mercoledì 15 settembre 2010

IN MORTE DI ANGELO VASSALLO, UN EROE, MIO AMICO


I funerali di Angelo Vassallo (il sindaco-pescatore della perla del Cilento, Acciaroli), ucciso con nove colpi di pistola – Forse perché ostacolava affari mafiosi nel territorio del suo Comune, piccolo paradiso di bellezza e tranquillità.

Di Pino Aprile

Li ho visti piangere per il mio amico Angelo Vassallo, ucciso con nove colpi di pistola. E quei fogli, tutti uguali, attaccati alle saracinesche dei negozi chiusi, persino ai portoncini delle case: «Angelo, il paese muore con te»: lui ci ha rimesso la vita per difenderlo dalle mire della camorra, o della ‘ndrangheta, o di entrembe, ancora non si sa.

La torre medievale sul porto quasi interamente coperta dalla gigantografia di Angelo in equilibrio sugli scogli, mentre eleva un calice di acqua di mare, così pulita da poterla bere: l’avevamo pubblicata sul mio giornale, per rappresentare la vittoria di Pollica, nel “campionato delle vacanze”, fra le più celebrate località marinare d’Italia. Angelo, con la sua fantasiosa e oculata amministrazione del Comune, era riuscito a fare della “sua” frazione di costa cilentana, la numero uno, battendo le celebrate Capri, Portofino…

In una ventina di anni da sindaco, aveva arricchito tutti, senza distruggere niente del suo territorio; riteneva che quello fosse il “capitale”, che non bisognava intaccare, se si voleva continuare a vivere, e bene, con gl’“interessi”. Non è agevole arrivare ad Acciaroli, la perla costiera di Pollica, con Pioppi; non c’è la ferrovia, la strada è angusta e contorta. Ma lui non volle mai fare niente per rendere più facile l’arrivo: «Così, ci viene solo chi vuole davvero», mi diceva. Ma una volta lì, eri come in casa di parenti, con Angelo che vigilava sui prezzi (ché fossero onesti), sul cibo (ché fosse buono), sulla cortesia (ospiti paganti, i turisti, ma prima di tutto ospiti); e vigilava sulla pulizia del mare (induceva una comica commozione il suo orgoglio per il primo e più efficiente depuratore della zona), e quella del paese (poteva vantare il record di raccolta differenziata e se ti vedeva deporre il sacchetto nel modo sbagliato, te lo riportava e ti imponeva il rispetto delle regole).

Era fiero del porto in cui Hemingway aveva interrogato i pescatori di tonno per scrivere, poi, “Il vecchio e il mare”; quel porto che lui aveva trasformato in un gioiello, senza stravolgerlo, che faceva gola a investitori privati, ma lui voleva che restasse di proprietà e gestione pubblica, perché era perla del territorio comunale, reso bello e comodo con i soldi della sua gente.

Lo chiamavano il sindaco-pescatore; ed era l’uno e l’altro. Se un cruccio aveva, era che il benessere diffusosi, grazie a lui, nel Comune, aveva dissuaso gli abitanti dal continuare la faticosa tradizione della pesca delle alici. «Abbiamo insegnato a mezzo mondo come si fa; e ora nessuno la pratica», diceva. «Perché il turismo basta e avanza». In un Paese che punta al raccolto rapido e tanto del turismo di luglio e agosto, lui aveva investito nella stagione lunga, che ad Acciaroli dura da marzo a novembre!

Bel posto, bella gente, pulizia, prezzi giusti, criminalità zero, ché, all’occorrenza, Angelo faceva pure lo sceriffo. Aveva individuato degli spacciatori, li aveva segnalati.

Aveva il dubbio che capitali sospetti tentassero di trovare varchi d’investimento (e aprire la strada a cos’altro?) ad Acciaroli. E lui si era posto subito di traverso, perché era ruvido, Angelo; e persino duro, quando serviva. Ma duro vero, non concepiva le scorciatoie, solo le regole.

A qualcuno deve aver dato fastidio. Un “no” di troppo. E gli hanno sparato.

Non si sa ancora se le cose sono andate proprio così. Ma il giudizio della gente era lì, ai funerali: pezzi di marcantonio piegati in due dai singhiozzi; le autorità venute da lontano, dal ministro al sottosegretario, al segretario del partito, ai sindaci degli altri paesi, con i gonfaloni, un centinaio, forse più…; una giornalista, lì per scrivere la cronaca, appoggia le braccia al palco, vi nasconde il volto e piange: vestita di nero, con un velo nero sui capelli… è una giovane, moderna donna, ma ha i colori e l’umido silenzio dei dolori antichi, dei lutti mediterranei; un cineoperatore ti urta, per farsi spazio, si gira, ti chiede scusa: ha gli occhi gonfi e rossi; il vicesindaco fa l’orazione funebre fra le lacrime, la voce è rotta, ma lui continua, tenace, rabbioso, e minaccia: non servirà quello che hanno fatto ad Angelo, «perché lui ci ha insegnato come dobbiamo comportarci».

Le nostre vite ci consentivano pochi incontri e molte telefonate, ma Angelo era mio amico, ammiravo il suo coraggio. Forse, mi avrebbe preso in giro, se mi avesse visto piangere. Pioveva, oggi, ai suoi funerali.


Fonte:Terroni blog

.

Leggi tutto »

I funerali di Angelo Vassallo (il sindaco-pescatore della perla del Cilento, Acciaroli), ucciso con nove colpi di pistola – Forse perché ostacolava affari mafiosi nel territorio del suo Comune, piccolo paradiso di bellezza e tranquillità.

Di Pino Aprile

Li ho visti piangere per il mio amico Angelo Vassallo, ucciso con nove colpi di pistola. E quei fogli, tutti uguali, attaccati alle saracinesche dei negozi chiusi, persino ai portoncini delle case: «Angelo, il paese muore con te»: lui ci ha rimesso la vita per difenderlo dalle mire della camorra, o della ‘ndrangheta, o di entrembe, ancora non si sa.

La torre medievale sul porto quasi interamente coperta dalla gigantografia di Angelo in equilibrio sugli scogli, mentre eleva un calice di acqua di mare, così pulita da poterla bere: l’avevamo pubblicata sul mio giornale, per rappresentare la vittoria di Pollica, nel “campionato delle vacanze”, fra le più celebrate località marinare d’Italia. Angelo, con la sua fantasiosa e oculata amministrazione del Comune, era riuscito a fare della “sua” frazione di costa cilentana, la numero uno, battendo le celebrate Capri, Portofino…

In una ventina di anni da sindaco, aveva arricchito tutti, senza distruggere niente del suo territorio; riteneva che quello fosse il “capitale”, che non bisognava intaccare, se si voleva continuare a vivere, e bene, con gl’“interessi”. Non è agevole arrivare ad Acciaroli, la perla costiera di Pollica, con Pioppi; non c’è la ferrovia, la strada è angusta e contorta. Ma lui non volle mai fare niente per rendere più facile l’arrivo: «Così, ci viene solo chi vuole davvero», mi diceva. Ma una volta lì, eri come in casa di parenti, con Angelo che vigilava sui prezzi (ché fossero onesti), sul cibo (ché fosse buono), sulla cortesia (ospiti paganti, i turisti, ma prima di tutto ospiti); e vigilava sulla pulizia del mare (induceva una comica commozione il suo orgoglio per il primo e più efficiente depuratore della zona), e quella del paese (poteva vantare il record di raccolta differenziata e se ti vedeva deporre il sacchetto nel modo sbagliato, te lo riportava e ti imponeva il rispetto delle regole).

Era fiero del porto in cui Hemingway aveva interrogato i pescatori di tonno per scrivere, poi, “Il vecchio e il mare”; quel porto che lui aveva trasformato in un gioiello, senza stravolgerlo, che faceva gola a investitori privati, ma lui voleva che restasse di proprietà e gestione pubblica, perché era perla del territorio comunale, reso bello e comodo con i soldi della sua gente.

Lo chiamavano il sindaco-pescatore; ed era l’uno e l’altro. Se un cruccio aveva, era che il benessere diffusosi, grazie a lui, nel Comune, aveva dissuaso gli abitanti dal continuare la faticosa tradizione della pesca delle alici. «Abbiamo insegnato a mezzo mondo come si fa; e ora nessuno la pratica», diceva. «Perché il turismo basta e avanza». In un Paese che punta al raccolto rapido e tanto del turismo di luglio e agosto, lui aveva investito nella stagione lunga, che ad Acciaroli dura da marzo a novembre!

Bel posto, bella gente, pulizia, prezzi giusti, criminalità zero, ché, all’occorrenza, Angelo faceva pure lo sceriffo. Aveva individuato degli spacciatori, li aveva segnalati.

Aveva il dubbio che capitali sospetti tentassero di trovare varchi d’investimento (e aprire la strada a cos’altro?) ad Acciaroli. E lui si era posto subito di traverso, perché era ruvido, Angelo; e persino duro, quando serviva. Ma duro vero, non concepiva le scorciatoie, solo le regole.

A qualcuno deve aver dato fastidio. Un “no” di troppo. E gli hanno sparato.

Non si sa ancora se le cose sono andate proprio così. Ma il giudizio della gente era lì, ai funerali: pezzi di marcantonio piegati in due dai singhiozzi; le autorità venute da lontano, dal ministro al sottosegretario, al segretario del partito, ai sindaci degli altri paesi, con i gonfaloni, un centinaio, forse più…; una giornalista, lì per scrivere la cronaca, appoggia le braccia al palco, vi nasconde il volto e piange: vestita di nero, con un velo nero sui capelli… è una giovane, moderna donna, ma ha i colori e l’umido silenzio dei dolori antichi, dei lutti mediterranei; un cineoperatore ti urta, per farsi spazio, si gira, ti chiede scusa: ha gli occhi gonfi e rossi; il vicesindaco fa l’orazione funebre fra le lacrime, la voce è rotta, ma lui continua, tenace, rabbioso, e minaccia: non servirà quello che hanno fatto ad Angelo, «perché lui ci ha insegnato come dobbiamo comportarci».

Le nostre vite ci consentivano pochi incontri e molte telefonate, ma Angelo era mio amico, ammiravo il suo coraggio. Forse, mi avrebbe preso in giro, se mi avesse visto piangere. Pioveva, oggi, ai suoi funerali.


Fonte:Terroni blog

.

Nessun commento:

 
[Privacy]
Design by Free WordPress Themes | Bloggerized by Lasantha - Premium Blogger Themes | Hot Sonakshi Sinha, Car Price in India