mercoledì 18 agosto 2010

“BRIGANTE SE MORE” IL NUOVO LIBRO DI EUGENIO BENNATO


Di Gino Giammarino

LA COPERTINA DEL LIBRO DI BENNATO
LA COPERTINA DEL LIBRO DI BENNATO

L’avvicinarsi delle celebrazioni per il centocinquantesimo anno della farsa unità d’Italia, in scadenza nel prossimo anno 2011, ma con numerose manifestazioni “apripista” già in questo 2010 in corso, sta partorendo una serie di controeventi che stanno posizionando il boccone di traverso a chi sperava di cavarsela di nuovo con un po’ di retorica a buon mercato per sgraffignare un ennesimo bottino di fondi pubblici. Così, dopo il boom del libro “Terroni” di Pino Aprile, in volo già oltre le 200.000 (leggasi: duecentomila – ndr) copie, è in uscita un nuovo libro a firma di colui che del brigantaggio rappresenta l’anima musicale, culturale ed identitaria: Eugenio Bennato. Sua è, infatti, “Brigante se more”, la ballata scritta insieme a Carlo D’Angiò nel 1979 ed impostasi rapidamente come vero “Inno dei Briganti” al punto che in tanti, impropriamente, la chiamano proprio così. Ma non è questa l’unica storpiatura che la creatura del fine musicista e ricercatore ingiustamente subisce. E se alcuni versi sono stati alterati per dare un senso diverso dall’originale voluto dagli autori, a un certo punto si è addirittura arrivati alla mistificazione pura secondo la quale la ballata sarebbe stata scritta nel lontano 1860.

Eugenio_Bennato“Ormai ad ogni concerto aumentano i giovani. E quando attacchiamo “Brigante se more” sono tutti a cantare: è un trionfo!”

Brillano un attimo gli occhi ad Eugenio quando mi accoglie nel “covo” di Taranta Power nel quartiere napoletano del Vomero. Poi tira fuori la sua ultima creatura fatta libro:“BRIGANTE SE MORE – Viaggio nella musica del Sud”, la apre, sfoglia e mi spiega:“Questo libro racconta la storia di una sigla commissionatami nel 1979 da Anton Giulio Majano per lo sceneggiato RAI “L’eredità della priora”e diventata un inno del Sud che non ci sta…
Ma la cosa più interessante è il modo in cui si è diffusa, il tramandato orale in una sorta di passaparola che si è allargato a macchia d’olio in maniera incontrollabile!”
Come incontrollabili sono state le alterazioni subite dai versi…
“Ma come si può pensare che io possa scrivere cose del genere? Significa non aver capito niente neanche di quello che si sta dicendo. A Crocco e a Ninco Nanco certamente non gliene frega niente dei Savoia che combattono, ma altrettanto vale per i Borbone: è la terra, è il senso della ribellione che parte dal nostro Sud ma vale per tutti i Sud del mondo. Per la strofa finale, poi, vabbe’…quando mai si è sentito che una preghiera si “mena”? E’ una jastemma che si “mena”, ‘na jastemma contro una falsa libertà promessa e mai realizzata!
Divertente è, invece, la voce secondo la quale si tratterebbe di una vecchia canzone che io e D’Angiò avremmo scovato da qualche parte…”
Una voce che Bennato e D’Angiò smontano con alcuni capitoli dal gradevole e simpatico senso dello humor, anche questo tutto meridionale d.o.c.
Ma il libro di Eugenio Bennato (Coniglio Editore, pp 210, € 14,00) pone innanzitutto una questione che travalica ed attualizza, anche in chiave di ribellione ai sistemi del mercato discografico odierno, quella irrisolta meridionale. E costituisce una bussola tracciata nella musica popolare con la chiarezza di idee propria di chi studia e ricerca il passato per ripensare scenari alternativi futuri. E se qualche neoborbonico nostalgico ma impreparato, politico affabulatore o musicista di scarsa fantasia pensa di poter mettere su il cappello, Bennato riporta nella quarta di copertina le seguenti parole:
“Molti si illusero di poterci usare per le rivoluzioni,
le loro rivoluzioni,
ma la libertà non è cambiare padrone,
non è parola vana e astratta.
E’ dire senza timore:
“E’ mio” e sentire forte il “MIO”,
e sentire forte il possesso di qualcosa
a cominciare dall’anima,
è vivere di ciò che si ama,
vento forte ed impetuoso,
che in ogni generazione rinasce.
Così è stato e così sempre sarà”.

La firma è una garanzia senza remore: Carmine Crocco

Fonte:Il Brigante


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Di Gino Giammarino

LA COPERTINA DEL LIBRO DI BENNATO
LA COPERTINA DEL LIBRO DI BENNATO

L’avvicinarsi delle celebrazioni per il centocinquantesimo anno della farsa unità d’Italia, in scadenza nel prossimo anno 2011, ma con numerose manifestazioni “apripista” già in questo 2010 in corso, sta partorendo una serie di controeventi che stanno posizionando il boccone di traverso a chi sperava di cavarsela di nuovo con un po’ di retorica a buon mercato per sgraffignare un ennesimo bottino di fondi pubblici. Così, dopo il boom del libro “Terroni” di Pino Aprile, in volo già oltre le 200.000 (leggasi: duecentomila – ndr) copie, è in uscita un nuovo libro a firma di colui che del brigantaggio rappresenta l’anima musicale, culturale ed identitaria: Eugenio Bennato. Sua è, infatti, “Brigante se more”, la ballata scritta insieme a Carlo D’Angiò nel 1979 ed impostasi rapidamente come vero “Inno dei Briganti” al punto che in tanti, impropriamente, la chiamano proprio così. Ma non è questa l’unica storpiatura che la creatura del fine musicista e ricercatore ingiustamente subisce. E se alcuni versi sono stati alterati per dare un senso diverso dall’originale voluto dagli autori, a un certo punto si è addirittura arrivati alla mistificazione pura secondo la quale la ballata sarebbe stata scritta nel lontano 1860.

Eugenio_Bennato“Ormai ad ogni concerto aumentano i giovani. E quando attacchiamo “Brigante se more” sono tutti a cantare: è un trionfo!”

Brillano un attimo gli occhi ad Eugenio quando mi accoglie nel “covo” di Taranta Power nel quartiere napoletano del Vomero. Poi tira fuori la sua ultima creatura fatta libro:“BRIGANTE SE MORE – Viaggio nella musica del Sud”, la apre, sfoglia e mi spiega:“Questo libro racconta la storia di una sigla commissionatami nel 1979 da Anton Giulio Majano per lo sceneggiato RAI “L’eredità della priora”e diventata un inno del Sud che non ci sta…
Ma la cosa più interessante è il modo in cui si è diffusa, il tramandato orale in una sorta di passaparola che si è allargato a macchia d’olio in maniera incontrollabile!”
Come incontrollabili sono state le alterazioni subite dai versi…
“Ma come si può pensare che io possa scrivere cose del genere? Significa non aver capito niente neanche di quello che si sta dicendo. A Crocco e a Ninco Nanco certamente non gliene frega niente dei Savoia che combattono, ma altrettanto vale per i Borbone: è la terra, è il senso della ribellione che parte dal nostro Sud ma vale per tutti i Sud del mondo. Per la strofa finale, poi, vabbe’…quando mai si è sentito che una preghiera si “mena”? E’ una jastemma che si “mena”, ‘na jastemma contro una falsa libertà promessa e mai realizzata!
Divertente è, invece, la voce secondo la quale si tratterebbe di una vecchia canzone che io e D’Angiò avremmo scovato da qualche parte…”
Una voce che Bennato e D’Angiò smontano con alcuni capitoli dal gradevole e simpatico senso dello humor, anche questo tutto meridionale d.o.c.
Ma il libro di Eugenio Bennato (Coniglio Editore, pp 210, € 14,00) pone innanzitutto una questione che travalica ed attualizza, anche in chiave di ribellione ai sistemi del mercato discografico odierno, quella irrisolta meridionale. E costituisce una bussola tracciata nella musica popolare con la chiarezza di idee propria di chi studia e ricerca il passato per ripensare scenari alternativi futuri. E se qualche neoborbonico nostalgico ma impreparato, politico affabulatore o musicista di scarsa fantasia pensa di poter mettere su il cappello, Bennato riporta nella quarta di copertina le seguenti parole:
“Molti si illusero di poterci usare per le rivoluzioni,
le loro rivoluzioni,
ma la libertà non è cambiare padrone,
non è parola vana e astratta.
E’ dire senza timore:
“E’ mio” e sentire forte il “MIO”,
e sentire forte il possesso di qualcosa
a cominciare dall’anima,
è vivere di ciò che si ama,
vento forte ed impetuoso,
che in ogni generazione rinasce.
Così è stato e così sempre sarà”.

La firma è una garanzia senza remore: Carmine Crocco

Fonte:Il Brigante


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