giovedì 3 aprile 2025

NO ALLA GUERRA E AL RIARMO SEMPRE!

 Comunicato Stampa Il Partito del Sud da sempre aderisce e invita a partecipare a tutte le manifestazioni indette contro la guerra, sventolando esclusivamente la bandiera della pace. Quello che infatti chiediamo come Partito del Sud è di dare una chance alla pace. Per cui dopo la manifestazione del 15 Marzo a Roma in Piazza Barberini,...
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 Comunicato Stampa

Il Partito del Sud da sempre aderisce e invita a partecipare a tutte le manifestazioni indette contro la guerra, sventolando esclusivamente la bandiera della pace. Quello che infatti chiediamo come Partito del Sud è di dare una chance alla pace.

Per cui dopo la manifestazione del 15 Marzo a Roma in Piazza Barberini, che ci ha visto fra i protagonisti, aderiamo alla chiamata del Movimento 5 Stelle e saremo presenti con una nostra delegazione anche il 5 Aprile, sempre a Roma in Piazza Vittorio Emanuele II dalle ore 13,00, per partecipare al corteo per dire no al riarmo e per la Pace lungo i Fori Imperiali.

I pacifisti vogliono fermare la guerra, i guerrafondai vogliono vincere la guerra come precondizione per fermarla. Su questo crinale corre la demarcazione tra chi opera per la pace e chi parla di pace ma concretamente alimenta la guerra. Per sciogliere  questo nodo è doveroso partecipare a ogni manifestazione per dare finalmente voce a quella maggioranza del popolo italiano che non si riconosce nelle pratiche belliciste in corso ma ripudia la guerra, come chiede l’Art.11 della Costituzione. Fermare l’invio di armi, ridurre le spese militari a favore del welfare: poche e semplici le parole d’ordine.

Il Sud poi da Rearm Europe, ma anche dalla creazione di un esercito europeo, ne uscirebbe con le ossa rotte soprattutto per due motivi:

1) I soldi per il progetto Rearm Europe (o della creazione di un esercito europeo… non cambia) verranno sottratti ai fondi di coesione europea, a scuola, sanità, welfare, istruzione, università, pensioni. I soldi verranno sottratti ai più poveri, verranno sottratti alle regioni del Sud Italia ed Europa che si vedranno private di importanti misure per sostenere progetti imprenditoriali, tecnologie, infrastrutture, etc. Il tutto a vantaggio dei grandi gruppi industriali, tutti o quasi del Nord Italia ed Europa.

2) Ai giorni nostri l’Esercito italiano è composto dal 72% di cittadini del Mezzogiorno, contro un dato demografico del 34% di cittadini residenti, ovvia conseguenza anche della cronica scarsità di occasioni di lavoro nel Mezzogiorno. Logica conseguenza: in caso di guerra saranno soprattutto i figli del Sud ad essere coinvolti e a versare il sangue in maggior percentuale.

È giunta l’ora di dire basta a tutto questo!

E se la Ue, nata per evitare nuove guerre, dopo aver rinunciato da sempre ad ogni azione politica per favorire una trattativa usa solo toni bellicisti, resta per noi il dovere di cercare in ogni modo di evitare una Terza Guerra Mondiale, per consegnare ai nostri figli un futuro degno di essere vissuto.

 

Natale Cuccurese 

a nome del Consiglio Direttivo Nazionale del Partito del Sud






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domenica 16 marzo 2025

UNA PIAZZA PER LA PACE! - Roma 15 Marzo

Di Natale CuccureseOggi abbiamo visto giornalisti con l’elmetto, alcuni che addirittura si dichiarano “meridionalisti”, andare in piazza per manifestare a favore del riarmo europeo e della conversione delle fabbriche di auto del Nord a fabbriche di armi. In poche parole a favore dei poteri forti del Nord Italia ed Europa!Il Sud da Rearm Europe,...
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Di Natale Cuccurese

Oggi abbiamo visto giornalisti con l’elmetto, alcuni che addirittura si dichiarano “meridionalisti”, andare in piazza per manifestare a favore del riarmo europeo e della conversione delle fabbriche di auto del Nord a fabbriche di armi. In poche parole a favore dei poteri forti del Nord Italia ed Europa!
Il Sud da Rearm Europe, ma anche dalla creazione di un esercito europeo, ne uscirebbe con le ossa rotte soprattutto per due motivi:
1) I soldi per il progetto Rearm Europe (o della creazione di un esercito europeo… non cambia) verranno sottratti ai fondi di coesione europea, a scuola, sanità, welfare, istruzione, università, pensioni. I soldi verranno sottratti ai più poveri, verranno sottratti alle regioni del Sud Italia ed Europa che si vedranno private di importanti misure per sostenere progetti imprenditoriali, tecnologie, infrastrutture, etc. alle regioni del Sud che già sono da decenni sottofinanziate dai governi nazionali. Il tutto a vantaggio dei grandi gruppi industriali, tutti o quasi del Nord Italia ed Europa.
2) Ai giorni nostri l’Esercito italiano è composto dal 72% di cittadini del Mezzogiorno, contro un dato demografico del 34% di cittadini residenti, ovvia conseguenza anche della cronica scarsità di occasioni di lavoro nel Mezzogiorno. Logica conseguenza: in caso di guerra saranno soprattutto i figli del Sud ad essere coinvolti e a versare il sangue in maggior percentuale .
Ricordatevelo, questi giornalisti di regime, da sempre proni, ingannano sapendo di ingannare … se sono del Sud ingannano due volte…RICORDATEVELO!
Lottiamo per il bene supremo della Pace! Senza Pace tutto è perduto, a Sud come a Nord! Per questo oggi come Partito del Sud eravamo in Piazza Barberini a manifestare. Per la Pace!







mercoledì 12 marzo 2025

DICIAMOLO FORTE E CHIARO: L’EUROPA DI URSULA È NEMICA DEL SUD…

Di Natale CuccureseI soldi per il progetto Rearm Europe verranno sottratti ai fondi di coesione europea, a scuola, sanità, welfare, istruzione, università, alle regioni del Sud che già sono da decenni sottofinanziate dai governi nazionali.Sull’onda emotiva di una emergenza bellica creata ad arte Ursula von der Leyen ha previsto un piano di...
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Di Natale Cuccurese

I soldi per il progetto Rearm Europe verranno sottratti ai fondi di coesione europea, a scuola, sanità, welfare, istruzione, università, alle regioni del Sud che già sono da decenni sottofinanziate dai governi nazionali.

Sull’onda emotiva di una emergenza bellica creata ad arte Ursula von der Leyen ha previsto un piano di guerra di 800 miliardi di euro, il Rearm Europe. Anche il nome è infausto, visto che richiama lo stesso piano di riarmo messo in atto novanta anni fa in Germania dai nazisti. 

La domanda che sorge spontanea è una: ma chi le paga queste armi, visto che oltretutto i Paesi virtuosi del Nord Europa, a partire dall’Olanda, non vogliono fare debito comune? Proverranno dalla tassazione dei grandi capitali finanziari, dalla tassazione dei più ricchi con una patrimoniale, dai giganti del web? NO. 

I soldi verranno sottratti ai più poveri, cioè cancellando i fondi di coesione europea e con nuove tasse e austerità, con bollette ancora più alte, sottratti a scuola, sanità, welfare, istruzione, università, pensioni, verranno sottratti alle regioni del Sud Italia ed Europa che si vedranno private di importanti misure per sostenere progetti imprenditoriali, tecnologie, infrastrutture... 

Soldi che poi saranno sperperati in burocrazie, a favore di acquisti di strumenti di morte dalle lobby delle armi, in gran parte americane, in mille rivoli tutti ugualmente volti alla guerra, alla distruzione, al massacro. Tutto svolto in modo ademocratico e verticistico. 

Il progetto Rearm Europe, così come similmente un progetto di difesa europea, significherà la morte del Sud Italia, che diventerà un deserto senza opportunità in breve tempo. Questa non è più la nostra Europa. Questo attacco contro le basi minime della democrazia va contrastato, democraticamente, in ogni modo. 

Ecco perché come Partito del Sud saremo, con le sole bandiere della Pace, sabato 15 marzo a Roma in piazza Barberini, a difesa dei diritti del Mezzogiorno, per una Europa del lavoro, dello sviluppo dei territori, dei diritti di tutti, della Pace fra i popoli!




lunedì 3 marzo 2025

Sud senza rappresentanza, anche in Europa

 di Natale CuccureseA quanto pare Ursula Von Der Leyen, ben calato in testa l’elmetto, vuole dirottare i fondi del Recovery sulla guerra in Ucraina.L’Italia così, con i suoi ritardi sul PNRR, dovuti in gran parte all’inanità di Fitto, è il Paese che rischia di perdere più soldi, anche perché è quello che più ne aveva richiesti e ottenuti,...
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 di Natale Cuccurese

A quanto pare Ursula Von Der Leyen, ben calato in testa l’elmetto, vuole dirottare i fondi del Recovery sulla guerra in Ucraina.
L’Italia così, con i suoi ritardi sul PNRR, dovuti in gran parte all’inanità di Fitto, è il Paese che rischia di perdere più soldi, anche perché è quello che più ne aveva richiesti e ottenuti, sulla carta, soprattutto per la deplorevole condizione in cui versa il Mezzogiorno, la Macroarea più povera di tutto il Continente.
In poche parole si sottrae ancora una volta a chi ha meno, come il Sud, a cui non bisogna mai dimenticare (nella teoria) dovevano essere destinati la gran parte di questi fondi per iniziare a recuperare il gap col Nord, per sperperare soldi in armi.
Così mentre i soldi per il RdC, la Sanità, la Scuola, le pensioni, il caro bollette e il welfare per questa Europa della finanza e per questo governo dei ricchi non ci sono mai, per le ricche lobby delle armi sono sempre disponibili, chissà perché…
Il governo Meloni si conferma così, in assoluto, il più antimeridionale della storia d’Italia.
Credo che a questo punto sia utile un riassunto sintetico delle “puntate precedenti” per capire la truffa.in più atti,ai danni del Sud.
Ricapitolando: secondo le indicazioni della Commissione europea (pag.8 e 9 del regolamento) l’Italia ha ricevuto la quota di fondi del Pnnr più alta di tutti i Paesi d’Europa (191,5 miliardi di euro) soprattutto per risolvere la situazione drammatica (maggiore disoccupazione e PIL inferiore) del Mezzogiorno. Al Sud quindi seguendo tali parametri doveva andare il 65% del Pnrr, il Governo Draghi retrocesse a suo insindacabile giudizio con un tratto di penna questa quota al 40% (pag. 37 Pnrr), ma anche questa è rimasta sulla carta visto che non furono fissati target territoriali riducendosi così ulteriormente al 16%, così come scritto nero su bianco nel Piano inviato in Europa.
Purtroppo senza un supporto alle amministrazioni con minore capacità progettuale soprattutto per scarsità di personale visti i continui tagli imposti da Roma negli anni precedenti in nome della spending review che discende dall’Europa, molte amministrazioni del Sud, che su questo non hanno colpe, sono andate seriamente in difficoltà tanto da mettere seriamente a rischio il rispettodei tempi richiesti dalla Ue per concludere le opere (2026) per cui questa quota del 16% via via sta diminuendo ulteriormente fino quasi a sparire, come sempre a favore di territori più ricchi del Nord, con l’ovvia giustificazione di non perderli a livello nazionale.
Peccato che è dal 2022, da quando cioè si è scoperto l’inganno, semplicemente leggendo il testo presentato dal governo alla Commissione europea, che è risaputo che larga parte degli investimenti previsti del Pnrr non sono territorializzati. Ricordo che avevamo fra i pochi ad aver subito denunciato con forza che in realtà solo 35 miliardi, degli 82 già annunciati dal governo Draghi, erano effettivamente allocati nel Mezzogiorno, mentre dei restanti 47 miliardi promessi, nel testo ufficiale inviato in Europa, controllando misura per misura, semplicemente non c’era traccia.
Nell’estate 2022, di fronte alle polemiche sorte la Ministra per il Sud, Mara Carfagna, aveva risposto dalle pagine del Mattino che la restante parte degli investimenti non sarebbe andata persa per il Mezzogiorno, ma sarebbe poi stata ripartita attraverso bandi con quote territoriali con monitoraggio. Durante il question time al Senato del 15 luglio, la ministra del Sud aveva poi rafforzato il concetto sino a spingersi a garantire l’introduzione di un “vincolo di destinazione territoriale”, del 40% del totale dei fondi,utile ad evitare il pericolo di una sensibile riduzione degli investimenti previsti nel Mezzogiorno.Ora come allora ripetiamo che questo aspetto sarebbe stato meglio scriverlo subito nel Piano, visto che su molti bandi allora come oggi non c’era e non c’è alcuna quota minima territoriale.
Con l’insediamento del Governo Meloni la situazione per il Sud è addirittura precipitata.
Solo alcuni esempi: nel gennaio 2024 ben nascosto tra i vari capitoli dell’ultima legge di bilancio c’era anche il definanziamento, cioè il taglio, del Fondo perequativo infrastrutturale che doveva assicurare l’inizio del recupero dei divari tra le diverse aree geografiche del Paese. C’erano 4,6 miliardi di euro destinati a interventi per superare le disuguaglianze tra Nord e Sud. Il governo Draghi sulla base di una ricognizione dei fabbisogni assegnò al Mezzogiorno l’80 per cento dei fondi per costruire strade, per migliorare sanità e istruzione. Il ministro Fitto ha ereditato questo lavoro ma l’ha subito accantonatoe il fondo è stato quasi completamente svuotato. In generale sono state tolte dal PNRR opere per oltre 10 miliardi, mentre venivano promesse dal Governo, da luglio 2023, risorse sostitutive mai indicate e tantomeno stanziate. Così nel luglio 2024 Il ministro Fitto si è ritrovato ad accusare accusa di falsità @ancenazionale per i dati assai preoccupanti sul taglio investimenti PNRR al Sud diffusi.
Non si capisce perché, allora, Fitto non ha mai pubblicato la dovuta Relazione sull’allocazione del 40% al Sud. Gli ultimi dati restano infatti quelli del 2022.
Contemporaneamente Il riaccentramento della governance della politica di coesione, voluto da Fitto, sul modello Pnrr, si è rivelato (come previsto) non dare nessuna garanzia di maggiore efficienza ed efficacia. Anzi, ha generato conflitto fra obiettivi diversi e “bulimia” amministrativa in capo al Governo.
È lo stesso governo che al Nord decentra con l’Autonomia differenziata e al Sud accentra. sul Pnrr poi opacità, criticità e incertezze sono il marchio di fabbrica di uncentrodestra particolarmente inconcludente sul Sud, che naviga a vista e che in sintesi del Mezzogiorno “se ne frega” (altro che 65 o 40% dei fondi europei).
E così via in un crescendo rossiniano che arriva fino al mese scorso dove dopo Fitto la situazione non è certamente migliorata con il suo sostituto, il ministro Foti, e lo dimostra l’Ufficio parlamentare di bilancio che nel suo rapporto sullo stato di attuazione del Pnrr ha fatto il punto sulla situazione riguardante gli asili nido e le scuole dell’infanzia. Uno delle principali emergenze che storicamente attanaglia il Sud.
Gli interventi sugli asili nido del Pnrr, se pienamente realizzati, aiuterebbero a ridurre i divari tra le diverse aree geografiche italiane, ma comunque l’81,4% dei territori che oggi non ha un asilo continuerebbe a non averlo. L’Upb mette insieme tutti gli ostacoli incontrati sul punto, a partire dalle difficoltà dei Comuni nell’assorbire le risorse. Un problema più accentuato nel Mezzogiorno. Proprio sugli asili nido, va inoltre ricordato, il governo aveva rinegoziato l’accordo con l’Ue, scendendo da oltre 264mila nuovi posti a 150mila, riducendo di oltre un miliardo gli stanziamenti, ora a 3,24 miliardi.
Eppure non è bastato neanche questo ridimensionamento e per il neo-ministro con delega al Pnrr, Tommaso Foti, gli asili nido restano uno dei problemi principali del Piano: in tutto il 2024 dovevano essere spesi 1,7 miliardi, ma ne sono stati impiegati solamente 816,7 milioni.
In poche parole con questo governo gli asili nido nel Mezzogiorno verranno realizzati l’anno del mai.
Con tutta evidenza il differenziale Nord/Sud è quindi da sempre voluto e ricercato, alla faccia della Costituzione.
La conseguenza di questo approccio è quello che sta avvenendo nei confronti del Sud con i fondi del Pnrr, come visto sopra. Lo schema che il governo di turno attua per sottrarre fondi al Sud è sempre lo stesso nei decenni: promesse vane sull’arrivo di fondi, il cui arrivo è progressivamente spostato sempre più in avanti nel tempo per poi non parlarne più.
E così mentre il Nord fra leghisti e protoleghisti fa come sempre blocco trasversale per intercettare e fare proprio ogni centesimo che deriva dall’Europa, al Sud gra parte dei politici, legati al carro del Nord per appartenenza politica, allargano le braccia e cercano come sempre di far buon viso a cattiva sorte, pronti a ricevere solo qualche elemosina per mantenere oleate le loro clientele.
È questo un problema della classe politica meridionale che si ha dal 1861 ed è stato più volte analizzato con acume soprattutto da Antonio Gramsci e Gaetano Salvemini nei loro scritti. Bisogna capovolgere la prospettiva geografica e in ottica euromediterranea iniziare ad operare politicamente per costruire una grande forza del Sud che possa controbilanciare la logica che da più di 160anni prevale e mantiene ogni centro di potere finanziario, politico, culturale al Nord e che vede il Mezzogiorno solo come una Colonia interna estrattiva. È ovvio che questo può avvenire solo in un’ottica meridionalista progressista e gramsciana al fine di dare una degna rappresentanza ai territori del Sud. Il tutto non in ottica revanscista, ne farebbe una Lega del Sud, ma solo di equilibrio nazionale, rispettando i principi costituzionali e andando a creare una sinergia positiva per tutta la Nazione, ma soprattutto per il bene di tutti i suoi cittadini. Non a caso l’unico boom economico e demografico l’Italia lo ha avuto nel periodo della Cassa del Mezzogiorno, che ha avuto molti più meriti che demeriti, anche se una propaganda interessata mette continuamente in luce solo questi ultimi.
Il Sud quindi alla fine di questa commedia, gestita dal governo più antimeridionale della storia della Repubblicasi ritroverà se va bene e come sempre con un’elemosina, ma i suoi cittadini, o comunque quelli che rimarranno, al pari di quelli dei territori che avranno la stragrande quota dei fondi si troveranno a dover ripagare con le tasse i debiti contratti dal governo con l’Europa per i prossimi decenni, nella stessa identica percentuale, pur avendo ricevuto poco o nulla.
Se a questo aggiungiamo anche l’Autonomia differenziata che ancora incombe e la situazione drammatica in cui versa la democrazia nel nostro Paese è facile capire come la prevista balcanizzazione sia dietro l’angolo, se non si interviene rapidamente per eliminare le sempre più insopportabili differenze ed iniquità territoriali. È ora di dare (degna) rappresentanza politica al Sud sia in Italia che in Europa, visto che anche l’Ue ha le sue colpe nell’indifferenza quasi assoluta dei politici meridionali in Europa visto che la Ue inizialmente ha sì dato delle raccomandazioni favorevoli al Mezzogiorno, ma poi per il Sud si è rivelata solo una matrigna, che prima non vigila e ora sottrae addirittura in favore della guerra.


Fonte: Meridione/Meridiani





sabato 1 marzo 2025

NO ALLA GUERRA!

- comunicato stampa Il Partito del Sud da sempre aderisce e invita a partecipare a tutte le manifestazioni indette contro la guerra, sventolando esclusivamente la bandiera della pace. Quello che infatti chiediamo come Partito del Sud è di dare una chance alla pace. I pacifisti vogliono fermare la guerra, i guerrafondai vogliono...
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- comunicato stampa 

Il Partito del Sud da sempre aderisce e invita a partecipare a tutte le manifestazioni indette contro la guerra, sventolando esclusivamente la bandiera della pace. Quello che infatti chiediamo come Partito del Sud è di dare una chance alla pace. 

I pacifisti vogliono fermare la guerra, i guerrafondai vogliono vincere la guerra come precondizione per fermarla. Su questo crinale corre la demarcazione tra chi opera per la pace e chi parla di pace ma concretamente alimenta la guerra. Attorno a questo nodo è possibile partecipare a manifestazioni territoriali per dare finalmente voce a quella maggioranza del popolo italiano che non si riconosce nelle pratiche belliciste che hanno caratterizzato i governi Draghi e Meloni, con quest’ultima che ora addirittura invoca di estendere l’art.5 del Trattato NATO a Kiev per spingere l’umanità al conflitto globale. 

Ripudiare la guerra, come chiede l’Art.11 della Costituzione, fermare l’invio di armi, ridurre le spese militari a favore del welfare: poche e semplici parole d’ordine. 

È il caso quindi di continuare ad organizzarsi con sempre maggior decisione non solo sugli aspetti politici, ma anche sugli aspetti organizzativi e di analisi, prima che i guerrafondai al governo ci portino diritti in guerra. Una guerra che, lo ricordiamo ancora una volta, sarebbe pagata soprattutto dai figli del Sud visto che oltre il 70% dei componenti dell'Esercito italiano è meridionale. 

Dopo tre anni di guerra con centinaia di migliaia di morti russi e ucraini, alle cui famiglie va il nostro cordoglio e solidarietà, l’osceno spettacolo dell’incontro di ieri fra Trump e Zelensky ha mostrato in mondovisione l’unico vero fine della guerra in corso, gli interessi del capitalismo predatorio. 

È giunta l’ora di dire basta! 

E se la Ue, nata per evitare nuove guerre, dopo aver rinunciato da sempre ad ogni azione politica per favorire una trattativa usa solo toni bellicisti, resta per noi il dovere di cercare in ogni modo di evitare una Terza Guerra Mondiale, per consegnare ai nostri figli un futuro degno di essere vissuto. 


 Natale Cuccurese a nome del Consiglio Direttivo Nazionale del Partito del Sud







domenica 9 febbraio 2025

Roccaraso, ennesimo caso di classismo e razzismo di Stato antimeridionali

 di Natale CuccureseDa qualche giorno in Italia e addirittura nel mondo non si parla d’altro che dell’invasione di “orde” di turisti napoletani in quel di Roccaraso, amena località sciistica abruzzese.Ma chi sono questi turisti napoletani convocati da “tiktoker imbarazzanti”? In gran parte appartengono alla classe che potremmo definire,...
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 di Natale Cuccurese

Da qualche giorno in Italia e addirittura nel mondo non si parla d’altro che dell’invasione di “orde” di turisti napoletani in quel di Roccaraso, amena località sciistica abruzzese.

Ma chi sono questi turisti napoletani convocati da “tiktoker imbarazzanti”? In gran parte appartengono alla classe che potremmo definire, con espressione vetusta, proletaria. Quelli che i napoletanichiamavano Lazzari, eredi dei Sanfedisti…
In altre parole “il sale della terra” per dirla alla Salgado. Oppure per restare più vicini al tema, ricordando un film con Nino Manfredi, sono i moderni “brutti, sporchi e cattivi”. Quelli che si arrangiano per vivere. La “colpa” di queste persone essenzialmente è la povertà e la scarsa cultura, ed esseri portatori di overturism.


Non parliamo poi dell’accento, che da una recente ricerca è il meno gradito dagli altri italiani. L’altra “colpa”di cui si sarebbero macchiati è quella di essere emersi dai vicoli in cui sono “stanziali” per rendersi visibili, palesarsi, e mostrarepubblicamente la propria condizione, cosa questache, in tempi di daspo urbano e di zone rosse,non è gradito dalla politica politicante.


Ma forse la colpa più grande è quella di non essere emigrati. Cioè di non essersi levati per tempo dalle scatole. Non a caso, in pochi sanno, che Napoli è solo la quinta città nel Mondo per numero di napoletani. E’ da più di 160 anni, con la famosa unità e il conseguente inizio della Questione meridionale, che i napoletani e i meridionali in genere emigrano a bastimenti, risolvendo il problema della disoccupazione indotta alla radice.


Questi cittadini (spiace dirlo, capisco che è dura accettarlo per media e politica nord-centrica, ma tali restano) desiderosi solo di godersi una mezza giornata di relax sulla neve prima di tornare nelle proprie (presumibilmente modeste) abitazioni, sono accusati di tutto e di più, dappertutto.


In queste ore sui giornali si avanza anche il sospetto di “riciclaggio”. Però se vedi camorra ovunque alla fine non la vedi più dove realmente c’è. Davvero pensate che la camorra per riciclare denaro abbia bisogno di un gruppo di “lazzari” ai quali la zia ha dato venti euro per comprare una bibita e una focaccia a Roccaraso?

L’altra colpa collettiva di cui sono accusati è l’ignoranza e la poca educazione che mostrano.Nessuno però rimarca che lo Stato da sempre spesso non mette in condizione le famiglie del Sud di mandare i bambini all’asilo, al doposcuola, in palestra e in alcune zone nemmeno a scuola. Una situazione che come meridionalisti denunciamo da decenni. Infatti in Italia, e soprattutto nel Mezzogiorno, i tassi di abbandono scolastico sono molto elevati e un ragazzo su 6 lascia la scuola. A Napoli il tasso di abbandono scolastico raggiunge il 23%. Al Sud solo il 18% degli alunni accede al tempo pieno, su una media italiana del 38%, mentre gli investimenti scolastici del Pnrr non cancellano i divari, anzi, il gap in infrastrutture scolastiche fra Nord e Sud continua ad aumentare. Non parliamo poi degli asili o delle palestre, dati vergognosi e indegni di un paese civile. Così come nel Mezzogiorno la spesa media pro-capite per il welfare è di 66 € per abitante mentrenel Nord Est è di 184 €, contro una media nazionale di 132 €. Quasi il 30% dei Comuni del Sud non offrono alcuna assistenza domiciliare agli anziani fragili. E così mentre a Bolzano per il welfare sono impegnati 584 € per abitante, in Calabriasolo 28 €. Ma non erano tutti uguali i cittadini italiani per diritti costituzionali?
Ora poi, con l’Autonomia differenziata, grazie all’azione congiunta di leghisti e protoleghisti, anche i 66 € al Sud, così come i 28€ in Calabria, verranno presto eliminati del tutto.


Questa è l’Italia di oggi, dove i diritti costituzionali dei cittadini sono diversi in base alla latitudine. Mentre media e politicinon solo fan finta di niente, ma si accaniscono contro la parte più bistrattata della popolazione per dimostrare che è giusto sottrarre all’infinito agli ultimi.


Pensavate che come per magia,in queste condizioni di miseria economica ed educativa, spuntassero decine di Lord col monocolo, o di novelli Dante Alighieri, che in un forbito ed aulico italianosi esprimessero senza inflessioni dialettali di sorta?

Nessuno a Napoli difende i maleducati. Tamarri, coatti, maranza, ogni città ha i propri, ma nessuno dice “tutti i romani sono coatti” mentre è stereotipo diffuso che “i napoletani sono…”.
Denunciare l’etnicizzazione di un disvalore elevato a colpa collettiva (ovvero il razzismo) non è vittimismo.
Contemporaneamente la città di Napoli è spaccata tra due mondi inconciliabili, alta e bassa, ma non più separati che altrove. La parte “alta” scarica la bassa come “altro da sé”.


Perché lo fa? Per farsi accettare dai nordici “sbiancandosi”? Fanno forse parte dei famosi “negri da cortile” che denunciava qualche decennio fa Malcom X?
Addirittura fra questi c’è chi chiede scusa, ma scusa di chè? Questo “popolo basso” ha commesso crimini a Roccaraso? Non risulta.


Così come non risulta che per le recenti vicende della ticktoker milanese Ferragni nessun milanese abbia chiesto scusa. Giustamente. Eppure la Ferragni, che è di bella presenza e si esprime in un forbito italiano senza inflessioni dialettali e che è accusata in tribunale di un crimine riprovevole, ovviamente innocente fino a sentenza definitiva, non ha subito quello che han subito sui mediai napoletani in semplice gita a Roccaraso.

E allora? Perchè non si parla d’altro? Forse è perchè in questo momento, fra crisi economica sempre più evidente, crisi del governo con la magistratura e conseguente crisi dello Stato, problemi di politica internazionale con l’amico di Meloni, Trump, che vuole assestare il colpo definitivo alla nostra economia, e a quella europea, con i dazi, con il caso Almasriche non riceve risposte in palamento, così come il caso del centro migranti in Albania, il “caso Roccaraso” è utile come arma di distrazione di massa, oltre a rinfocolare quel razzismo di Stato da sempre usato come una clava contro i cittadini meridionali per convincerli della loro minorità?


Ma in definitiva che disastri hanno combinato a Roccaraso queste “orde di napoletani” oltre al fastidio indotto e aver lasciato un pò di rifiuti, fatto sicuramente condannabile e riprovevole, ma d’altra parte nulla di nuovo se paragonato a quanto capita in ogni località turistica montana o città, del Nord e del Sud (così come nella stessa Napoli), soggetta ad overturisim da parte di cittadini del Nord e del Sud del mondo?
Perchè, per restare in tema di montagna, nessuno parla dei fatti che stanno venendo in evidenza in merito alle prossime Olimpiadi Milano-Cortina con i costi lievitati sempre a favore dei soliti noti?


Perché i napoletani che spendono vanno bene, ma quelli che si portano il panino da casa no? Vale lo stesso anche se sei nato a Milano e vuoi farti la gita in giornata al mare in Liguria. Si chiama classismo.


Certo è più semplice e utile intasare le trasmissioni e i giornali con il solito pregiudizio antinapoletano, fra un Pulcinella e un mandolino. Si chiama razzismo, fatevene una ragione!


Fonte: Meridione/Meridiani





martedì 28 gennaio 2025

Domenica 2 febbraio, a Cercola riparte la mobilitazione contro lo Spacca-Italia ai danni del Sud

Mentre si discute sul perchè e sul per come della sentenza della Consulta sull’inammisibilità del referendum abrogativo della legge quadro Calderoli sull’autonomia regionale differenziato, a Cercola, in provincia di Napoli, non si perde tempo e subito riparte la mobilitazione contro lo Spacca-Italia ai danni del Sud, e non solo del Sud. Domenica...
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Mentre si discute sul perchè e sul per come della sentenza della Consulta sull’inammisibilità del referendum abrogativo della legge quadro Calderoli sull’autonomia regionale differenziato, a Cercola, in provincia di Napoli, non si perde tempo e subito riparte la mobilitazione contro lo Spacca-Italia ai danni del Sud, e non solo del Sud. 

Domenica prossima alle ore 11 presso la sede di Città Futura, sita in C.so Domenico Riccardi 261, rilanceranno il dibattito pubblico su “Gap Nord-Sud e Regionalismo differeziato” alcuni tra coloro che sin dal 2018/2019 hanno preso decisamente posizione contro il tentativo di istituzionalizzare definitivamente i già ampi divari territoriali che intercorrono tra le due Italie: 

il Senatore di Sinistra Italiana Peppe De Cristofaro, 
il Consigliere comunale di Città Futura Marco Picardi, 
il Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese e 
il giornalista e saggista Salvatore Lucchese nella veste di direttore responsabile della rivista “Meridione/Meridiani“, da lui fondata nel 2024 insieme all’attivista e giornalista meridionalista Antonio Bianco e allo storico del ribellismo contadino Valentino Romano.






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lunedì 27 gennaio 2025

Referendum NoAD, una decisione inconsulta?

 di Natale CuccureseAumentano i dubbi in merito alla decisione (che appare sempre più inconsulta) della Consulta sulla bocciatura del Referendum sull’Autonomia differenziata. La situazione in merito è molto preoccupante. Infatti venendo a mancare la mobilitazione del Mezzogiorno, che potrebbe reagire se non con una astensione per...
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 di Natale Cuccurese

Aumentano i dubbi in merito alla decisione (che appare sempre più inconsulta) della Consulta sulla bocciatura del Referendum sull’Autonomia differenziata. La situazione in merito è molto preoccupante. 

Infatti venendo a mancare la mobilitazione del Mezzogiorno, che potrebbe reagire se non con una astensione per protesta (1.300.000 firme in gran parte raccolte al Sud buttate nel cestino) sicuramente con una partecipazione e mobilitazione meno sentita, sarà ancora più problematico per i restanti 5 Referendum raggiungere il quorum.

Diciamo che il governo si ritrova ora improvvisamente con minor preoccupazioni di tenuta. Tenuta che sarebbe stata quasi impossibile da mantenere in caso di sconfitta referendaria.


Inoltre i leghisti potrebbero, e già da tempo se ne vedono le avvisaglie, andare avanti per strappi, non dando conto nel breve della sentenza della Consulta che chiede la modifica di ben 7 punti della Legge Calderoli giudicati incostituzionalie procedendo a tutto gas a normare materie in merito a piacimento, o quasi, col criterio del “fatto compiuto” (o del “silenzio assenso”) sperando di avere presto una Consulta più compiacente. Ricordo infatti che devono ancora essere eletti ben tre giudici costituzionali su cui ad oggi non si è ancora trovato l’accordo.


Non a caso oltre alle trattative ormai avanzate per la stipula delle intese sulla Protezione Civile, proprio il giorno dopo la decisione della Consulta Zaia ha rilanciato sulla definizione delle prime funzioni in merito, mentre le regioni Lombardia e Liguria hanno indetto gare regionali su materie escluse dall’autonomia dalla sentenza della Corte. ll neo presidente della Regione Liguria Bucci ha aperto infatti all’uso dei satelliti per le comunicazioni marittime, e sono già in corso interlocuzioni con università e capitaneria per mettere a punto un progetto ad hoc. E non esclude di estendere l’iniziativa per colmare i gap a livello territoriale sull’onda della stessa gara già lanciata in Lombardia.

Infine pochi giorni fa, giovedì 23 gennaio, sul Manifesto il costituzionalista Francesco Pallante ha aggiunto dubbi sulla bocciatura del Referendum, non politici ma questa volta in punta di diritto, nell’articolo dal titolo “Lo strano no al referendum che seppellisce la Calderoli”. 


In estrema sintesi:

Dal punto di vista giuridico, sorprendono, stando ai virgolettati riportati sui giornali, le parole pronunciate dal neopresidente della Corte costituzionale durante la conferenza stampa del 21 gennaio. Spiegando le ragioni della bocciatura del referendum contro la legge sull’autonomia regionale differenziata (legge Calderoli), il presidente Amoroso avrebbe detto che «la decisione della Corte sulla non ammissibilità del referendum si riferiva alla non chiarezza del quesito, perché l’oggetto del quesito (la legge Calderoli, ndr) è oramai ridimensionato» per via della sentenza dello scorso anno che ne ha sancita la parziale, benché amplissima, incostituzionalità, sicché «ciò che residuava era difficilmente comprensibile dall’elettore».
È difficile nascondere la sensazione di disagio suscitata da tali parole. La decisione circa la idoneità della legge Calderoli a rimanere sottoposta a referendum dopo il suo parziale annullamento da parte della Corte costituzionale spettava, infatti, alla sola Corte di Cassazione, la cui valutazione a favore della idoneità non è suscettibile di revisione da parte della Corte costituzionale.


Quest’ultima avrebbe dovuto limitarsi a valutare il rispetto dei limiti alle iniziative referendarie previsti dall’articolo 75 della Costituzione (esclusione delle leggi di bilancio e tributarie, di autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali, di amnistia e indulto) e dalla sua stessa giurisprudenza (a partire dalla sentenza 16 del 1978, che esclude altresì i quesiti referendari disomogenei o vertenti su leggi costituzionalmente necessarie o a contenuto vincolato). Invece, a quanto pare, il referendum sarebbe stato ritenuto non ammissibile proprio per via del parziale annullamento della legge, operando un irrituale rovesciamento della precedente decisione della Cassazione.


Altrettanto sorprendente è leggere che, con il referendum, «i cittadini sarebbero stati chiamati a votare sull’articolo 116 comma terzo della Costituzione, e cioè sul principio dell’autonomia differenziata, ma questo è contro la Costituzione». Non è così. La Costituzione attribuisce alle regioni la possibilità di chiedere l’autonomia differenziata, ma la decisione se accogliere la richiesta è rimessa allo Stato. L’autonomia differenziata non è un diritto, è una facoltà che lo Stato può decidere di attivare o di non attivare. Dunque, decidere di eliminare la legge Calderoli, in quanto volta ad agevolare l’esercizio di quella facoltà, non significa affatto pronunciarsi sulla Costituzione, bensì assumere una decisione di principio sull’attivazione o meno della facoltà in questione (il che, peraltro, non impedisce la possibilità di utilizzare direttamente l’articolo 116, comma 3 della Costituzione, come mostra l’esperienza dei Governi Gentiloni e Conte I).”


Cosa accadrà lo vedremo presto. Bene una opposizione parlamentare che sul punto non faccia sconti, ma purtroppo l’aria si sta facendo sempre più irrespirabile. Forse il marcio non c’è solo in Danimarca (semi cit.), mentre il dubbio che si insinua sempre più è che nel nostro caso, e per il Sud, non “ci sarà un giudice a Berlino” (cit.) e meno che mai a Roma.


Fonte: Meridione/Meridiani




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sabato 25 gennaio 2025

CERCOLA - L’evento inizialmente previsto per domenica 26 gennaio è stato posticipato a domenica 2 febbraio per motivi organizzativi.

 L’evento inizialmente previsto per domenica 26 gennaio è stato posticipato a domenica 2 febbraio per motivi organizzativi. Vi invitiamo a segnare la nuova data sul calendario e a non mancare! Questo appuntamento rappresenta un momento significativo per la nostra comunità: un’occasione per confrontarci, approfondire tematiche di grande...
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L’evento inizialmente previsto per domenica 26 gennaio è stato posticipato a domenica 2 febbraio per motivi organizzativi.
Vi invitiamo a segnare la nuova data sul calendario e a non mancare! Questo appuntamento rappresenta un momento significativo per la nostra comunità: un’occasione per confrontarci, approfondire tematiche di grande importanza e costruire insieme nuove prospettive.
Vi aspettiamo numerosi il 2 febbraio ore 11, C.so Domenico Riccardi, 261, Cercola!


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mercoledì 8 gennaio 2025

Cuccurese: “Malasanità in Calabria, il razzismo di Stato uccide”

“A San Giovanni in Fiore, in Calabria, in migliaia, hanno partecipato alla fiaccolata per l’uomo morto in ambulanza dopo aver atteso per tre ore l’arrivo di un medico. È solo l’ultimo dei morti causati da una Sanità diseguale che affligge e a volte uccide da decenni i cittadini del Mezzogiorno, spesso oltretutto costretti all’emigrazione...
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“A San Giovanni in Fiore, in Calabria, in migliaia, hanno partecipato alla fiaccolata per l’uomo morto in ambulanza dopo aver atteso per tre ore l’arrivo di un medico. È solo l’ultimo dei morti causati da una Sanità diseguale che affligge e a volte uccide da decenni i cittadini del Mezzogiorno, spesso oltretutto costretti all’emigrazione sanitaria che acuisce sempre più la predazione in un circolo vizioso che non interessa alla politica politicante. 
Nessun Tg ne parla, ne ha parlato, ne parlerà mai. Il diritto alla Salute al Sud semplicemente non esiste. La ripartizione dei fondi Sanità da parte dello Stato centrale è discriminatorio (e coloniale) nei confronti dei cittadini del Sud. Altro che Costituzione, altro che unità, altro che barzellette infiocchettate da giornalisti e media complici. 

Secondo il Rapporto Italia Eurispes 2020, mai smentito da nessuno – dal 2000 al 2017 – calcolando quanto avrebbe dovuto ricevere il Sud in spesa pubblica rispetto alla sua popolazione sul totale, l‘ammanco rispetto a quanto effettivamente ricevuto è di ben 840 miliardi di euro (circa 46,7 miliardi di euro per anno, dal 2000 al 2017). Una abnorme predazione di risorse che continua anno dopo anno. Con tutta evidenza il differenziale Nord/Sud è quindi voluto e ricercato da chi da sempre guida la politica del Paese, in barba alla Costituzione. 

Poi vedi che al Sud c’è vi vota addirittura la Lega Nord e che il parlamento ha approvato la legge Calderoli sull’Autonomia differenziata al fine di ratificare l’apartheid sociale ed economica (a quella politica già ci avevano pensato con la legge elettorale e la seguente diminuzione discriminatoria dei parlamentari) nei confronti del 34% dei cittadini italiani, quelli del Sud, e capisci che, se non si bloccano immediatamente queste “politiche razziali”, questo è un paese che non ha un futuro“. Questo quanto dichiarato via social dal Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese.




 
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