradizione e processo per i criminali nazisti (ricordate 'l'armadio della vergogna'), la Grecia fece lo stesso con l'Italia.

La Guerra fredda fu la pietra tombale sulle richieste di giustizia .

I Fatti e le parole...ieri, oggi, domani...?


La Regione dice 'no' al passaggiodella Valmarecchia alla Romagna
La seduta di oggi del consiglio regionale ha confermato il 'no' espresso dalla giunta dei comuni dell'Alta Valmarecchia al distacco dalla Provincia di Pesaro-Urbino.

In aula è esplosa la rabbia dei cittadini


Pesaro, 17 marzo 2008 - Il consiglio regionale delle Marche, nella seduta di oggi, ha confermato il 'no' espresso dalla giunta sul distacco dei Comuni dell'Alta Valmarecchia dalla Provincia di Pesaro Urbino e dalle Marche e il loro passaggio alla Provincia di Rimini.

Anche se il centrosinistra ha votato favorevolmente, il provvedimento ha incontrato il parere negativo del centrodestra. I molti cittadini presenti in aula, tutti con indosso una maglietta bianca con la scritta ''84% sì per la Valmarecchia in Emilia Romagna', hanno accolto l'esito negativo del voto consiliare è stato con forti proteste e alto si è levato il grido reiterato di ''buffoni, buffoni''.

Alcuni di loro, visibilmente delusi, hanno definito la scelta dell'assemblea marchigiana ''una pagina nera della democrazia'', riferendosi al mancato avallo dell'84% di voti favorevoli al distacco nel referendum tenutosi nei Comuni interessati. Il parere del consiglio regionale non è però vincolante rispetto alla decisione finale, che spetta per legge al governo nazionale.
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La Regione dice 'no' al passaggiodella Valmarecchia alla Romagna
La seduta di oggi del consiglio regionale ha confermato il 'no' espresso dalla giunta dei comuni dell'Alta Valmarecchia al distacco dalla Provincia di Pesaro-Urbino.

In aula è esplosa la rabbia dei cittadini


Pesaro, 17 marzo 2008 - Il consiglio regionale delle Marche, nella seduta di oggi, ha confermato il 'no' espresso dalla giunta sul distacco dei Comuni dell'Alta Valmarecchia dalla Provincia di Pesaro Urbino e dalle Marche e il loro passaggio alla Provincia di Rimini.

Anche se il centrosinistra ha votato favorevolmente, il provvedimento ha incontrato il parere negativo del centrodestra. I molti cittadini presenti in aula, tutti con indosso una maglietta bianca con la scritta ''84% sì per la Valmarecchia in Emilia Romagna', hanno accolto l'esito negativo del voto consiliare è stato con forti proteste e alto si è levato il grido reiterato di ''buffoni, buffoni''.

Alcuni di loro, visibilmente delusi, hanno definito la scelta dell'assemblea marchigiana ''una pagina nera della democrazia'', riferendosi al mancato avallo dell'84% di voti favorevoli al distacco nel referendum tenutosi nei Comuni interessati. Il parere del consiglio regionale non è però vincolante rispetto alla decisione finale, che spetta per legge al governo nazionale.

lunedì 17 marzo 2008

Tibet, Genocidio Culturale


«Qualche organizzazione internazionale rispettata potrebbe accertare quale sia la situazione in Tibet e quali le cause» dei disordini, ha dichiarato il Dalai Lama nella conferenza stampa tenuta nella località indiana di Dharmsala, dove risiede in esilio: «Che il governo cinese lo ammetta oppure no, esiste un problema: un’antica tradizione culturale è in serio pericolo. Intenzionalmente o no, è in corso una sorta di genocidio culturale».Il Dalai Lama ha poi denunciato il «regime del terrore» imposto in Tibet dalla Cina, rifiutandosi però di lanciare un appello per il boicottaggio dei Giochi olimpici di Pechino: «Desidero che i Giochi si tengano: il popolo cinese ha bisogno di sentirsi fiero, la Cina merita di accogliere i Giochi olimpici»; ma «occorre ricordare a Pechino che ha l’obbligo di comportarsi in modo consono a chi ospita le Olimpiadi».Secondo il governo tibetano in esilio sono almeno 80 i morti accertati nelle manifestazioni anticinesi a Lhasa, mentre i feriti sarebbero almeno 72: le autorità di Pechino - che hanno imposto ieri il coprifuoco - hanno parlato invece di dieci morti; secondo la televisione di Hong Kong una colonna di 200 veicoli da trasporto truppe si sta dirigendo verso la capitale tibetana.Almeno tre tibetani sono stati uccisi da colpi di arma da fuoco nel corso di una manifestazione di protesta svoltasi a Ngawa, distretto a maggioranza tibetana nella provincia cinese di Sichuan e alla quale hanno partecipato circa 200 persone: lo hanno reso noto testimonianze locali. «I manifestanti hanno attaccato un commissariato della polizia, hanno dato fuoco a delle autopattuglia e gli agenti hanno sparato... Ho visto tre persone uccise», ha riferito un testimone; ma secondo il Centro per i diritti umani e la democrazia, con sede in India, pare che le vittime siano già salite a sette, uccise dalla polizia che ha aperto il fuoco contro monaci e civili che stavano «manifestando pacificamente».
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«Qualche organizzazione internazionale rispettata potrebbe accertare quale sia la situazione in Tibet e quali le cause» dei disordini, ha dichiarato il Dalai Lama nella conferenza stampa tenuta nella località indiana di Dharmsala, dove risiede in esilio: «Che il governo cinese lo ammetta oppure no, esiste un problema: un’antica tradizione culturale è in serio pericolo. Intenzionalmente o no, è in corso una sorta di genocidio culturale».Il Dalai Lama ha poi denunciato il «regime del terrore» imposto in Tibet dalla Cina, rifiutandosi però di lanciare un appello per il boicottaggio dei Giochi olimpici di Pechino: «Desidero che i Giochi si tengano: il popolo cinese ha bisogno di sentirsi fiero, la Cina merita di accogliere i Giochi olimpici»; ma «occorre ricordare a Pechino che ha l’obbligo di comportarsi in modo consono a chi ospita le Olimpiadi».Secondo il governo tibetano in esilio sono almeno 80 i morti accertati nelle manifestazioni anticinesi a Lhasa, mentre i feriti sarebbero almeno 72: le autorità di Pechino - che hanno imposto ieri il coprifuoco - hanno parlato invece di dieci morti; secondo la televisione di Hong Kong una colonna di 200 veicoli da trasporto truppe si sta dirigendo verso la capitale tibetana.Almeno tre tibetani sono stati uccisi da colpi di arma da fuoco nel corso di una manifestazione di protesta svoltasi a Ngawa, distretto a maggioranza tibetana nella provincia cinese di Sichuan e alla quale hanno partecipato circa 200 persone: lo hanno reso noto testimonianze locali. «I manifestanti hanno attaccato un commissariato della polizia, hanno dato fuoco a delle autopattuglia e gli agenti hanno sparato... Ho visto tre persone uccise», ha riferito un testimone; ma secondo il Centro per i diritti umani e la democrazia, con sede in India, pare che le vittime siano già salite a sette, uccise dalla polizia che ha aperto il fuoco contro monaci e civili che stavano «manifestando pacificamente».

Biùtiful cauntri


Del problema rifiuti,e non solo,si è interessata anche la trasmissione Reporter di Rai Tre.
Eccovi il link per vedere tutta la puntata in oggetto:

http://www.rai.tv/mpplaymedia/0,,RaiTre-Report%5E23%5E64834,00.html



UN FILM DA NON PERDERE

Mentre il commissario De Gennaro invoca tempi supplementari come nelle partite di calcio, Biùtiful cauntri rompe gli indugi, entrando a gamba tesa nelle sale e magari farà gol nel periodo più difficile per il settore cinematografico, quando film prestigiosi si contendono il mercato.

Dal sette marzo, infatti, gli italiani potranno vedere il perturbante documentario sull’emergenza ecologica in Campania, prodotto da Lionello Cerri e diretto dai campani Peppe Ruggiero e Andrea D’Ambrosio e dalla romana Esmeralda Calabria e questo sbarco al cinema, va detto, non è andato liscio come l’olio. Nonostante la potenza delle immagini, con quelle carcasse di agnellini avvelenati, che volano come stracci per aria, perché questi i giochi dei bambini di Marigliano, Quarto, Melito, Acerra, Giugliano, San Giorgio a Cremano, Pozzuoli, della provincia napoletana, insomma, ora sgranata in tivù come un rosario di dolore, intanto che la casta prende tempo; nonostante le preziose informazioni veicolate dal racconto-choc, dove una zoomata su una bufala tirata su a diossina ti leva, per sempre, la voglia di comprare mozzarella prodotta col suo latte di povera bestia attossicata, nonostante, infine, Biùtiful cauntry abbia avuto successo al Torino Film Festival, dove critica e pubblico erano d’accordo sulla necessità di mostrare la spaventosa Cernobyl a un passo dal cuore di Napoli, qua si rischiava la fine della figlia di Don Camillo: napoletanamente, «Tutt’ a vonn’ e nisciuno s’a piglia».

La Mikado e l’Istituto Luce, infatti, in un primo momento parevano interessati a distribuire il film sulla «munnezza», visto il pieno di consensi alla rassegna morettiana. Ma il rischio di un effetto Gomorra, mentre cadeva il governo Prodi e non si sapeva con chi trattare, ha paralizzato le trattative sulla distribuzione d’un prodotto decisamente scomodo. C’era da togliersi un Bassolino dalle scarpe, comunque, e nessuno, magari, voleva farlo per primo, nel Bel Paese dove ci si entusiasma per le storie Usa, manipolate da Michael Moore, o per Le ragioni dell’aragosta, come titolava il docufilm di Sabina Guzzanti (così bonario da piacere a destra e a sinistra), ma non per i crudi racconti made in Italy. «Volevo trattare questo documentario come un bambino, che va protetto e seguito passo dopo passo e credo proprio che avrà l’attenzione d’un pubblico preparato. Ho voluto distribuire io Biùtiful cauntri, perché così mi sento più sicuro.

Adesso il film è molto più sulla notizia e questa è la sua stagione», dichiara Lionello Cerri, la cui Casa di produzione e distribuzione Lumière resta in splendida solitudine, nell’operazione cinematografica più coraggiosa dell’anno. Biùtiful cauntri, già nella trascrizione fonetica parodia del Bel Paese, così come lo conoscevano all’estero («Please, visit Italy», invocava Rutelli dal costoso sito, poi chiuso, per incentivare il turismo in Italia), parla chiaro e forte e deve farlo ora, non a giugno, quando (forse) la questione rifiuti sarà risolta. «E adesso, mandiamolo in onda in prima serata. E poi facciamolo girare in tutte le scuole superiori italiane», esortava a novembre Don Luigi Ciotti, animatore dell’associazione antimafia Libera. Il lungo applauso del pubblico torinese, all’anteprima del film, l’aveva colpito.

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Del problema rifiuti,e non solo,si è interessata anche la trasmissione Reporter di Rai Tre.
Eccovi il link per vedere tutta la puntata in oggetto:

http://www.rai.tv/mpplaymedia/0,,RaiTre-Report%5E23%5E64834,00.html



UN FILM DA NON PERDERE

Mentre il commissario De Gennaro invoca tempi supplementari come nelle partite di calcio, Biùtiful cauntri rompe gli indugi, entrando a gamba tesa nelle sale e magari farà gol nel periodo più difficile per il settore cinematografico, quando film prestigiosi si contendono il mercato.

Dal sette marzo, infatti, gli italiani potranno vedere il perturbante documentario sull’emergenza ecologica in Campania, prodotto da Lionello Cerri e diretto dai campani Peppe Ruggiero e Andrea D’Ambrosio e dalla romana Esmeralda Calabria e questo sbarco al cinema, va detto, non è andato liscio come l’olio. Nonostante la potenza delle immagini, con quelle carcasse di agnellini avvelenati, che volano come stracci per aria, perché questi i giochi dei bambini di Marigliano, Quarto, Melito, Acerra, Giugliano, San Giorgio a Cremano, Pozzuoli, della provincia napoletana, insomma, ora sgranata in tivù come un rosario di dolore, intanto che la casta prende tempo; nonostante le preziose informazioni veicolate dal racconto-choc, dove una zoomata su una bufala tirata su a diossina ti leva, per sempre, la voglia di comprare mozzarella prodotta col suo latte di povera bestia attossicata, nonostante, infine, Biùtiful cauntry abbia avuto successo al Torino Film Festival, dove critica e pubblico erano d’accordo sulla necessità di mostrare la spaventosa Cernobyl a un passo dal cuore di Napoli, qua si rischiava la fine della figlia di Don Camillo: napoletanamente, «Tutt’ a vonn’ e nisciuno s’a piglia».

La Mikado e l’Istituto Luce, infatti, in un primo momento parevano interessati a distribuire il film sulla «munnezza», visto il pieno di consensi alla rassegna morettiana. Ma il rischio di un effetto Gomorra, mentre cadeva il governo Prodi e non si sapeva con chi trattare, ha paralizzato le trattative sulla distribuzione d’un prodotto decisamente scomodo. C’era da togliersi un Bassolino dalle scarpe, comunque, e nessuno, magari, voleva farlo per primo, nel Bel Paese dove ci si entusiasma per le storie Usa, manipolate da Michael Moore, o per Le ragioni dell’aragosta, come titolava il docufilm di Sabina Guzzanti (così bonario da piacere a destra e a sinistra), ma non per i crudi racconti made in Italy. «Volevo trattare questo documentario come un bambino, che va protetto e seguito passo dopo passo e credo proprio che avrà l’attenzione d’un pubblico preparato. Ho voluto distribuire io Biùtiful cauntri, perché così mi sento più sicuro.

Adesso il film è molto più sulla notizia e questa è la sua stagione», dichiara Lionello Cerri, la cui Casa di produzione e distribuzione Lumière resta in splendida solitudine, nell’operazione cinematografica più coraggiosa dell’anno. Biùtiful cauntri, già nella trascrizione fonetica parodia del Bel Paese, così come lo conoscevano all’estero («Please, visit Italy», invocava Rutelli dal costoso sito, poi chiuso, per incentivare il turismo in Italia), parla chiaro e forte e deve farlo ora, non a giugno, quando (forse) la questione rifiuti sarà risolta. «E adesso, mandiamolo in onda in prima serata. E poi facciamolo girare in tutte le scuole superiori italiane», esortava a novembre Don Luigi Ciotti, animatore dell’associazione antimafia Libera. Il lungo applauso del pubblico torinese, all’anteprima del film, l’aveva colpito.

Il Poeta Turi Lima

Ricevo e posto, per non dimenticare....


"Chiddu ch'è certu,sugnu:e sugnu sicilianu"...

Nasceva il 18 agosto 1925,in Sicilia,nella contadina Catenanuova, da Carmelo e Giuseppina Muni, Venero Maccarrone, che, alla fine degli anni settanta, con lo pseudomino Turi Lima, ha dato vita ad una "poesia rivoluzionaria" in lingua siciliana,tutta votata alla Sicilia,Sicilia intesa come Patria del Popolo Siciliano, come Nazione cancellata,che, attraverso un'opera si sensibilizzazione culturale tesa al recupero della specificità dell'identità degli Isolani,poteva essere riconquistata dai Siciliani:"Si sugnu lava o sùrfuru/si sugnu aranciu o pala/si sugnu jnestra o mènnulu ju non lu pozzu diri. Chiddu ch'è certu,sugnu:e sugnu sicilianu" ("Se sono lava o zolfo/se sono albero d'arancio o foglia di fico d'India/se sono ginestra o albero di mandorlo, io non lo posso dire,Quello chè è certo,sono:e sono siciliano").

Turi Lima,secondo il professore Salvatore Camilleri:

Turi Lima, come ha scritto qualche anno fa il professore Salvatore Camilleri, "non era certamente uno di quei poeti cui si deve consigliare l'esortazione del Feuerbach a non accettare passivamente la realtà, ma a inserirsi in essa per mutarla, non lo è stato perchè nella realtà si era calato tutt'intero e vi sosteneva la sua battaglia in nome della sicilianità; non lo è stato per il perenne suo impegno umano,per il suo impegno civile che quotidianamente ha sostenuto con la sola arma di cui disponeva,la poesia...Ma, l'impegno di Turi Lima non nasceva, come in Argon o in Neruda, da una ideologia, né da una considerazione filosofica;nasceva da uno sconfinato amore per la sua Terra natale,alimentato dalla passione più ribollente,anche se non erano estranei motivi sociali e politici".

Turi Lima,secondo lo scrittore Emanuele Gagliano:

Emanuele Gagliano,compianto poeta e scrittore siciliano, nel lontano 1984,nell'introduzione ad un libro di poesie di Turi Lima ,scrisse:"La nota dominante di questa raccolta di Turi Lima "Sicilia celu e terra" è senz'altro l'identità: il segno inconfondibile che distingue il vero poeta dagli oscuri epigoni e che lo porta allo scontro con una società e una cultura.Muovendosi dietro tutte le sensazioni di un universo umano per molti aspetti nuovo, Turi Lima sviluppa una tematica libertaria che trova il suo epicentro nel processo evolutivo del tempo e della storia. Evidente è la frattura con la poesia agrario-cattolica tradizionale, ma anche con tanta poesia odierna polarizzata su una stessa frequenza di suoni, di voci, di echi. Le occasioni dell'autore s'incentrano nel dissidio della storia e della mistificazione della storia, della giustizia e dell'ingiustizia, della libertà e della coercizione, dell'intransigenza etica dell'uomo forte e del conformismo degli animi servili. E rinviano a Turi Lima preoccupato, più che di accusare e di gridare (sarebbe, questa, la soluzione più ovvia), di spingersi nei gorghi della coscienza inquieta e di chiamarla in causa con un atteggiamento di netta rimozione rispetto ad ogni acquiscenza umbratile ed esaustiva. L'apporto ideologico è qui accolto come elemento-base del proprio orientamento culturale ed estetico, mentre il tema della socialità, che da Rapisardi a Quasimodo, da Brecht a Hikmet, da Whitman a Cardenal, ha sempre costituito una componente viva e partecipe del destino dell'uomo, è presente come sostanza e come ritmo in un'osmosi dialettica tra la soggettività dell'autore e il dato esistenziale".

Turi Lima come Aristofane:

"Chiunque è un uomo libero non può starsene a dormire",scriveva Aristofane sullo scorcio del V secolo a.C., e il modello di realtà prescelto da Turi Lima é stato di quelli che coinvolgono la coscienza di tutti e che inducono a "vegliare": "Tu non canusci lu scuru di li notti,stiddati di duluri, di cù vosi spizzari li catini e truvau lami e focu/e ancora curri,nudu e dispiratu,tra celi e inferni...Sunò lu cornu Eunu e ancora pi li strati l'omu camina mpintu a lu juvu..."
("Tu non conosci il buoio delle notti,stellate di dolore,di chi ha voluto spezzare le catene e ha trovato lame e fuoco/e ancora corre,nudo e disperato, tra cieli e inferno...Suonò il corno Euno e ancora oggi,per le strade,l'uomo cammina appeso al chiodo...".
Ma perchè scelse lo psudonimo "Turi Lima"?:
Lo psudomino "Turi Lima", era, in realtà, un gioco di parole, legate all'idea di sensibilizzazione dei siciliani alla sana sicilianità attraverso la poesia. Infatti, "Turi Lima", nell'idea del poeta, era il "limaturi", il fabbro, che, con tanta pazienza "Lima", per correggere e perfezionare,un pezzo di ferro deformato.

Turi Lima, militante e dirigente "separatista":

A causa della guerra, la famiglia Maccarrone si trasferì a Catania,dove il giovane Venero aderì alla Lega Giovanile Separatista,organizzazione giovanile e paramilitare del Mis (Movimento per l'Indipendenza della Sicilia), divenendone subito un dirigente e collaborando alla realizzazione dei periodici quali "Sicilia Martire","La libertà", "Sicilia Rossa" e "Sicilia Indipendente".
Turi Lima fonda "Antenna Trinacria":
Nel 1961 ha ideato e diretto la rivista mensile "Sicilia indipendente" e, nel 1978, ha fondato e diretto a Catania la radio "Antenna Trinacria", la "radio d'assalto", che ha polarizzato l'attenzione e l'adesione di tantissimi cittadini attorno alle tematiche neo-sicilianiste, democratiche,socialiste,internazionaliste e antimafiose.
Negli anni sessanta, era stato fra i fondatori del "Fronte Nazionale Siciliano-Sicilia Indipendente" e negli anni ottanta del "Movimento popolare per la Liberazione della Sicilia". Inoltre, nel 1970,con l'avvocato Natale Turco,aveva dato vita al "Centro Studi Storico-Sociali Siciliani".
Turi Lima e il suo patrimonio ideale:

Purtroppo,a 72 anni, il 10 dicembre 1996,dopo dieci giorni di atroci sofferenze,vissute con una dignità impressionante, Turi Lima finiva di vivere,lasciando a noi siciliani un grande patrimonio ideale per continuare l'opera di "limatura". Ma, il patrimonio ideale lasciato da Turi Lima appartiene a tutti i Popoli in lotta per l'Indipendenza Nazionale,anche perchè ,dai microfoni di Antenna Trinacria-chi scrive faceva parte dello staff della radio-aveva sostenuto la lotta dei Popoli oppressi, dai Palestinesi ai Kosovari.





Orazio Vasta-A Rarika blog
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Ricevo e posto, per non dimenticare....


"Chiddu ch'è certu,sugnu:e sugnu sicilianu"...

Nasceva il 18 agosto 1925,in Sicilia,nella contadina Catenanuova, da Carmelo e Giuseppina Muni, Venero Maccarrone, che, alla fine degli anni settanta, con lo pseudomino Turi Lima, ha dato vita ad una "poesia rivoluzionaria" in lingua siciliana,tutta votata alla Sicilia,Sicilia intesa come Patria del Popolo Siciliano, come Nazione cancellata,che, attraverso un'opera si sensibilizzazione culturale tesa al recupero della specificità dell'identità degli Isolani,poteva essere riconquistata dai Siciliani:"Si sugnu lava o sùrfuru/si sugnu aranciu o pala/si sugnu jnestra o mènnulu ju non lu pozzu diri. Chiddu ch'è certu,sugnu:e sugnu sicilianu" ("Se sono lava o zolfo/se sono albero d'arancio o foglia di fico d'India/se sono ginestra o albero di mandorlo, io non lo posso dire,Quello chè è certo,sono:e sono siciliano").

Turi Lima,secondo il professore Salvatore Camilleri:

Turi Lima, come ha scritto qualche anno fa il professore Salvatore Camilleri, "non era certamente uno di quei poeti cui si deve consigliare l'esortazione del Feuerbach a non accettare passivamente la realtà, ma a inserirsi in essa per mutarla, non lo è stato perchè nella realtà si era calato tutt'intero e vi sosteneva la sua battaglia in nome della sicilianità; non lo è stato per il perenne suo impegno umano,per il suo impegno civile che quotidianamente ha sostenuto con la sola arma di cui disponeva,la poesia...Ma, l'impegno di Turi Lima non nasceva, come in Argon o in Neruda, da una ideologia, né da una considerazione filosofica;nasceva da uno sconfinato amore per la sua Terra natale,alimentato dalla passione più ribollente,anche se non erano estranei motivi sociali e politici".

Turi Lima,secondo lo scrittore Emanuele Gagliano:

Emanuele Gagliano,compianto poeta e scrittore siciliano, nel lontano 1984,nell'introduzione ad un libro di poesie di Turi Lima ,scrisse:"La nota dominante di questa raccolta di Turi Lima "Sicilia celu e terra" è senz'altro l'identità: il segno inconfondibile che distingue il vero poeta dagli oscuri epigoni e che lo porta allo scontro con una società e una cultura.Muovendosi dietro tutte le sensazioni di un universo umano per molti aspetti nuovo, Turi Lima sviluppa una tematica libertaria che trova il suo epicentro nel processo evolutivo del tempo e della storia. Evidente è la frattura con la poesia agrario-cattolica tradizionale, ma anche con tanta poesia odierna polarizzata su una stessa frequenza di suoni, di voci, di echi. Le occasioni dell'autore s'incentrano nel dissidio della storia e della mistificazione della storia, della giustizia e dell'ingiustizia, della libertà e della coercizione, dell'intransigenza etica dell'uomo forte e del conformismo degli animi servili. E rinviano a Turi Lima preoccupato, più che di accusare e di gridare (sarebbe, questa, la soluzione più ovvia), di spingersi nei gorghi della coscienza inquieta e di chiamarla in causa con un atteggiamento di netta rimozione rispetto ad ogni acquiscenza umbratile ed esaustiva. L'apporto ideologico è qui accolto come elemento-base del proprio orientamento culturale ed estetico, mentre il tema della socialità, che da Rapisardi a Quasimodo, da Brecht a Hikmet, da Whitman a Cardenal, ha sempre costituito una componente viva e partecipe del destino dell'uomo, è presente come sostanza e come ritmo in un'osmosi dialettica tra la soggettività dell'autore e il dato esistenziale".

Turi Lima come Aristofane:

"Chiunque è un uomo libero non può starsene a dormire",scriveva Aristofane sullo scorcio del V secolo a.C., e il modello di realtà prescelto da Turi Lima é stato di quelli che coinvolgono la coscienza di tutti e che inducono a "vegliare": "Tu non canusci lu scuru di li notti,stiddati di duluri, di cù vosi spizzari li catini e truvau lami e focu/e ancora curri,nudu e dispiratu,tra celi e inferni...Sunò lu cornu Eunu e ancora pi li strati l'omu camina mpintu a lu juvu..."
("Tu non conosci il buoio delle notti,stellate di dolore,di chi ha voluto spezzare le catene e ha trovato lame e fuoco/e ancora corre,nudo e disperato, tra cieli e inferno...Suonò il corno Euno e ancora oggi,per le strade,l'uomo cammina appeso al chiodo...".
Ma perchè scelse lo psudonimo "Turi Lima"?:
Lo psudomino "Turi Lima", era, in realtà, un gioco di parole, legate all'idea di sensibilizzazione dei siciliani alla sana sicilianità attraverso la poesia. Infatti, "Turi Lima", nell'idea del poeta, era il "limaturi", il fabbro, che, con tanta pazienza "Lima", per correggere e perfezionare,un pezzo di ferro deformato.

Turi Lima, militante e dirigente "separatista":

A causa della guerra, la famiglia Maccarrone si trasferì a Catania,dove il giovane Venero aderì alla Lega Giovanile Separatista,organizzazione giovanile e paramilitare del Mis (Movimento per l'Indipendenza della Sicilia), divenendone subito un dirigente e collaborando alla realizzazione dei periodici quali "Sicilia Martire","La libertà", "Sicilia Rossa" e "Sicilia Indipendente".
Turi Lima fonda "Antenna Trinacria":
Nel 1961 ha ideato e diretto la rivista mensile "Sicilia indipendente" e, nel 1978, ha fondato e diretto a Catania la radio "Antenna Trinacria", la "radio d'assalto", che ha polarizzato l'attenzione e l'adesione di tantissimi cittadini attorno alle tematiche neo-sicilianiste, democratiche,socialiste,internazionaliste e antimafiose.
Negli anni sessanta, era stato fra i fondatori del "Fronte Nazionale Siciliano-Sicilia Indipendente" e negli anni ottanta del "Movimento popolare per la Liberazione della Sicilia". Inoltre, nel 1970,con l'avvocato Natale Turco,aveva dato vita al "Centro Studi Storico-Sociali Siciliani".
Turi Lima e il suo patrimonio ideale:

Purtroppo,a 72 anni, il 10 dicembre 1996,dopo dieci giorni di atroci sofferenze,vissute con una dignità impressionante, Turi Lima finiva di vivere,lasciando a noi siciliani un grande patrimonio ideale per continuare l'opera di "limatura". Ma, il patrimonio ideale lasciato da Turi Lima appartiene a tutti i Popoli in lotta per l'Indipendenza Nazionale,anche perchè ,dai microfoni di Antenna Trinacria-chi scrive faceva parte dello staff della radio-aveva sostenuto la lotta dei Popoli oppressi, dai Palestinesi ai Kosovari.





Orazio Vasta-A Rarika blog

domenica 16 marzo 2008

Da Catania Parte la Campagna Elettorale


Catania

Il Partito del Sud: ufficializzata la campagna elettorale

Todaro:“Un pullman con le nostre bandiere nelle piazze della Sicilia”

Stamattina,a Catania, presso il Katane Palace, alla presenza del vice-coordinatore nazionale Erasmo Vecchio, si è svolto il primo attivo regionale del Partito del Sud-Alleanza Meridionale,che ha delineato l’organizzazione e la strategia del partito del Giglio e della Trinakria per le elezioni politiche di aprile,dove è presente,senza apparentamenti,per il Senato della Repubblica. Il capolista Angelo Todaro, imprenditore del comparto dell’energia alternativa, ha dichiarato: “Con un pulman, 60 nostri sostenitori porteranno le nostre bandiere nelle piazze della Sicilia,spiegando alla gente le ragioni della nostra presenza. Spiegheremo che il Partito del Sud non sta con la destra,ne con la sinistra,ne con il centro,ne tanto meno con Lombardo,ma sta con la Sicilia”.

All’incontro-a cui erano presenti le delegazioni del Fronte Nazionale Siciliano-Sicilia Indipendente (guidata da Pippo Scianò),del Partito Autonomista Siciliano, dei Nazionalisti Siciliani, del Patto Autonomista e di altri gruppi e soggettività.

Orazio Vasta

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Catania

Il Partito del Sud: ufficializzata la campagna elettorale

Todaro:“Un pullman con le nostre bandiere nelle piazze della Sicilia”

Stamattina,a Catania, presso il Katane Palace, alla presenza del vice-coordinatore nazionale Erasmo Vecchio, si è svolto il primo attivo regionale del Partito del Sud-Alleanza Meridionale,che ha delineato l’organizzazione e la strategia del partito del Giglio e della Trinakria per le elezioni politiche di aprile,dove è presente,senza apparentamenti,per il Senato della Repubblica. Il capolista Angelo Todaro, imprenditore del comparto dell’energia alternativa, ha dichiarato: “Con un pulman, 60 nostri sostenitori porteranno le nostre bandiere nelle piazze della Sicilia,spiegando alla gente le ragioni della nostra presenza. Spiegheremo che il Partito del Sud non sta con la destra,ne con la sinistra,ne con il centro,ne tanto meno con Lombardo,ma sta con la Sicilia”.

All’incontro-a cui erano presenti le delegazioni del Fronte Nazionale Siciliano-Sicilia Indipendente (guidata da Pippo Scianò),del Partito Autonomista Siciliano, dei Nazionalisti Siciliani, del Patto Autonomista e di altri gruppi e soggettività.

Orazio Vasta

Diritti Umani e olimpiadi: dopo la Birmania il Tibet


Abbiamo visto monaci buddisti, perfettamente pacifici, malmenati e caricati a forza in camion che li avrebbero portati chissà dove, inghiottiti dalla jungla birmana senza che se ne sapesse più niente. Questo succedeva in Birmania solo pochi mesi fa.
Oggi, dopo la Birmania, la stessa cosa accade in Tibet, solo che questa volta la repressione cinese non si nasconde dietro ai generali birmani, è aperta.

Ieri la presidenza slovena dell’Unione europea ha detto di stare mettendo a punto una dichiarazione che chieda alla Cina “moderazione nella repressione”.

Ma ci rendiamo conto? Cosa significa “moderazione nella repressione”?
Malmenateli ma non fategli troppo male? Oppure incarcerateli ma non li ammazzate!

Non fategli sparire! Cosa significa questa frase?

Se si stabilisce che c’è una repressione non si può chiedere moderazione, si deve condannare, senza tanti giri di parole.
Pensare che questa ridicola dichiarazione viene fuori dopo la notizia, confermata, che numerose persone sono morte ieri negli scontri a Lhasa, una città nel Tibet. Ma ci rendiamo conto di quanto possa apparire vergognosa una richiesta del genere?


La Cina sta dimostrando al mondo la sua vera essenza, il suo vero volto, quello di un regime che disprezza i Diritti Umani e che arriva non solo a finanziare genocidi come in Darfur oppure a coprire regimi totalitari come quello birmano, ma addirittura a reprimere con la forza le proteste pacifiche di monaci tibetani. Ed è in Cina che si vogliono fare le olimpiadi.


Io credo che ogni singolo atleta che decide di partecipare a queste olimpiadi grondanti di sangue dovrebbe vergognarsi, ogni singolo sponsor che voglia fare affari con questo regime dovrebbe chiedersi dove finiscono i milioni di dollari che ha versato all’organizzazione olimpica, perché il rischio di sponsorizzare un genocidio o una repressione è molto alto.
Anche l’Europa dovrebbe vergognarsi nel chiedere una “moderata repressione” invece di condannare con forza gli eventi e ritirare le delegazioni olimpiche.

Questo dovrebbe fare l’Europa, ritirare le delegazioni olimpiche. Ma a cosa servono le nostre parole, il nostro sdegno? A niente, semplicemente a niente.

Gli affari sono troppo grandi, poco importa che siano affari macchiati di sangue innocente, sangue birmano, tibetano o del Darfur, ma anche sangue cinese e probabilmente anche di qualche altra parte del mondo sotto l’influenza cinese.
E’ ora di finirla di chiudere gli occhi, alla Cina va mandato un segnale chiaro e quale miglior segnale se non quello di ritirare le delegazioni olimpiche? No alle olimpiadi e se si continua a volerle fare a tutti i costi allora bisogna non seguirle alla TV e boicottare gli sponsor.

Che si sappia che il mondo civile non tollera più i mille abusi cinesi e non tollererà più chi sponsorizza le violazioni dei Diritti Umani.
Elisa Arduini
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Abbiamo visto monaci buddisti, perfettamente pacifici, malmenati e caricati a forza in camion che li avrebbero portati chissà dove, inghiottiti dalla jungla birmana senza che se ne sapesse più niente. Questo succedeva in Birmania solo pochi mesi fa.
Oggi, dopo la Birmania, la stessa cosa accade in Tibet, solo che questa volta la repressione cinese non si nasconde dietro ai generali birmani, è aperta.

Ieri la presidenza slovena dell’Unione europea ha detto di stare mettendo a punto una dichiarazione che chieda alla Cina “moderazione nella repressione”.

Ma ci rendiamo conto? Cosa significa “moderazione nella repressione”?
Malmenateli ma non fategli troppo male? Oppure incarcerateli ma non li ammazzate!

Non fategli sparire! Cosa significa questa frase?

Se si stabilisce che c’è una repressione non si può chiedere moderazione, si deve condannare, senza tanti giri di parole.
Pensare che questa ridicola dichiarazione viene fuori dopo la notizia, confermata, che numerose persone sono morte ieri negli scontri a Lhasa, una città nel Tibet. Ma ci rendiamo conto di quanto possa apparire vergognosa una richiesta del genere?


La Cina sta dimostrando al mondo la sua vera essenza, il suo vero volto, quello di un regime che disprezza i Diritti Umani e che arriva non solo a finanziare genocidi come in Darfur oppure a coprire regimi totalitari come quello birmano, ma addirittura a reprimere con la forza le proteste pacifiche di monaci tibetani. Ed è in Cina che si vogliono fare le olimpiadi.


Io credo che ogni singolo atleta che decide di partecipare a queste olimpiadi grondanti di sangue dovrebbe vergognarsi, ogni singolo sponsor che voglia fare affari con questo regime dovrebbe chiedersi dove finiscono i milioni di dollari che ha versato all’organizzazione olimpica, perché il rischio di sponsorizzare un genocidio o una repressione è molto alto.
Anche l’Europa dovrebbe vergognarsi nel chiedere una “moderata repressione” invece di condannare con forza gli eventi e ritirare le delegazioni olimpiche.

Questo dovrebbe fare l’Europa, ritirare le delegazioni olimpiche. Ma a cosa servono le nostre parole, il nostro sdegno? A niente, semplicemente a niente.

Gli affari sono troppo grandi, poco importa che siano affari macchiati di sangue innocente, sangue birmano, tibetano o del Darfur, ma anche sangue cinese e probabilmente anche di qualche altra parte del mondo sotto l’influenza cinese.
E’ ora di finirla di chiudere gli occhi, alla Cina va mandato un segnale chiaro e quale miglior segnale se non quello di ritirare le delegazioni olimpiche? No alle olimpiadi e se si continua a volerle fare a tutti i costi allora bisogna non seguirle alla TV e boicottare gli sponsor.

Che si sappia che il mondo civile non tollera più i mille abusi cinesi e non tollererà più chi sponsorizza le violazioni dei Diritti Umani.
Elisa Arduini

Kosovo,Sicilia,pulizia etnika e dintorni...


Ricevo e molto volentieri posto,queste interessanti considerazioni dell'amico Orazio.

Aggiungo solo che, ovviamente, le stesse cose affermate per la Nazione Siciliana si possono dire,in molti punti, per la Nazione Napolitana.Ecco perchè,per chi ancora avesse eventualmente dei dubbi o remore, i due popoli devono marciare uniti, per uscire da un periodo di buio che dura da troppo tempo.



Non solo la nostra Isola è "già staccata" geograficamente- grazie a Dio!-ma è storicamente "un'altra cosa" da quello che comunamente chiamiamo Italia.


La storia della Sicilia ,ovviamente, non quella che studiamo a scuola e nelle università del Ministero della Pubblica Istruzione della Repubblica italiana- insegna che noi Siciliani abbiamo una nostra identità nazionalitaria, altro che regionalismo e padania!

E allora?

Occorre impegnarsi nella ricerca dell'identità perduta o, meglio, dell'identità cancellata. I Sicilani,abbiamo visto scomparire quella netta consapevolezza identitaria, quel senso di appartenenza e di legame con la Sicilia e la sua storia.


Oggi l'identità nazionalitaria dei Siciliani é considerata antistorica, antieuropea: "ma quale nazione siciliana,siamo nell'era della globalizzazione, foriera di civiltà e modernità, di benessere e prosperità!" Ma, i Siciliani,che vogliamo essere moderni ma coscienti di noi stessi e non sudditi ,i Siciliani orgogliosi di esserlo, la cui storia é mistificata oltre l'immaginabile, dobbiamo avere il coraggio di ritrovare l'unità che in passato, per più volte, c'ha permesso di essere il Popolo della Nazione Siciliana.


La lezione impartita dal coraggioso Popolo della Kosova(Kosova è la traduzione in lingua albanese di Kosovo o Kossovo)insegna che neanche le pulizie etnike possono cancellare l'esistenza culturale e umana di un Popolo.

E, che cos'è, se non pulizia etnika,la manipolizazzione e la cancellazione scientifica da parte dello Stato italiano della cultura e della storia dei Siciliani,ridotti ad essere carne da macello per la MAFIA e ad essere identificati nel mondo intero con il binomio razzistico SICILIA=MAFIA?


Scriveva il mio amico e maestro Pippo Fava:..."Un uomo,ad un certo momento della sua vita,deve fare una scelta"... Credo,che i Siciliani siamo chiamati ad essere padroni in CASA NOSTRA,lasciando a "loro" i CALIFFI DELL'AUTONOMIA "riscoperta"...dopo 60 anni di complice silenzio.


Orazio Vasta


oraziovasta@libero.it
rarika-radice.blogspot.com

Orazio Vasta: Kosova, Siçilia dhe pastërtia etnike përreth Jo vetëm Ishulli ynë, “tashmë” i rrethuar gjeografikisht..., (të falem o Zot për këtë), por edhe historikisht kjo është “ një tjetër gjë” nga ajo që ne të gjithë e quajmë, Itali.Historia e Siçilisë, “qartësisht” nuk është kjo që ne e studiojmë nëpër shkolla, në Universitetin e Ministrisë së Institucioneve Publike të Italisë, ku mësojmë se ne siçilianët kemi një identitet të nacionalizuar, ndryshe nga (identiteti) i regjinoalizuar i Padanias. E pastaj?Duhet angazhim për ta kërkuar identitetin e humbur, thënë më mirë identitetin e fshirë. Ne siçilianët jemi shpërbërë nën peshën e kësaj ndërgjegjeje të identitetit, në këtë sens në pamje të jashtme dhe të lidhjeve me Siçilinë dhe historinë e saj. Sot identiteti kombëtar i siçilianëve konsiderohet si antihistorik, antievropian.“Po çfarë kombi siçilian bëhet sot, kur ndodhemi në epokën e globalizmit të qytetërimit dhe modernitetit, të mirëqenies dhe prosperitetit!”Por, edhe ne siçilianët që dëshirojmë të jemi bashkëkohorë, të ndërgjegjshëm për vetveten, siçilinë krenarë për qenien tonë, të cilët i ka mistifikuar historia me një tjetër imagjinatë, duhet të kemi kurajo për t’ u bashkuar, sikur shpeshherë jemi bashkuar në të kaluarën kur na kanë lejuar për të qenë popull me kombësi siçiliane.Leksioni i mësuar nga populli trim i Kosovës, na mëson se përkatësia etnike nuk mund ta fshijë ekzistencën kulturore e njerëzore të një populli.E ç’ është kjo, nëse nuk është pastërtia etnike, është manipulimi dhe fshirja shkencore, që i ka bërë shteti italian kulturës dhe historisë së popullit sicilian, duke e detyruar atë për të qenë mish për therrtore ( mish për hell) për MAFIAN, për ta identifikuar në botë, binomin racist SIÇILIA=MAFIA?Miku im kishte shkruar për mjeshtrin Pipo Fava i cili ka thënë:..”Një njeri, në një moment të caktuar të jetës së tij, duhet ta bëj një zgjedhje”... Besoj që ne siçilianët jemi të thirrur për të qenë padronë të Cosa Nostres, duke iu lënë atyre Kalifatin e Autonomisë, “për të rizbuluar” pas 60 vitesh bashkëveprimin e vëmendshëm.


(Dal sito di RADIO KOSOVA E LIRE - www.radiokosovaelire.it)
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Ricevo e molto volentieri posto,queste interessanti considerazioni dell'amico Orazio.

Aggiungo solo che, ovviamente, le stesse cose affermate per la Nazione Siciliana si possono dire,in molti punti, per la Nazione Napolitana.Ecco perchè,per chi ancora avesse eventualmente dei dubbi o remore, i due popoli devono marciare uniti, per uscire da un periodo di buio che dura da troppo tempo.



Non solo la nostra Isola è "già staccata" geograficamente- grazie a Dio!-ma è storicamente "un'altra cosa" da quello che comunamente chiamiamo Italia.


La storia della Sicilia ,ovviamente, non quella che studiamo a scuola e nelle università del Ministero della Pubblica Istruzione della Repubblica italiana- insegna che noi Siciliani abbiamo una nostra identità nazionalitaria, altro che regionalismo e padania!

E allora?

Occorre impegnarsi nella ricerca dell'identità perduta o, meglio, dell'identità cancellata. I Sicilani,abbiamo visto scomparire quella netta consapevolezza identitaria, quel senso di appartenenza e di legame con la Sicilia e la sua storia.


Oggi l'identità nazionalitaria dei Siciliani é considerata antistorica, antieuropea: "ma quale nazione siciliana,siamo nell'era della globalizzazione, foriera di civiltà e modernità, di benessere e prosperità!" Ma, i Siciliani,che vogliamo essere moderni ma coscienti di noi stessi e non sudditi ,i Siciliani orgogliosi di esserlo, la cui storia é mistificata oltre l'immaginabile, dobbiamo avere il coraggio di ritrovare l'unità che in passato, per più volte, c'ha permesso di essere il Popolo della Nazione Siciliana.


La lezione impartita dal coraggioso Popolo della Kosova(Kosova è la traduzione in lingua albanese di Kosovo o Kossovo)insegna che neanche le pulizie etnike possono cancellare l'esistenza culturale e umana di un Popolo.

E, che cos'è, se non pulizia etnika,la manipolizazzione e la cancellazione scientifica da parte dello Stato italiano della cultura e della storia dei Siciliani,ridotti ad essere carne da macello per la MAFIA e ad essere identificati nel mondo intero con il binomio razzistico SICILIA=MAFIA?


Scriveva il mio amico e maestro Pippo Fava:..."Un uomo,ad un certo momento della sua vita,deve fare una scelta"... Credo,che i Siciliani siamo chiamati ad essere padroni in CASA NOSTRA,lasciando a "loro" i CALIFFI DELL'AUTONOMIA "riscoperta"...dopo 60 anni di complice silenzio.


Orazio Vasta


oraziovasta@libero.it
rarika-radice.blogspot.com

Orazio Vasta: Kosova, Siçilia dhe pastërtia etnike përreth Jo vetëm Ishulli ynë, “tashmë” i rrethuar gjeografikisht..., (të falem o Zot për këtë), por edhe historikisht kjo është “ një tjetër gjë” nga ajo që ne të gjithë e quajmë, Itali.Historia e Siçilisë, “qartësisht” nuk është kjo që ne e studiojmë nëpër shkolla, në Universitetin e Ministrisë së Institucioneve Publike të Italisë, ku mësojmë se ne siçilianët kemi një identitet të nacionalizuar, ndryshe nga (identiteti) i regjinoalizuar i Padanias. E pastaj?Duhet angazhim për ta kërkuar identitetin e humbur, thënë më mirë identitetin e fshirë. Ne siçilianët jemi shpërbërë nën peshën e kësaj ndërgjegjeje të identitetit, në këtë sens në pamje të jashtme dhe të lidhjeve me Siçilinë dhe historinë e saj. Sot identiteti kombëtar i siçilianëve konsiderohet si antihistorik, antievropian.“Po çfarë kombi siçilian bëhet sot, kur ndodhemi në epokën e globalizmit të qytetërimit dhe modernitetit, të mirëqenies dhe prosperitetit!”Por, edhe ne siçilianët që dëshirojmë të jemi bashkëkohorë, të ndërgjegjshëm për vetveten, siçilinë krenarë për qenien tonë, të cilët i ka mistifikuar historia me një tjetër imagjinatë, duhet të kemi kurajo për t’ u bashkuar, sikur shpeshherë jemi bashkuar në të kaluarën kur na kanë lejuar për të qenë popull me kombësi siçiliane.Leksioni i mësuar nga populli trim i Kosovës, na mëson se përkatësia etnike nuk mund ta fshijë ekzistencën kulturore e njerëzore të një populli.E ç’ është kjo, nëse nuk është pastërtia etnike, është manipulimi dhe fshirja shkencore, që i ka bërë shteti italian kulturës dhe historisë së popullit sicilian, duke e detyruar atë për të qenë mish për therrtore ( mish për hell) për MAFIAN, për ta identifikuar në botë, binomin racist SIÇILIA=MAFIA?Miku im kishte shkruar për mjeshtrin Pipo Fava i cili ka thënë:..”Një njeri, në një moment të caktuar të jetës së tij, duhet ta bëj një zgjedhje”... Besoj që ne siçilianët jemi të thirrur për të qenë padronë të Cosa Nostres, duke iu lënë atyre Kalifatin e Autonomisë, “për të rizbuluar” pas 60 vitesh bashkëveprimin e vëmendshëm.


(Dal sito di RADIO KOSOVA E LIRE - www.radiokosovaelire.it)

sabato 15 marzo 2008

NASCE IL SITO UFFICIALE DEL PARTITO DEL SUD


Nel sito indicato ci avviamo a costruire una rete veramente
meridionalista e duosiciliana. Una rete, senza infantili censori,
nella quale tutti potranno esprimere giudizi, critiche, proposte,
progetti e raccontare la nostra Storia e condividere le proprie
Storie.
Il Partito del Sud appartiene a tutti i meridionali.

Francesco Laricchia


http://www.partitodelsud.it/index.html
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Nel sito indicato ci avviamo a costruire una rete veramente
meridionalista e duosiciliana. Una rete, senza infantili censori,
nella quale tutti potranno esprimere giudizi, critiche, proposte,
progetti e raccontare la nostra Storia e condividere le proprie
Storie.
Il Partito del Sud appartiene a tutti i meridionali.

Francesco Laricchia


http://www.partitodelsud.it/index.html

Comunicato Fronte Nazionale Siciliano


Palermo, 13 marzo 2008 - Gli Indipendentisti del Fronte Nazionale Siciliano “Sicilia Indipendente” (Frunti Nazziunali Sicilianu “Sicilia ‘Ndipinnenti”) hanno aderito alla proposta elettorale del PARTITO DEL SUD nell’ambito di un progetto politico che mira al Riscatto e alla Rinascita dei Popoli del glorioso Sud e della Sicilia.


Il PARTITO DEL SUD sarà presente in Sicilia con una propria lista per il Senato.


È data quindi l’occasione alle forze autenticamente Sicilianiste e Indipendentiste Siciliane di estendere la propria azione di stimolo in tutto il territorio della Sicilia, della Nazione Siciliana.


Porteremo così sulle piazze delle nostre città e dei nostri paesi le tematiche legate al rilancio delle attività produttive, all’obiettivo della piena occupazione, al ripristino e all’applicazione integrale dello Statuto Siciliano nella sua versione originaria (predisposta alla riforma in senso federalista dello Stato), al recupero della memoria storica del nostro Popolo, alla difesa dei valori dell’insularità che passano anche dal netto rifiuto del Ponte sullo Stretto e dal potenziamento e dal rilancio di una lungimirante politica dei trasporti dei collegamenti aerei e navali.


Affronteremo tutti i problemi che bruciano sulla pelle del Popolo Siciliano e dei quali la lotta contro la mafia, l’affermazione della legalità, la migliore qualità della vita, l’agricoltura biologica, la tutela dell’ambiente e la bonifica del territorio, delle acque e dell’aria, colpiti da agenti comunque inquinanti, sono soltanto indicativi del nostro impegno globale di cambiare in meglio la realtà e la società siciliana.

È arrivato il momento in cui i Siciliani potranno finalmente riscattare la propria dignità di Popolo e di Nazione. Una dignità negata nel tempo, per volontà di una classe politica pseudo dirigente locale agli ordini dei partiti e dei governi centralisti.


I voti per il PARTITO DEL SUD saranno altrettanti fiori che si poseranno sulla tomba dei Patrioti siciliani, morti per difendere la libertà della loro e della nostra amata Terra.

Spesso massacrati per i tradimenti e gli imbrogli che sono stati e sono perpetrati alle spalle del Popolo Siciliano.

Il nemico dei Siciliani ha fatto di tutto affinché fossimo privati della nostra antica storia. Ha cercato di distruggere i nostri libri e la nostra cultura. Ha scritto per noi un’altra storia. Ha inventato un’altra cultura. Tenta di farci ignorare quello che siamo stati, quello che siamo e quello che potremmo essere.

Ossia: un Popolo libero e sovrano.


Capolista del PARTITO DEL SUD è l’ing. Angelo Todaro, imprenditore siciliano che opera in
Italia e in Europa nel settore dell’energia alternativa. Segue l’arch. Erasmo Vecchio, vice
coordinatore nazionale del PARTITO DEL SUD.
Al terzo posto, nella lista vi è l’ennese Angelo Severino, componente direttivo nazionale Fronte Nazionale Siciliano “Sicilia Indipendente” nonché giornalista e direttore responsabile del periodico L’Ora Siciliana.
Particolarmente significativa è la candidatura di sostegno morale e politico del meridionalista Antonio Ciano, coordinatore nazionale del PARTITO DEL SUD e assessore al Comune di Gaeta.
Gli altri prestigiosi candidati indipendentisti del Fronte Nazionale Siciliano sono il prof. Corrado Mirto (presidente FNS), il prof. Fabio Cannizzaro (presidente di Focus Trinakria), il poeta Giovanni Basile, lo scrittore Eugenio Caccamo, il prof. Leonardo D’Angelo (promotore di cultura siciliana) e la pittrice Rosalia D’Antoni.
Sono altresì presenti, sempre nella stessa lista per il Senato, esponenti del Partito Autonomista Siciliano e di altri movimenti e gruppi sicilianisti nonché singoli cittadini in rappresentanza di vari settori della società civile.


L’addetto stampa
Giovanni Basile
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Palermo, 13 marzo 2008 - Gli Indipendentisti del Fronte Nazionale Siciliano “Sicilia Indipendente” (Frunti Nazziunali Sicilianu “Sicilia ‘Ndipinnenti”) hanno aderito alla proposta elettorale del PARTITO DEL SUD nell’ambito di un progetto politico che mira al Riscatto e alla Rinascita dei Popoli del glorioso Sud e della Sicilia.


Il PARTITO DEL SUD sarà presente in Sicilia con una propria lista per il Senato.


È data quindi l’occasione alle forze autenticamente Sicilianiste e Indipendentiste Siciliane di estendere la propria azione di stimolo in tutto il territorio della Sicilia, della Nazione Siciliana.


Porteremo così sulle piazze delle nostre città e dei nostri paesi le tematiche legate al rilancio delle attività produttive, all’obiettivo della piena occupazione, al ripristino e all’applicazione integrale dello Statuto Siciliano nella sua versione originaria (predisposta alla riforma in senso federalista dello Stato), al recupero della memoria storica del nostro Popolo, alla difesa dei valori dell’insularità che passano anche dal netto rifiuto del Ponte sullo Stretto e dal potenziamento e dal rilancio di una lungimirante politica dei trasporti dei collegamenti aerei e navali.


Affronteremo tutti i problemi che bruciano sulla pelle del Popolo Siciliano e dei quali la lotta contro la mafia, l’affermazione della legalità, la migliore qualità della vita, l’agricoltura biologica, la tutela dell’ambiente e la bonifica del territorio, delle acque e dell’aria, colpiti da agenti comunque inquinanti, sono soltanto indicativi del nostro impegno globale di cambiare in meglio la realtà e la società siciliana.

È arrivato il momento in cui i Siciliani potranno finalmente riscattare la propria dignità di Popolo e di Nazione. Una dignità negata nel tempo, per volontà di una classe politica pseudo dirigente locale agli ordini dei partiti e dei governi centralisti.


I voti per il PARTITO DEL SUD saranno altrettanti fiori che si poseranno sulla tomba dei Patrioti siciliani, morti per difendere la libertà della loro e della nostra amata Terra.

Spesso massacrati per i tradimenti e gli imbrogli che sono stati e sono perpetrati alle spalle del Popolo Siciliano.

Il nemico dei Siciliani ha fatto di tutto affinché fossimo privati della nostra antica storia. Ha cercato di distruggere i nostri libri e la nostra cultura. Ha scritto per noi un’altra storia. Ha inventato un’altra cultura. Tenta di farci ignorare quello che siamo stati, quello che siamo e quello che potremmo essere.

Ossia: un Popolo libero e sovrano.


Capolista del PARTITO DEL SUD è l’ing. Angelo Todaro, imprenditore siciliano che opera in
Italia e in Europa nel settore dell’energia alternativa. Segue l’arch. Erasmo Vecchio, vice
coordinatore nazionale del PARTITO DEL SUD.
Al terzo posto, nella lista vi è l’ennese Angelo Severino, componente direttivo nazionale Fronte Nazionale Siciliano “Sicilia Indipendente” nonché giornalista e direttore responsabile del periodico L’Ora Siciliana.
Particolarmente significativa è la candidatura di sostegno morale e politico del meridionalista Antonio Ciano, coordinatore nazionale del PARTITO DEL SUD e assessore al Comune di Gaeta.
Gli altri prestigiosi candidati indipendentisti del Fronte Nazionale Siciliano sono il prof. Corrado Mirto (presidente FNS), il prof. Fabio Cannizzaro (presidente di Focus Trinakria), il poeta Giovanni Basile, lo scrittore Eugenio Caccamo, il prof. Leonardo D’Angelo (promotore di cultura siciliana) e la pittrice Rosalia D’Antoni.
Sono altresì presenti, sempre nella stessa lista per il Senato, esponenti del Partito Autonomista Siciliano e di altri movimenti e gruppi sicilianisti nonché singoli cittadini in rappresentanza di vari settori della società civile.


L’addetto stampa
Giovanni Basile

 
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