mercoledì 8 settembre 2010

Lo strano caso della correlazione spuria


Riceviamo dalla scrittrice Emanuela Rullo, della sezione romana del nostro Partito, questa interessante segnalazione con allegate considerazioni:



Vi invio un mio articolo in risposta a un articolo, che pure allego, che ho trovato molto offensivo verso il Popolo Sardo. Ve lo invio per segnalarvi il caso .




L’ho riletto due volte, o forse tre, eh già non capivo, eppure quelle parole erano fin troppo
chiare…era piuttosto il nesso a sfuggirmi…ecco allora vi racconto, aiutatemi a capire:
Da quando ho partecipato a un convegno per l’acquisizione dei crediti formativi in qualità di commercialista, convegno organizzato da Italia Oggi, ricevo periodicamente un periodico di Italia Oggi appunto, di stampo politico economico e tributario. Ebbene, ricevuta la copia nel mese di agosto lo sfoglio cercando articoli sulle tante novità della manovra economica, ma a un certo punto mi imbatto in una lettera. E allora leggo, e poi rileggo, e niente non capisco, non capisco perché alla pagina 6 del numero del 25 agosto 2010 per ben metà della pagina stessa è riportata una lettera della carissima italiana Annalia Martinelli dal titolo “E’ giusto che il futuro dell’Italia sia in mano agli stranieri”. Non possono aver pubblicato una cosa del genere mi dico, eppure il giornale è proprio il giornale, non è una bozza, allora forse mi sbaglio, certo sono io sono prevenuta, sono io che esagero, sicuramente. Allora permettetemi vi invito a leggere la lettera insieme.
Partiamo proprio dall’inizio:
“Sono in vacanza in Sardegna. Ancora per pochi giorni,. E mentre leggo tutti i giorni della lenta
agonia del nostro Paese, l’indolenza dei sardi mi fa proprio (si può dire?) incazzare”
Questo è l’incipit della lettera. L’indolenza dei sardi. Beh, Signora incazzare si può dire, peccato
che lei però, si preoccupi dell’uso del termine incazzare piuttosto che del fatto che con le sue parole lei sta offendendo un intero popolo, il popolo sardo e stabilendo dall’alto della sua cattedra, niente che dire sicuramente meritatissima, che i sardi sono indolenti. E certo sarà proprio l’indolenza a indurre i cassintegrati della Vinyls a rinchiudersi da 193 giorni nell’ex super-carcere sull’ isola dell ’Asinara, quale posto migliore per non far nulla? Che bello che finalmente ha chiuso la fabbrica!
Ma continuiamo:
“Mi rammarico di vedere inutilizzata per ignavia, gran parte della nostra bella Italia da vedere, da mangiare e da vedere.”
Seconda offesa, o mi sbaglio? Signori ignavia vuol dire pigrizia. E analizziamo bene: qui la sig.ra
definisce la sardegna “gran parte della nostra bella Italia”, certo la Sardegna è grande però…
A questo punto ha inizio il racconto dell’avventura italiana di un albanese, dapprima presentato
come capo giardiniere di un villaggio residenziale, e poi nel prosieguo come lavoratore in proprio,
che a suo dire avrebbe “assunto solo isolani. Purtroppo però i sardi (almeno tutti quelli che ho
assunto io) non hanno voglia di lavorare. Ho dovuto perciò via via licenziarli tutti e assumere solo
immigrati”
Ed ecco che a questo punto dalle offese si passa ai luoghi comuni. I sardi non hanno voglia di
lavorare. Certo. E gli albanesi contro i quali nella città della sig.ra Annalia organizzano le ronde?
Che vengono picchiati e tacciati di essere ladri e quanto altro? Ah già ma siamo in Sardegna e un
albanese è sempre meglio di un sardo o forse di un meridionale, e comunque basta che non sta a
milano. Comunque è lodevole che la sig.ra cerchi di dare una solida base di esperienza ai propri
luoghi comuni e quindi credo proprio che sarebbe del tutto inutile spiegare alla sig.ra Annalia che
la correlazione posta i sardi non hanno voluto lavorare per il sig. albanese = i sardi non vogliono
lavorare è probabilmente una correlazione spuria. E ovvero probabilmente bisognerebbe indagare le condizioni di lavoro che erano state proposte a quei lavoratori sardi, di lavoro e di salario per capire come mai poi l’albanese si sia rivolto ad altri cittadini immigrati. Ma comunque la sig.ra ha ragione, non avendo lavoro i sardi non possono certo pretendere di avere diritti.
Comunque laddove il concetto non fosse chiaro, ma anche per dovizia di indagine, la sig.ra porta un altro esempio:
“ ieri ho chiesto a una ragazza del posto se poteva venire un paio d’ore a servizio da noi. Sapevo
che da un mese aveva trovato posto in una pasticceria ma che ogni giorno alle 15 finiva il suo
lavoro. Senza nemmeno trattare il prezzo, mi ha risposto che è troppo stanca! E che chiamassi purela moglie dell’albanese quella si che ci sta!”
Ora probabilmente la sig.ra non ha mai lavorato o comunque sicuramente non ha lavorato in
pasticceria. Ed è inutile dire che siamo alla seconda correlazione spuria che avvalora una luogo
comune vecchio come una macchina d’epoca. Probabilmente la sig.ra benché stacchi alle 15, alle 15 ha fatto già otto ore di lavoro poiché in pasticceria si attacca molto presto, dunque probabilmente non c’è nulla di male a essere stanchi dopo otto o nove ore di lavoro. Ma questo solo probabilmente.
Beh se dopo tutti questi esempi qualcuno avesse ancora dubbi sull’indolenza e l’ignavia dei sardi
ecco l’esempio finale “ in questa zona del sassarese, in ogni famiglia almeno un componente riceve
un assegno di sostentamento dallo Stato: disoccupazione” (ma allora lavorano ogni tanto?)
“invalidità…potrei fare nomi e cognomi di persone che stanno benone ma che vivono mantenuti…
da noi!”
Mantenuti da noi! Misa che il concetto di correlazione spuria alla signora occorrerà proprio
spiegarlo. Perché se i giovani emigrano per indolenza ovviamente e per ignavia, per trascorrere le proprie giornate di pigrizia in quel di Milano, se interi paesi si spopolano e rimangono solo vecchi e invalidi, è abbastanza evidente l’elemento che rende vana la correlazione posta.
Ma leviamo ogni ulteriore perplessità, siamo chiari
“loro vivono proprio solo grazie al turismo e all’ICI versata da noi milanesi pirla!”
beh certamente non c’è dubbio. Poi emigrano e vanno a lavorare lontani dalla famiglia e dal proprio sistema sociale per spendere i soldi che gli arrivano con l’ici dei milanesi, e anche l’Asinara è un albergo di lusso con piscina.
Purtroppo io mi incazzo sig.ra Annalia, ma non mi incazzo con lei, mi incazzo con chi editore,
persona di studi, di cultura ha pubblicato una lettera dedicandovi ampia superficie della propria
carta stampata, una lettera ricca unicamente di insulti e luoghi comuni. E mi incazzo perché non
solo trattasi di una scelta editoriale sbagliata ma perché significativa della scarsa considerazione,
dell’ignoranza, del razzismo, che in questo paese, l‘Italia, gli italiani non mancano di esprimere in
ogni momento, anche quando non necessario, magari solo per riempire buchi, per una certa parte di questo popolo. E non ho interesse a spiegare in maniera approfondita lo scarso valore di questa
lettera, poiché in effetti si commenta da sola, ma questo scarso valore ne rende ancor più grave la
pubblicazione.
E allora io il giornale l’ho buttato, ma la rabbia non la potevo buttare via, e allora il giornale l’ho
ripreso, e allora, qualcuno dovrebbe chiedere scusa. Qualcuno dovrebbe chiedere scusa al popolo
sardo per tale pubblicazione, e qualcuno dovrebbe chiedere scusa ai cassaintegrati confinati
sull’Asinara perché invece di dedicare loro uno spazio, o dedicare uno spazio ai perché della
chiusura dell’industria chimica, si è dedicato tanto spreco di parole per dire, sostenere, affermare
che il popolo sardo è un popolo di pigri, indolenti, che non vogliono lavorare, perché signori queste
sono le parole e lasciatemi dire queste ed altre sono le intenzioni. E allora qualcuno dovrebbe
chiedere scusa a un popolo che ha visto i propri figli emigrare, che ha visto lo stato assente, che
deve lesinare per avere ciò che gli spetterebbe di diritto, ove gli interventi sono straordinari perché di ordinario non v’è nulla, il cui territorio è stato utilizzato a uso e consumo dei migliori predoni. E ancora qualcuno dovrebbe chiedere scusa a quei sardi che sono emigrati nel mondo e nel nord Italia, e che pur di lavorare sono sottratti all’affetto delle proprie famiglie.
Ed eccola lì spunta, come sempre, quella voce, la voce non del sardo stavolta, ma del meridionale,
la solita odiosa voce che dice “ma tanto nessuno chiederà scusa, ma tanto è sempre così”. Ed ecco
allora, penso, ho trovato il nesso. Eccolo il nesso che cercavo: oggi, miei cari signori, questa voce
qualcuno la deve ascoltare, oggi c’è qualcuno che si è veramente incazzato e devo dire da un pezzo, e vediamo se a ragione o meno.

Rullo Emanuela
Terrona di Avellino
emigrata
-
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Riceviamo dalla scrittrice Emanuela Rullo, della sezione romana del nostro Partito, questa interessante segnalazione con allegate considerazioni:



Vi invio un mio articolo in risposta a un articolo, che pure allego, che ho trovato molto offensivo verso il Popolo Sardo. Ve lo invio per segnalarvi il caso .




L’ho riletto due volte, o forse tre, eh già non capivo, eppure quelle parole erano fin troppo
chiare…era piuttosto il nesso a sfuggirmi…ecco allora vi racconto, aiutatemi a capire:
Da quando ho partecipato a un convegno per l’acquisizione dei crediti formativi in qualità di commercialista, convegno organizzato da Italia Oggi, ricevo periodicamente un periodico di Italia Oggi appunto, di stampo politico economico e tributario. Ebbene, ricevuta la copia nel mese di agosto lo sfoglio cercando articoli sulle tante novità della manovra economica, ma a un certo punto mi imbatto in una lettera. E allora leggo, e poi rileggo, e niente non capisco, non capisco perché alla pagina 6 del numero del 25 agosto 2010 per ben metà della pagina stessa è riportata una lettera della carissima italiana Annalia Martinelli dal titolo “E’ giusto che il futuro dell’Italia sia in mano agli stranieri”. Non possono aver pubblicato una cosa del genere mi dico, eppure il giornale è proprio il giornale, non è una bozza, allora forse mi sbaglio, certo sono io sono prevenuta, sono io che esagero, sicuramente. Allora permettetemi vi invito a leggere la lettera insieme.
Partiamo proprio dall’inizio:
“Sono in vacanza in Sardegna. Ancora per pochi giorni,. E mentre leggo tutti i giorni della lenta
agonia del nostro Paese, l’indolenza dei sardi mi fa proprio (si può dire?) incazzare”
Questo è l’incipit della lettera. L’indolenza dei sardi. Beh, Signora incazzare si può dire, peccato
che lei però, si preoccupi dell’uso del termine incazzare piuttosto che del fatto che con le sue parole lei sta offendendo un intero popolo, il popolo sardo e stabilendo dall’alto della sua cattedra, niente che dire sicuramente meritatissima, che i sardi sono indolenti. E certo sarà proprio l’indolenza a indurre i cassintegrati della Vinyls a rinchiudersi da 193 giorni nell’ex super-carcere sull’ isola dell ’Asinara, quale posto migliore per non far nulla? Che bello che finalmente ha chiuso la fabbrica!
Ma continuiamo:
“Mi rammarico di vedere inutilizzata per ignavia, gran parte della nostra bella Italia da vedere, da mangiare e da vedere.”
Seconda offesa, o mi sbaglio? Signori ignavia vuol dire pigrizia. E analizziamo bene: qui la sig.ra
definisce la sardegna “gran parte della nostra bella Italia”, certo la Sardegna è grande però…
A questo punto ha inizio il racconto dell’avventura italiana di un albanese, dapprima presentato
come capo giardiniere di un villaggio residenziale, e poi nel prosieguo come lavoratore in proprio,
che a suo dire avrebbe “assunto solo isolani. Purtroppo però i sardi (almeno tutti quelli che ho
assunto io) non hanno voglia di lavorare. Ho dovuto perciò via via licenziarli tutti e assumere solo
immigrati”
Ed ecco che a questo punto dalle offese si passa ai luoghi comuni. I sardi non hanno voglia di
lavorare. Certo. E gli albanesi contro i quali nella città della sig.ra Annalia organizzano le ronde?
Che vengono picchiati e tacciati di essere ladri e quanto altro? Ah già ma siamo in Sardegna e un
albanese è sempre meglio di un sardo o forse di un meridionale, e comunque basta che non sta a
milano. Comunque è lodevole che la sig.ra cerchi di dare una solida base di esperienza ai propri
luoghi comuni e quindi credo proprio che sarebbe del tutto inutile spiegare alla sig.ra Annalia che
la correlazione posta i sardi non hanno voluto lavorare per il sig. albanese = i sardi non vogliono
lavorare è probabilmente una correlazione spuria. E ovvero probabilmente bisognerebbe indagare le condizioni di lavoro che erano state proposte a quei lavoratori sardi, di lavoro e di salario per capire come mai poi l’albanese si sia rivolto ad altri cittadini immigrati. Ma comunque la sig.ra ha ragione, non avendo lavoro i sardi non possono certo pretendere di avere diritti.
Comunque laddove il concetto non fosse chiaro, ma anche per dovizia di indagine, la sig.ra porta un altro esempio:
“ ieri ho chiesto a una ragazza del posto se poteva venire un paio d’ore a servizio da noi. Sapevo
che da un mese aveva trovato posto in una pasticceria ma che ogni giorno alle 15 finiva il suo
lavoro. Senza nemmeno trattare il prezzo, mi ha risposto che è troppo stanca! E che chiamassi purela moglie dell’albanese quella si che ci sta!”
Ora probabilmente la sig.ra non ha mai lavorato o comunque sicuramente non ha lavorato in
pasticceria. Ed è inutile dire che siamo alla seconda correlazione spuria che avvalora una luogo
comune vecchio come una macchina d’epoca. Probabilmente la sig.ra benché stacchi alle 15, alle 15 ha fatto già otto ore di lavoro poiché in pasticceria si attacca molto presto, dunque probabilmente non c’è nulla di male a essere stanchi dopo otto o nove ore di lavoro. Ma questo solo probabilmente.
Beh se dopo tutti questi esempi qualcuno avesse ancora dubbi sull’indolenza e l’ignavia dei sardi
ecco l’esempio finale “ in questa zona del sassarese, in ogni famiglia almeno un componente riceve
un assegno di sostentamento dallo Stato: disoccupazione” (ma allora lavorano ogni tanto?)
“invalidità…potrei fare nomi e cognomi di persone che stanno benone ma che vivono mantenuti…
da noi!”
Mantenuti da noi! Misa che il concetto di correlazione spuria alla signora occorrerà proprio
spiegarlo. Perché se i giovani emigrano per indolenza ovviamente e per ignavia, per trascorrere le proprie giornate di pigrizia in quel di Milano, se interi paesi si spopolano e rimangono solo vecchi e invalidi, è abbastanza evidente l’elemento che rende vana la correlazione posta.
Ma leviamo ogni ulteriore perplessità, siamo chiari
“loro vivono proprio solo grazie al turismo e all’ICI versata da noi milanesi pirla!”
beh certamente non c’è dubbio. Poi emigrano e vanno a lavorare lontani dalla famiglia e dal proprio sistema sociale per spendere i soldi che gli arrivano con l’ici dei milanesi, e anche l’Asinara è un albergo di lusso con piscina.
Purtroppo io mi incazzo sig.ra Annalia, ma non mi incazzo con lei, mi incazzo con chi editore,
persona di studi, di cultura ha pubblicato una lettera dedicandovi ampia superficie della propria
carta stampata, una lettera ricca unicamente di insulti e luoghi comuni. E mi incazzo perché non
solo trattasi di una scelta editoriale sbagliata ma perché significativa della scarsa considerazione,
dell’ignoranza, del razzismo, che in questo paese, l‘Italia, gli italiani non mancano di esprimere in
ogni momento, anche quando non necessario, magari solo per riempire buchi, per una certa parte di questo popolo. E non ho interesse a spiegare in maniera approfondita lo scarso valore di questa
lettera, poiché in effetti si commenta da sola, ma questo scarso valore ne rende ancor più grave la
pubblicazione.
E allora io il giornale l’ho buttato, ma la rabbia non la potevo buttare via, e allora il giornale l’ho
ripreso, e allora, qualcuno dovrebbe chiedere scusa. Qualcuno dovrebbe chiedere scusa al popolo
sardo per tale pubblicazione, e qualcuno dovrebbe chiedere scusa ai cassaintegrati confinati
sull’Asinara perché invece di dedicare loro uno spazio, o dedicare uno spazio ai perché della
chiusura dell’industria chimica, si è dedicato tanto spreco di parole per dire, sostenere, affermare
che il popolo sardo è un popolo di pigri, indolenti, che non vogliono lavorare, perché signori queste
sono le parole e lasciatemi dire queste ed altre sono le intenzioni. E allora qualcuno dovrebbe
chiedere scusa a un popolo che ha visto i propri figli emigrare, che ha visto lo stato assente, che
deve lesinare per avere ciò che gli spetterebbe di diritto, ove gli interventi sono straordinari perché di ordinario non v’è nulla, il cui territorio è stato utilizzato a uso e consumo dei migliori predoni. E ancora qualcuno dovrebbe chiedere scusa a quei sardi che sono emigrati nel mondo e nel nord Italia, e che pur di lavorare sono sottratti all’affetto delle proprie famiglie.
Ed eccola lì spunta, come sempre, quella voce, la voce non del sardo stavolta, ma del meridionale,
la solita odiosa voce che dice “ma tanto nessuno chiederà scusa, ma tanto è sempre così”. Ed ecco
allora, penso, ho trovato il nesso. Eccolo il nesso che cercavo: oggi, miei cari signori, questa voce
qualcuno la deve ascoltare, oggi c’è qualcuno che si è veramente incazzato e devo dire da un pezzo, e vediamo se a ragione o meno.

Rullo Emanuela
Terrona di Avellino
emigrata
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