giovedì 2 settembre 2010

Iraq, It's Over

Niente 'mission accomplished', ma un sospiro di sollievo per Obama. L'intervento del generale Mini

Missione tutt'altro che compiuta. Le truppe americane lasciano l'Iraq, ma nel suo discorso alla nazione il presidente Obama si guarda bene dall'usare la terminologia del suo predecessore. Nel 2003 George W. Bush lanciò il propagandistico slogan dalla portaerei 'Lincoln': "Mission accomplished". Oggi Obama parla con sobrietà e cautela da uno Studio Ovale completamente rinnovato (solo la scrivania è rimasta la stessa), e usa toni che non hanno nulla di trionfalistico. "Un sacrificio enorme", pagato a caro prezzo con oltre quattromila morti.

La chiave di lettura del ritiro, secondo il generale Fabio Mini, è proprio nel fattore umano. Il teatro di guerra internazionale coinvolge troppi fronti, le truppe sono stanche e stressate. Sarebbe irresponsabile stiracchiare ulteriormente una coperta già abbastanza corta.

"Obama ha accuratamente evitato di dire che la missione è compiuta. La missione è conclusa, e per dirlo il presidente Usa ha utilizzato le parole 'it's over'. E' finita, quasi con un sospiro di sollievo. Era una promessa che Obama aveva fatto al momento del suo insediamento: riportare a casa le truppe dall'Iraq lasciando nel Paese mediorientale una situazione ragionevolmente sicura. Quello che aveva promesso è stato, diciamo così, mantenuto".

A che prezzo?

Il punto è questo. In una lettera invita ai cittadini che lo sostengono, all'interno di una mailing list selezionata, Obama parla della missione per il dieci percento. Per il novanta percento, invece, spiega come la nazione si debba occupare dei soldati che sono tornati in patria. Ovvero come fare ad assistere le vittime da stress post-traumatico.

Già il mese scorso Obama aveva parlato di un 'dovere solenne', quello di aiutare i veterani colpiti da stress post-traumatico.

Proprio nella lettera in questione, Obama parla della necessità imprescindibile di prendersi cura dei soldati. Non dice che i soldati rientrati o che rientranno dovranno poi andare in Afghanistan. La cosa verrà comunque fatta, ma di ricambio Obama non ha parlato affatto. Ha invece parlato di problemi di reinserimento dei soldati nella società, degli aiuti e del sostegno sociale e sanitario da offire sia a loro che alle loro famiglie.

Perché secondo lei Obama ha messo l'accento in maniera così forte su questo problema?

Mi fa venire qualche dubbio sul fatto che la politica in Afghanistan sia quella di inviare più uomini.

Addirittura?

Mi fa pensare che Obama non abbia più a disposizione uomini 'equilibrati' per il Medio Oriente. Ho l'impressione che in campo internazionale gli americani stiano prosciugando le risorse, raschiando il fondo del barile come si suol dire. Secondo me hanno dati importanti sullo stress delle truppe di ritorno dall'Afghanistan e dall'Iraq. Non ci sono più le forze per sostenere operazioni serie e prolungate, e la Casa Bianca lo sa.

E' una chiave di lettura diversa da quella politica, o meglio, geopolitica...

La chiave di lettura per l'Iraq è questa: partiamo dal Sofa (Status of Forces Agreement). Si tratta di un accordo sullo status delle forze militari. Era da decidere tra iracheni e americani chi sarebbe rimasto lì. Gli iracheni sono riusciti a imporre una terminologia, all'interno del Sofa, secondo la quale gli americani erano occupanti e se ne dovevano andare entro il 2011. Gli iracheni hanno vinto una battaglia di dignità, imponendo il Sofa. Punto secondo: gli americani se ne sono andati secondo il calendario del Sofa, stabilito e regolato dagli stessi iracheni. E soprattutto se ne sono andati senza poter reclamare vittoria. La parola non era: abbiamo vinto, con tutta la retorica di Bush, ma sono state due paroline veramente significative: It's Over, è finita. Di questi tempi, la frase 'it's over' è già una vittoria. Il che è tutto dire sulla capacità attuale degli Usa di portare avanti una guerra prolungata.

Fonte:PeaceReporter

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Niente 'mission accomplished', ma un sospiro di sollievo per Obama. L'intervento del generale Mini

Missione tutt'altro che compiuta. Le truppe americane lasciano l'Iraq, ma nel suo discorso alla nazione il presidente Obama si guarda bene dall'usare la terminologia del suo predecessore. Nel 2003 George W. Bush lanciò il propagandistico slogan dalla portaerei 'Lincoln': "Mission accomplished". Oggi Obama parla con sobrietà e cautela da uno Studio Ovale completamente rinnovato (solo la scrivania è rimasta la stessa), e usa toni che non hanno nulla di trionfalistico. "Un sacrificio enorme", pagato a caro prezzo con oltre quattromila morti.

La chiave di lettura del ritiro, secondo il generale Fabio Mini, è proprio nel fattore umano. Il teatro di guerra internazionale coinvolge troppi fronti, le truppe sono stanche e stressate. Sarebbe irresponsabile stiracchiare ulteriormente una coperta già abbastanza corta.

"Obama ha accuratamente evitato di dire che la missione è compiuta. La missione è conclusa, e per dirlo il presidente Usa ha utilizzato le parole 'it's over'. E' finita, quasi con un sospiro di sollievo. Era una promessa che Obama aveva fatto al momento del suo insediamento: riportare a casa le truppe dall'Iraq lasciando nel Paese mediorientale una situazione ragionevolmente sicura. Quello che aveva promesso è stato, diciamo così, mantenuto".

A che prezzo?

Il punto è questo. In una lettera invita ai cittadini che lo sostengono, all'interno di una mailing list selezionata, Obama parla della missione per il dieci percento. Per il novanta percento, invece, spiega come la nazione si debba occupare dei soldati che sono tornati in patria. Ovvero come fare ad assistere le vittime da stress post-traumatico.

Già il mese scorso Obama aveva parlato di un 'dovere solenne', quello di aiutare i veterani colpiti da stress post-traumatico.

Proprio nella lettera in questione, Obama parla della necessità imprescindibile di prendersi cura dei soldati. Non dice che i soldati rientrati o che rientranno dovranno poi andare in Afghanistan. La cosa verrà comunque fatta, ma di ricambio Obama non ha parlato affatto. Ha invece parlato di problemi di reinserimento dei soldati nella società, degli aiuti e del sostegno sociale e sanitario da offire sia a loro che alle loro famiglie.

Perché secondo lei Obama ha messo l'accento in maniera così forte su questo problema?

Mi fa venire qualche dubbio sul fatto che la politica in Afghanistan sia quella di inviare più uomini.

Addirittura?

Mi fa pensare che Obama non abbia più a disposizione uomini 'equilibrati' per il Medio Oriente. Ho l'impressione che in campo internazionale gli americani stiano prosciugando le risorse, raschiando il fondo del barile come si suol dire. Secondo me hanno dati importanti sullo stress delle truppe di ritorno dall'Afghanistan e dall'Iraq. Non ci sono più le forze per sostenere operazioni serie e prolungate, e la Casa Bianca lo sa.

E' una chiave di lettura diversa da quella politica, o meglio, geopolitica...

La chiave di lettura per l'Iraq è questa: partiamo dal Sofa (Status of Forces Agreement). Si tratta di un accordo sullo status delle forze militari. Era da decidere tra iracheni e americani chi sarebbe rimasto lì. Gli iracheni sono riusciti a imporre una terminologia, all'interno del Sofa, secondo la quale gli americani erano occupanti e se ne dovevano andare entro il 2011. Gli iracheni hanno vinto una battaglia di dignità, imponendo il Sofa. Punto secondo: gli americani se ne sono andati secondo il calendario del Sofa, stabilito e regolato dagli stessi iracheni. E soprattutto se ne sono andati senza poter reclamare vittoria. La parola non era: abbiamo vinto, con tutta la retorica di Bush, ma sono state due paroline veramente significative: It's Over, è finita. Di questi tempi, la frase 'it's over' è già una vittoria. Il che è tutto dire sulla capacità attuale degli Usa di portare avanti una guerra prolungata.

Fonte:PeaceReporter

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