Il Partito del sud per tutti i sud
I sud del mondo hanno tutti in comune il medesimo destino, sono stati conquistati, sfruttati depredati e abbandonati a loro stessi. Il partito del sud è convinto che la solidarietà e l'accoglienza siano un dovere perchè ogni essere umano ha diritto a vivere una vita dignitosa
Illuminiamo il futuro dei nostri figli
Solo 6 euro per ogni 100 di spesa restano alle imprese del sud, diamo ai nostri figli la possibilità di restare nella loro terra. Sei tu a fare la scelta. COMPRA PRODOTTI DEL SUD. Prima di acquistare un prodotto guarda etichetta, scegli aziende con sede e stabilimenti nel sud Italia
mercoledì 31 marzo 2010
Ciao Nicola . Nicola Arigliano - 20 chilometri al giorno
http://www.youtube.com/watch?v=kbQDVBlEhMI
20 km al giorno
10 all'andata
10 al ritorno
20 km al giorno
per poi sentirmi dire che
non hai voglia di uscire
20 km al giorno
polvere e sole
andata e ritorno
20 km al giorno
per poi sentirmi dire che
non mi vuoi piu' vedere
avevo le scarpe pulite
e la camicia
fresca di bucato
un mazzo di fiori di prato
ma tutto e' andato sprecato
a 20 km al giorno
breve l'andata
lungo il ritorno
20 km al giorno
per poi tornare a casa e
non pensare che a te
avevo le scarpe pulite
e la camicia
fresca di bucato
un mazzo di fiori di prato
ma tutto e' andato sprecato
20 km al giorno
10 all'andata
10 al ritorno
20 km al giorno
per poi tornare a casa e
non pensare che a te
la la la la la la la la
la la la la
la la la la
Nicola, personalmente rimarrai sempre nel mio cuore. ADDIO!!!
.
http://www.youtube.com/watch?v=kbQDVBlEhMI
20 km al giorno
10 all'andata
10 al ritorno
20 km al giorno
per poi sentirmi dire che
non hai voglia di uscire
20 km al giorno
polvere e sole
andata e ritorno
20 km al giorno
per poi sentirmi dire che
non mi vuoi piu' vedere
avevo le scarpe pulite
e la camicia
fresca di bucato
un mazzo di fiori di prato
ma tutto e' andato sprecato
a 20 km al giorno
breve l'andata
lungo il ritorno
20 km al giorno
per poi tornare a casa e
non pensare che a te
avevo le scarpe pulite
e la camicia
fresca di bucato
un mazzo di fiori di prato
ma tutto e' andato sprecato
20 km al giorno
10 all'andata
10 al ritorno
20 km al giorno
per poi tornare a casa e
non pensare che a te
la la la la la la la la
la la la la
la la la la
Nicola, personalmente rimarrai sempre nel mio cuore. ADDIO!!!
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Rete dei Cittadini, un'esperienza che continua.

Postiamo il comunicato della Rete dei Cittadini che prosegue, dopo le elezioni regionali del Lazio, la sua interessante esperienza partecipativa democratica "rilanciando" la presenza della propria lista, completamente autonoma e alternativa alla "partitocrazia", anche al di fuori del Lazio per le future competizioni elettorali amministrative.
Per noi del Partito del Sud , fra i fondatori della prima ora della RdC, l'esperienza fatta con gli amici della Rete è stata sicuramente utilissima e da replicare, soprattutto al Centro-Nord, continuando così la collaborazione con Movimenti ed Associazioni che come noi dicono che destra e sinistra sono solo indicazioni stradali..
La RETE DEI CITTADINI ha fatto il primo scalino, spinta da oltre 14.000 persone, cittadini liberi come TE.
Molti di voi ci hanno conosciuto personalmente per strada... tanti altri non hanno potuto votarci perchè non sapevano della nostra esistenza.
A tutti voi diciamo che la RETE DEI CITTADINI ha altri scalini da fare, e ha bisogno di altre spinte per farlo. Questo progetto sarà il catalizzatore per tutte le persone, comitati e associazioni libere che vogliano prendere in mano il loro destino e quello di questo paese.
Per questo motivo la RETE DEI CITTADINI si è messa già in moto per organizzare le prossime battaglie, ci aspettano le comunali, le provinciali...
Mettiamo la nostra esperienza a disposizione di chi voglia portare avanti questo progetto, di democrazia diretta e di partecipazione anche in altri posti, in altre realtà italiane.
Siamo pronti a ricominciare a lavorare con tutte quelle realtà che già ci hanno contattato e che lo faranno.
Fonte:Rete dei Cittadini

Postiamo il comunicato della Rete dei Cittadini che prosegue, dopo le elezioni regionali del Lazio, la sua interessante esperienza partecipativa democratica "rilanciando" la presenza della propria lista, completamente autonoma e alternativa alla "partitocrazia", anche al di fuori del Lazio per le future competizioni elettorali amministrative.
Per noi del Partito del Sud , fra i fondatori della prima ora della RdC, l'esperienza fatta con gli amici della Rete è stata sicuramente utilissima e da replicare, soprattutto al Centro-Nord, continuando così la collaborazione con Movimenti ed Associazioni che come noi dicono che destra e sinistra sono solo indicazioni stradali..
La RETE DEI CITTADINI ha fatto il primo scalino, spinta da oltre 14.000 persone, cittadini liberi come TE.
Molti di voi ci hanno conosciuto personalmente per strada... tanti altri non hanno potuto votarci perchè non sapevano della nostra esistenza.
A tutti voi diciamo che la RETE DEI CITTADINI ha altri scalini da fare, e ha bisogno di altre spinte per farlo. Questo progetto sarà il catalizzatore per tutte le persone, comitati e associazioni libere che vogliano prendere in mano il loro destino e quello di questo paese.
Per questo motivo la RETE DEI CITTADINI si è messa già in moto per organizzare le prossime battaglie, ci aspettano le comunali, le provinciali...
Mettiamo la nostra esperienza a disposizione di chi voglia portare avanti questo progetto, di democrazia diretta e di partecipazione anche in altri posti, in altre realtà italiane.
Siamo pronti a ricominciare a lavorare con tutte quelle realtà che già ci hanno contattato e che lo faranno.
Fonte:Rete dei Cittadini
Stipendi politici: I guadagni dei consiglieri regionali

Per molti giovani precari, 16mila euro è la somma – da fame – percepita per un intero anno di lavoro. Per i consiglieri regionali del Piemonte, lo stipendio mensile lordo, frutto in media di una decina di mezze giornate al mese passate tra commissioni e voto in aula.
Otto regioni sopra i 10mila euro mensili
Come non stupirsi, allora, della trepidazione con cui tanti candidati hanno atteso i risultati fino a notte inoltrata. I consiglieri regionali più pagati dopo i piemontesi sono quelli della Puglia (13.830 euro al mese), quindi tocca all’Abruzzo (13.359), alla Lombardia (12.555), alla Sardegna (11.417), all’Emilia-Romagna (11.053 euro) e alla Calabria (11.316). All’ottavo posto per retribuzioni si piazza la Campania (10.976 euro), seguita dalla Sicilia (10.946) e dal Molise (10.255). La battaglia all’ultimo voto nel Lazio ha significato per molti lo spartiacque tra uno stipendio da 9.958 euro mensili o il proseguimento della propria attività lavorativa. Non c’è stata storia in Veneto, ma in questo caso i consiglieri eletti dovranno “accontentarsi” di 9.977 euro, quelli della Liguria di 9.337 euro. A seguire gli eletti in Friuli Venezia Giulia (7.766 euro), Toscana (7.633) e Basilicata (7.029). I consiglieri regionali delle Marche guadagneranno 6.810 euro mensili, mentre quelli del Trentino Alto Adige – dove non si è votato, insieme ad altre sei regioni - portano a casa 6.614 euro. I più “poveri” sono gli eletti in Valle d’Aosta (6.607 euro) e in Umbria (6.597 euro), ma in entrambi i casi si tratta di stipendi che in azienda sono alla portata dei soli dirigenti.
Vendola stacca tutti
Quanto ai presidenti di Regione, invece, spicca su tutti quello pugliese: Nichi Vendola ha brindato alla sua rielezione, consapevole anche dei 18.885 euro che incasserà ogni fine mese. Alle sue spalle il neo-presidente della Calabria Giuseppe Scoppelliti (13.353 euro) e la laziale Polverini (12.548 euro). Ma meglio di questi ultimi due se la passano i presidenti di due regioni non coinvolte nell’ultima tornata elettorale: si tratta dei Governatori di Sardegna (Cappellacci) e Sicilia (Raffaele Lombardo), che incassano rispettivamente 14.624 e 14.329 euro mensili. E la festa non è finita: nelle prossime settimane partirà il classico spoil system con l’attribuzione di incarichi nelle ASL e nelle partecipate delle Regioni e lì se ne vedranno delle belle.
Fonte:Yahoo finanza
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Per molti giovani precari, 16mila euro è la somma – da fame – percepita per un intero anno di lavoro. Per i consiglieri regionali del Piemonte, lo stipendio mensile lordo, frutto in media di una decina di mezze giornate al mese passate tra commissioni e voto in aula.
Otto regioni sopra i 10mila euro mensili
Come non stupirsi, allora, della trepidazione con cui tanti candidati hanno atteso i risultati fino a notte inoltrata. I consiglieri regionali più pagati dopo i piemontesi sono quelli della Puglia (13.830 euro al mese), quindi tocca all’Abruzzo (13.359), alla Lombardia (12.555), alla Sardegna (11.417), all’Emilia-Romagna (11.053 euro) e alla Calabria (11.316). All’ottavo posto per retribuzioni si piazza la Campania (10.976 euro), seguita dalla Sicilia (10.946) e dal Molise (10.255). La battaglia all’ultimo voto nel Lazio ha significato per molti lo spartiacque tra uno stipendio da 9.958 euro mensili o il proseguimento della propria attività lavorativa. Non c’è stata storia in Veneto, ma in questo caso i consiglieri eletti dovranno “accontentarsi” di 9.977 euro, quelli della Liguria di 9.337 euro. A seguire gli eletti in Friuli Venezia Giulia (7.766 euro), Toscana (7.633) e Basilicata (7.029). I consiglieri regionali delle Marche guadagneranno 6.810 euro mensili, mentre quelli del Trentino Alto Adige – dove non si è votato, insieme ad altre sei regioni - portano a casa 6.614 euro. I più “poveri” sono gli eletti in Valle d’Aosta (6.607 euro) e in Umbria (6.597 euro), ma in entrambi i casi si tratta di stipendi che in azienda sono alla portata dei soli dirigenti.
Vendola stacca tutti
Quanto ai presidenti di Regione, invece, spicca su tutti quello pugliese: Nichi Vendola ha brindato alla sua rielezione, consapevole anche dei 18.885 euro che incasserà ogni fine mese. Alle sue spalle il neo-presidente della Calabria Giuseppe Scoppelliti (13.353 euro) e la laziale Polverini (12.548 euro). Ma meglio di questi ultimi due se la passano i presidenti di due regioni non coinvolte nell’ultima tornata elettorale: si tratta dei Governatori di Sardegna (Cappellacci) e Sicilia (Raffaele Lombardo), che incassano rispettivamente 14.624 e 14.329 euro mensili. E la festa non è finita: nelle prossime settimane partirà il classico spoil system con l’attribuzione di incarichi nelle ASL e nelle partecipate delle Regioni e lì se ne vedranno delle belle.
Fonte:Yahoo finanza
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Italiani...poveri imbecilli....

Di Enzo Riccio
Dopo tutte le vicissitudini di questa campagna elettorale per le Regionali, ieri e' arrivato il verdetto.
Due sono le cose da evidenziare: una crescita sensibile dell'astensionismo e una vittoria della PdL e soprattutto della Lega, il centro destra passa a governare, sulle 13 regioni interessate, da 2 a 6 regioni.
Puo' essere questa una notizia positiva per il Sud vista l'esperienza da noi fatta di 15 anni di berlusconismo con qualche intervallo prodiano?
Ovviamente no...ma di certo questa e' anche una sonora sconfitta per il centrosinistra che non puo' costituire una valida alternativa al degrado morale, culturale, ambientale ed economico che vive il nostro paese ed in particolare il nostro Sud.
Non mi accalcherò certo tra i "soloni" del meridionalismo che applaudono alla crescita dell'astensionismo, e' un segnale ovviamente interessante e da approfondire ma non significa nessun crollo imminente del sistema o della casta che se ne infischiano anche se l'astensione dovesse arrivare al 50% su base nazionale. E nessuno puo' pretendere la paternità su quel 35%, un italiano su 3, che non e' andato a votare...c'e' di tutto, dal disgusto per la politica tradizionale e va bene ma si arriva poi al solito italico qualunquismo.
Piuttosto che cavalcare in maniera sciocca la solita litania sterile dell'astensionismo, preferisco costruire qualcosa di nuovo e di propositivo per il meridionalismo in genere e per il Partito del Sud, in modo che quelle persone che oggi non vanno a votare , saranno portati a votare noi e non a rimanere a casa che non serve assolutamente a niente per modificare le cose.
Per quanto riguarda il Lazio in particolare, con la nostra sezione del Partito del Sud abbiamo fatto una bellissima esperienza nella Rete dei Cittadini, non ci nascondiamo di sicuro e diciamo che ci aspettavamo di piu' dello 0.6% e dei piu' di 14.000 voti presi (che comunque sono molti di piu' su base %, presi ad una competizione regionale, e come numero di tutti i movimenti meridionalisti alle Provinciali del 2009, sia a Napoli che noi stessi a Latina)...per me l'aggregazione con o in liste civiche alternative a destra e sinistra, specie al centro e al nord, e' sicuramente una cosa interessante e da rivedere.
Uno dei pochi segnali positivi di questi verdetti elettorali per me, oltre alla fine del "vicereame" bassoliniano che era ampiamente scontato, è il 7% preso dal Movimento 5 Stelle in Emilia. Con tutte le perplessità sul fenomeno e sul personaggio "Grillo" , questo e' uno dei pochi segnali concreti di attacco alla casta di destra e sinistra che ha uomini, mezzi e un potere mediatico enorme che, come purtroppo abbiamo verificato sul campo, e' capace di oscurare tutto e tutti, con mezzi legali e non legali (vedi la pagliacciata della "par condicio" e la sua reale applicazione sui giornali, affissioni, TV etc etc...).
Dalle esperienze si impara sempre qualcosa e di sicuro da questa fatta nel Lazio sono sicuro che ci potremo organizzare e preparare meglio per le prossime sfide senza rinnegare niente delle nostre scelte coerenti di linea politica.
Lascio ad altri la polemica sterile ed il rinchiudersi in soli convegni e sparate su Internet, quelle sulla pochezza dei nostri risultati finora (in genere chi la fa non e' capace nemmeno di presentare una lista...) e continuo il mio lavoro con umiltà e dedizione per la mia terra e la sua voglia di novità e riscatto.
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Di Enzo Riccio
Dopo tutte le vicissitudini di questa campagna elettorale per le Regionali, ieri e' arrivato il verdetto.
Due sono le cose da evidenziare: una crescita sensibile dell'astensionismo e una vittoria della PdL e soprattutto della Lega, il centro destra passa a governare, sulle 13 regioni interessate, da 2 a 6 regioni.
Puo' essere questa una notizia positiva per il Sud vista l'esperienza da noi fatta di 15 anni di berlusconismo con qualche intervallo prodiano?
Ovviamente no...ma di certo questa e' anche una sonora sconfitta per il centrosinistra che non puo' costituire una valida alternativa al degrado morale, culturale, ambientale ed economico che vive il nostro paese ed in particolare il nostro Sud.
Non mi accalcherò certo tra i "soloni" del meridionalismo che applaudono alla crescita dell'astensionismo, e' un segnale ovviamente interessante e da approfondire ma non significa nessun crollo imminente del sistema o della casta che se ne infischiano anche se l'astensione dovesse arrivare al 50% su base nazionale. E nessuno puo' pretendere la paternità su quel 35%, un italiano su 3, che non e' andato a votare...c'e' di tutto, dal disgusto per la politica tradizionale e va bene ma si arriva poi al solito italico qualunquismo.
Piuttosto che cavalcare in maniera sciocca la solita litania sterile dell'astensionismo, preferisco costruire qualcosa di nuovo e di propositivo per il meridionalismo in genere e per il Partito del Sud, in modo che quelle persone che oggi non vanno a votare , saranno portati a votare noi e non a rimanere a casa che non serve assolutamente a niente per modificare le cose.
Per quanto riguarda il Lazio in particolare, con la nostra sezione del Partito del Sud abbiamo fatto una bellissima esperienza nella Rete dei Cittadini, non ci nascondiamo di sicuro e diciamo che ci aspettavamo di piu' dello 0.6% e dei piu' di 14.000 voti presi (che comunque sono molti di piu' su base %, presi ad una competizione regionale, e come numero di tutti i movimenti meridionalisti alle Provinciali del 2009, sia a Napoli che noi stessi a Latina)...per me l'aggregazione con o in liste civiche alternative a destra e sinistra, specie al centro e al nord, e' sicuramente una cosa interessante e da rivedere.
Uno dei pochi segnali positivi di questi verdetti elettorali per me, oltre alla fine del "vicereame" bassoliniano che era ampiamente scontato, è il 7% preso dal Movimento 5 Stelle in Emilia. Con tutte le perplessità sul fenomeno e sul personaggio "Grillo" , questo e' uno dei pochi segnali concreti di attacco alla casta di destra e sinistra che ha uomini, mezzi e un potere mediatico enorme che, come purtroppo abbiamo verificato sul campo, e' capace di oscurare tutto e tutti, con mezzi legali e non legali (vedi la pagliacciata della "par condicio" e la sua reale applicazione sui giornali, affissioni, TV etc etc...).
Dalle esperienze si impara sempre qualcosa e di sicuro da questa fatta nel Lazio sono sicuro che ci potremo organizzare e preparare meglio per le prossime sfide senza rinnegare niente delle nostre scelte coerenti di linea politica.
Lascio ad altri la polemica sterile ed il rinchiudersi in soli convegni e sparate su Internet, quelle sulla pochezza dei nostri risultati finora (in genere chi la fa non e' capace nemmeno di presentare una lista...) e continuo il mio lavoro con umiltà e dedizione per la mia terra e la sua voglia di novità e riscatto.
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La Lombardia era paese agricolo e poverissimo ( ma Galli della Loggia non lo sa)

Di Antonio Ciano
Oggi la Lombardia è la regione più ricca d'Italia, forse anche d'Europa. Ma 150 anni fa non era così, anzi, i lombardi erano ritenuti un popolo fiacco dagli austriaci, e venivano considerati i vaccari dell'Impero austro ungarico, e i suoi abitanti costretti ad una emigrazione spaventosa.
A Ernesto Galli Della Loggia, amante dell'agiografia risorgimentale, non rimane che strombazzare le sue trombe stonate contro Edoardo Bennato, grande cantautore napoletano, che con altri cantanti meridionali, sta mettendo il dito sulla piaga infetta del risorgimento momarchico-liberal massonico che per noi del Sud è stato un vero cancro, ancora oggi in metastasi.
Il Partito del Sud è nato per estirparlo una volta per sempre, e con esso i partiti che hanno tratto linfa da quella cultura e da quella filosofia capitalistica ad personam e ad Familiam, un capitalismo senza regole, un capitalismo becero che ha sfruttato masse enormi di settentrionali e meridionali, per difendere il quale i savoia si macchiarono di stragi e di eccidi di cui la storia non ne ricorda di più truculenti. Ma cominciamo a vedere cosa era la Lombardia.
La Lombardia era paese agricolo
La gente del Sud si chiede come sia potuto succedere che lo Stato savoiardo abbia saccheggiato, in nome della patria, le ricchezze di uno Stato libero ed indipendente fino al 13 febbraio del 1861 e di aver drenato tali ricchezze verso la Padania dell’onorevole Bossi che pure abbiamo sentito vituperare i Savoia, causa, secondo lui, di quella pseudo-unità d’Italia che al Sud nessuno voleva e che è costata un milione di morti, 25 milioni di emigranti e la disarticolazione del Reame. È nostro intendimento confrontare e raffrontare le economie del Regno delle Due Sicilie e quelle del Piemonte prima e dopo l’unità e come quest’ultimo abbia assassinato economicamente, socialmente, eticamente, politicamente e intellettualmente il Sud. In questo ci serviamo di scritti di meridionalisti di parte borbonica come Ludovico Bianchini9) e di meridionalisti al servizio della causa unitaria come Francesco Saverio Nitti10 il quale dopo aver ponderato più di ogni altro le cause che provocarono l’improvviso benessere del Nord ha cercato di andare alle radici del problema ricercando e studiando l’improvviso impoverimento del Sud.
Come dicevamo,nel 1860, il Regno delle Due Sicilie era ricco e prospero, il debito pubblico esiguo, quasi inesistente, le imposte progressive e non gravose. L’esazione di queste procedeva con una semplicità tale che gli attuali ministri delle Finanze farebbero cosa gradita agli italiani se ne studiassero il sistema e lo applicassero. Nel Regno di Sardegna il regime fiscale era mostruoso; tasse su tasse si susseguivano, si sovrapponevano, escogitate dai vari governi per spennare i piccoli e per dare ai grandi. Il debito pubblico era grande come una montagna alta 8 mila metri. Cavour, esaltato come un grande statista dagli intellettuali prezzolati di regime, era in realtà una frana, in dieci anni aveva portato il suo Paese alla bancarotta totale: senza l’annessione dei vari staterelli del Nord e soprattutto degli Stati Pontifici e del Regno delle Due Sicilie, il Regno di Sardegna era condannato a morte. Data la scarsità di risorse dello Stato piemontese e la povertà della gente, nemmeno la vendita di Nizza e Savoia e l’acquisto della Lombardia portò i benefici desiderati, perché, allora la patria di Bossi viveva di un’agricoltura poverissima, senza industrie ”...La Lombardia, ora così fiera delle sue industrie- dice Nitti- non aveva quasi che agricoltura; il Piemonte era un paese agricolo e parsimonioso...” (Nitti, Nord e sud, Laterza Editore, pag 446).
Che fare? Fallire oppure invadere i ricchi territori del Sud? Con l’aiuto della massoneria internazionale fu possibile la seconda soluzione. Alla massoneria interessava distruggere il modello politico che stava dando frutti dorati nel Regno delle Due Sicilie. Alla massoneria interessava mettere le mani sulle ricchezze della Chiesa, degli ordini monastici, del demanio pubblico, del Tesoro, delle banche. Una volta dichiarata l’unità d’Italia, al Piemonte non restava che far pagare al Sud i debiti che il suo Primo Ministro aveva contratto con le banche inglesi e con i Rothschild, massoni anche loro. Come? Facile, unificando le finanze dei vari Stati annessi. Favorirono le mene del Cavour i cosiddetti emigranti napoletani, cioè i liberal-massoni fuoriusciti dal Reame, a Napoli, ritenuti traditori della patria, e lo erano. Nel 1857, uno di questi “esuli”, Antonio Scialoja, attaccò il governo borbonico con un libro dal titolo “ I bilanci del Regno di Napoli e degli Stati Sardi”11) . questo lacchè pagato dal governo piemontese non si curava della veridicità delle cose dette e scritte ma solo d’arrecare danno ai Borbone e confusione così come aveva fatto Gladstone con le sue lettere a Lord Aberdeen. Francesco Saverio Nitti, uomo politico e meridionalista, così parla di quel libro: “...cosa era il libro di Scialoja? Un’affermazione politica, pari a quella che faceva Pasquale Mancini, proclamando in Torino il principio di nazionalità né l’uno né l’altro si preoccupavano forse della precisione storica e della verità scientifica [... ]Dei Borbone si può dare qualunque giudizio:furono fiacchi, non sentirono i tempi nuovi, non ebbero altezza di vedute mai, molte volte mancarono di parola, molte volte peccarono; sempre per timidità, mai forse per ferocia. Non furono dissimili dalla gran parte dei principi della penisola, compreso il Pontefice. Ma qualunque giudizio che si dia di essi non bisogna negare che i loro ordinamenti amministrativi erano spesso ottimi; che la loro finanza era buona, e in generale, onesta...”12).
Cristo! I Savoia spennarono i nostri avi, li costrinsero a vendere per pochi soldi terreni e case per pagare la tassa sul macinato e quella sulla spremitura bestiale del loro sudore per arricchire il Nord, per industrializzarlo, per renderlo prospero e fecondo di imbecillità.
Le finanze napoletane erano ricche perché chi più aveva più pagava. La ricchezza non veniva considerata un peccato, ma chi era ricco sapeva che doveva contribuire positivamente al bilancio dello Stato. L’imposta sulla proprietà fondiaria era riscossa nel modo più economico possibile per quei tempi. Oggi, questo Stato non è capace di riscuotere le tasse dai cittadini che dovrebbero pagarle, e cioè i ricchi. Si parla di oltre 250 mila miliardi di vecchie lire di evasione all’anno, mentre pensionati, operai, impiegati e commercianti sono allo stremo, scannati dal sistema fiscale “piemontese”che Cavour ci ha regalato. Ici, iciap, irpeg, tosap, tasse regionali, tasse sulla salute, tasse provinciali, comunali, scolastiche, inps, inail, sui bollettini di conto corrente, sulle cambiali, tasse di registro e di bollo, tassa sulla benzina, sul bollo, sulla proprietà, sui ticket, sui tabacchi, sul sale, sullo zucchero, sui balconi, l’irpef, l’iva. Non sappiamo quante tasse siamo costretti a pagare, forse 330 in un anno, fatto sta che la gente è stufa, e parliamo di quella costretta a dichiarare il proprio reddito dal quale l’Amministrazione finanziaria preleva fino al 60%. I commercianti, eccezione fatta per alcuni, son costretti alla chiusura dei loro esercizi straziati dalle tasse, dalle banche strozzine, quasi tutte, dai supermercati a capitale quasi tutto padano e soprattutto dalla politica filo-nordista dei vari governi di destra e di sinistra. Ciro Esposito e Gennaro Scognamiglio, vestiti da finanzieri vengono mandati a reprimere i commercianti e gli artigiani del Nord e del Sud, fanno credere loro che i nuovi briganti appartengono a quelle categorie e che l’evasione stia nel pacchetto di caramelle venduto senza scontrino. Questo solo per accelerare la chiusura dei negozietti a conduzione familiare e per favorire i grandi supermercati del Nord. La colonizzazione è quasi compiuta e se non ci ribelliamo a questo sistema di merda moriremo di fame e di stenti, come 140 anni fa.
Nel Regno delle Due Sicilie oltre all’imposta fondiaria si pagavano tasse sul lotto, sui tabacchi, sulle carte da gioco, imposte tenuissime sui trasferimenti di proprietà e sugli scambi, esenzione quasi assoluta sulla ricchezza mobiliare. Il commercio interno aveva ogni agevolazione mentre la ricchezza immobiliare veniva gravata di tributi; le tasse di registro erano tenuissime; l’ordinamento delle fedi di credito del Banco di Napoli, mirabilmente semplice, rendeva inutili le registrazioni. <<>
Fra il 1848 e il 1859 i disavanzi del bilancio piemontese furono di circa 370 milioni e quelli napoletani di 139. Cavour, per contenere il debito pubblico, fu costretto a vendere tutto il patrimonio pubblico: ferrovie, terre demaniali, industrie di Stato. Al contrario i Borbone incrementarono detto patrimonio facendo nascere fabbriche di prim’ordine come quella di Pietrarsa, quella di Mongiana in Calabria, i cantieri navali di Castellammare di Stabia e molte altre più piccole.
Nel 1860 il Regno delle Due Sicilie era all’avanguardia rispetto agli altri Stati della penisola e di fronte a questi la situazione era la seguente, data la sua ricchezza e il numero dei suoi abitanti:
1) Le imposte erano inferiori a quelle degli altri Stati.
2)I beni demaniali ed i beni ecclesiastici rappresentavano una ricchezza enorme, e nel loro insieme, superavano i beni analoghi posseduti dagli altri Stati.
3) Il debito pubblico, tenuissimo, era quattro volte inferiore a quello del Piemonte, e di molto inferiore a quello della Toscana.
4) Il numero degli impiegati, calcolati sulla base delle pensioni nel 1860, era di metà che in Toscana e di quasi metà che nel Regno di Sardegna.
5) La quantità di moneta metallica circolante, ritirata più tardi dalla circolazione dallo Stato, era in cifra assoluta due volte superiore a quella di tutti gli altri Stati della penisola uniti assieme.( Nitti, Nord e Sud, Laterza Editori, Bari, 1958, pp. 483-484 )
Uomini senza scrupoli come Cavour e Bastogi, come Quintino Sella pensarono a come impoverire il Sud a favore del Nord, scientificamente, matematicamente, criminalmente. I debiti contratti da Cavour furono scaricati sulle spalle dei Meridionali e le ricchezze dell’ex Regno delle Due Sicilie vennero saccheggiate per intero.
Afferma Francesco Saverio Nitti a pag 484 di Nord e Sud che “...due furono i grandi nuclei che formarono il Regno d’Italia: il Regno di Sardegna e quello delle Due Sicilie. Il primo aveva un’importanza economica di gran lunga minore; con una superficie e una popolazione presso a poco della metà, le finanze in disordine...”
Il Sacchi rimase a bocca aperta sfogliando e catalogando le leggi fiscali del Reame. Studi di economisti di pim’ordine, il cav. Medici, Ludovico Bianchini e più tardi Agostino Magliani, considerati tra le menti più eccelse nel campo economico e finaziario del tempo, avevano modellato il sistema fiscale borbonico ritenuto ottimo dal Sacchi che ne ammirava la semplicità dei sistemi di riscossione, che ne lodava il sistema di tesoreria e a cui voleva modellare il servizio del debito pubblico nazionale:”...le scienze economiche, altrove generalmente sconosciute alla classe degli impiegati, erano qui generalmente professate. Facili e pronti i concetti, purgata ed elegante la lingua, si scostavano le scritture degli uffici da quell’amalgama di parole convenzionali che altrove rimpinzano le corrispondenze ufficiali. In una parola, nei diversi rami dell’amministrazione delle finanze napoletane si trovano tali capacità di cui si sarebbe onorato ogni qualunque più illuminato governo...”( F.S. Nitti, Ibidem, pag. 484-485) Ma il Piemonte era uno Stato arretrato, smanioso di conquiste, bramoso di arricchirsi, da vero parassita, alle spalle del Sud.
Dopo la proclamazione dello Statuto, negli anni 1852-53 erano stati ministri delle Finanze piemontesi Thaon di Revel, Ricci e Nigra: le cose peggiorarono, il popolo ebbe a soffrire la gravissima tassazione, ogni ribellione veniva soffocata nel sangue. Cavour assunse il dicastero il 20 aprile del 1851 e lo tenne fino al 22 maggio del 1852, lo riprese il 5 novembre del 1852, lo mantenne fino al 15 gennaio del 1858. In quegli anni egli portò alla bancarotta totale il Regno di Sardegna. Niente riforme fiscali al di là di qualche correzione o modifica alle norme generali di tassazione. Una vera frana. Nel 1853 fece sparare sulla folla affamata ed inferocita che chiedeva pane.
Tratto dal libro di Antonio Ciano "Le stragi e gli eccidi dei savoia" ,2° Volume

Di Antonio Ciano
Oggi la Lombardia è la regione più ricca d'Italia, forse anche d'Europa. Ma 150 anni fa non era così, anzi, i lombardi erano ritenuti un popolo fiacco dagli austriaci, e venivano considerati i vaccari dell'Impero austro ungarico, e i suoi abitanti costretti ad una emigrazione spaventosa.
A Ernesto Galli Della Loggia, amante dell'agiografia risorgimentale, non rimane che strombazzare le sue trombe stonate contro Edoardo Bennato, grande cantautore napoletano, che con altri cantanti meridionali, sta mettendo il dito sulla piaga infetta del risorgimento momarchico-liberal massonico che per noi del Sud è stato un vero cancro, ancora oggi in metastasi.
Il Partito del Sud è nato per estirparlo una volta per sempre, e con esso i partiti che hanno tratto linfa da quella cultura e da quella filosofia capitalistica ad personam e ad Familiam, un capitalismo senza regole, un capitalismo becero che ha sfruttato masse enormi di settentrionali e meridionali, per difendere il quale i savoia si macchiarono di stragi e di eccidi di cui la storia non ne ricorda di più truculenti. Ma cominciamo a vedere cosa era la Lombardia.
La Lombardia era paese agricolo
La gente del Sud si chiede come sia potuto succedere che lo Stato savoiardo abbia saccheggiato, in nome della patria, le ricchezze di uno Stato libero ed indipendente fino al 13 febbraio del 1861 e di aver drenato tali ricchezze verso la Padania dell’onorevole Bossi che pure abbiamo sentito vituperare i Savoia, causa, secondo lui, di quella pseudo-unità d’Italia che al Sud nessuno voleva e che è costata un milione di morti, 25 milioni di emigranti e la disarticolazione del Reame. È nostro intendimento confrontare e raffrontare le economie del Regno delle Due Sicilie e quelle del Piemonte prima e dopo l’unità e come quest’ultimo abbia assassinato economicamente, socialmente, eticamente, politicamente e intellettualmente il Sud. In questo ci serviamo di scritti di meridionalisti di parte borbonica come Ludovico Bianchini9) e di meridionalisti al servizio della causa unitaria come Francesco Saverio Nitti10 il quale dopo aver ponderato più di ogni altro le cause che provocarono l’improvviso benessere del Nord ha cercato di andare alle radici del problema ricercando e studiando l’improvviso impoverimento del Sud.
Come dicevamo,nel 1860, il Regno delle Due Sicilie era ricco e prospero, il debito pubblico esiguo, quasi inesistente, le imposte progressive e non gravose. L’esazione di queste procedeva con una semplicità tale che gli attuali ministri delle Finanze farebbero cosa gradita agli italiani se ne studiassero il sistema e lo applicassero. Nel Regno di Sardegna il regime fiscale era mostruoso; tasse su tasse si susseguivano, si sovrapponevano, escogitate dai vari governi per spennare i piccoli e per dare ai grandi. Il debito pubblico era grande come una montagna alta 8 mila metri. Cavour, esaltato come un grande statista dagli intellettuali prezzolati di regime, era in realtà una frana, in dieci anni aveva portato il suo Paese alla bancarotta totale: senza l’annessione dei vari staterelli del Nord e soprattutto degli Stati Pontifici e del Regno delle Due Sicilie, il Regno di Sardegna era condannato a morte. Data la scarsità di risorse dello Stato piemontese e la povertà della gente, nemmeno la vendita di Nizza e Savoia e l’acquisto della Lombardia portò i benefici desiderati, perché, allora la patria di Bossi viveva di un’agricoltura poverissima, senza industrie ”...La Lombardia, ora così fiera delle sue industrie- dice Nitti- non aveva quasi che agricoltura; il Piemonte era un paese agricolo e parsimonioso...” (Nitti, Nord e sud, Laterza Editore, pag 446).
Che fare? Fallire oppure invadere i ricchi territori del Sud? Con l’aiuto della massoneria internazionale fu possibile la seconda soluzione. Alla massoneria interessava distruggere il modello politico che stava dando frutti dorati nel Regno delle Due Sicilie. Alla massoneria interessava mettere le mani sulle ricchezze della Chiesa, degli ordini monastici, del demanio pubblico, del Tesoro, delle banche. Una volta dichiarata l’unità d’Italia, al Piemonte non restava che far pagare al Sud i debiti che il suo Primo Ministro aveva contratto con le banche inglesi e con i Rothschild, massoni anche loro. Come? Facile, unificando le finanze dei vari Stati annessi. Favorirono le mene del Cavour i cosiddetti emigranti napoletani, cioè i liberal-massoni fuoriusciti dal Reame, a Napoli, ritenuti traditori della patria, e lo erano. Nel 1857, uno di questi “esuli”, Antonio Scialoja, attaccò il governo borbonico con un libro dal titolo “ I bilanci del Regno di Napoli e degli Stati Sardi”11) . questo lacchè pagato dal governo piemontese non si curava della veridicità delle cose dette e scritte ma solo d’arrecare danno ai Borbone e confusione così come aveva fatto Gladstone con le sue lettere a Lord Aberdeen. Francesco Saverio Nitti, uomo politico e meridionalista, così parla di quel libro: “...cosa era il libro di Scialoja? Un’affermazione politica, pari a quella che faceva Pasquale Mancini, proclamando in Torino il principio di nazionalità né l’uno né l’altro si preoccupavano forse della precisione storica e della verità scientifica [... ]Dei Borbone si può dare qualunque giudizio:furono fiacchi, non sentirono i tempi nuovi, non ebbero altezza di vedute mai, molte volte mancarono di parola, molte volte peccarono; sempre per timidità, mai forse per ferocia. Non furono dissimili dalla gran parte dei principi della penisola, compreso il Pontefice. Ma qualunque giudizio che si dia di essi non bisogna negare che i loro ordinamenti amministrativi erano spesso ottimi; che la loro finanza era buona, e in generale, onesta...”12).
Cristo! I Savoia spennarono i nostri avi, li costrinsero a vendere per pochi soldi terreni e case per pagare la tassa sul macinato e quella sulla spremitura bestiale del loro sudore per arricchire il Nord, per industrializzarlo, per renderlo prospero e fecondo di imbecillità.
Le finanze napoletane erano ricche perché chi più aveva più pagava. La ricchezza non veniva considerata un peccato, ma chi era ricco sapeva che doveva contribuire positivamente al bilancio dello Stato. L’imposta sulla proprietà fondiaria era riscossa nel modo più economico possibile per quei tempi. Oggi, questo Stato non è capace di riscuotere le tasse dai cittadini che dovrebbero pagarle, e cioè i ricchi. Si parla di oltre 250 mila miliardi di vecchie lire di evasione all’anno, mentre pensionati, operai, impiegati e commercianti sono allo stremo, scannati dal sistema fiscale “piemontese”che Cavour ci ha regalato. Ici, iciap, irpeg, tosap, tasse regionali, tasse sulla salute, tasse provinciali, comunali, scolastiche, inps, inail, sui bollettini di conto corrente, sulle cambiali, tasse di registro e di bollo, tassa sulla benzina, sul bollo, sulla proprietà, sui ticket, sui tabacchi, sul sale, sullo zucchero, sui balconi, l’irpef, l’iva. Non sappiamo quante tasse siamo costretti a pagare, forse 330 in un anno, fatto sta che la gente è stufa, e parliamo di quella costretta a dichiarare il proprio reddito dal quale l’Amministrazione finanziaria preleva fino al 60%. I commercianti, eccezione fatta per alcuni, son costretti alla chiusura dei loro esercizi straziati dalle tasse, dalle banche strozzine, quasi tutte, dai supermercati a capitale quasi tutto padano e soprattutto dalla politica filo-nordista dei vari governi di destra e di sinistra. Ciro Esposito e Gennaro Scognamiglio, vestiti da finanzieri vengono mandati a reprimere i commercianti e gli artigiani del Nord e del Sud, fanno credere loro che i nuovi briganti appartengono a quelle categorie e che l’evasione stia nel pacchetto di caramelle venduto senza scontrino. Questo solo per accelerare la chiusura dei negozietti a conduzione familiare e per favorire i grandi supermercati del Nord. La colonizzazione è quasi compiuta e se non ci ribelliamo a questo sistema di merda moriremo di fame e di stenti, come 140 anni fa.
Nel Regno delle Due Sicilie oltre all’imposta fondiaria si pagavano tasse sul lotto, sui tabacchi, sulle carte da gioco, imposte tenuissime sui trasferimenti di proprietà e sugli scambi, esenzione quasi assoluta sulla ricchezza mobiliare. Il commercio interno aveva ogni agevolazione mentre la ricchezza immobiliare veniva gravata di tributi; le tasse di registro erano tenuissime; l’ordinamento delle fedi di credito del Banco di Napoli, mirabilmente semplice, rendeva inutili le registrazioni. <<>
Fra il 1848 e il 1859 i disavanzi del bilancio piemontese furono di circa 370 milioni e quelli napoletani di 139. Cavour, per contenere il debito pubblico, fu costretto a vendere tutto il patrimonio pubblico: ferrovie, terre demaniali, industrie di Stato. Al contrario i Borbone incrementarono detto patrimonio facendo nascere fabbriche di prim’ordine come quella di Pietrarsa, quella di Mongiana in Calabria, i cantieri navali di Castellammare di Stabia e molte altre più piccole.
Nel 1860 il Regno delle Due Sicilie era all’avanguardia rispetto agli altri Stati della penisola e di fronte a questi la situazione era la seguente, data la sua ricchezza e il numero dei suoi abitanti:
1) Le imposte erano inferiori a quelle degli altri Stati.
2)I beni demaniali ed i beni ecclesiastici rappresentavano una ricchezza enorme, e nel loro insieme, superavano i beni analoghi posseduti dagli altri Stati.
3) Il debito pubblico, tenuissimo, era quattro volte inferiore a quello del Piemonte, e di molto inferiore a quello della Toscana.
4) Il numero degli impiegati, calcolati sulla base delle pensioni nel 1860, era di metà che in Toscana e di quasi metà che nel Regno di Sardegna.
5) La quantità di moneta metallica circolante, ritirata più tardi dalla circolazione dallo Stato, era in cifra assoluta due volte superiore a quella di tutti gli altri Stati della penisola uniti assieme.( Nitti, Nord e Sud, Laterza Editori, Bari, 1958, pp. 483-484 )
Uomini senza scrupoli come Cavour e Bastogi, come Quintino Sella pensarono a come impoverire il Sud a favore del Nord, scientificamente, matematicamente, criminalmente. I debiti contratti da Cavour furono scaricati sulle spalle dei Meridionali e le ricchezze dell’ex Regno delle Due Sicilie vennero saccheggiate per intero.
Afferma Francesco Saverio Nitti a pag 484 di Nord e Sud che “...due furono i grandi nuclei che formarono il Regno d’Italia: il Regno di Sardegna e quello delle Due Sicilie. Il primo aveva un’importanza economica di gran lunga minore; con una superficie e una popolazione presso a poco della metà, le finanze in disordine...”
Il Sacchi rimase a bocca aperta sfogliando e catalogando le leggi fiscali del Reame. Studi di economisti di pim’ordine, il cav. Medici, Ludovico Bianchini e più tardi Agostino Magliani, considerati tra le menti più eccelse nel campo economico e finaziario del tempo, avevano modellato il sistema fiscale borbonico ritenuto ottimo dal Sacchi che ne ammirava la semplicità dei sistemi di riscossione, che ne lodava il sistema di tesoreria e a cui voleva modellare il servizio del debito pubblico nazionale:”...le scienze economiche, altrove generalmente sconosciute alla classe degli impiegati, erano qui generalmente professate. Facili e pronti i concetti, purgata ed elegante la lingua, si scostavano le scritture degli uffici da quell’amalgama di parole convenzionali che altrove rimpinzano le corrispondenze ufficiali. In una parola, nei diversi rami dell’amministrazione delle finanze napoletane si trovano tali capacità di cui si sarebbe onorato ogni qualunque più illuminato governo...”( F.S. Nitti, Ibidem, pag. 484-485) Ma il Piemonte era uno Stato arretrato, smanioso di conquiste, bramoso di arricchirsi, da vero parassita, alle spalle del Sud.
Dopo la proclamazione dello Statuto, negli anni 1852-53 erano stati ministri delle Finanze piemontesi Thaon di Revel, Ricci e Nigra: le cose peggiorarono, il popolo ebbe a soffrire la gravissima tassazione, ogni ribellione veniva soffocata nel sangue. Cavour assunse il dicastero il 20 aprile del 1851 e lo tenne fino al 22 maggio del 1852, lo riprese il 5 novembre del 1852, lo mantenne fino al 15 gennaio del 1858. In quegli anni egli portò alla bancarotta totale il Regno di Sardegna. Niente riforme fiscali al di là di qualche correzione o modifica alle norme generali di tassazione. Una vera frana. Nel 1853 fece sparare sulla folla affamata ed inferocita che chiedeva pane.
Tratto dal libro di Antonio Ciano "Le stragi e gli eccidi dei savoia" ,2° Volume
martedì 30 marzo 2010
Miccichè continua a non capire cosa sta succedendo.Il Partito del Sud c'è e sarà la morte del sistema risorgimentale .
MICCICHE': "HA VINTO SILVIO, E ORA IL PARTITO DEL SUD"
Ha vinto la linea politica di Berlusconi, premiata al Nord in questa salda alleanza con la Lega di Umberto Bossi.
Ha vinto Berlusconi e ha vinto la Lega Nord, straripante di consensi, a tal punto da determinare l’affermazione, alla vigilia difficile da pronosticare, nel Piemonte. Quest’ultimo dato credo debba far riflettere molto, soprattutto per il messaggio politico che esso indirettamente lancia. L’affermazione della Lega dimostra come la gente abbia sempre più voglia, senta sempre di più il bisogno di una maggiore rappresentanza territoriale, di una politica che nasca dal territorio e sia per il territorio, più di quanto non riescano a fare i partiti a tradizionale struttura romanocentrica. E ciò rafforza in me la convinzione della necessità che anche il Sud si doti finalmente di un partito che, come la Lega per il Settentrione, sappia raccogliere le istanze della propria gente e se ne faccia portatore; un Partito del Sud che sia un grande alleato di Silvio Berlusconi e, quel che più conta, una grande risorsa per il Meridione".
E' quanto scrive l'on. Gianfranco Miccichè sul suo blog, dove si legge pure in merito alla vicenda che vede il presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, indagato per mafia:
"Certo, la notizia che il Governatore della Sicilia sia indagato per concorso esterno in associazione mafiosa lascia tutti abbastanza scossi; ed è ovvio, fisiologico che essa venga poi ”cavalvcata”, sull’onda del sensazionalismo, da tutta l’informazione, nazionale e locale. Ma è prorpio questo che mi lascia perplesso, che mi scuote, mi fa rabbrividire: non tanto il fatto di apprendere che Raffaele Lombardo sia indagato, quanto il fatto che ciò si apprenda attraverso le pagine di un quotidiano nemico giurato, qual’è Repubblica, alle cui fandonie, menzogne e maneggiamenti siamo ormai abituati (io ne so qualcosa).
Raffaele Lombardo, da Governatore della Sicilia, per il momento ha solo il dovere di spiegare ed aiutare gli inquirenti a fare chiarezza, prendendo le debite distanze da chi in questa vicenda abbia eventualmente assunto condotte illecite: a quanto vedo e leggo, lo sta già facendo"!
1 commenti:
- antonio ciano ha detto...
-
Il partito del Sud c'è e non sarà mai asservito agli interessi di Berlusconi, massone e piduista, come massone era Garibaldi che ha massacrato la Sicilia.Miccichè non ha capito che il Partito del Sud sarà mortale per il partito liberale di Berlusconi. Berlusconi e la Lega difendono gli interessi padani e grazie a personaggi come Miccichè riesce a prendere voti nel Sud affamato da 150 anni di colonizzazione.Caro Miccichè, quella che chiamano economia italiana è solo tosco padana, al sud non sono rimasti nemmeno gli occhi per piangere. Destra e sinistra, con le dovute responsabilità, ci hanno massacrato l'economia. Come partito del Sud stiamo cominciando a ricostruirla. Nel sud vi sono 18.900 supermercati del Nord, a Catania abbiamo inaugurato, giorno 25, il secondo supermercato "COMPRASUD" d'Italia.Il prossimo,lo inaugureremo a Udine, e poi a Milano, e poi a Roma, fino a pareggiare quelli del Nord. Questo significa operare per il nostro territorio. Stiamo per associare coltivatori siciliani, meridionali, perchè quegli operatori sono stanchi di svendere i loro prodotti, e assoceremo anche cerealicoli, allevatori, per dare loro dignità e lavoro ai nostri giovani. Stiamo crescendo sul territorio. Già hanno aderito al nostro progetto 400 operatori meridionali, e diventeranno 4000 e poi 40.000 nel giro di pochi anni. Poi ci presenteremo alle elezioni, non è ancora maturo il tempo. Caro Miccichè, continua ad andare con i potenti del Nord, di strada te ne rimane ancora poca da fare, il Partito del Sud ti travolgerà come uno tsunami, proprio come la lega sta travolgendo il tuo Berlusconi. E' scritto dalla storia. Fra qualche anno, in Italia vi saranno due partiti, territoriali, uno del Nord ( La Lega Nord) ed il partito del Sud. Noi vinceremo le elezioni finali perchè al Nord vi sono 12 milioni di meridionali che prenderanno coscienza del male ricevuto in questi 150 anni di dominio padano sulle nostre coscienze e sulla nostra economia azzerata dai potentati economici nordisti.
- 30 marzo 2010 22.28
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MICCICHE': "HA VINTO SILVIO, E ORA IL PARTITO DEL SUD"
Ha vinto la linea politica di Berlusconi, premiata al Nord in questa salda alleanza con la Lega di Umberto Bossi.
Ha vinto Berlusconi e ha vinto la Lega Nord, straripante di consensi, a tal punto da determinare l’affermazione, alla vigilia difficile da pronosticare, nel Piemonte. Quest’ultimo dato credo debba far riflettere molto, soprattutto per il messaggio politico che esso indirettamente lancia. L’affermazione della Lega dimostra come la gente abbia sempre più voglia, senta sempre di più il bisogno di una maggiore rappresentanza territoriale, di una politica che nasca dal territorio e sia per il territorio, più di quanto non riescano a fare i partiti a tradizionale struttura romanocentrica. E ciò rafforza in me la convinzione della necessità che anche il Sud si doti finalmente di un partito che, come la Lega per il Settentrione, sappia raccogliere le istanze della propria gente e se ne faccia portatore; un Partito del Sud che sia un grande alleato di Silvio Berlusconi e, quel che più conta, una grande risorsa per il Meridione".
E' quanto scrive l'on. Gianfranco Miccichè sul suo blog, dove si legge pure in merito alla vicenda che vede il presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, indagato per mafia:
"Certo, la notizia che il Governatore della Sicilia sia indagato per concorso esterno in associazione mafiosa lascia tutti abbastanza scossi; ed è ovvio, fisiologico che essa venga poi ”cavalvcata”, sull’onda del sensazionalismo, da tutta l’informazione, nazionale e locale. Ma è prorpio questo che mi lascia perplesso, che mi scuote, mi fa rabbrividire: non tanto il fatto di apprendere che Raffaele Lombardo sia indagato, quanto il fatto che ciò si apprenda attraverso le pagine di un quotidiano nemico giurato, qual’è Repubblica, alle cui fandonie, menzogne e maneggiamenti siamo ormai abituati (io ne so qualcosa).
Raffaele Lombardo, da Governatore della Sicilia, per il momento ha solo il dovere di spiegare ed aiutare gli inquirenti a fare chiarezza, prendendo le debite distanze da chi in questa vicenda abbia eventualmente assunto condotte illecite: a quanto vedo e leggo, lo sta già facendo"!
1 commenti:
- antonio ciano ha detto...
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Il partito del Sud c'è e non sarà mai asservito agli interessi di Berlusconi, massone e piduista, come massone era Garibaldi che ha massacrato la Sicilia.Miccichè non ha capito che il Partito del Sud sarà mortale per il partito liberale di Berlusconi. Berlusconi e la Lega difendono gli interessi padani e grazie a personaggi come Miccichè riesce a prendere voti nel Sud affamato da 150 anni di colonizzazione.Caro Miccichè, quella che chiamano economia italiana è solo tosco padana, al sud non sono rimasti nemmeno gli occhi per piangere. Destra e sinistra, con le dovute responsabilità, ci hanno massacrato l'economia. Come partito del Sud stiamo cominciando a ricostruirla. Nel sud vi sono 18.900 supermercati del Nord, a Catania abbiamo inaugurato, giorno 25, il secondo supermercato "COMPRASUD" d'Italia.Il prossimo,lo inaugureremo a Udine, e poi a Milano, e poi a Roma, fino a pareggiare quelli del Nord. Questo significa operare per il nostro territorio. Stiamo per associare coltivatori siciliani, meridionali, perchè quegli operatori sono stanchi di svendere i loro prodotti, e assoceremo anche cerealicoli, allevatori, per dare loro dignità e lavoro ai nostri giovani. Stiamo crescendo sul territorio. Già hanno aderito al nostro progetto 400 operatori meridionali, e diventeranno 4000 e poi 40.000 nel giro di pochi anni. Poi ci presenteremo alle elezioni, non è ancora maturo il tempo. Caro Miccichè, continua ad andare con i potenti del Nord, di strada te ne rimane ancora poca da fare, il Partito del Sud ti travolgerà come uno tsunami, proprio come la lega sta travolgendo il tuo Berlusconi. E' scritto dalla storia. Fra qualche anno, in Italia vi saranno due partiti, territoriali, uno del Nord ( La Lega Nord) ed il partito del Sud. Noi vinceremo le elezioni finali perchè al Nord vi sono 12 milioni di meridionali che prenderanno coscienza del male ricevuto in questi 150 anni di dominio padano sulle nostre coscienze e sulla nostra economia azzerata dai potentati economici nordisti.
- 30 marzo 2010 22.28
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Antonio Orsolino, 12 anni e Antonio Colucci di 12 e 16 anni, fucilati per Brigantaggio.

Di Antonio Ciano
Ernesto Galli della Loggia ha letto il libro "Cuore", la piccola vedetta Lombarda, dagli Appennini alle Ande, ma non è mai stato in un archivio a scrutare queste cose orrende che vi proponiamo qui di seguito.La storia di Antonio Colucci l'ho ripresa dal libro di Michele Topa "I briganti di Sua maestà", e quella di Antonio Orsolino è stata ripresa dall' Archivio Centrale dello Stato, Roma, Tribunale Militare di Guerra di Caserta, Cartella N° 37, dal sottoscritto. Siccome ha letto i nostri libri, ora gli consigliamo di leggere "Terroni" di Pino Aprile.
Antonio Colucci, 16 anni
A Baiano, il 12 marzo del 1862, fu fucilato Antonio Colucci, un contadinello di 16 anni. Il ragazzo, per evitare uno scontro sul suo terreno coltivato, avvertì i patrioti dell’arrivo della truppa piemontese. Preso e interrogato dai savoiardi raccontò la sua verità. Lo condussero davanti ad un tribunale di guerra che gli inflisse la pena capitale. Otto militi della guardia nazionale furono prescelti per l’esecuzione, fra di essi vi era anche il compare del ragazzo. I colpi dei militi sbagliarono il bersaglio, pensiamo volutamente, non colpirono il contadinello in erba; allora quattro soldati piemontesi, afferrato il ragazzo, senza pietà lo stesero a terra. Il padre del ragazzo, impazzito, fu tradotto in carcere. (Michele Topa, I briganti di Sua Maestà, Editrice Fratelli Fiorentino di Fausto Fiorentino, Napoli.)
Orsolino Antonio, 12 anni, fucilato
Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta, dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa, dov’è la vittoria, le porga la chioma, che schiava della Padania Iddio non la creò, stringiamoci a coorte, siam pronti alla morte...
Su! Meridionali! Cantate a squarciagola l’inno nazionale padano; carabinieri, finanzieri, guardie di pubblica sicurezza, calciatori azzurri, su, cantiamolo forte, è l’inno di Mameli!
Quale sentimento provarono i soldati del plotone di esecuzione che fucilarono Antonio Orsolino nato a Casalnuovo Monterotaro di Foggia, pastore ancora in erba, di anni 12 ( dodici), domiciliato a Casalvecchio?
Fu preso sulle montagne tra Arienzo e Santa Maria a Vico il primo settembre del 1863 e giudicato dal tribunale di guerra di Caserta il 2 marzo del 1864 per il reato di brigantaggio secondo gli articoli 596 § 1 e 247 § 1 del Codice Militare.( Archivio Centrale dello Stato, Roma, Tribunale Militare di Guerra di Caserta, Cartella N° 37)
Il ragazzino andò fiero davanti al plotone di esecuzione, certo di imitare i suoi eroi, certo di aver difeso le sue pecore dalle ruberie piemontesi, certo di giocare a briganti e ladri, come si usava nel meridione. Aveva dodici anni! Agli ufficiali che condannarono il ragazzino un giorno dedicheremo una stele, un monumento di marmo bianco con la scritta “ Comandati dai Savoia a fucilare donne e bambini, siamo stati assassini e non soldati” .
Tratto dal libro" Le stragi e gli eccidi dei Savoia" di Antonio Ciano
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Di Antonio Ciano
Ernesto Galli della Loggia ha letto il libro "Cuore", la piccola vedetta Lombarda, dagli Appennini alle Ande, ma non è mai stato in un archivio a scrutare queste cose orrende che vi proponiamo qui di seguito.La storia di Antonio Colucci l'ho ripresa dal libro di Michele Topa "I briganti di Sua maestà", e quella di Antonio Orsolino è stata ripresa dall' Archivio Centrale dello Stato, Roma, Tribunale Militare di Guerra di Caserta, Cartella N° 37, dal sottoscritto. Siccome ha letto i nostri libri, ora gli consigliamo di leggere "Terroni" di Pino Aprile.
Antonio Colucci, 16 anni
A Baiano, il 12 marzo del 1862, fu fucilato Antonio Colucci, un contadinello di 16 anni. Il ragazzo, per evitare uno scontro sul suo terreno coltivato, avvertì i patrioti dell’arrivo della truppa piemontese. Preso e interrogato dai savoiardi raccontò la sua verità. Lo condussero davanti ad un tribunale di guerra che gli inflisse la pena capitale. Otto militi della guardia nazionale furono prescelti per l’esecuzione, fra di essi vi era anche il compare del ragazzo. I colpi dei militi sbagliarono il bersaglio, pensiamo volutamente, non colpirono il contadinello in erba; allora quattro soldati piemontesi, afferrato il ragazzo, senza pietà lo stesero a terra. Il padre del ragazzo, impazzito, fu tradotto in carcere. (Michele Topa, I briganti di Sua Maestà, Editrice Fratelli Fiorentino di Fausto Fiorentino, Napoli.)
Orsolino Antonio, 12 anni, fucilato
Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta, dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa, dov’è la vittoria, le porga la chioma, che schiava della Padania Iddio non la creò, stringiamoci a coorte, siam pronti alla morte...
Su! Meridionali! Cantate a squarciagola l’inno nazionale padano; carabinieri, finanzieri, guardie di pubblica sicurezza, calciatori azzurri, su, cantiamolo forte, è l’inno di Mameli!
Quale sentimento provarono i soldati del plotone di esecuzione che fucilarono Antonio Orsolino nato a Casalnuovo Monterotaro di Foggia, pastore ancora in erba, di anni 12 ( dodici), domiciliato a Casalvecchio?
Fu preso sulle montagne tra Arienzo e Santa Maria a Vico il primo settembre del 1863 e giudicato dal tribunale di guerra di Caserta il 2 marzo del 1864 per il reato di brigantaggio secondo gli articoli 596 § 1 e 247 § 1 del Codice Militare.( Archivio Centrale dello Stato, Roma, Tribunale Militare di Guerra di Caserta, Cartella N° 37)
Il ragazzino andò fiero davanti al plotone di esecuzione, certo di imitare i suoi eroi, certo di aver difeso le sue pecore dalle ruberie piemontesi, certo di giocare a briganti e ladri, come si usava nel meridione. Aveva dodici anni! Agli ufficiali che condannarono il ragazzino un giorno dedicheremo una stele, un monumento di marmo bianco con la scritta “ Comandati dai Savoia a fucilare donne e bambini, siamo stati assassini e non soldati” .
Tratto dal libro" Le stragi e gli eccidi dei Savoia" di Antonio Ciano
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Dichiarazione del Movimento Indipendentista Ligure sul libro di Pino Aprile "Terroni".

Movimento Indipendentista Ligure
Stiamo leggendo il libro di Pino Aprile "Terroni ecc...".
Sono sconvolgenti le "verità" che racconta.
Noi Liguri dovremmo "prendere le distanze" dalle commemorazioni dei 150 anni del Risorgimento.
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Movimento Indipendentista Ligure
Stiamo leggendo il libro di Pino Aprile "Terroni ecc...".
Sono sconvolgenti le "verità" che racconta.
Noi Liguri dovremmo "prendere le distanze" dalle commemorazioni dei 150 anni del Risorgimento.
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Casa delle Regioni del Mediterraneo, Gaeta centro di cooperazione internazionale

È stata inaugurata questo pomeriggio ieri la sede di Gaeta della Fondazione Casa delle Regioni del Mediterraneo. La sede si trova in Piazza Traniello all'interno dell'ex Palazzo Comunale. All'inaugurazione erano presenti l'assessore alle Politiche sociali e delle sicurezze Luigina Di Liegro, il Sindaco di Gaeta Antonio Raimondi, il direttore del Dipartimento Territorio della Regione Lazio Raniero De Filippis e il consiglio direttivo della Fondazione.
"Questa Amministrazione ha dedicato un punto specifico del suo programma di mandato all'importanza di Gaeta all'interno dell'area Mediterranea con lo scopo di diventare un centro di cooperazione internazionale. Questo obiettivo, grazie alla Regione Lazio, si realizza. Inoltre, con questa iniziativa Gaeta avrà una grande visibilità internazionale con ripercussioni positive sul turismo e sull'economia ad esso collegato - spiega il Sindaco Raimondi - L'area mediterranea, in questi ultimi anni, sta diventando un'opportunità per tutti i popoli di costruire qualcosa di concreto in direzione di una migliore conoscenza e convivenza. Il Mediterraneo è uno spazio che dovrebbe unire le diverse culture ed andare al di là delle rispettive differenze che, comunque, restano una ricchezza per tutti. La Fondazione Casa delle Regioni del Mediterraneo, infatti, vuole proporre il Lazio quale regione determinante in quest'area e la città di Gaeta, per la sua posizione geografica e per la sua storia di scambi millenari con tutti i popoli, è sicuramente la sede più adatta per ospitare questa fondazione".
"Questa sede rappresenta anche l'occasione per recuperare un edificio storico di Gaeta: il terzo piano sarà sistemato con fondi della Regione Lazio che continua ad investire sulla nostra città per i suoi importanti progetti - aggiunge Raimondi - Tutti insieme, Comune di Gaeta, Camera di Commercio di Latina (che si trova al quarto piano) e Fondazione chiederemo i finanziamenti necessari per il restauro completo del palazzo sia per il suo valore storico che per la funzione attuale".
di: Addetto Stampa Sindaco di Gaeta
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È stata inaugurata questo pomeriggio ieri la sede di Gaeta della Fondazione Casa delle Regioni del Mediterraneo. La sede si trova in Piazza Traniello all'interno dell'ex Palazzo Comunale. All'inaugurazione erano presenti l'assessore alle Politiche sociali e delle sicurezze Luigina Di Liegro, il Sindaco di Gaeta Antonio Raimondi, il direttore del Dipartimento Territorio della Regione Lazio Raniero De Filippis e il consiglio direttivo della Fondazione.
"Questa Amministrazione ha dedicato un punto specifico del suo programma di mandato all'importanza di Gaeta all'interno dell'area Mediterranea con lo scopo di diventare un centro di cooperazione internazionale. Questo obiettivo, grazie alla Regione Lazio, si realizza. Inoltre, con questa iniziativa Gaeta avrà una grande visibilità internazionale con ripercussioni positive sul turismo e sull'economia ad esso collegato - spiega il Sindaco Raimondi - L'area mediterranea, in questi ultimi anni, sta diventando un'opportunità per tutti i popoli di costruire qualcosa di concreto in direzione di una migliore conoscenza e convivenza. Il Mediterraneo è uno spazio che dovrebbe unire le diverse culture ed andare al di là delle rispettive differenze che, comunque, restano una ricchezza per tutti. La Fondazione Casa delle Regioni del Mediterraneo, infatti, vuole proporre il Lazio quale regione determinante in quest'area e la città di Gaeta, per la sua posizione geografica e per la sua storia di scambi millenari con tutti i popoli, è sicuramente la sede più adatta per ospitare questa fondazione".
"Questa sede rappresenta anche l'occasione per recuperare un edificio storico di Gaeta: il terzo piano sarà sistemato con fondi della Regione Lazio che continua ad investire sulla nostra città per i suoi importanti progetti - aggiunge Raimondi - Tutti insieme, Comune di Gaeta, Camera di Commercio di Latina (che si trova al quarto piano) e Fondazione chiederemo i finanziamenti necessari per il restauro completo del palazzo sia per il suo valore storico che per la funzione attuale".
di: Addetto Stampa Sindaco di Gaeta
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Adriano Celentano in "Le Cinque Giornate di Milano" (le diverse anime del Risorgimento Italiano)
http://www.youtube.com/watch?v=kPdiQQr4kXk
Adriano Celentano nel film "Le Cinque Giornate di Milano", per la regia di Dario Argento.
In queste sequenze vengono evidenziati i diversi progetti politici all'alba dell'annessione degli stati pre-unitari italiani da parte del Regno dei Savoia.
Alla fine del video ci sono informazioni sullo Stato che maggiormente vede peggiorare le condizioni di vita della propria gente: il REGNO DELLE DUE SICILIE.
Si passa dalla condizione di Stato più ricco ed industrializzato (con la Dinastia dei Borbone di Napoli) a quello di più povero, con il potere delegato alle organizazioni criminali, l'inizio dell'emigrazione fino ad allora sconosciuta, una lotta fratricidia che vede morire centinaia di migliaia di partigiani del Regno dispregiativamente definiti dall'esercito piemontese "Briganti".
Con l'annessione delle Due Sicilie il Regno dei Savoia evita la BANCAROTTA cui era inevitabilmente destinato.
La Vera Storia del Risorgimento Italiano:
http://www.ilportaledelsud.org/rec-re...
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http://www.youtube.com/watch?v=kPdiQQr4kXk
Adriano Celentano nel film "Le Cinque Giornate di Milano", per la regia di Dario Argento.
In queste sequenze vengono evidenziati i diversi progetti politici all'alba dell'annessione degli stati pre-unitari italiani da parte del Regno dei Savoia.
Alla fine del video ci sono informazioni sullo Stato che maggiormente vede peggiorare le condizioni di vita della propria gente: il REGNO DELLE DUE SICILIE.
Si passa dalla condizione di Stato più ricco ed industrializzato (con la Dinastia dei Borbone di Napoli) a quello di più povero, con il potere delegato alle organizazioni criminali, l'inizio dell'emigrazione fino ad allora sconosciuta, una lotta fratricidia che vede morire centinaia di migliaia di partigiani del Regno dispregiativamente definiti dall'esercito piemontese "Briganti".
Con l'annessione delle Due Sicilie il Regno dei Savoia evita la BANCAROTTA cui era inevitabilmente destinato.
La Vera Storia del Risorgimento Italiano:
http://www.ilportaledelsud.org/rec-re...
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lunedì 29 marzo 2010
Sud, armiamoci e partiamo

di Lino Patruno
Istruzioni per l’uso ai colleghi terroni. Cari terroni, visto che in questi ultimi tempi si è ripreso a parlare di Sud, ne sentiremo di tutte, e ovviamente quasi tutte negative per noi. Dobbiamo avere sempre una risposta. Ricordando un punto di partenza, l’Unità d’Italia del 1861, della quale l’anno prossimo saranno i 150 anni.
Andava fatta per non restare la serie B del mondo, e il Sud doveva esserci. È stato il nostro più grande successo negli ultimi 500 anni.
Ma al Sud c’era, piacesse o no, un altro Stato, col quale normalmente si fanno discorsi del genere: troviamo un accordo, stipuliamo un trattato di adesione, creiamo una confederazione, se arriviamo a una fusione brindiamo alla grande.
Invece il Sud fu conquistato con una guerra. E dopo trattato a ferro e fuoco con la scusa dei briganti. Ci spezzarono le reni, ci rapinarono di tutto a cominciare dai nostri risparmi al Banco di Napoli.
Ci bloccarono la nascente industria per far sviluppare la loro, si comprarono i proprietari terrieri parassiti tradendo la promessa delle terre ai contadini, ci dettero in Parlamento una rappresentanza ridicola tanto per salvare la faccia, ci descrissero come selvaggi da piegare con la punta delle baionette. È vero che salendo dalla Sicilia verso Napoli i Mille di Garibaldi diventarono centomila. Ed è vero che, al plebiscito, il «sì» al Nuovo Stato fu quasi unanime. Ma a Unità conseguita tradirono tutto.
Il Sud, cari terroni, dal 1861 invece di stare meglio è stato molto peggio. E da allora ha cominciato a crescere quel divario col Nord che ora ci rinfacciano dimenticando la storia. Perché, ricordiamolo sempre, la storia vera non la vuole raccontare nessuno: può sembrare reazionario e magari di destra, da nostalgici e borbonici, per carità. E la congiura del silenzio non fa aprire neanche gli archivi, meno che mai quelli militari, si dovesse scoprire che al Sud ci fu un mezzo genocidio.
Soprattutto da allora non c’è stata decisione economica che non servisse gli interessi del Nord a danno al Sud, come si fa con i colonizzati. Finché, quando a cavallo del 1880 il ritorno al protezionismo e la rottura commerciale con la Francia seminò la miseria nell’agricoltura meridionale, cominciò quella Grande Emigrazione per le Americhe che lasciò al Sud solo vecchi e vedove.
Vi dicono anche e vi diranno, cari terroni, che nonostante tutti i soldi che ci hanno dato, non abbiamo fatto un passo in avanti. Rispondiamogli che è stata una pentola bucata: ci versavano acqua per noi che però si perdeva perché si continuava a fare tutto il resto a favore del Nord. Ci davano una lira, ce ne toglievano tre. Ci dicono e ci diranno che li abbiamo utilizzati male, e in parte è vero: ma come utilizzarli è sempre stato deciso d’accordo coi governi. E in ogni caso gran parte dei soldi al Sud sono tornati al Nord: con l’acquisto dei suoi prodotti, con i lavori che veniva a fare al Sud, con i sussidi alle sue fabbriche che scendevano.
Perciò, quando oggi ci rimproverano di vivere alle loro spalle, replichiamo che da 150 anni avviene il contrario. E che se non siamo ancora sviluppati come atteso, sono loro a doversi giustificare, non noi. Certo, noi abbiamo i nostri difetti: il vizio dell’assistenza, l’incapacità di unirci, lo scarso rispetto delle regole, la rassegnazione del «Franza o Spagna purché se magna», la mancanza di dirigenti all’altezza. Ma non è possibile che nel resto d’Italia non si mettano neanche le dita nel naso. Soprattutto noi non ci rendiamo conto che non c’è elezione nazionale che non si vinca al Sud. E non lo facciamo pesare per arrivare a una svolta.
Ora, compaesani terroni, ci diranno che è il solito vittimismo piagnone. Siamo anzitutto vittime della nostra incapacità di farci valere. Siccome però lunedì sapremo chi governerà la Puglia, affidiamo al futuro governatore poche e sentite raccomandazioni.
Pretendiamo che si facciano quelle opere che rendano conveniente investire al Sud: un’incompiuta di 150 anni. Ma visto che gli incentivi alle imprese non hanno funzionato perché non serve dare un po’ a tutti, pretendiamo che tutto il Sud diventi un’area senza tasse per i profitti delle aziende, come concesso all’Irlanda e ad altri in Europa. E il governo vada a chiederlo una volta per tutte a Bruxelles non con la consueta aria da gita aziendale, se davvero ha a cuore il Sud, l’unico che può far crescere il resto del Paese. Anzi armiamoci e andiamoci pure noi. Anche se il Nord può vedersi sfuggire qualche investimento. E qualcuno, partendo magari proprio dalla Puglia, si preoccupi di mettere insieme questo Sud perché solo così, come Bossi insegna, non ci si fa ridere in faccia.
Insomma, di sicuro qualche disturbo infantile deve avere quel sociologo inglese secondo il quale noi terroni siamo minorati mentali perché più vicini all’Africa. Ma se non i minorati, non è bello neanche fare sempre i fessi.
Fonte:Gazzetta del Mezzogiorno del 27/03/2010
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di Lino Patruno
Istruzioni per l’uso ai colleghi terroni. Cari terroni, visto che in questi ultimi tempi si è ripreso a parlare di Sud, ne sentiremo di tutte, e ovviamente quasi tutte negative per noi. Dobbiamo avere sempre una risposta. Ricordando un punto di partenza, l’Unità d’Italia del 1861, della quale l’anno prossimo saranno i 150 anni.
Andava fatta per non restare la serie B del mondo, e il Sud doveva esserci. È stato il nostro più grande successo negli ultimi 500 anni.
Ma al Sud c’era, piacesse o no, un altro Stato, col quale normalmente si fanno discorsi del genere: troviamo un accordo, stipuliamo un trattato di adesione, creiamo una confederazione, se arriviamo a una fusione brindiamo alla grande.
Invece il Sud fu conquistato con una guerra. E dopo trattato a ferro e fuoco con la scusa dei briganti. Ci spezzarono le reni, ci rapinarono di tutto a cominciare dai nostri risparmi al Banco di Napoli.
Ci bloccarono la nascente industria per far sviluppare la loro, si comprarono i proprietari terrieri parassiti tradendo la promessa delle terre ai contadini, ci dettero in Parlamento una rappresentanza ridicola tanto per salvare la faccia, ci descrissero come selvaggi da piegare con la punta delle baionette. È vero che salendo dalla Sicilia verso Napoli i Mille di Garibaldi diventarono centomila. Ed è vero che, al plebiscito, il «sì» al Nuovo Stato fu quasi unanime. Ma a Unità conseguita tradirono tutto.
Il Sud, cari terroni, dal 1861 invece di stare meglio è stato molto peggio. E da allora ha cominciato a crescere quel divario col Nord che ora ci rinfacciano dimenticando la storia. Perché, ricordiamolo sempre, la storia vera non la vuole raccontare nessuno: può sembrare reazionario e magari di destra, da nostalgici e borbonici, per carità. E la congiura del silenzio non fa aprire neanche gli archivi, meno che mai quelli militari, si dovesse scoprire che al Sud ci fu un mezzo genocidio.
Soprattutto da allora non c’è stata decisione economica che non servisse gli interessi del Nord a danno al Sud, come si fa con i colonizzati. Finché, quando a cavallo del 1880 il ritorno al protezionismo e la rottura commerciale con la Francia seminò la miseria nell’agricoltura meridionale, cominciò quella Grande Emigrazione per le Americhe che lasciò al Sud solo vecchi e vedove.
Vi dicono anche e vi diranno, cari terroni, che nonostante tutti i soldi che ci hanno dato, non abbiamo fatto un passo in avanti. Rispondiamogli che è stata una pentola bucata: ci versavano acqua per noi che però si perdeva perché si continuava a fare tutto il resto a favore del Nord. Ci davano una lira, ce ne toglievano tre. Ci dicono e ci diranno che li abbiamo utilizzati male, e in parte è vero: ma come utilizzarli è sempre stato deciso d’accordo coi governi. E in ogni caso gran parte dei soldi al Sud sono tornati al Nord: con l’acquisto dei suoi prodotti, con i lavori che veniva a fare al Sud, con i sussidi alle sue fabbriche che scendevano.
Perciò, quando oggi ci rimproverano di vivere alle loro spalle, replichiamo che da 150 anni avviene il contrario. E che se non siamo ancora sviluppati come atteso, sono loro a doversi giustificare, non noi. Certo, noi abbiamo i nostri difetti: il vizio dell’assistenza, l’incapacità di unirci, lo scarso rispetto delle regole, la rassegnazione del «Franza o Spagna purché se magna», la mancanza di dirigenti all’altezza. Ma non è possibile che nel resto d’Italia non si mettano neanche le dita nel naso. Soprattutto noi non ci rendiamo conto che non c’è elezione nazionale che non si vinca al Sud. E non lo facciamo pesare per arrivare a una svolta.
Ora, compaesani terroni, ci diranno che è il solito vittimismo piagnone. Siamo anzitutto vittime della nostra incapacità di farci valere. Siccome però lunedì sapremo chi governerà la Puglia, affidiamo al futuro governatore poche e sentite raccomandazioni.
Pretendiamo che si facciano quelle opere che rendano conveniente investire al Sud: un’incompiuta di 150 anni. Ma visto che gli incentivi alle imprese non hanno funzionato perché non serve dare un po’ a tutti, pretendiamo che tutto il Sud diventi un’area senza tasse per i profitti delle aziende, come concesso all’Irlanda e ad altri in Europa. E il governo vada a chiederlo una volta per tutte a Bruxelles non con la consueta aria da gita aziendale, se davvero ha a cuore il Sud, l’unico che può far crescere il resto del Paese. Anzi armiamoci e andiamoci pure noi. Anche se il Nord può vedersi sfuggire qualche investimento. E qualcuno, partendo magari proprio dalla Puglia, si preoccupi di mettere insieme questo Sud perché solo così, come Bossi insegna, non ci si fa ridere in faccia.
Insomma, di sicuro qualche disturbo infantile deve avere quel sociologo inglese secondo il quale noi terroni siamo minorati mentali perché più vicini all’Africa. Ma se non i minorati, non è bello neanche fare sempre i fessi.
Fonte:Gazzetta del Mezzogiorno del 27/03/2010
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Ernesto Galli della Loggia, dovrebbe essere denunciato per apologia della monarchia.
Questo sedicente professore, sedicente giornalista, osa criticare Edoardo Bennato per una canzone contro I savoia. Incredibile!
Ma cosa gli han fatto studiare a scuola?
Ma sa di vivere in una repubblica nata dalla resistenza sulle ceneri di casa savoia? Nel sud c'è la mafia? E chi l'ha consacrata se non garibaldi a Marsala e a Napoli? Lo sa il della Loggia che i picciotti erano mafiosi messi a disposizione dalla massoneria siciliana? Lo sa il della Loggia che garibaldi entrò in Napoli in carrozza e aveva accanto Liborio Romano e il capo della camorra Tore e crescienzo? Ma dove si è laureato?
Lo sa il della Loggia che i savoia parlavano francese e che da traditori della patria italiana vendettero alla Francia la contea di Nizza e la Savoia?
Lo sa della Loggia che i piemontesi scannarono migliaia di meridionali chiamandoli Briganti solo perchè difendevano la loro patria e le loro donne dagli stupri di massa?
Lo sa il dott.della Loggia che i savoia fecero emigrare 30 milioni di meridionali? Lo sa il della loggia che quella emigrazione è stata peggio di una pulizia etnica? Nemmeno gli ebrei l'hanno subita. Lo sa il Prof della Loggia che il savoia vittorio emanuele terzo firmò le leggi razziali contro gli ebrei e ha ancora strade e piazze intitolate?
Lo sa il della Loggia che il Sud si è rotto le palle di gente come lui e di gente che vorrebbe festeggiare la monarchia sabauda facendola passare come autrice della unità nazionale?
Dovremmo festeggiare i nostri carnefici.
Festeggiali tu, prof della Loggia ( massonica?).
Siccome hai voluto far nero il grande Edoardo, ora devi sopportare le nostre cannonate.
Se hai denigrato Edoardo, fallo pure con altri cantanti che hanno preso coscienza del male supremo, il cancro del Sud, il risorgimento piemontese. Eugenio Bennato, Eddy Napoli, Gragnaniello, Teresa De Sio, Nino D'Angelo, Federico Salvatore, i Briganti elettrici, iBbriganti di frontiera, Napoli Incanto,la Nuova Compagnia di Canto Popolare, Beppe Barra, il maestro De Simone, e centinaia di altri cantanti che calcano piazze e teatri.
Ma dovresti dileggiare anche molti intellettuali a cominciare da Gramsci, Dorso, Salvemini, Manna, Ciaramaglia, Barone. Alessandro e valentino Romano; Ressa, Antonio Pagano, Nicola Zitara, De Biase, De Crescenzo, Angela Pellicciari,Lorenzo del Boca
( piemontese), Elena Bianchini Braglia, Gilberto Oneto,Beggiato, Franco Bambi,Lino Patruno, Marisa Ingrosso, Dicè, Antonio Ciano e per ultimo Pino Aprile che con il suo libro "TERRONI" STA SCALANDO LE CLASSIFICHE delle vendite per la saggistica italiana. Prof Della Loggia, se ne vada in pensione, cosa ha insegnato ai suoi studenti=? patacche!!!
Edoardo Bennato vecchio, ignorante e rincoglionito?
Dalle pagine del numero in edicola magazine Style, Ernesto Galli della Loggia, firma autorevole del gruppo Rizzoli, definisce Edoardo Bennato un rocker attempato, nostalgico dei Borboni e grande ignorante.
http://www.youtube.com/watch?v=DCwXDe-VKwU
Edoardo Bennato - C'era un Re Versione Originale
Eccovi l’ articolo.
Da Appunti di Storia di Ernesto Galli della Loggia – Style Magazine/Corriere della Sera
E’ immaginabile un famoso cantante rock americano che faccia l’ elogio della schiavitù e del Klu Klux Klan? O che dica in una canzone che appoggiando la spedizione della Baia dei Porci il Presidente Kennedy diede il via al terrorismo internazionale ?
Mi pare difficile. Nel primo caso glielo vieterebbe senz’altro la ferrea regola del politicamente corretto, nel secondo la mitologia nazionale che nonostante tutto ha fatto del giovane Presidente assassinato un’icona del Pantheon.
In Italia no , non esiste un Pantheon. Parlare bene, e comunque non male, della storia italiana è ancora oggi ritenuto da parecchia gente come il non plus ultra della banalità, come qualcosa di intellettualmente triviale. Si spiega così uno come Edoardo Bennato, l’ex iconoclasta degli anni Settanta e Ottanta, l’ antico fustigatore del potere, il vecchio denunciatore delle malefatte del Papa, dei presidenti della repubblica, della scuola e dell’ universo mondo, che adesso nel suo nuovo album ( con canzoni come Il corpo dei Briganti, C’era una volta un Re ) è diventato di fatto un nostlgico dei Borboni e non solo.
Ecco come sentenzia, infatti, dalle colonne del Corriere della Sera :
Il patto di Teano segnò la nascita del brigantaggio, personaggi leggendari che difendevano la povera gente dagli aguzzini e dai tiranni. Sono passati 150 anni dall’ Unità d’Italia ma oggi nell’ex Regno delle due Sicilie esiste un’entità, che possiamo chiamare camorra, mafia, o ‘ndragheta, che si è assunta il compito di difendere la gente dagli strumenti del potere che al Sud vengono percepiti come ostili.
Semplificazione incredibile della storia, ignoranza pura e apologia del crimine
(involontaria è sperabile) si danno qui disinvoltamente la mano. La lotta contro lo Stato unitario dopo il 1860 nel Mezzogiorno, che di certo aveva anche motivi sociali (e dove mancano tali motivi non appena è coinvolto un certo numero di persone?), ma che era capeggiata e organizzata da capibanda crudeli dediti professionalmente al saccheggio e agli omicidi più efferati, e che seppe esprimersi solo nella strage, diviene nelle parole dell’ormai attempato rockettaro una specie di epopea resistenziale.
Contro chi? Naturalmente contro aguzzini e tiranni, cioè contro i turpi governanti italiani più che meritevoli, c ome si capisce, di vedersela faccia a faccia con i suddetti galantuomini. Ieri dediti, secondo Bennato, alla stessa difesa della povera gente di cui oggi s’incarica da par suo la criminalità organizzata, contro gli strumenti del potere.
Di quale potere davvero non si capisce, dal momento che da Napoli in giù, se non sbaglio, il massimo potere è da anni proprio quello di camorra, ‘ndragheta e mafia.
Ma che importa a Bennato della verità? A lui, com’è giusto per chi dipende dal benvolere del pubblico pagante, interessa l’opinione media, il luogo comune, la chiacchiera che la gente ha nell’orecchio: con quella, non con la verità, le sue canzoni devono essere obbligatoriamente in sintonia.
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Questo sedicente professore, sedicente giornalista, osa criticare Edoardo Bennato per una canzone contro I savoia. Incredibile!
Ma cosa gli han fatto studiare a scuola?
Ma sa di vivere in una repubblica nata dalla resistenza sulle ceneri di casa savoia? Nel sud c'è la mafia? E chi l'ha consacrata se non garibaldi a Marsala e a Napoli? Lo sa il della Loggia che i picciotti erano mafiosi messi a disposizione dalla massoneria siciliana? Lo sa il della Loggia che garibaldi entrò in Napoli in carrozza e aveva accanto Liborio Romano e il capo della camorra Tore e crescienzo? Ma dove si è laureato?
Lo sa il della Loggia che i savoia parlavano francese e che da traditori della patria italiana vendettero alla Francia la contea di Nizza e la Savoia?
Lo sa della Loggia che i piemontesi scannarono migliaia di meridionali chiamandoli Briganti solo perchè difendevano la loro patria e le loro donne dagli stupri di massa?
Lo sa il dott.della Loggia che i savoia fecero emigrare 30 milioni di meridionali? Lo sa il della loggia che quella emigrazione è stata peggio di una pulizia etnica? Nemmeno gli ebrei l'hanno subita. Lo sa il Prof della Loggia che il savoia vittorio emanuele terzo firmò le leggi razziali contro gli ebrei e ha ancora strade e piazze intitolate?
Lo sa il della Loggia che il Sud si è rotto le palle di gente come lui e di gente che vorrebbe festeggiare la monarchia sabauda facendola passare come autrice della unità nazionale?
Dovremmo festeggiare i nostri carnefici.
Festeggiali tu, prof della Loggia ( massonica?).
Siccome hai voluto far nero il grande Edoardo, ora devi sopportare le nostre cannonate.
Se hai denigrato Edoardo, fallo pure con altri cantanti che hanno preso coscienza del male supremo, il cancro del Sud, il risorgimento piemontese. Eugenio Bennato, Eddy Napoli, Gragnaniello, Teresa De Sio, Nino D'Angelo, Federico Salvatore, i Briganti elettrici, iBbriganti di frontiera, Napoli Incanto,la Nuova Compagnia di Canto Popolare, Beppe Barra, il maestro De Simone, e centinaia di altri cantanti che calcano piazze e teatri.
Ma dovresti dileggiare anche molti intellettuali a cominciare da Gramsci, Dorso, Salvemini, Manna, Ciaramaglia, Barone. Alessandro e valentino Romano; Ressa, Antonio Pagano, Nicola Zitara, De Biase, De Crescenzo, Angela Pellicciari,Lorenzo del Boca
( piemontese), Elena Bianchini Braglia, Gilberto Oneto,Beggiato, Franco Bambi,Lino Patruno, Marisa Ingrosso, Dicè, Antonio Ciano e per ultimo Pino Aprile che con il suo libro "TERRONI" STA SCALANDO LE CLASSIFICHE delle vendite per la saggistica italiana. Prof Della Loggia, se ne vada in pensione, cosa ha insegnato ai suoi studenti=? patacche!!!
Edoardo Bennato vecchio, ignorante e rincoglionito?
Dalle pagine del numero in edicola magazine Style, Ernesto Galli della Loggia, firma autorevole del gruppo Rizzoli, definisce Edoardo Bennato un rocker attempato, nostalgico dei Borboni e grande ignorante.
http://www.youtube.com/watch?v=DCwXDe-VKwU
Edoardo Bennato - C'era un Re Versione Originale
Eccovi l’ articolo.
Da Appunti di Storia di Ernesto Galli della Loggia – Style Magazine/Corriere della Sera
E’ immaginabile un famoso cantante rock americano che faccia l’ elogio della schiavitù e del Klu Klux Klan? O che dica in una canzone che appoggiando la spedizione della Baia dei Porci il Presidente Kennedy diede il via al terrorismo internazionale ?
Mi pare difficile. Nel primo caso glielo vieterebbe senz’altro la ferrea regola del politicamente corretto, nel secondo la mitologia nazionale che nonostante tutto ha fatto del giovane Presidente assassinato un’icona del Pantheon.
In Italia no , non esiste un Pantheon. Parlare bene, e comunque non male, della storia italiana è ancora oggi ritenuto da parecchia gente come il non plus ultra della banalità, come qualcosa di intellettualmente triviale. Si spiega così uno come Edoardo Bennato, l’ex iconoclasta degli anni Settanta e Ottanta, l’ antico fustigatore del potere, il vecchio denunciatore delle malefatte del Papa, dei presidenti della repubblica, della scuola e dell’ universo mondo, che adesso nel suo nuovo album ( con canzoni come Il corpo dei Briganti, C’era una volta un Re ) è diventato di fatto un nostlgico dei Borboni e non solo.
Ecco come sentenzia, infatti, dalle colonne del Corriere della Sera :
Il patto di Teano segnò la nascita del brigantaggio, personaggi leggendari che difendevano la povera gente dagli aguzzini e dai tiranni. Sono passati 150 anni dall’ Unità d’Italia ma oggi nell’ex Regno delle due Sicilie esiste un’entità, che possiamo chiamare camorra, mafia, o ‘ndragheta, che si è assunta il compito di difendere la gente dagli strumenti del potere che al Sud vengono percepiti come ostili.
Semplificazione incredibile della storia, ignoranza pura e apologia del crimine
(involontaria è sperabile) si danno qui disinvoltamente la mano. La lotta contro lo Stato unitario dopo il 1860 nel Mezzogiorno, che di certo aveva anche motivi sociali (e dove mancano tali motivi non appena è coinvolto un certo numero di persone?), ma che era capeggiata e organizzata da capibanda crudeli dediti professionalmente al saccheggio e agli omicidi più efferati, e che seppe esprimersi solo nella strage, diviene nelle parole dell’ormai attempato rockettaro una specie di epopea resistenziale.
Contro chi? Naturalmente contro aguzzini e tiranni, cioè contro i turpi governanti italiani più che meritevoli, c ome si capisce, di vedersela faccia a faccia con i suddetti galantuomini. Ieri dediti, secondo Bennato, alla stessa difesa della povera gente di cui oggi s’incarica da par suo la criminalità organizzata, contro gli strumenti del potere.
Di quale potere davvero non si capisce, dal momento che da Napoli in giù, se non sbaglio, il massimo potere è da anni proprio quello di camorra, ‘ndragheta e mafia.
Ma che importa a Bennato della verità? A lui, com’è giusto per chi dipende dal benvolere del pubblico pagante, interessa l’opinione media, il luogo comune, la chiacchiera che la gente ha nell’orecchio: con quella, non con la verità, le sue canzoni devono essere obbligatoriamente in sintonia.
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venerdì 26 marzo 2010
ELEZIONI REGIONALI LAZIO: VOTA I CANDIDATI DEL PARTITO DEL SUD NELLA LISTA RETE DEI CITTADINI

Candidato consigliere: Iammella Roberto

LISTA PROVINCIALE VITERBO
Data di nascita: 22/04/1973
Luogo di nascita: Civita Castellana (VT)
Residenza: Via Corsica 33 – 01033 Civita Castellana (VT)
Nazionalita’: Italiana
Stato civile: Celibe
Membro del Partito del Sud
Tel/fax: 0761 541001
Cell.: 320 0832534
E-mail: robertoiam@hotmail.it
Formazione: Scienze sociali
Professione: Agente di commercio settore ceramiche arredo bagno
----------------------------------------------------------------------------------------
Candidato consigliere: Viciconte Enrico
LISTA PROVINCIALE LATINA E ROMA
Enrico Viciconte, Nato a Roma il 11/12/1948
coniugato con 5 figli.
Attualmente Funzionario Direttivo della Provincia di Roma;
Giornalista Pubblicista,
Guardia Ecologica Onoraria Regione Lazio;
Gia’ consigliere circoscrizionale( 4° Municipio) per due mandati;
Membro eletto al 2° mandato della R.S.U. della Provincia di Roma in quota U.I.L.
Segretario Regionale Lazio del Partito del Sud;
Dirigente Nazionale del Partito del Sud;
Hobby: Archeologia e Storia
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Appello ai meridionali nel Lazio per il voto alla Rete dei Cittadini

il Partito del Sud partecipa alle prossime Elezioni Regionali nel Lazio con la lista civica Rete dei Cittadini che esprime un candidato per la Presidenza alla Regione alternativo a centrodestra (Polverini) e centrosinistra (Bonino).
I motivi di questa nostra scelta di partecipare alla Rete dei Cittadini sono principalmente di ordine etico e politico, etico perchè è l'unica lista che aggrega persone, movimenti e associazioni che hanno una passione autentica non per la "poltrona" ma per la Politica vera, nel senso originale del termine "politica" che significa occuparsi delle nostre "polis" (1)...proprio noi figli ed eredi della cultura della Magna Grecia dovremmo recuperarne e capirne a pieno il significato originale.
Il significato politico per noi inoltre e' quello di rompere coi soliti schema di sudditanza a destra e sinistra, schieramenti che massacrano l'Italia intera ed in particolare il nostro Sud da ca. 150 anni, purtroppo alleanze o "infiltrazioni" coi e nei partiti tradizionali sono ancora considerati come ancora di salvezza o "scorciatoia" da altri movimenti meridionalisti.
Secondo noi invece bisogna esprimere un'alternativa alla casta partitocratica di destra e di sinistra e la Rete dei Cittadini lo fa in modo propositivo, non solo con un programma in campo economico, sociale ed ambientale che e' anni luce distante da quello degli "altri" , ma soprattutto con l'adozione di modelli e metodi di democrazia diretta e partecipata che significa che chi dovesse venire eletto non farà parte di una casta autoreferenziata legata a direttive di segreterie e giochetti di potere, ma si impegna a seguire le indicazioni delle assemblee della Rete dei Cittadini.
Prendendo a prestito una dichiarazione di uno dei nostri candidati:
Questa politica e' alla fine di un ciclo, e quello che la Rete dei Cittadini propone, non e' (SOLO) l'adozione delle rinnovabili, ma e' un nuovo modo di fare politica, che riporti al centro gli interessi dei cittadini in modo da ripensare il territorio ed il suo sfruttamento in un rapporto di equilibrio che deve alzare per forza il nostro livello di coscienza e cultura sulle questioni energetiche...Questo per sottrarre a questa regione e a questa politica l'idea che i cancro.mostri risolvano i problemi e per restituire la vocazione Turistica ed Agricola al Lazio."
Non vi pare che potremmo utilizzare pari pari questa dichiarazione, sostituendo al Lazio la Campania o la Calabria o la Sicilia?
Speriamo di espandere e diffondere l'esperienza fatta nel Lazio anche in altre regioni ed ovviamente nelle regioni del nostro amato Sud, ben sapendo che solo da una politica intesa in senso etico, insieme con il riappropriarsi della nostra vera storia e della nostra identità cancellata da quasi 150 anni di colonizzazione, può nascere un riscatto del Sud, una liberazione dal connubio mafie-lobbies economiche e finanziarie-politica.
Per questi motivi per una regione politicamente ed eticamente migliore, vi invitiamo a votare alle prossime elezioni di domenica 28 e lunedì 29:
Candidato Presidente: Marzia Marzoli - Rete dei Cittadini
Preferenze per le liste provinciali (1 sola preferenza, scrivendo il nome del Candidato Consigliere scelto affianco al simbolo della Lista Rete dei Cittadini):
Provincia di Roma: Viciconte
Provincia di Viterbo: Iammella
Provincia di Latina: Viciconte
(1) da Wikipedia:
"La prima definizione di "politica" (dal greco πολιτικος, politikós) risale ad Aristotele ed è legata al termine "polis", che in greco significa la città, la comunità dei cittadini; politica, secondo il filosofo ateniese, significava l'amministrazione della "polis" per il bene di tutti, la determinazione di uno spazio pubblico al quale tutti i cittadini partecipano."
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Candidato consigliere: Iammella Roberto

LISTA PROVINCIALE VITERBO
Data di nascita: 22/04/1973
Luogo di nascita: Civita Castellana (VT)
Residenza: Via Corsica 33 – 01033 Civita Castellana (VT)
Nazionalita’: Italiana
Stato civile: Celibe
Membro del Partito del Sud
Tel/fax: 0761 541001
Cell.: 320 0832534
E-mail: robertoiam@hotmail.it
Formazione: Scienze sociali
Professione: Agente di commercio settore ceramiche arredo bagno
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Candidato consigliere: Viciconte Enrico
LISTA PROVINCIALE LATINA E ROMA
Enrico Viciconte, Nato a Roma il 11/12/1948
coniugato con 5 figli.
Attualmente Funzionario Direttivo della Provincia di Roma;
Giornalista Pubblicista,
Guardia Ecologica Onoraria Regione Lazio;
Gia’ consigliere circoscrizionale( 4° Municipio) per due mandati;
Membro eletto al 2° mandato della R.S.U. della Provincia di Roma in quota U.I.L.
Segretario Regionale Lazio del Partito del Sud;
Dirigente Nazionale del Partito del Sud;
Hobby: Archeologia e Storia
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Appello ai meridionali nel Lazio per il voto alla Rete dei Cittadini

il Partito del Sud partecipa alle prossime Elezioni Regionali nel Lazio con la lista civica Rete dei Cittadini che esprime un candidato per la Presidenza alla Regione alternativo a centrodestra (Polverini) e centrosinistra (Bonino).
I motivi di questa nostra scelta di partecipare alla Rete dei Cittadini sono principalmente di ordine etico e politico, etico perchè è l'unica lista che aggrega persone, movimenti e associazioni che hanno una passione autentica non per la "poltrona" ma per la Politica vera, nel senso originale del termine "politica" che significa occuparsi delle nostre "polis" (1)...proprio noi figli ed eredi della cultura della Magna Grecia dovremmo recuperarne e capirne a pieno il significato originale.
Il significato politico per noi inoltre e' quello di rompere coi soliti schema di sudditanza a destra e sinistra, schieramenti che massacrano l'Italia intera ed in particolare il nostro Sud da ca. 150 anni, purtroppo alleanze o "infiltrazioni" coi e nei partiti tradizionali sono ancora considerati come ancora di salvezza o "scorciatoia" da altri movimenti meridionalisti.
Secondo noi invece bisogna esprimere un'alternativa alla casta partitocratica di destra e di sinistra e la Rete dei Cittadini lo fa in modo propositivo, non solo con un programma in campo economico, sociale ed ambientale che e' anni luce distante da quello degli "altri" , ma soprattutto con l'adozione di modelli e metodi di democrazia diretta e partecipata che significa che chi dovesse venire eletto non farà parte di una casta autoreferenziata legata a direttive di segreterie e giochetti di potere, ma si impegna a seguire le indicazioni delle assemblee della Rete dei Cittadini.
Prendendo a prestito una dichiarazione di uno dei nostri candidati:
Questa politica e' alla fine di un ciclo, e quello che la Rete dei Cittadini propone, non e' (SOLO) l'adozione delle rinnovabili, ma e' un nuovo modo di fare politica, che riporti al centro gli interessi dei cittadini in modo da ripensare il territorio ed il suo sfruttamento in un rapporto di equilibrio che deve alzare per forza il nostro livello di coscienza e cultura sulle questioni energetiche...Questo per sottrarre a questa regione e a questa politica l'idea che i cancro.mostri risolvano i problemi e per restituire la vocazione Turistica ed Agricola al Lazio."
Non vi pare che potremmo utilizzare pari pari questa dichiarazione, sostituendo al Lazio la Campania o la Calabria o la Sicilia?
Speriamo di espandere e diffondere l'esperienza fatta nel Lazio anche in altre regioni ed ovviamente nelle regioni del nostro amato Sud, ben sapendo che solo da una politica intesa in senso etico, insieme con il riappropriarsi della nostra vera storia e della nostra identità cancellata da quasi 150 anni di colonizzazione, può nascere un riscatto del Sud, una liberazione dal connubio mafie-lobbies economiche e finanziarie-politica.
Per questi motivi per una regione politicamente ed eticamente migliore, vi invitiamo a votare alle prossime elezioni di domenica 28 e lunedì 29:
Candidato Presidente: Marzia Marzoli - Rete dei Cittadini
Preferenze per le liste provinciali (1 sola preferenza, scrivendo il nome del Candidato Consigliere scelto affianco al simbolo della Lista Rete dei Cittadini):
Provincia di Roma: Viciconte
Provincia di Viterbo: Iammella
Provincia di Latina: Viciconte
(1) da Wikipedia:
"La prima definizione di "politica" (dal greco πολιτικος, politikós) risale ad Aristotele ed è legata al termine "polis", che in greco significa la città, la comunità dei cittadini; politica, secondo il filosofo ateniese, significava l'amministrazione della "polis" per il bene di tutti, la determinazione di uno spazio pubblico al quale tutti i cittadini partecipano."
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Come si vota. E come votare per la RETE.
- Per votare bisogna mettere la croce sul nome della Presidente (nel nostro caso MARZIA MARZOLI) e sul simbolo della lista. Per le provincie di Roma, Viterbo e Latina eventualmente indicare il nome del candidato consigliere sulla riga accanto al simbolo della lista. Per conoscere meglio i nostri candidati clicca qui.
Il voto disgiunto: è possibile barrare il nome di un candidato Presidente (es.Marzia Marzoli) ed il simbolo di una lista che supporta un altro presidente (e. Lista Vota Antonio) eventualmente indicando anche la preferenza nominale in questo modo il voto va a Marzia come Presidente della regione, ma va anche al partito appertenente all’altra coalizione (Lista Vota Antonio). In questo modo però il voto non va alla Rete dei Cittadini.Questo il fac-simile della scheda elettorale per le provincie di Viterbo, Roma e Latina.
Se vuoi scaricare il pdf clicca regionali facsimile2
- Per votare bisogna mettere la croce sul nome della Presidente (nel nostro caso MARZIA MARZOLI) e sul simbolo della lista. Per le provincie di Roma, Viterbo e Latina eventualmente indicare il nome del candidato consigliere sulla riga accanto al simbolo della lista. Per conoscere meglio i nostri candidati clicca qui.
Il voto disgiunto: è possibile barrare il nome di un candidato Presidente (es.Marzia Marzoli) ed il simbolo di una lista che supporta un altro presidente (e. Lista Vota Antonio) eventualmente indicando anche la preferenza nominale in questo modo il voto va a Marzia come Presidente della regione, ma va anche al partito appertenente all’altra coalizione (Lista Vota Antonio). In questo modo però il voto non va alla Rete dei Cittadini.Questo il fac-simile della scheda elettorale per le provincie di Viterbo, Roma e Latina.
Se vuoi scaricare il pdf clicca regionali facsimile2
Fonti rinnovabili ed obiettivi del 2020: l’Europa ce la fa, l’Italia no

Di Mario Delfino
La notizia è di qualche giorno fa.
Ma vale, comunque, la pena sottolinearla.
Lo studio preliminare della Comunità Europea, basato sui documenti previsionali inviati dai singoli Stati membri, evidenzia che l'obiettivo del 20% da fonte rinnovabile può tranquillamente essere raggiunto entro il 2020.
La Comunità Europea dovrebbe, addirittura, superare il target prefissato.
20,3% è il valore indicato.
Questo, il dato complessivo.
Al quale contribuiscono le previsioni inviate dai singoli Stati.
La Spagna, ad esempio, prevede di superare l'obiettivo (22,7% piuttosto che 20%).
Così anche la Germania (18,7% piuttosto che 18%).
Sono 5, invece, gli Stati che prevedono di non farcela a centrare gli obiettivi del 2020.
Belgio, Danimarca, Lussemburgo, Malta.
Ed Italia.
Questi 5 Stati acquisteranno energia rinnovabile dall'estero.
Noi acquisteremo energia rinnovabile dall'estero.
Noi, con il sole, il vento ed il calore sotto terra che ci ritroviamo...
Ciao
A presto.
Si ringrazia:

Di Mario Delfino
La notizia è di qualche giorno fa.
Ma vale, comunque, la pena sottolinearla.
Lo studio preliminare della Comunità Europea, basato sui documenti previsionali inviati dai singoli Stati membri, evidenzia che l'obiettivo del 20% da fonte rinnovabile può tranquillamente essere raggiunto entro il 2020.
La Comunità Europea dovrebbe, addirittura, superare il target prefissato.
20,3% è il valore indicato.
Questo, il dato complessivo.
Al quale contribuiscono le previsioni inviate dai singoli Stati.
La Spagna, ad esempio, prevede di superare l'obiettivo (22,7% piuttosto che 20%).
Così anche la Germania (18,7% piuttosto che 18%).
Sono 5, invece, gli Stati che prevedono di non farcela a centrare gli obiettivi del 2020.
Belgio, Danimarca, Lussemburgo, Malta.
Ed Italia.
Questi 5 Stati acquisteranno energia rinnovabile dall'estero.
Noi acquisteremo energia rinnovabile dall'estero.
Noi, con il sole, il vento ed il calore sotto terra che ci ritroviamo...
Ciao
A presto.
Si ringrazia:
Rifiuti che bluff

Discariche nel caos. Impianti mai costruiti. Lavoratori senza certezze. Infiltrazioni dei clan. Raccolta a singhiozzo. Nonostante i proclami di Berlusconi la Campania resta sull'orlo dell'emergenza
IL VIDEO Campania, il disastro delle discariche
Le piramidi di rifiuti sono tutte lì, lasciate a marcire sotto il primo sole di primavera.
Viaggio all'inferno.
Ogni giorno, solo da qui, partono 20 autobotti per smaltire altrove il percolato. Quello, almeno, che non scompare infiltrandosi nel terreno. Ogni viaggio costa alle casse pubbliche 1.800 euro tondi tondi. Un servizio quotidiano da 36 mila euro, che in due anni fa un totale mostruoso che supera i 20 milioni. Ferrandelle, Italia, è solo uno dei quartieri che formano la grande città dei rifiuti nata in provincia di Caserta: in 3 chilometri quadrati si contano quattro mega discariche, di cui una sola ancora attiva. Quattro milioni di tonnellate di monnezza 'tal quale', circondata da frutteti e allevamenti che producono cibo che arriva sulle tavole degli italiani. "L'emergenza è finita. Abbiamo fatto interventi concreti, seri e reali che rispettano l'ambiente, a differenza di quello che alcuni vanno dicendo", aveva spiegato Bertolaso lo scorso novembre, replicando a chi sosteneva che il piano non stava funzionando a dovere. Le immagini di Ferrandelle e di San Tammaro su www. espressonline.it dimostrano come l'ambiente e la salute siano in realtà l'ultimo dei problemi che si sono posti i governanti affrettati a pulire le strade dai sacchetti. Le conseguenze potrebbero essere devastanti, e la storia dei sopravvissuti di Maruzzella, la prima discarica dell'area San Tammaro, fa da monito. "Nel 1996 eravamo in 20 a lavorarci dentro", racconta il direttore Antonio De Gennaro: "Oggi siamo rimasti in 12, tutti a ripulire le ecoballe destinate ad Acerra dai materiali ferrosi. In cinque sono morti di tumore e altri tre, incluso il sottoscritto, stanno lottando contro il cancro".
Inceneritori? No grazie.
I limiti del decreto 195, che sulla carta sanciva la fine del disastro, sono evidenti.
Miraggio differenziata.
Ogni anno in Campania si gettano 2,5 milioni di rifiuti: la ricetta di B&B non è riuscita a far diminuire la produzione. I comuni che non raggiungono le percentuali di raccolta differenziata previste dalle nuove regole, dovrebbero essere sciolti all'istante. Ma finora sono stati firmati solo sette decreti, che poi sono stati puntualmente annullati dal Tar. Oggi appena 500 mila tonnellate l'anno vengono riciclate, oltre un milione finisce direttamente in discarica, il rimanente continua a essere compresso e avvolto nel cellophane per essere poi distrutto negli inceneritori. Ma visto che l'arretrato è da record, il 40 per cento di quello che dovrebbe essere trattato nei compattatori finisce in sversatoi tradizionali. Raggiungere i dati del Nord, vicini al 50 per cento, sembra pura fantascienza: la differenziata è un'operazione che non conviene ai campani, costretti a smaltire l'umido in impianti lontani dalla regione, per un costo che supera i 200 euro a tonnellata. Eppure esiste un sito per produrre compost già bell'è pronto, proprio di fronte a Ferrandelle. Incredibilmente è stato utilizzato per accatastare ecoballe. I macchinari all'interno non sono mai stati usati e le vasche sono vuote. "Una tristezza", commenta laconico un tecnico che conosce il deposito.
Debiti, consorzi e promozioni.
A gennaio, quando c'era da gestire il passaggio di consegne tra la struttura in liquidazione e la neonata società provinciale, Scialdone ha avviato paradossalmente una massiccia campagna di promozioni. Almeno 70 operai e impiegati si sono visti aumentare lo stipendio. Alcuni di loro sono candidati per il centrodestra alla provincia di Caserta. Per la Regione corre la moglie dello stesso Scialdone, Michela Pontillo, candidata con la lista che unisce l'Mpa e il Nuovo Psi di Stefano Caldoro, il campione del Pdl. Anche la sorella di Scialdone, Lina, è in politica: alle elezioni comunali di Vitulazio, nel Casertano, è risultata la più votata. Quando nelle scorse settimane nel piccolo centro di Terra di Lavoro è partito il progetto per la raccolta differenziata non si è badato a spese: fuochi d'artificio, majorettes, la banda. Tutto a carico del consorzio. "Mio marito è come Berlusconi", ha risposto la Pontillo a chi criticava, "una vittima degli attacchi ad orologeria di una sinistra ormai defunta". Bertolaso e il premier continuano a nicchiare e parlare di trionfo del buongoverno, ma una cosa è certa: senza tagli agli sprechi e un piano industriale serio, chi lavora nei consorzi presto incrocerà nuovamente le braccia e interromperà la raccolta. I soldi stanziati dalle provincie per gli stipendi arretrati, poco più di 4 milioni, stanno già finendo. La guerra contro la monnezza è ancora tutta da vincere.
Fonte:L'Espresso
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Discariche nel caos. Impianti mai costruiti. Lavoratori senza certezze. Infiltrazioni dei clan. Raccolta a singhiozzo. Nonostante i proclami di Berlusconi la Campania resta sull'orlo dell'emergenza
IL VIDEO Campania, il disastro delle discariche
Le piramidi di rifiuti sono tutte lì, lasciate a marcire sotto il primo sole di primavera.
Viaggio all'inferno.
Ogni giorno, solo da qui, partono 20 autobotti per smaltire altrove il percolato. Quello, almeno, che non scompare infiltrandosi nel terreno. Ogni viaggio costa alle casse pubbliche 1.800 euro tondi tondi. Un servizio quotidiano da 36 mila euro, che in due anni fa un totale mostruoso che supera i 20 milioni. Ferrandelle, Italia, è solo uno dei quartieri che formano la grande città dei rifiuti nata in provincia di Caserta: in 3 chilometri quadrati si contano quattro mega discariche, di cui una sola ancora attiva. Quattro milioni di tonnellate di monnezza 'tal quale', circondata da frutteti e allevamenti che producono cibo che arriva sulle tavole degli italiani. "L'emergenza è finita. Abbiamo fatto interventi concreti, seri e reali che rispettano l'ambiente, a differenza di quello che alcuni vanno dicendo", aveva spiegato Bertolaso lo scorso novembre, replicando a chi sosteneva che il piano non stava funzionando a dovere. Le immagini di Ferrandelle e di San Tammaro su www. espressonline.it dimostrano come l'ambiente e la salute siano in realtà l'ultimo dei problemi che si sono posti i governanti affrettati a pulire le strade dai sacchetti. Le conseguenze potrebbero essere devastanti, e la storia dei sopravvissuti di Maruzzella, la prima discarica dell'area San Tammaro, fa da monito. "Nel 1996 eravamo in 20 a lavorarci dentro", racconta il direttore Antonio De Gennaro: "Oggi siamo rimasti in 12, tutti a ripulire le ecoballe destinate ad Acerra dai materiali ferrosi. In cinque sono morti di tumore e altri tre, incluso il sottoscritto, stanno lottando contro il cancro".
Inceneritori? No grazie.
I limiti del decreto 195, che sulla carta sanciva la fine del disastro, sono evidenti.
Miraggio differenziata.
Ogni anno in Campania si gettano 2,5 milioni di rifiuti: la ricetta di B&B non è riuscita a far diminuire la produzione. I comuni che non raggiungono le percentuali di raccolta differenziata previste dalle nuove regole, dovrebbero essere sciolti all'istante. Ma finora sono stati firmati solo sette decreti, che poi sono stati puntualmente annullati dal Tar. Oggi appena 500 mila tonnellate l'anno vengono riciclate, oltre un milione finisce direttamente in discarica, il rimanente continua a essere compresso e avvolto nel cellophane per essere poi distrutto negli inceneritori. Ma visto che l'arretrato è da record, il 40 per cento di quello che dovrebbe essere trattato nei compattatori finisce in sversatoi tradizionali. Raggiungere i dati del Nord, vicini al 50 per cento, sembra pura fantascienza: la differenziata è un'operazione che non conviene ai campani, costretti a smaltire l'umido in impianti lontani dalla regione, per un costo che supera i 200 euro a tonnellata. Eppure esiste un sito per produrre compost già bell'è pronto, proprio di fronte a Ferrandelle. Incredibilmente è stato utilizzato per accatastare ecoballe. I macchinari all'interno non sono mai stati usati e le vasche sono vuote. "Una tristezza", commenta laconico un tecnico che conosce il deposito.
Debiti, consorzi e promozioni.
A gennaio, quando c'era da gestire il passaggio di consegne tra la struttura in liquidazione e la neonata società provinciale, Scialdone ha avviato paradossalmente una massiccia campagna di promozioni. Almeno 70 operai e impiegati si sono visti aumentare lo stipendio. Alcuni di loro sono candidati per il centrodestra alla provincia di Caserta. Per la Regione corre la moglie dello stesso Scialdone, Michela Pontillo, candidata con la lista che unisce l'Mpa e il Nuovo Psi di Stefano Caldoro, il campione del Pdl. Anche la sorella di Scialdone, Lina, è in politica: alle elezioni comunali di Vitulazio, nel Casertano, è risultata la più votata. Quando nelle scorse settimane nel piccolo centro di Terra di Lavoro è partito il progetto per la raccolta differenziata non si è badato a spese: fuochi d'artificio, majorettes, la banda. Tutto a carico del consorzio. "Mio marito è come Berlusconi", ha risposto la Pontillo a chi criticava, "una vittima degli attacchi ad orologeria di una sinistra ormai defunta". Bertolaso e il premier continuano a nicchiare e parlare di trionfo del buongoverno, ma una cosa è certa: senza tagli agli sprechi e un piano industriale serio, chi lavora nei consorzi presto incrocerà nuovamente le braccia e interromperà la raccolta. I soldi stanziati dalle provincie per gli stipendi arretrati, poco più di 4 milioni, stanno già finendo. La guerra contro la monnezza è ancora tutta da vincere.
Fonte:L'Espresso
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Mel Gibson ancora in Basilicata

Di Alessio Tambone
Nel 2003 vi aveva ambientato alcune scene della Passione di Cristo. Oggi Mel Gibson torna in Basilicata per un sopralluogo nel Parco della Grancia, a soli dodici chilometri da Potenza. Il regista americano sta infatti pensando di girare un film sulle storiche vicende del brigantaggio nelle terre Lucane. La visita al Parco della Grancia si è resa necessaria visto l'enorme successo di questo contenitore storico-rurale, che racchiude al suo interno il cinespettacolo La storia bandita, grande rappresentazione con oltre 400 volontari e suggestivi effetti speciali.
Abbiamo avuto modo di apprezzare La storia bandita questa estate, rivivendo le imprese di Carmine Crocco, celebre "brigante" morto nel carcere di Portoferraio nel 1905 dopo essere stato condannato ai lavori forzati. Una buona organizzazione e l'indubbio fascino di una collocazione vincente (l'intero Parco si trova ai piedi del piccolo paese Brindisi Montagna, sovrastato dalla caratteristica torre diroccata) fa si che ogni elemento naturale concorra all'ottima riuscita dello spettacolo.
Il crescente successo del Parco deve essere arrivato alle orecchie di Mel Gibson, che quindi ha voluto sondare l'eventuale possibilità di un girato in questi luoghi. Ben venga un film su questa preziosa memoria storica; ben venga un film girato nelle nostre terre; bentornato signor Gibson.
Per informazioni: Parco della Grancia
Fonte:AV Magazine

Di Alessio Tambone
Nel 2003 vi aveva ambientato alcune scene della Passione di Cristo. Oggi Mel Gibson torna in Basilicata per un sopralluogo nel Parco della Grancia, a soli dodici chilometri da Potenza. Il regista americano sta infatti pensando di girare un film sulle storiche vicende del brigantaggio nelle terre Lucane. La visita al Parco della Grancia si è resa necessaria visto l'enorme successo di questo contenitore storico-rurale, che racchiude al suo interno il cinespettacolo La storia bandita, grande rappresentazione con oltre 400 volontari e suggestivi effetti speciali.
Abbiamo avuto modo di apprezzare La storia bandita questa estate, rivivendo le imprese di Carmine Crocco, celebre "brigante" morto nel carcere di Portoferraio nel 1905 dopo essere stato condannato ai lavori forzati. Una buona organizzazione e l'indubbio fascino di una collocazione vincente (l'intero Parco si trova ai piedi del piccolo paese Brindisi Montagna, sovrastato dalla caratteristica torre diroccata) fa si che ogni elemento naturale concorra all'ottima riuscita dello spettacolo.
Il crescente successo del Parco deve essere arrivato alle orecchie di Mel Gibson, che quindi ha voluto sondare l'eventuale possibilità di un girato in questi luoghi. Ben venga un film su questa preziosa memoria storica; ben venga un film girato nelle nostre terre; bentornato signor Gibson.
Per informazioni: Parco della Grancia
Fonte:AV Magazine
Tagli alla Fiat: la rabbia di Marchionne
Di Igor Principe
Prima, un comunicato stampa ufficiale; poi, la viva voce di Sergio Marchionne. L'ad del Gruppo Fiat reagisce con rabbia alle indiscrezioni – apparse su Repubblica e poi riprese dal resto della stampa – sul taglio di 5 mila posti di lavoro e sulla riduzione da 14 a 8 modelli, previsti – a quanto si dice – dal piano strategico del Lingotto per il 2010-2014.
"Non è il nostro piano, non lo conosco. Stiamo ancora lavorando, smentisco tutto", ha detto Marchionne. Parlando poi dello stato di salute dell'auto, e in generale dell'economia, ha aggiunto: “È la crisi più profonda che abbiamo visto in Europa, e noi non abbiamo licenziato nessuno. Cercare di picchiare la Fiat in un momento come questo è la cosa più sproporzionata che abbia mai visto, è quasi vergognoso”.
“Strumentalizzazioni" e "speculazioni dei giornali" sono altri due termini con cui l'ad Fiat ha voluto esprimere la propria rabbia. “Ci hanno accusato di tantissime cose – ha detto – ma la realtà è che non abbiamo mai licenziato nessuno, abbiamo cercato di mantenere l’equilibrio sociale negli scorsi 24 mesi. Stiamo gestendo un momento difficile nei migliori dei modi, abbiamo protetto l’aspetto operativo al massimo con sacrifici enormi. Non voglio medaglie, ma quello che è stato fatto è stato fatto. Ricordatevi dove era la Fiat nel 2004".
E' una difesa strenua, quella di Marchionne, che quindi smentisce e rivendica la crescita del gruppo senza alcun sacrificio sul piano sociale. Cosa che non ha tuttavia messo tranquilli i sindacati, le cui reazioni non registrano novità rispetto a quelle di ieri.
Insomma, sono tutti arrabbiati: i lavoratori, Marchionne e pure il governo. Maurizio Sacconi, ministro del Lavoro, non ha certo apprezzato la fuga di notizie, e ha parlato di “indiscrezioni inquietanti che suscitano allarme sociale”. Il 21 aprile, giorno in cui Fiat presenterà il piano, sapremo chi ha detto la verità.
Fonte:AutoNews.it
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Di Igor Principe
Prima, un comunicato stampa ufficiale; poi, la viva voce di Sergio Marchionne. L'ad del Gruppo Fiat reagisce con rabbia alle indiscrezioni – apparse su Repubblica e poi riprese dal resto della stampa – sul taglio di 5 mila posti di lavoro e sulla riduzione da 14 a 8 modelli, previsti – a quanto si dice – dal piano strategico del Lingotto per il 2010-2014.
"Non è il nostro piano, non lo conosco. Stiamo ancora lavorando, smentisco tutto", ha detto Marchionne. Parlando poi dello stato di salute dell'auto, e in generale dell'economia, ha aggiunto: “È la crisi più profonda che abbiamo visto in Europa, e noi non abbiamo licenziato nessuno. Cercare di picchiare la Fiat in un momento come questo è la cosa più sproporzionata che abbia mai visto, è quasi vergognoso”.
“Strumentalizzazioni" e "speculazioni dei giornali" sono altri due termini con cui l'ad Fiat ha voluto esprimere la propria rabbia. “Ci hanno accusato di tantissime cose – ha detto – ma la realtà è che non abbiamo mai licenziato nessuno, abbiamo cercato di mantenere l’equilibrio sociale negli scorsi 24 mesi. Stiamo gestendo un momento difficile nei migliori dei modi, abbiamo protetto l’aspetto operativo al massimo con sacrifici enormi. Non voglio medaglie, ma quello che è stato fatto è stato fatto. Ricordatevi dove era la Fiat nel 2004".
E' una difesa strenua, quella di Marchionne, che quindi smentisce e rivendica la crescita del gruppo senza alcun sacrificio sul piano sociale. Cosa che non ha tuttavia messo tranquilli i sindacati, le cui reazioni non registrano novità rispetto a quelle di ieri.
Insomma, sono tutti arrabbiati: i lavoratori, Marchionne e pure il governo. Maurizio Sacconi, ministro del Lavoro, non ha certo apprezzato la fuga di notizie, e ha parlato di “indiscrezioni inquietanti che suscitano allarme sociale”. Il 21 aprile, giorno in cui Fiat presenterà il piano, sapremo chi ha detto la verità.
Fonte:AutoNews.it
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giovedì 25 marzo 2010
ELEZIONI REGIONALI LAZIO 2010 / morta par condicio, presentata denuncia dalla Rete dei Cittadini

Due settimane fa è stata inoltrata una denuncia al CORECOM per la mancata informazione riguardo la candidatura della lista civica RETE DEI CITTADINI, per la quale riteniamo di avere subito un grave danno in termini elettorali.
In ogni passaggio televisivo veniva erroneamente nominata l’esistenza di due candidate alla presidenza della Regione Lazio, mancando totalmente di menzionare la candidata, MARZOLI MARZIA prima, in ordine di presentazione delle liste, con la lista civica RETE DEI CITTADINI.
Oggi la risposta del CORECOM prova che avevamo tutti i diritti di chiedere ai mezzi di informazione e specialmente quelli della Televisione Pubblica della Rai un pari trattamento rispetto alle due candidate, a cui è stato riservato uno spazio abnorme.
Tutti i cittadini del Lazio devono sapere ciò che ha dovuto subire la LISTA CIVICA RETE DEI CITTADINI,per riflettere su come sia lontano il modello di lnformazione libera e obiettiva. equidistante dalle posizioni partitiche, che di fatto in Italia, si spartiscono giornali e televisione.
Gli elettori hanno continuamente ascoltato le lamentele da parte dei due blocchi partitici della presunta mancanza di par condicio, ma solo la RETE DEI CITTADINI ha realmente subito una totale assenza di par condicio.
Gli unici giornali, canali televisivi e stazioni radio che hanno sempre rispettato la par condicio, per un senso di giusta informazione elettorale sono stati: CARTA, ALTRECONOMIA, IL CAFFE, IL CATONE, IESTV, TELEROMA59, TV9, RADIODIMENSIONE SUONO ROMA, RADIO CITTA’ FUTURA, RADIO ROMA POPOLARE, RADIO GLOBO.
A queste testate giornalistiche, radiofoniche e televisive va tutta la nostra stima e il nostro ringraziamento per essersi distinti dagli altri, mostrando in questo l’urgenza di porre la questione anche in sede legislativa per la prossima legge elettorale che la Regione Lazio proporrà, ci auguriamo con il contributo della Rete dei cittadini.
La RETE DEI CITTTADINI chiederà trasparenza ed equilibrio a tutte le forze politiche che parteciperanno alle prossime elezioni della Regione Lazio per evitare che altri subiscano il grave danno che abbiamo subito noi.
Tutte le rimanenti testate giornalistiche, radiofoniche e televisive, forse per ordini ricevuti da altri, hanno portato avanti una campagna di pura disinformazione, falsando il risultato delle elezioni regionali, lasciando indietro la par condicio e la corretta informazione, linfa vitale di una società che si crede democratica e libera da condizionamenti.
Di seguito la risposta eloquente del CORECOM
PAR CONDICIO: CORECOM LAZIO INVITA TV A MAGGIORE PARITA' TRATTAMENTO
ASCA) - Roma, 23 mar - Il Corecom Lazio ha inviato una lettera alle emittenti radiotelevisive locali e alla Testata giornalistica regionale della Rai per invitare tutti a un maggiore rispetto dei principi di completezza, correttezza, obiettivita', equita', imparzialita' e parita' di trattamento di tutte le liste partecipanti alle elezioni regionali del 28 e 29 marzo. In particolare, la raccomandazione del Comitato, espressa con delibera del 17 marzo scorso, si riferisce agli spazi dedicati nei telegiornali alle tre candidate alla presidenza della Regione Lazio, Emma Bonino, Marzia Marzoli e Renata Polverini.
''La rappresentazione delle diverse posizioni politiche nei notiziari - si legge nella delibera - non e' regolata, a differenza della comunicazione politica, dal criterio della ripartizione matematicamente paritaria degli spazi attribuiti, ma deve comunque sempre conformarsi, pur nel riconoscimento dell'autonomia editoriale di ciascuna testata, al principio della parita' di trattamento e dell'equa rappresentazione di tutti i soggetti politici competitori, ai fini del corretto svolgimento del confronto politico su cui si fonda il sistema democratico''.
''Il Corecom Lazio - conclude la delibera - nell'esercizio della sua funzione di vigilanza, verifica l'osservanza del presente richiamo anche attraverso il monitoraggio dei programmi e, in caso di inosservanza, adotta i conseguenti provvedimenti''.
Fonte: - Uno Notizie Lazio - ultime news elezioni regionali Lazio 2010, Roma -

Due settimane fa è stata inoltrata una denuncia al CORECOM per la mancata informazione riguardo la candidatura della lista civica RETE DEI CITTADINI, per la quale riteniamo di avere subito un grave danno in termini elettorali.
In ogni passaggio televisivo veniva erroneamente nominata l’esistenza di due candidate alla presidenza della Regione Lazio, mancando totalmente di menzionare la candidata, MARZOLI MARZIA prima, in ordine di presentazione delle liste, con la lista civica RETE DEI CITTADINI.
Oggi la risposta del CORECOM prova che avevamo tutti i diritti di chiedere ai mezzi di informazione e specialmente quelli della Televisione Pubblica della Rai un pari trattamento rispetto alle due candidate, a cui è stato riservato uno spazio abnorme.
Tutti i cittadini del Lazio devono sapere ciò che ha dovuto subire la LISTA CIVICA RETE DEI CITTADINI,per riflettere su come sia lontano il modello di lnformazione libera e obiettiva. equidistante dalle posizioni partitiche, che di fatto in Italia, si spartiscono giornali e televisione.
Gli elettori hanno continuamente ascoltato le lamentele da parte dei due blocchi partitici della presunta mancanza di par condicio, ma solo la RETE DEI CITTADINI ha realmente subito una totale assenza di par condicio.
Gli unici giornali, canali televisivi e stazioni radio che hanno sempre rispettato la par condicio, per un senso di giusta informazione elettorale sono stati: CARTA, ALTRECONOMIA, IL CAFFE, IL CATONE, IESTV, TELEROMA59, TV9, RADIODIMENSIONE SUONO ROMA, RADIO CITTA’ FUTURA, RADIO ROMA POPOLARE, RADIO GLOBO.
A queste testate giornalistiche, radiofoniche e televisive va tutta la nostra stima e il nostro ringraziamento per essersi distinti dagli altri, mostrando in questo l’urgenza di porre la questione anche in sede legislativa per la prossima legge elettorale che la Regione Lazio proporrà, ci auguriamo con il contributo della Rete dei cittadini.
La RETE DEI CITTTADINI chiederà trasparenza ed equilibrio a tutte le forze politiche che parteciperanno alle prossime elezioni della Regione Lazio per evitare che altri subiscano il grave danno che abbiamo subito noi.
Tutte le rimanenti testate giornalistiche, radiofoniche e televisive, forse per ordini ricevuti da altri, hanno portato avanti una campagna di pura disinformazione, falsando il risultato delle elezioni regionali, lasciando indietro la par condicio e la corretta informazione, linfa vitale di una società che si crede democratica e libera da condizionamenti.
Di seguito la risposta eloquente del CORECOM
PAR CONDICIO: CORECOM LAZIO INVITA TV A MAGGIORE PARITA' TRATTAMENTO
ASCA) - Roma, 23 mar - Il Corecom Lazio ha inviato una lettera alle emittenti radiotelevisive locali e alla Testata giornalistica regionale della Rai per invitare tutti a un maggiore rispetto dei principi di completezza, correttezza, obiettivita', equita', imparzialita' e parita' di trattamento di tutte le liste partecipanti alle elezioni regionali del 28 e 29 marzo. In particolare, la raccomandazione del Comitato, espressa con delibera del 17 marzo scorso, si riferisce agli spazi dedicati nei telegiornali alle tre candidate alla presidenza della Regione Lazio, Emma Bonino, Marzia Marzoli e Renata Polverini.
''La rappresentazione delle diverse posizioni politiche nei notiziari - si legge nella delibera - non e' regolata, a differenza della comunicazione politica, dal criterio della ripartizione matematicamente paritaria degli spazi attribuiti, ma deve comunque sempre conformarsi, pur nel riconoscimento dell'autonomia editoriale di ciascuna testata, al principio della parita' di trattamento e dell'equa rappresentazione di tutti i soggetti politici competitori, ai fini del corretto svolgimento del confronto politico su cui si fonda il sistema democratico''.
''Il Corecom Lazio - conclude la delibera - nell'esercizio della sua funzione di vigilanza, verifica l'osservanza del presente richiamo anche attraverso il monitoraggio dei programmi e, in caso di inosservanza, adotta i conseguenti provvedimenti''.
Fonte: - Uno Notizie Lazio - ultime news elezioni regionali Lazio 2010, Roma -
L'Istat, crollano le vendite di prodotti alimentari

In sofferenza soprattutto la grande distribuzione, ipermercati e supermercati
ROMA - Le vendite al dettaglio dei prodotti alimentari sono diminuite a gennaio dell'1% rispetto a dicembre e del 3,3% rispetto allo stesso periodo del 2009. Lo rileva l'Istat precisando che il dato congiunturale è il peggiore da aprile 2007 mentre quello tendenziale è il peggiore dal marzo 2009, quando segnò il -5,2%. Nel complesso le vendite al dettaglio a gennaio sono diminuite dello 0,5% rispetto a dicembre e del 2,6% rispetto a gennaio 2009. Lo rileva l'Istat precisando che il dato congiunturale è il peggiore da dicembre 2008 (allora segnò -0,7%).
Secondo l'istituto di statistica il calo delle vendite su dicembre (-0,5%) è la sintesi tra il -1% delle vendite alimentari (il dato peggiore da aprile 2007) e dello 0,3% dei prodotti non alimentari. Rispetto a gennaio 2009 le vendite alimentari sono diminuite del 3,3% (il calo più consistente da marzo 2009) mentre quelle dei prodotti non alimentari sono diminuite del 2,3%. Il calo tendenziale è stato forte soprattutto nelle imprese della grande distribuzione (-3,1%) mentre le imprese operanti su piccole superfici hanno segnato un -2,2% su gennaio.
Nell'alimentare le imprese della grande distribuzione hanno segnato un calo delle vendite del 3,5% mentre le imprese operanti su piccole superfici hanno registrato un calo delle vendite del 3,1%. Nel comparto non alimentare le aziende della grande distribuzione hanno segnato un calo delle vendite del 2,9% a fronte del calo del 2% dei piccoli negozi. Nell'alimentare gli ipermercati e i supermercati hanno perso il 3% del fatturato al livello tendenziale mentre i discount alimentare hanno segnato un -2,9%. Sul calo complessivo del 2,6% delle vendite a gennaio spicca quello dei prodotti farmaceutici (-4,2%) e delle dotazioni per l'informatica (-4,3%). Reggono meglio la crisi l'abbigliamento e le calzature (-1,2% per entrambi i comparti) la foto ottica (-0,6%) e il settore dei giocattoli, sport e campeggio (-0,9%).
Fonte:La Repubblica
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In sofferenza soprattutto la grande distribuzione, ipermercati e supermercati
ROMA - Le vendite al dettaglio dei prodotti alimentari sono diminuite a gennaio dell'1% rispetto a dicembre e del 3,3% rispetto allo stesso periodo del 2009. Lo rileva l'Istat precisando che il dato congiunturale è il peggiore da aprile 2007 mentre quello tendenziale è il peggiore dal marzo 2009, quando segnò il -5,2%. Nel complesso le vendite al dettaglio a gennaio sono diminuite dello 0,5% rispetto a dicembre e del 2,6% rispetto a gennaio 2009. Lo rileva l'Istat precisando che il dato congiunturale è il peggiore da dicembre 2008 (allora segnò -0,7%).
Secondo l'istituto di statistica il calo delle vendite su dicembre (-0,5%) è la sintesi tra il -1% delle vendite alimentari (il dato peggiore da aprile 2007) e dello 0,3% dei prodotti non alimentari. Rispetto a gennaio 2009 le vendite alimentari sono diminuite del 3,3% (il calo più consistente da marzo 2009) mentre quelle dei prodotti non alimentari sono diminuite del 2,3%. Il calo tendenziale è stato forte soprattutto nelle imprese della grande distribuzione (-3,1%) mentre le imprese operanti su piccole superfici hanno segnato un -2,2% su gennaio.
Nell'alimentare le imprese della grande distribuzione hanno segnato un calo delle vendite del 3,5% mentre le imprese operanti su piccole superfici hanno registrato un calo delle vendite del 3,1%. Nel comparto non alimentare le aziende della grande distribuzione hanno segnato un calo delle vendite del 2,9% a fronte del calo del 2% dei piccoli negozi. Nell'alimentare gli ipermercati e i supermercati hanno perso il 3% del fatturato al livello tendenziale mentre i discount alimentare hanno segnato un -2,9%. Sul calo complessivo del 2,6% delle vendite a gennaio spicca quello dei prodotti farmaceutici (-4,2%) e delle dotazioni per l'informatica (-4,3%). Reggono meglio la crisi l'abbigliamento e le calzature (-1,2% per entrambi i comparti) la foto ottica (-0,6%) e il settore dei giocattoli, sport e campeggio (-0,9%).
Fonte:La Repubblica
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Fiat, il 21 aprile taglio di 5mila dipendenti: Marchionne smentisce, sindacati in allarme
Di Eleonora Bianchini
Il 21 aprile potrebbe essere un giorno clou per i dipendenti Fiat. Infatti, secondo quanto anticipato oggi dal quotidiano Repubblica, sarebbero in arrivo tagli importanti per l'azienda di Torino. I numero sono preoccupanti: il piano infatti potrebbe prevedere 5.000 dipendenti in meno, riduzione del 25% del numero dei modelli prodotti (da 12 a 8) e aumento del 50 per cento dell'attuale produzione italiana ( da 600 a 900 mila auto, soprattutto grazie all'arrivo della Panda a Pomigliano).
Nello specifico, il piano di Marchionne prevederebbe il taglio del 15% degli organici degli addetti al montaggio finale, quei 30.000 operai di linea che nei mesi scorsi sono rimasti fermi per due settimane quando ha cominciato a farsi sentire l'effetto dello stop agli incentivi.
La novità sarebbero i 2.000-2.500 addetti in meno alle Carrozzerie di Mirafiori e le 500 tute blu che il sindacato stima possano perdere il posto a Pomigliano in seguito al passaggio dalle produzioni Alfa alla Panda.
Dopo il 21 aprile la palla passerà ai sindacati che parlano già in allarmementre Sergio Marchionne parla di notizie infondate. Per ricostruire le vicissitudini della Fiat, leggete Torino2.0.
Fonte:Blogsfere
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Fiat: 5mila posti di lavoro in meno
Di Igor Principe
Cinquemila posti di lavoro in meno. Secondo alcune indiscrezioni, il piano strategico di Fiat per il quadriennio 2010-2014 sarebbe caratterizzato da una sforbiciata di quelle proporzioni al numero di maestranze al momento impiegate. Il piano sarà reso noto da Sergio Marchionne il prossimo 21 aprile, ma le reazioni – rabbiose, manco a dirlo – dei sindacati non si sono fatte attendere.
Come sarebbero suddivisi quei tagli? Anzitutto, si tratta del 15% degli organici che si occupano del montaggio finale (30mila addetti), cioè la stessa quantità di forza lavoro già fermata per due settimane a ridosso dello stop del governo agli incentivi. Nel dettaglio, sono i 1500 lavoratori di Termini Imerese, i 500 che hanno optato per la mobilità volontaria a Cassino, più altri 2000 (o addirittura 2500) operai a Mirafiori e 500 a Pomigliano d'Arco, dove verrà trasferita la produzione della Panda, ora affidata all'impianto polacco di Tychy.
Se i tagli di Cassino e di Termini Imerese erano ampiamente previsti, quelli a Pomigliano d'Arco e, soprattutto, nella “casa madre” Mirafiori sono un'importante novità. Che, ovviamente, non piace ai sindacati. Due reazioni, tra tutte, sintetizzano bene la rabbia dei rappresentanti dei lavoratori.
Gianni Rinaldini, segretario geneale Fiom Cgil, dice: “Queste indiscrezioni sul piano Fiat sono preoccupanti e inaccettabili. Si evidenzia anche in questo modo il fatto che il governo deve riconvocare le parti perchè si apra un vero negoziato sul piano industriale della Fiat che non può essere semplicemente annunciato il 21 aprile e comunicato ai sindacati saltando qualsiasi trattativa”. Su Mirafiori, invece, insiste Giorgio Airaudo (sempre Fiom): “Non credo che Mirafiori possa essere ulteriormente ridimensionata visto che è già notevolmente dimagrita dal 2000 a oggi”.
Perentorio un altro dirigente Fiom, Giorgio Cremaschi: “Il piano Fiat è una vergogna che conferma le nostre peggiori e spesso inascoltate previsioni. La realtà è che la Fiat comincia a lasciare l'Italia con una valanga di licenziamenti”.
Tra le altre indiscrezioni, spiccano quelle riguardanti la produzione. I modelli totali passano da 14 a 8 (il che appare perfettamente in linea con la riduzione di personale). Sette nuovi modelli con marchio Fiat, Alfa e Lancia saranno invece realizzati negli Usa per quel mercato, dove la produzione dovrebbe superare complessivamente le 350 mila unità. E' la faccia buona della medaglia. O, se si preferisce, il lato visibile della luna; quello oscuro, invece, è tutto italiano.
Fonte:Autonews.it
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Di Eleonora Bianchini
Il 21 aprile potrebbe essere un giorno clou per i dipendenti Fiat. Infatti, secondo quanto anticipato oggi dal quotidiano Repubblica, sarebbero in arrivo tagli importanti per l'azienda di Torino. I numero sono preoccupanti: il piano infatti potrebbe prevedere 5.000 dipendenti in meno, riduzione del 25% del numero dei modelli prodotti (da 12 a 8) e aumento del 50 per cento dell'attuale produzione italiana ( da 600 a 900 mila auto, soprattutto grazie all'arrivo della Panda a Pomigliano).
Nello specifico, il piano di Marchionne prevederebbe il taglio del 15% degli organici degli addetti al montaggio finale, quei 30.000 operai di linea che nei mesi scorsi sono rimasti fermi per due settimane quando ha cominciato a farsi sentire l'effetto dello stop agli incentivi.
La novità sarebbero i 2.000-2.500 addetti in meno alle Carrozzerie di Mirafiori e le 500 tute blu che il sindacato stima possano perdere il posto a Pomigliano in seguito al passaggio dalle produzioni Alfa alla Panda.
Dopo il 21 aprile la palla passerà ai sindacati che parlano già in allarmementre Sergio Marchionne parla di notizie infondate. Per ricostruire le vicissitudini della Fiat, leggete Torino2.0.
Fonte:Blogsfere
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Fiat: 5mila posti di lavoro in meno
Di Igor Principe
Cinquemila posti di lavoro in meno. Secondo alcune indiscrezioni, il piano strategico di Fiat per il quadriennio 2010-2014 sarebbe caratterizzato da una sforbiciata di quelle proporzioni al numero di maestranze al momento impiegate. Il piano sarà reso noto da Sergio Marchionne il prossimo 21 aprile, ma le reazioni – rabbiose, manco a dirlo – dei sindacati non si sono fatte attendere.
Come sarebbero suddivisi quei tagli? Anzitutto, si tratta del 15% degli organici che si occupano del montaggio finale (30mila addetti), cioè la stessa quantità di forza lavoro già fermata per due settimane a ridosso dello stop del governo agli incentivi. Nel dettaglio, sono i 1500 lavoratori di Termini Imerese, i 500 che hanno optato per la mobilità volontaria a Cassino, più altri 2000 (o addirittura 2500) operai a Mirafiori e 500 a Pomigliano d'Arco, dove verrà trasferita la produzione della Panda, ora affidata all'impianto polacco di Tychy.
Se i tagli di Cassino e di Termini Imerese erano ampiamente previsti, quelli a Pomigliano d'Arco e, soprattutto, nella “casa madre” Mirafiori sono un'importante novità. Che, ovviamente, non piace ai sindacati. Due reazioni, tra tutte, sintetizzano bene la rabbia dei rappresentanti dei lavoratori.
Gianni Rinaldini, segretario geneale Fiom Cgil, dice: “Queste indiscrezioni sul piano Fiat sono preoccupanti e inaccettabili. Si evidenzia anche in questo modo il fatto che il governo deve riconvocare le parti perchè si apra un vero negoziato sul piano industriale della Fiat che non può essere semplicemente annunciato il 21 aprile e comunicato ai sindacati saltando qualsiasi trattativa”. Su Mirafiori, invece, insiste Giorgio Airaudo (sempre Fiom): “Non credo che Mirafiori possa essere ulteriormente ridimensionata visto che è già notevolmente dimagrita dal 2000 a oggi”.
Perentorio un altro dirigente Fiom, Giorgio Cremaschi: “Il piano Fiat è una vergogna che conferma le nostre peggiori e spesso inascoltate previsioni. La realtà è che la Fiat comincia a lasciare l'Italia con una valanga di licenziamenti”.
Tra le altre indiscrezioni, spiccano quelle riguardanti la produzione. I modelli totali passano da 14 a 8 (il che appare perfettamente in linea con la riduzione di personale). Sette nuovi modelli con marchio Fiat, Alfa e Lancia saranno invece realizzati negli Usa per quel mercato, dove la produzione dovrebbe superare complessivamente le 350 mila unità. E' la faccia buona della medaglia. O, se si preferisce, il lato visibile della luna; quello oscuro, invece, è tutto italiano.
Fonte:Autonews.it
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