giovedì 2 luglio 2026

“Con i Sud del mondo, senza apartheid, senza neocolonialismo”- Servizio televisivo con interviste

Nei giorni scorsi all’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici si è svolto il convegno organizzato dal Partito del Sud “Con i Sud del mondo, senza apartheid, senza neocolonialismo”, dedicato al rapporto tra questione meridionale, disuguaglianze globali e nuovi assetti geopolitici.


Nel servizio interviste con Natale Cuccurese Presidente nazionale del Partito del Sud, con Stefano Galieni della Segreteria Nazionale PRC resp. Immigrazione, con l'On. Dario Carotenuto del Movimento 5 Stelle e con Luigi de Magistris già Sindaco di Napoli.


Il servizio andato in onda su TeleVomero e Canale 21 è proposto dalla pagina Sì Comunicazione https://www.facebook.com/reel/1394312745904195










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Nei giorni scorsi all’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici si è svolto il convegno organizzato dal Partito del Sud “Con i Sud del mondo, senza apartheid, senza neocolonialismo”, dedicato al rapporto tra questione meridionale, disuguaglianze globali e nuovi assetti geopolitici.


Nel servizio interviste con Natale Cuccurese Presidente nazionale del Partito del Sud, con Stefano Galieni della Segreteria Nazionale PRC resp. Immigrazione, con l'On. Dario Carotenuto del Movimento 5 Stelle e con Luigi de Magistris già Sindaco di Napoli.


Il servizio andato in onda su TeleVomero e Canale 21 è proposto dalla pagina Sì Comunicazione https://www.facebook.com/reel/1394312745904195










lunedì 29 giugno 2026

L’ISTAT CONFERMA IL FALLIMENTO DELLA “TEORIA DELLA LOCOMOTIVA”…

 Di Natale Cuccurese

 

La "Locomotiva" di bocconiana memoria cresce meno del Sud. Dopo la conferma dell’Istat oggi se ne accorgono anche le grandi testate nazionali…

I dati erano già noti da una settimana quando #Svimez aveva diffuso un rapporto in cui scriveva che:” Per il quarto anno consecutivo il Sud è cresciuto più della media italiana. I dati a consuntivo del 2025 registrano un PIL delle regioni meridionali aumentato dello 0,7%, rispetto allo 0,5% del centro-nord, con un tasso di crescita, però, inferiore al 2024 quando raggiunse l’1%. Non avveniva da molti anni, dal periodo del boom economico del dopoguerra. Preoccupa, però, il dato del divario di crescita dell’Italia rispetto all’Unione europea. Se nel 2025 il Pil nazionale è cresciuto di mezzo punto percentuale, al di sotto anche dello 0,8% del 2024, resta stabilmente inferiore alla media Ue a 27, +1,5%. La Spagna prosegue la sua significativa espansione +2,8%, la Francia si attesta allo 0,8%, la Germania, invece, dopo la recessione del biennio precedente, è ferma a un modesto 0,2%.

Determinante il contributo degli investimenti, in particolare delle opere pubbliche e degli interventi collegati al PNRR. Nel triennio 2022-2025 gli investimenti pubblici sono quasi raddoppiati, sostenendo la crescita e contribuendo a ridurre le distanze territoriali. Tra le regioni meridionali spiccano i risultati dell’Abruzzo (+1,9%), trainato dall’industria e dalle costruzioni, della Campania (0,9%) e della Calabria (0,8%), mentre molte regioni del Nord continuano a risentire della debolezza dell’export e dell’incertezza dei mercati internazionali”. (
https://www.svimez.it/pil-2025-sud-cresce-piu-media.../)

Nell’articolo traspare che lo spunto di crescita è dato dai fondi Pnrr. Vero. Va però ricordato che in realtà la quota destinata al Sud non arriva nemmeno a quel 40% fissato da Draghi. Denunciamo da molto tempo “la truffa del Pnrr”, nei confronti del Sud. Le risorse che dovevano essere date al Sud (almeno il 65% del totale da indicazioni europee) sono state “distratte” a favore del Nord, prima con un riparto del solo 40% deciso dal governo Draghi e ora con il governo Meloni, e grazie all’opera di (buio) Fitto, ora commissario europeo, si supera di poco il 30% e comunque vedremo il dato reale a consuntivo, probabilmente ancora più basso. Comunque parafrasando una famosa frase revisionista prendiamo atto che malgrado la riduzione dei fondi “anche il Pnrr ha fatto cose buone”…

Questo a testimoniare che, come da tempo si dice, accendere il secondo motore del Paese (il Mezzogiorno appunto) avrebbe ricadute positive per tutti, eppure...

La realtà è che alcune Regioni del Sud stanno sovraperformando in termini di PIL, malgrado gli ostacoli posti dai governi nazionali e la continua sottrazione di risorse, ora anche a livello Ue con la sottrazione dei FSC, e sono diventate Locomotiva reale del Paese. Un caso? Non credo.

L’articolo fa venire alla mente altri spunti interessanti in merito ai giovani laureati al Sud, all'emigrazione e non solo.

Secondo alcune stime Napoli entro il 2035 perderà 150 mila ragazzi, alla ricerca di altre possibilità. C’è un fondo speciale che si chiama Resto al Sud, per incentivare la creazione di imprese. Ma non basta. Antonio D’Amato, ex presidente della Confindustria tempo fa affermò : «Dove l’80 per cento dei giovani laureati va via, serve un nuovo modello di sviluppo con industrie che non siano acefale, ma che abbiano in Campania e a Napoli il loro centro decisionale. Altro che inseguire la decrescita felice. Siamo i primi per riciclo in Europa. Servono fabbriche e servono i cervelli». Meno bed and breakfast, che pure aiutano la crescita, e più ricerca”.

“Dalle aule della Federico II esce il 10% degli ingegneri italiani. Un sistema aperto. In uno studio riportato dal Corriere del Mezzogiorno emerge come la Campania, secondo il Report Trend-Start Up Innovative, nel primo trimestre 2025 conti 1.515 start up, pari al 12,45% del totale nazionale. Seconda solo alla Lombardia e davanti al Lazio”.

Sorgono così alcune domande spontanee relative all'attualità:

-Come mai per il #pontesullostrettodimessina Salvini in tempi di “federalismo fiscale” ha appaltato l’opera a ditte del Nord, senza coinvolgere quelle meridionali (fra gli osanna di alcuni “meridionalisti ingenui”?!

- Perché insistere con l’Autonomia Differenziata che
secondo gli industriali di Napoli, riuniti pochi giorni fa a Palazzo Partanna, “danneggia il Sud”?

L'incontro a Palazzo Partanna sulla riforma: "Non si può penalizzare un'area che è diventata la locomotiva del Paese (come da ultimo rapporto SVIMEZ…)

L'Italia può farcela solo se il Sud ricuce il gap col Nord. Per questo motivo durante il dibattito ospitato dall'Unione industriali di Napoli, la riforma delle Autonomie differenziate in discussione in Parlamento viene bocciata senza appello.

Proposte.
Passiamo così a tre semplici proposte, anche per evitare il solo piagnisteo che diventa stancante:

- Come ho scritto già più volte in passato, la proposta a mio avviso da fare è che almeno una quota del 34% (percentuale della popolazione) degli investimenti in opere nel Mezzogiorno sia garantita per coinvolgere nei lavori aziende del Sud.
In caso contrario i Fondi investiti al Sud serviranno in prospettiva, in tempi di federalismo fiscale, solo ad aumentare il gap territoriale, come si vede appunto per il Ponte…

Oggi nulla di simile è previsto, pur essendoci al Sud aziende in grado di ben operare ed inserirsi in più comparti anche ad alti livelli. Aziende che per la crisi degli ultimi anni, secondo la “mappa della solidità” delle imprese tracciata dall’Istat, per il 45% sono a rischio chiusura.
Su questo aspetto servirebbe fare pressione anche in Parlamento, servirebbe cioè da parte dei cittadini del Sud votare il Partito del Sud e non la Lega (Nord) oltretutto al governo spessissimo nell'ultimo trentennio (e si vede)…

Lo stesso dicasi per la necessità che la stazione appaltante concluda entro sessanta giorni il processo autorizzativo per l’affidamento delle opere. Senza tale richiamo dei poteri dello Stato molti degli interventi diretti al Mezzogiorno potrebbero non andare in porto o per assenza di risorse di cofinanziamento o per inefficienze causate negli anni dalla destrutturazione dello Stato, di cui la modifica del Titolo V è testimone. Servono buoni progetti concreti e buona attuazione degli stessi per iniziare a riequilibrare, altro che il “Ponte sullo Stretto” ennesima mangiatoia di Stato.

- La seconda proposta, sempre per restare sul 34%, sono i decreti attuativi, che ad oggi mancano, relativamente alla clausola, introdotta in sede di conversione del decreto-legge n. 243/2016 e s.m.i nella legge n. 18/2017, che prevede che le Amministrazioni centrali dello Stato debbano destinare alle regioni del Mezzogiorno il 34% delle risorse ordinarie in conto capitale, proporzionale dunque alla quota percentuale della popolazione di riferimento ogni anno vengono “sottratte”, o meglio “non erogate”, risorse consistenti in conto capitale, di decine di miliardi di euro, alle Regioni del Sud Italia. Nello specifico, per come sono indicate nella legge ” Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia.

- La terza proposta è quella che esce dalla riunione degli industriali di Napoli (quindi non certo un covo di rivoluzionari comunisti…) e cioè “una proposta di legge alternativa alla riforma, basata sulla perequazione a vantaggio di un sud non più lumaca, ma locomotiva del Paese”.

A mio avviso ripartire da queste proposte sarebbe utile per iniziare ad avere un Paese più equo, nell'interesse di tutti i cittadini a tutte le latitudini.

Sarebbe, ma non con l’attuale governo, il più antimeridionale della storia con al suo interno, non a caso, la Lega (Nord)...


 
 
 


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 Di Natale Cuccurese

 

La "Locomotiva" di bocconiana memoria cresce meno del Sud. Dopo la conferma dell’Istat oggi se ne accorgono anche le grandi testate nazionali…

I dati erano già noti da una settimana quando #Svimez aveva diffuso un rapporto in cui scriveva che:” Per il quarto anno consecutivo il Sud è cresciuto più della media italiana. I dati a consuntivo del 2025 registrano un PIL delle regioni meridionali aumentato dello 0,7%, rispetto allo 0,5% del centro-nord, con un tasso di crescita, però, inferiore al 2024 quando raggiunse l’1%. Non avveniva da molti anni, dal periodo del boom economico del dopoguerra. Preoccupa, però, il dato del divario di crescita dell’Italia rispetto all’Unione europea. Se nel 2025 il Pil nazionale è cresciuto di mezzo punto percentuale, al di sotto anche dello 0,8% del 2024, resta stabilmente inferiore alla media Ue a 27, +1,5%. La Spagna prosegue la sua significativa espansione +2,8%, la Francia si attesta allo 0,8%, la Germania, invece, dopo la recessione del biennio precedente, è ferma a un modesto 0,2%.

Determinante il contributo degli investimenti, in particolare delle opere pubbliche e degli interventi collegati al PNRR. Nel triennio 2022-2025 gli investimenti pubblici sono quasi raddoppiati, sostenendo la crescita e contribuendo a ridurre le distanze territoriali. Tra le regioni meridionali spiccano i risultati dell’Abruzzo (+1,9%), trainato dall’industria e dalle costruzioni, della Campania (0,9%) e della Calabria (0,8%), mentre molte regioni del Nord continuano a risentire della debolezza dell’export e dell’incertezza dei mercati internazionali”. (
https://www.svimez.it/pil-2025-sud-cresce-piu-media.../)

Nell’articolo traspare che lo spunto di crescita è dato dai fondi Pnrr. Vero. Va però ricordato che in realtà la quota destinata al Sud non arriva nemmeno a quel 40% fissato da Draghi. Denunciamo da molto tempo “la truffa del Pnrr”, nei confronti del Sud. Le risorse che dovevano essere date al Sud (almeno il 65% del totale da indicazioni europee) sono state “distratte” a favore del Nord, prima con un riparto del solo 40% deciso dal governo Draghi e ora con il governo Meloni, e grazie all’opera di (buio) Fitto, ora commissario europeo, si supera di poco il 30% e comunque vedremo il dato reale a consuntivo, probabilmente ancora più basso. Comunque parafrasando una famosa frase revisionista prendiamo atto che malgrado la riduzione dei fondi “anche il Pnrr ha fatto cose buone”…

Questo a testimoniare che, come da tempo si dice, accendere il secondo motore del Paese (il Mezzogiorno appunto) avrebbe ricadute positive per tutti, eppure...

La realtà è che alcune Regioni del Sud stanno sovraperformando in termini di PIL, malgrado gli ostacoli posti dai governi nazionali e la continua sottrazione di risorse, ora anche a livello Ue con la sottrazione dei FSC, e sono diventate Locomotiva reale del Paese. Un caso? Non credo.

L’articolo fa venire alla mente altri spunti interessanti in merito ai giovani laureati al Sud, all'emigrazione e non solo.

Secondo alcune stime Napoli entro il 2035 perderà 150 mila ragazzi, alla ricerca di altre possibilità. C’è un fondo speciale che si chiama Resto al Sud, per incentivare la creazione di imprese. Ma non basta. Antonio D’Amato, ex presidente della Confindustria tempo fa affermò : «Dove l’80 per cento dei giovani laureati va via, serve un nuovo modello di sviluppo con industrie che non siano acefale, ma che abbiano in Campania e a Napoli il loro centro decisionale. Altro che inseguire la decrescita felice. Siamo i primi per riciclo in Europa. Servono fabbriche e servono i cervelli». Meno bed and breakfast, che pure aiutano la crescita, e più ricerca”.

“Dalle aule della Federico II esce il 10% degli ingegneri italiani. Un sistema aperto. In uno studio riportato dal Corriere del Mezzogiorno emerge come la Campania, secondo il Report Trend-Start Up Innovative, nel primo trimestre 2025 conti 1.515 start up, pari al 12,45% del totale nazionale. Seconda solo alla Lombardia e davanti al Lazio”.

Sorgono così alcune domande spontanee relative all'attualità:

-Come mai per il #pontesullostrettodimessina Salvini in tempi di “federalismo fiscale” ha appaltato l’opera a ditte del Nord, senza coinvolgere quelle meridionali (fra gli osanna di alcuni “meridionalisti ingenui”?!

- Perché insistere con l’Autonomia Differenziata che
secondo gli industriali di Napoli, riuniti pochi giorni fa a Palazzo Partanna, “danneggia il Sud”?

L'incontro a Palazzo Partanna sulla riforma: "Non si può penalizzare un'area che è diventata la locomotiva del Paese (come da ultimo rapporto SVIMEZ…)

L'Italia può farcela solo se il Sud ricuce il gap col Nord. Per questo motivo durante il dibattito ospitato dall'Unione industriali di Napoli, la riforma delle Autonomie differenziate in discussione in Parlamento viene bocciata senza appello.

Proposte.
Passiamo così a tre semplici proposte, anche per evitare il solo piagnisteo che diventa stancante:

- Come ho scritto già più volte in passato, la proposta a mio avviso da fare è che almeno una quota del 34% (percentuale della popolazione) degli investimenti in opere nel Mezzogiorno sia garantita per coinvolgere nei lavori aziende del Sud.
In caso contrario i Fondi investiti al Sud serviranno in prospettiva, in tempi di federalismo fiscale, solo ad aumentare il gap territoriale, come si vede appunto per il Ponte…

Oggi nulla di simile è previsto, pur essendoci al Sud aziende in grado di ben operare ed inserirsi in più comparti anche ad alti livelli. Aziende che per la crisi degli ultimi anni, secondo la “mappa della solidità” delle imprese tracciata dall’Istat, per il 45% sono a rischio chiusura.
Su questo aspetto servirebbe fare pressione anche in Parlamento, servirebbe cioè da parte dei cittadini del Sud votare il Partito del Sud e non la Lega (Nord) oltretutto al governo spessissimo nell'ultimo trentennio (e si vede)…

Lo stesso dicasi per la necessità che la stazione appaltante concluda entro sessanta giorni il processo autorizzativo per l’affidamento delle opere. Senza tale richiamo dei poteri dello Stato molti degli interventi diretti al Mezzogiorno potrebbero non andare in porto o per assenza di risorse di cofinanziamento o per inefficienze causate negli anni dalla destrutturazione dello Stato, di cui la modifica del Titolo V è testimone. Servono buoni progetti concreti e buona attuazione degli stessi per iniziare a riequilibrare, altro che il “Ponte sullo Stretto” ennesima mangiatoia di Stato.

- La seconda proposta, sempre per restare sul 34%, sono i decreti attuativi, che ad oggi mancano, relativamente alla clausola, introdotta in sede di conversione del decreto-legge n. 243/2016 e s.m.i nella legge n. 18/2017, che prevede che le Amministrazioni centrali dello Stato debbano destinare alle regioni del Mezzogiorno il 34% delle risorse ordinarie in conto capitale, proporzionale dunque alla quota percentuale della popolazione di riferimento ogni anno vengono “sottratte”, o meglio “non erogate”, risorse consistenti in conto capitale, di decine di miliardi di euro, alle Regioni del Sud Italia. Nello specifico, per come sono indicate nella legge ” Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia.

- La terza proposta è quella che esce dalla riunione degli industriali di Napoli (quindi non certo un covo di rivoluzionari comunisti…) e cioè “una proposta di legge alternativa alla riforma, basata sulla perequazione a vantaggio di un sud non più lumaca, ma locomotiva del Paese”.

A mio avviso ripartire da queste proposte sarebbe utile per iniziare ad avere un Paese più equo, nell'interesse di tutti i cittadini a tutte le latitudini.

Sarebbe, ma non con l’attuale governo, il più antimeridionale della storia con al suo interno, non a caso, la Lega (Nord)...


 
 
 


domenica 21 giugno 2026

“CON I SUD DEL MONDO SENZA APARTHEID SENZA NEOCOLONIALISMO” - DIBATTITO A CURA DEL PARTITO DEL SUD A NAPOLI (VIDEO)


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A Napoli sabato 20 giugno dalle ore 10,00 c/o l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici in Via Monte di Dio 14, si è svolto un dibattito promosso dal Partito del Sud contro ogni tipo di Apartheid e Neocolonialismo e a favore di tutti i Sud del Mondo. Una analisi approfondita a cui sono seguite proposte concrete per ridare centralità al Mezzogiorno nel futuro dell’Italia e dell’Europa.
Hanno dibattuto sul tema con Natale Cuccurese (Presidente Nazionale del Partito del Sud), L’On. Dario Carotenuto (Movimento 5 Stelle), Maria Giovanna Castaldo (Avv. Dei Minori), Luigi de Magistris (già Sindaco di Napoli), Stefano Galieni (Segreteria Nazionale PRC, resp. Immigrazione), Sergio Marotta (Prof. Ordinario UNISOB), Antonio Bianco (codirettore Meridione/Meridiani), Valeria Spinelli (Già Candidata al Parlamento Europeo Circoscrizione Sud) e Mario Garofalo (direttore Quaderni Meridionali).
Moderatore Antonio Luongo (Resp. Città Metropolitana di Napoli del Partito del Sud).
La questione meridionale si trascina da 165 anni e l’unica risposta che giunge dal governo è l’apartheid economico e sociale, per legge, verso i cittadini (evidentemente di serie B) del Mezzogiorno, grazie all’Autonomia Differenziata. Dopo la grande vittoria referendaria per il No alla riforma della giustizia in cui il voto e l’affluenza dei cittadini del Sud è stata determinante, ora il rischio è che il Mezzogiorno in vista delle prossime elezioni politiche torni a scomparire dai radar nazionali e questo non possiamo permetterlo. A nostro avviso la Sinistra può ripartire solo da Sud. Il Mezzogiorno appare infatti, più che in passato, già all’opposizione del Governo Meloni, basta solo intercettarne le sensibilità. Bisogna quindi unirsi su più battaglie per cambiare l’attuale status quo.





 

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A Napoli sabato 20 giugno dalle ore 10,00 c/o l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici in Via Monte di Dio 14, si è svolto un dibattito promosso dal Partito del Sud contro ogni tipo di Apartheid e Neocolonialismo e a favore di tutti i Sud del Mondo. Una analisi approfondita a cui sono seguite proposte concrete per ridare centralità al Mezzogiorno nel futuro dell’Italia e dell’Europa.
Hanno dibattuto sul tema con Natale Cuccurese (Presidente Nazionale del Partito del Sud), L’On. Dario Carotenuto (Movimento 5 Stelle), Maria Giovanna Castaldo (Avv. Dei Minori), Luigi de Magistris (già Sindaco di Napoli), Stefano Galieni (Segreteria Nazionale PRC, resp. Immigrazione), Sergio Marotta (Prof. Ordinario UNISOB), Antonio Bianco (codirettore Meridione/Meridiani), Valeria Spinelli (Già Candidata al Parlamento Europeo Circoscrizione Sud) e Mario Garofalo (direttore Quaderni Meridionali).
Moderatore Antonio Luongo (Resp. Città Metropolitana di Napoli del Partito del Sud).
La questione meridionale si trascina da 165 anni e l’unica risposta che giunge dal governo è l’apartheid economico e sociale, per legge, verso i cittadini (evidentemente di serie B) del Mezzogiorno, grazie all’Autonomia Differenziata. Dopo la grande vittoria referendaria per il No alla riforma della giustizia in cui il voto e l’affluenza dei cittadini del Sud è stata determinante, ora il rischio è che il Mezzogiorno in vista delle prossime elezioni politiche torni a scomparire dai radar nazionali e questo non possiamo permetterlo. A nostro avviso la Sinistra può ripartire solo da Sud. Il Mezzogiorno appare infatti, più che in passato, già all’opposizione del Governo Meloni, basta solo intercettarne le sensibilità. Bisogna quindi unirsi su più battaglie per cambiare l’attuale status quo.





 

giovedì 18 giugno 2026

Il Sud prende parola contro apartheid e neocolonialismo

A Napoli un confronto sul Mezzogiorno, i Sud del mondo e le nuove forme del dominio

 

Napoli torna a farsi luogo di elaborazione politica e culturale, punto di incontro tra la questione meridionale e i conflitti che attraversano il mondo contemporaneo. Sabato 20 giugno, dalle ore 10, all’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, il convegno “Con i Sud del mondo, senza apartheid, senza neocolonialismo” si propone come molto più di un appuntamento pubblico. Si annuncia come una presa di parola netta, una chiamata alla responsabilità e alla costruzione di uno sguardo diverso sul Mezzogiorno, sul Mediterraneo e sulle nuove gerarchie del potere globale.

Il cuore dell’iniziativa sta proprio nell’intreccio che propone. Accostare i Sud del mondo, l’apartheid, il neocolonialismo e la questione meridionale significa rifiutare la lettura per compartimenti stagni che per troppo tempo ha separato ciò che invece appartiene a una stessa struttura di dominio. Da una parte i popoli impoveriti, espropriati, ricondotti a spazi subalterni dentro l’economia globale. Dall’altra il Mezzogiorno d’Italia, spesso trattato come una periferia interna da amministrare, correggere o contenere. Contesti diversi, certo, ma una logica comune: la concentrazione di ricchezza, funzioni decisive e capacità di comando in pochi centri, lasciando ai margini dipendenza, precarietà e svuotamento democratico.

Per decenni il Sud è stato raccontato quasi esclusivamente come una mancanza: carenza di infrastrutture, ritardo di sviluppo, debolezza produttiva, emergenza sociale. Una narrazione che ha finito per ridurre il Mezzogiorno a oggetto di osservazione, statistica e intervento, togliendogli il diritto di definirsi da sé. Eppure, il Sud non è soltanto una questione da risolvere. È anche un punto di vista dal quale osservare con particolare nitidezza le contraddizioni del presente. Dal Sud si colgono prima e più chiaramente gli effetti dello sfruttamento dei territori, dell’emigrazione forzata, della precarizzazione del lavoro, della privatizzazione dei diritti e della subordinazione culturale che accompagna quella economica.

In questo senso, il richiamo a un mondo “senza apartheid” assume un significato preciso e attuale. Non si limita a evocare una delle più violente forme di segregazione del Novecento, ma parla a tutti i dispositivi contemporanei che trasformano la disuguaglianza in ordine naturale e la separazione in principio politico. I muri, le cittadinanze selettive, i confini armati, le vite considerate sacrificabili, la divisione tra chi merita protezione e chi viene consegnato al rischio: tutto questo appartiene a una stessa grammatica del potere. Allo stesso modo, parlare di “neocolonialismo” vuol dire riconoscere che il colonialismo non appartiene soltanto al passato. Sopravvive nelle forme nuove del controllo economico, nell’uso politico del debito, nel dominio sulle risorse, nelle catene di dipendenza commerciale, nella pretesa di imporre dall’esterno modelli di sviluppo, priorità e interessi.

Dentro questo quadro, il Mezzogiorno può tornare a rivendicare una centralità politica reale. Non una centralità simbolica, celebrativa, affidata alla retorica dell’identità, ma una centralità conflittuale, consapevole e progettuale. Collocato nel cuore del Mediterraneo, il Sud d’Italia può essere pensato come spazio di connessione tra popoli, esperienze e domande di giustizia, invece che come margine da sorvegliare o come cerniera passiva di interessi altrui. La sua posizione geografica, la sua storia e le sue ferite lo rendono un luogo da cui ripensare le relazioni tra Europa, Africa e Medio Oriente fuori dalle logiche di contenimento, sfruttamento e subalternità.

Che questo confronto si svolga a Napoli è tutt’altro che secondario. Napoli è una città che conosce il peso dell’abbandono e insieme la forza della resistenza. È una città che ha sperimentato sulla propria pelle la sottrazione di risorse e potere, ma che ha anche custodito forme originali di conflitto, autorganizzazione e produzione culturale. La sua natura profondamente mediterranea, aperta e contraddittoria, la rende uno spazio particolarmente adatto a ospitare una riflessione che tiene insieme dimensione locale e scenario globale. La questione meridionale, del resto, non parla soltanto alla storia italiana: parla al presente del mondo.

Anche la composizione del parterre conferma l’ambizione dell’iniziativa. La presenza di esponenti politici, giuristi, studiosi e militanti – da Dario Carotenuto a Maria Giovanna Castaldo, da Natale Cuccurese a Luigi de Magistris, da Stefano Galieni a Sergio Marotta, fino a Valeria Spinelli, con la moderazione di Antonio Luongo – suggerisce la volontà di tenere insieme analisi e proposta, denuncia e costruzione politica. Il punto, infatti, non è soltanto nominare le ingiustizie o elencare le disuguaglianze. Il punto è provare a costruire un lessico comune e una piattaforma capace di collegare la giustizia territoriale ai diritti sociali, l’autodeterminazione dei popoli alla democrazia sostanziale, la critica dell’ordine globale alla trasformazione concreta delle condizioni di vita.

C’è poi un altro elemento decisivo, forse il più importante: la riconquista dell’immaginazione politica. Ogni sistema di dominio, prima ancora di occupare istituzioni ed economie, cerca di occupare l’immaginario. Fa apparire inevitabile ciò che è storico, naturale ciò che è prodotto, definitivo ciò che potrebbe essere cambiato. Convince i territori subordinati che il loro posto nel mondo sia già scritto, che le alternative siano ingenue o impraticabili, che la dipendenza rappresenti l’unica forma possibile di sopravvivenza. In questo senso, un appuntamento come quello di Napoli prova a riaprire lo spazio della possibilità. Prova a restituire al Sud la facoltà di immaginarsi come soggetto e non come oggetto, come forza storica e non come residuo amministrativo.

Per questa ragione il convegno parla anche oltre il perimetro degli addetti ai lavori. Interpella chiunque rifiuti l’idea che le disuguaglianze siano un fatto neutro o puramente tecnico. Interpella chi pensa che il Mediterraneo debba tornare a essere uno spazio di incontro, cooperazione e scambio, invece che una linea di morte e selezione. Interpella chi vede nel Mezzogiorno una possibilità politica, una risorsa critica, una forza da liberare.

Sabato 20 giugno, nelle sale dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di via Monte di Dio, il Sud proverà dunque a rimettersi al centro della storia con la propria voce. Senza vittimismo e senza nostalgia, con l’ambizione di costruire conflitto democratico, visione e progetto. In un tempo in cui le periferie del mondo vengono ancora chiamate a obbedire, tacere o adattarsi, l’atto più radicale resta forse questo: nominare il dominio, riconoscere i legami tra le oppressioni e ricominciare a pensare la liberazione come compito politico concreto.

Fonte: Quintapagina 

 


 

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A Napoli un confronto sul Mezzogiorno, i Sud del mondo e le nuove forme del dominio

 

Napoli torna a farsi luogo di elaborazione politica e culturale, punto di incontro tra la questione meridionale e i conflitti che attraversano il mondo contemporaneo. Sabato 20 giugno, dalle ore 10, all’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, il convegno “Con i Sud del mondo, senza apartheid, senza neocolonialismo” si propone come molto più di un appuntamento pubblico. Si annuncia come una presa di parola netta, una chiamata alla responsabilità e alla costruzione di uno sguardo diverso sul Mezzogiorno, sul Mediterraneo e sulle nuove gerarchie del potere globale.

Il cuore dell’iniziativa sta proprio nell’intreccio che propone. Accostare i Sud del mondo, l’apartheid, il neocolonialismo e la questione meridionale significa rifiutare la lettura per compartimenti stagni che per troppo tempo ha separato ciò che invece appartiene a una stessa struttura di dominio. Da una parte i popoli impoveriti, espropriati, ricondotti a spazi subalterni dentro l’economia globale. Dall’altra il Mezzogiorno d’Italia, spesso trattato come una periferia interna da amministrare, correggere o contenere. Contesti diversi, certo, ma una logica comune: la concentrazione di ricchezza, funzioni decisive e capacità di comando in pochi centri, lasciando ai margini dipendenza, precarietà e svuotamento democratico.

Per decenni il Sud è stato raccontato quasi esclusivamente come una mancanza: carenza di infrastrutture, ritardo di sviluppo, debolezza produttiva, emergenza sociale. Una narrazione che ha finito per ridurre il Mezzogiorno a oggetto di osservazione, statistica e intervento, togliendogli il diritto di definirsi da sé. Eppure, il Sud non è soltanto una questione da risolvere. È anche un punto di vista dal quale osservare con particolare nitidezza le contraddizioni del presente. Dal Sud si colgono prima e più chiaramente gli effetti dello sfruttamento dei territori, dell’emigrazione forzata, della precarizzazione del lavoro, della privatizzazione dei diritti e della subordinazione culturale che accompagna quella economica.

In questo senso, il richiamo a un mondo “senza apartheid” assume un significato preciso e attuale. Non si limita a evocare una delle più violente forme di segregazione del Novecento, ma parla a tutti i dispositivi contemporanei che trasformano la disuguaglianza in ordine naturale e la separazione in principio politico. I muri, le cittadinanze selettive, i confini armati, le vite considerate sacrificabili, la divisione tra chi merita protezione e chi viene consegnato al rischio: tutto questo appartiene a una stessa grammatica del potere. Allo stesso modo, parlare di “neocolonialismo” vuol dire riconoscere che il colonialismo non appartiene soltanto al passato. Sopravvive nelle forme nuove del controllo economico, nell’uso politico del debito, nel dominio sulle risorse, nelle catene di dipendenza commerciale, nella pretesa di imporre dall’esterno modelli di sviluppo, priorità e interessi.

Dentro questo quadro, il Mezzogiorno può tornare a rivendicare una centralità politica reale. Non una centralità simbolica, celebrativa, affidata alla retorica dell’identità, ma una centralità conflittuale, consapevole e progettuale. Collocato nel cuore del Mediterraneo, il Sud d’Italia può essere pensato come spazio di connessione tra popoli, esperienze e domande di giustizia, invece che come margine da sorvegliare o come cerniera passiva di interessi altrui. La sua posizione geografica, la sua storia e le sue ferite lo rendono un luogo da cui ripensare le relazioni tra Europa, Africa e Medio Oriente fuori dalle logiche di contenimento, sfruttamento e subalternità.

Che questo confronto si svolga a Napoli è tutt’altro che secondario. Napoli è una città che conosce il peso dell’abbandono e insieme la forza della resistenza. È una città che ha sperimentato sulla propria pelle la sottrazione di risorse e potere, ma che ha anche custodito forme originali di conflitto, autorganizzazione e produzione culturale. La sua natura profondamente mediterranea, aperta e contraddittoria, la rende uno spazio particolarmente adatto a ospitare una riflessione che tiene insieme dimensione locale e scenario globale. La questione meridionale, del resto, non parla soltanto alla storia italiana: parla al presente del mondo.

Anche la composizione del parterre conferma l’ambizione dell’iniziativa. La presenza di esponenti politici, giuristi, studiosi e militanti – da Dario Carotenuto a Maria Giovanna Castaldo, da Natale Cuccurese a Luigi de Magistris, da Stefano Galieni a Sergio Marotta, fino a Valeria Spinelli, con la moderazione di Antonio Luongo – suggerisce la volontà di tenere insieme analisi e proposta, denuncia e costruzione politica. Il punto, infatti, non è soltanto nominare le ingiustizie o elencare le disuguaglianze. Il punto è provare a costruire un lessico comune e una piattaforma capace di collegare la giustizia territoriale ai diritti sociali, l’autodeterminazione dei popoli alla democrazia sostanziale, la critica dell’ordine globale alla trasformazione concreta delle condizioni di vita.

C’è poi un altro elemento decisivo, forse il più importante: la riconquista dell’immaginazione politica. Ogni sistema di dominio, prima ancora di occupare istituzioni ed economie, cerca di occupare l’immaginario. Fa apparire inevitabile ciò che è storico, naturale ciò che è prodotto, definitivo ciò che potrebbe essere cambiato. Convince i territori subordinati che il loro posto nel mondo sia già scritto, che le alternative siano ingenue o impraticabili, che la dipendenza rappresenti l’unica forma possibile di sopravvivenza. In questo senso, un appuntamento come quello di Napoli prova a riaprire lo spazio della possibilità. Prova a restituire al Sud la facoltà di immaginarsi come soggetto e non come oggetto, come forza storica e non come residuo amministrativo.

Per questa ragione il convegno parla anche oltre il perimetro degli addetti ai lavori. Interpella chiunque rifiuti l’idea che le disuguaglianze siano un fatto neutro o puramente tecnico. Interpella chi pensa che il Mediterraneo debba tornare a essere uno spazio di incontro, cooperazione e scambio, invece che una linea di morte e selezione. Interpella chi vede nel Mezzogiorno una possibilità politica, una risorsa critica, una forza da liberare.

Sabato 20 giugno, nelle sale dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di via Monte di Dio, il Sud proverà dunque a rimettersi al centro della storia con la propria voce. Senza vittimismo e senza nostalgia, con l’ambizione di costruire conflitto democratico, visione e progetto. In un tempo in cui le periferie del mondo vengono ancora chiamate a obbedire, tacere o adattarsi, l’atto più radicale resta forse questo: nominare il dominio, riconoscere i legami tra le oppressioni e ricominciare a pensare la liberazione come compito politico concreto.

Fonte: Quintapagina 

 


 

"Con i Sud del Mondo senza apartheid senza neocolonialismo" - Sabato 20 giugno dalle ore 10 a Napoli

 
 
 A Napoli sabato 20 giugno dalle ore 10,00 c/o l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici in Via Monte di Dio 14, si svolgerà un dibattito promosso dal Partito del Sud contro ogni tipo di Apartheid e Neocolonialismo e a favore di tutti i Sud del Mondo. 
 
Una analisi approfondita a cui seguirà una proposta concreta per ridare centralità al Mezzogiorno nel futuro dell’Italia e dell’Europa. 
 
 Dibatteranno sul tema con Natale Cuccurese (Presidente Nazionale del Partito del Sud), L’On. Dario Carotenuto (Movimento 5 Stelle), Maria Giovanna Castaldo (Avv. Dei Minori), Luigi de Magistris (già Sindaco di Napoli), Stefano Galieni (Segreteria Nazionale PRC, resp. Immigrazione), Sergio Marotta (Prof. Ordinario UNISOB) e Valeria Spinelli (Già Candidata al Parlamento Europeo Circoscrizione Sud). Moderatore Antonio Luongo (Resp. Città Metropolitana di Napoli del Partito del Sud).
 
 
 
 
 

 

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 A Napoli sabato 20 giugno dalle ore 10,00 c/o l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici in Via Monte di Dio 14, si svolgerà un dibattito promosso dal Partito del Sud contro ogni tipo di Apartheid e Neocolonialismo e a favore di tutti i Sud del Mondo. 
 
Una analisi approfondita a cui seguirà una proposta concreta per ridare centralità al Mezzogiorno nel futuro dell’Italia e dell’Europa. 
 
 Dibatteranno sul tema con Natale Cuccurese (Presidente Nazionale del Partito del Sud), L’On. Dario Carotenuto (Movimento 5 Stelle), Maria Giovanna Castaldo (Avv. Dei Minori), Luigi de Magistris (già Sindaco di Napoli), Stefano Galieni (Segreteria Nazionale PRC, resp. Immigrazione), Sergio Marotta (Prof. Ordinario UNISOB) e Valeria Spinelli (Già Candidata al Parlamento Europeo Circoscrizione Sud). Moderatore Antonio Luongo (Resp. Città Metropolitana di Napoli del Partito del Sud).
 
 
 
 
 

 

martedì 28 aprile 2026

Scuola e lavoro in Lombardia: il Nord che predica efficienza vive di precarietà

 


Comunicato del Circolo del Partito del Sud – Lombardia
(a firma di Mario Garofalo, Coordinatore regionale Lombardia del Partito del Sud – Meridionalisti Progressisti)

È ora di dirlo con chiarezza: la Lombardia, presentata da decenni come modello di efficienza e “buon governo del Nord”, è oggi una delle regioni italiane dove la precarietà nel settore pubblico – a cominciare dalla scuola – ha raggiunto livelli intollerabili.
Migliaia di cattedre scoperte, docenti costretti a trasferirsi di provincia in provincia, contratti a tempo determinato che si rinnovano ogni anno: ecco la realtà nascosta dietro la retorica dei primati lombardi.

Le recenti misure legate al PNRR e le scelte del governo centrale confermano purtroppo una linea fallimentare. Si parla di modernizzazione, si continuano a tagliare risorse e opportunità di stabilizzazione. Si tutelano solo formalmente idonei e sovrannumerari, lasciando irrisolto il vero nodo: la mancanza di un piano strutturale di reclutamento e valorizzazione del personale.

Per il Partito del Sud e per Mario Garofalo, questa è una questione di contratti e stipendi: è il riflesso di uno squilibrio territoriale e di potere.
La Lombardia è il Nord “che produce per mantenere il Sud”, come certa propaganda vuole far credere. È, piuttosto, un territorio che subisce gli stessi meccanismi di disuguaglianza e sfruttamento imposti da un modello neoliberista che usa scuola e lavoro pubblico come serbatoi di precarietà.

Nel mondo dell’istruzione, l’assenza di indennità territoriali per chi lavora lontano da casa e il costo della vita in costante aumento stanno svuotando le scuole anche qui. Si reclutano insegnanti dal Sud senza garantire loro tutele, e poi li si abbandona. È lo stesso meccanismo che spinge i giovani meridionali all’emigrazione: il problema è unico, cambia solo la geografia.

Mentre a Milano si celebrano le “eccellenze” e si investe nei campus privati, nelle periferie e nei comuni più poveri crescono le disuguaglianze educative e sociali.
Questa è la Lombardia reale: un laboratorio di precarietà, di efficienza.

Il Partito del Sud – Circolo Lombardia denuncia con forza questa ipocrisia e chiede:

• Un piano straordinario di assunzioni nella scuola, con stabilizzazione immediata dei precari;
• Indennità per il lavoro fuori sede, commisurate al costo della vita lombardo;
• Risorse vere per formazione e retribuzione del personale educativo;
• Un riequilibrio dei finanziamenti pubblici per garantire piena parità territoriale tra Nord e Sud.

Come ricorda sempre Mario Garofalo, “esiste un Nord che sta bene e un Sud che chiede: esiste un’Italia intera impoverita da decenni di politiche centraliste e neoliberiste, che vanno rovesciate a partire proprio dove il mito del modello settentrionale si è trasformato in precarietà di massa.”

Per una scuola pubblica equa.
Per un Paese unito nella giustizia sociale.
Dal Sud al Nord, cambiamo direzione.





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Comunicato del Circolo del Partito del Sud – Lombardia
(a firma di Mario Garofalo, Coordinatore regionale Lombardia del Partito del Sud – Meridionalisti Progressisti)

È ora di dirlo con chiarezza: la Lombardia, presentata da decenni come modello di efficienza e “buon governo del Nord”, è oggi una delle regioni italiane dove la precarietà nel settore pubblico – a cominciare dalla scuola – ha raggiunto livelli intollerabili.
Migliaia di cattedre scoperte, docenti costretti a trasferirsi di provincia in provincia, contratti a tempo determinato che si rinnovano ogni anno: ecco la realtà nascosta dietro la retorica dei primati lombardi.

Le recenti misure legate al PNRR e le scelte del governo centrale confermano purtroppo una linea fallimentare. Si parla di modernizzazione, si continuano a tagliare risorse e opportunità di stabilizzazione. Si tutelano solo formalmente idonei e sovrannumerari, lasciando irrisolto il vero nodo: la mancanza di un piano strutturale di reclutamento e valorizzazione del personale.

Per il Partito del Sud e per Mario Garofalo, questa è una questione di contratti e stipendi: è il riflesso di uno squilibrio territoriale e di potere.
La Lombardia è il Nord “che produce per mantenere il Sud”, come certa propaganda vuole far credere. È, piuttosto, un territorio che subisce gli stessi meccanismi di disuguaglianza e sfruttamento imposti da un modello neoliberista che usa scuola e lavoro pubblico come serbatoi di precarietà.

Nel mondo dell’istruzione, l’assenza di indennità territoriali per chi lavora lontano da casa e il costo della vita in costante aumento stanno svuotando le scuole anche qui. Si reclutano insegnanti dal Sud senza garantire loro tutele, e poi li si abbandona. È lo stesso meccanismo che spinge i giovani meridionali all’emigrazione: il problema è unico, cambia solo la geografia.

Mentre a Milano si celebrano le “eccellenze” e si investe nei campus privati, nelle periferie e nei comuni più poveri crescono le disuguaglianze educative e sociali.
Questa è la Lombardia reale: un laboratorio di precarietà, di efficienza.

Il Partito del Sud – Circolo Lombardia denuncia con forza questa ipocrisia e chiede:

• Un piano straordinario di assunzioni nella scuola, con stabilizzazione immediata dei precari;
• Indennità per il lavoro fuori sede, commisurate al costo della vita lombardo;
• Risorse vere per formazione e retribuzione del personale educativo;
• Un riequilibrio dei finanziamenti pubblici per garantire piena parità territoriale tra Nord e Sud.

Come ricorda sempre Mario Garofalo, “esiste un Nord che sta bene e un Sud che chiede: esiste un’Italia intera impoverita da decenni di politiche centraliste e neoliberiste, che vanno rovesciate a partire proprio dove il mito del modello settentrionale si è trasformato in precarietà di massa.”

Per una scuola pubblica equa.
Per un Paese unito nella giustizia sociale.
Dal Sud al Nord, cambiamo direzione.





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martedì 30 dicembre 2025

MOLISE FRA SANITA’ AL COLLASSO E VIOLAZIONE DELLA COSTITUZIONE - Comunicato Stampa




Come meridionalisti progressisti del Partito del Sud non possiamo che solidarizzare con il Sindaco di Isernia, Piero Castrataro, che per porre in evidenza la situazione drammatica della Sanità nella sua Città dorme in tenda davanti all’ingresso del “Veneziale”, l’ospedale della città molisana che negli anni, così come in tanti altri Ospedali del Mezzogiorno, è stato privato di alcuni reparti e servizi e che ora rischia concretamente di perdere quelli essenziali, sia per i tagli alla sanità pubblica operati dal Governo sia per carenza di medici.
Ortopedia ha già chiuso, i reparti di Oncologia e Psichiatria funzionano a singhiozzo, solo per citare alcuni casi. Di altri tagli si sta discutendo in questi giorni, come ad esempio quello, gravissimo, del mantenimento o meno del Punto nascita. Il “Veneziale” non è solo il punto di riferimento della città, ma di tutta la provincia di Isernia e quindi di più di 80mila persone, ma arrivare ad Isernia, spesso dopo ore di tragitto su strade ormai ridotte a tratturi e non trovarvi neanche più un pronto soccorso o un punto nascite, significa un rischio concreto per la vita dei cittadini.
Purtroppo, come nel caso in questione, troppo spesso, anche da parte dei media, ci si limita solo alla denuncia del problema ma non alla causa storica e nemmeno si propongono soluzioni redistributive percorribili.
Sarebbe utile impugnare da parte della Regione i criteri di riparto del Fondo sanitario nazionale, nonché quelli che riguardano la governance delle politiche di coesione e la legge Calderoli sull'autonomia differenziata, denunciando con forza che il governo centrale opera sempre e solo a svantaggio e sottrazione dei diritti dei cittadini del Sud.
Cosa che purtroppo il Presidente del Molise Roberti non fa, probabilmente per disciplina di Partito, mentre i cittadini si trovano così privati di assistenza o con casi di malasanità, come per un caso, comunque da approfondire, di avvelenamento accaduto in queste ore sempre in Molise.
Intanto il Servizio Sanitario Nazionale sta lentamente collassando a causa delle politiche governative, vista anche la conferma della de-capitalizzazione come politica principale per contenere la spesa sanitaria e i tetti come limiti invalicabili.
Come noto questa sforbiciata è il frutto di una serie di misure, che vanno dai tagli ai contratti (già in essere) di acquisto di beni e servizi sanitari e dispositivi medici, al taglio dei primariati in eccesso dopo l’applicazione dei nuovi standard ospedalieri, fino alla chiusura delle convenzioni con le case di cura con meno di 40 letti e l’applicazione ferrea dei nuovi parametri di efficienza negli ospedali, che dovranno lavorare a pieno regime per rispettare i nuovi tassi di ospedalizzazione. A questi si aggiungono, poi, interventi che puntano a contrastare le prestazioni sanitarie considerate inutili o inappropriate nel campo della specialistica ambulatoriale e nella riabilitazione.
Ovviamente la de-capitalizzazione del SSN significa maggiori possibilità di guadagno per la sanità privata, in più come diciamo da tempo l’aumento esponenziale delle spese militari richiesto da Unione Europea e Nato, a cui si è prontamente adeguato il Governo Meloni, comporta un deciso taglio del SSN, visto i parametri di bilancio da rispettare richiesti dalla Ue.
Una Ue sempre attenta ai bilanci e poco ai bisogni dei cittadini, per cui inutile stupirsi, mentre le Regioni del Sud, a partire dal Molise, sono già da anni sottofinanziate anche sulla Sanità da parte dei Governi nazionali.
Per tutto questo, e non solo, è doveroso solidarizzare con chi sul territorio giustamente protesta, a solo vantaggio dei cittadini, contro questa situazione che oltretutto contrasta con l’Art. 32 della Costituzione: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.

Natale Cuccurese
Presidente nazionale del Partito del Sud


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Il quotidiano “Primo Piano Molise” ha rilanciato il 30/12/2025 il nostro comunicato stampa sulla situazione della Sanità in Molise.




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Come meridionalisti progressisti del Partito del Sud non possiamo che solidarizzare con il Sindaco di Isernia, Piero Castrataro, che per porre in evidenza la situazione drammatica della Sanità nella sua Città dorme in tenda davanti all’ingresso del “Veneziale”, l’ospedale della città molisana che negli anni, così come in tanti altri Ospedali del Mezzogiorno, è stato privato di alcuni reparti e servizi e che ora rischia concretamente di perdere quelli essenziali, sia per i tagli alla sanità pubblica operati dal Governo sia per carenza di medici.
Ortopedia ha già chiuso, i reparti di Oncologia e Psichiatria funzionano a singhiozzo, solo per citare alcuni casi. Di altri tagli si sta discutendo in questi giorni, come ad esempio quello, gravissimo, del mantenimento o meno del Punto nascita. Il “Veneziale” non è solo il punto di riferimento della città, ma di tutta la provincia di Isernia e quindi di più di 80mila persone, ma arrivare ad Isernia, spesso dopo ore di tragitto su strade ormai ridotte a tratturi e non trovarvi neanche più un pronto soccorso o un punto nascite, significa un rischio concreto per la vita dei cittadini.
Purtroppo, come nel caso in questione, troppo spesso, anche da parte dei media, ci si limita solo alla denuncia del problema ma non alla causa storica e nemmeno si propongono soluzioni redistributive percorribili.
Sarebbe utile impugnare da parte della Regione i criteri di riparto del Fondo sanitario nazionale, nonché quelli che riguardano la governance delle politiche di coesione e la legge Calderoli sull'autonomia differenziata, denunciando con forza che il governo centrale opera sempre e solo a svantaggio e sottrazione dei diritti dei cittadini del Sud.
Cosa che purtroppo il Presidente del Molise Roberti non fa, probabilmente per disciplina di Partito, mentre i cittadini si trovano così privati di assistenza o con casi di malasanità, come per un caso, comunque da approfondire, di avvelenamento accaduto in queste ore sempre in Molise.
Intanto il Servizio Sanitario Nazionale sta lentamente collassando a causa delle politiche governative, vista anche la conferma della de-capitalizzazione come politica principale per contenere la spesa sanitaria e i tetti come limiti invalicabili.
Come noto questa sforbiciata è il frutto di una serie di misure, che vanno dai tagli ai contratti (già in essere) di acquisto di beni e servizi sanitari e dispositivi medici, al taglio dei primariati in eccesso dopo l’applicazione dei nuovi standard ospedalieri, fino alla chiusura delle convenzioni con le case di cura con meno di 40 letti e l’applicazione ferrea dei nuovi parametri di efficienza negli ospedali, che dovranno lavorare a pieno regime per rispettare i nuovi tassi di ospedalizzazione. A questi si aggiungono, poi, interventi che puntano a contrastare le prestazioni sanitarie considerate inutili o inappropriate nel campo della specialistica ambulatoriale e nella riabilitazione.
Ovviamente la de-capitalizzazione del SSN significa maggiori possibilità di guadagno per la sanità privata, in più come diciamo da tempo l’aumento esponenziale delle spese militari richiesto da Unione Europea e Nato, a cui si è prontamente adeguato il Governo Meloni, comporta un deciso taglio del SSN, visto i parametri di bilancio da rispettare richiesti dalla Ue.
Una Ue sempre attenta ai bilanci e poco ai bisogni dei cittadini, per cui inutile stupirsi, mentre le Regioni del Sud, a partire dal Molise, sono già da anni sottofinanziate anche sulla Sanità da parte dei Governi nazionali.
Per tutto questo, e non solo, è doveroso solidarizzare con chi sul territorio giustamente protesta, a solo vantaggio dei cittadini, contro questa situazione che oltretutto contrasta con l’Art. 32 della Costituzione: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.

Natale Cuccurese
Presidente nazionale del Partito del Sud


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Il quotidiano “Primo Piano Molise” ha rilanciato il 30/12/2025 il nostro comunicato stampa sulla situazione della Sanità in Molise.




giovedì 4 settembre 2025

CALABRIA [speciale elezioni 2025] Video




Ospite di "Rosso Fastidio" Giuseppe Spadafora, segretario regionale del Partito del Sud




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Ospite di "Rosso Fastidio" Giuseppe Spadafora, segretario regionale del Partito del Sud




mercoledì 13 agosto 2025

Cuccurese: “Voti maturità più alti al Sud? Scuole merdionali sottofinanziate, questa è la notizia!”

I voti di maturità “troppo alti” nel Mezzogiorno. Come ogni anno, per definizione, sono i voti al Sud ad essere troppo alti, mai nessuno che si chieda se per caso non siano i voti al Nord ad essere troppo bassi. Così per i giornalisti di regime non vanno più bene nemmeno i test Invalsi. Escludere a priori che i giovani del Sud possano avere voti più alti di quelli del Nord presuppone la solita visione razzista dettata dal pregiudizio antropologico su cui si basa il ‘Razzismo di Stato’, o in alternativa la coda di paglia del giornalista di regime che sa che la Scuola al Sud è meno infrastrutturara e finanziata rispetto a quella del Nord, ma non lo vuol dire“. 

Questo quanto dichiarato tramite social dal Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, a commento dell’articolo “Effetto maturità al Sud: i voti crescono e il ritardo scompare”, pubblicato sul Sole24Ore di lunedì 11 agosto. 

Fonte: VesuvianoNews - articolo di Salvatore Lucchese




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I voti di maturità “troppo alti” nel Mezzogiorno. Come ogni anno, per definizione, sono i voti al Sud ad essere troppo alti, mai nessuno che si chieda se per caso non siano i voti al Nord ad essere troppo bassi. Così per i giornalisti di regime non vanno più bene nemmeno i test Invalsi. Escludere a priori che i giovani del Sud possano avere voti più alti di quelli del Nord presuppone la solita visione razzista dettata dal pregiudizio antropologico su cui si basa il ‘Razzismo di Stato’, o in alternativa la coda di paglia del giornalista di regime che sa che la Scuola al Sud è meno infrastrutturara e finanziata rispetto a quella del Nord, ma non lo vuol dire“. 

Questo quanto dichiarato tramite social dal Presidente del Partito del Sud Natale Cuccurese, a commento dell’articolo “Effetto maturità al Sud: i voti crescono e il ritardo scompare”, pubblicato sul Sole24Ore di lunedì 11 agosto. 

Fonte: VesuvianoNews - articolo di Salvatore Lucchese




mercoledì 18 giugno 2025

Disarmare il nostro Paese, l’Europa e il Mondo



Comunicato del comitato organizzatore del 21 giugno Stop Rearm Europe - con invito alla diffusione

Abbiamo superato le 440 adesioni al corteo che il 21 giugno partirà da Piazzale Ostiense alle 14:00 per finire al Colosseo. E cresce di ora in ora la partecipazione, da tutta Italia e da Roma.
Siamo una marea di persone e organizzazioni che da sempre e ogni giorno lottano per disarmare il nostro Paese, l'Europa e il mondo, per fermare tutte le guerre e i conflitti, le occupazioni, le ingiustizie, lo sfruttamento, il patriarcato, la repressione, per la democrazia, il lavoro, i diritti, la giustizia sociale e climatica e la pace. Ciascuno a suo modo, ciascuno con i suoi strumenti.
Ma questo è un momento troppo tragico e pericoloso. E per fermare i mostri della guerra, del genocidio, del riarmo, dell'autoritarismo, per impedire la guerra globale abbiamo bisogno di unire le forze, mettere insieme ciò che ci unisce, riconoscerci gli uni con gli altri e lottare insieme. Lo stiamo facendo, e ogni giorno si aggiunge un tassello.
Nei giorni scorsi il cardinale Matteo Zuppi, nella sua introduzione alla sessione straordinaria del Consiglio Episcopale permanente della CEI, ha ribadito il "no" della Chiesa Cattolica a tutti i livelli al piano Rearm Europe. Una presa di posizione molto importante, per la nostra lotta.
Sempre ieri, il movimento delle donne iraniane "Donna Vita Libertà" ha annunciato la sua partecipazione al nostro corteo per dire che la guerra di Israele all'Iran non è in loro nome. Lo grideremo insieme in piazza, il loro "not in my name" è anche il nostro.
Dalla campagna Unsilence Gaza di Barcellona, che fa parte della campagna europea Stop Rearm Europe di cui la nostra convergenza ne è una componente, ci è arrivato un audio di 4 minuti, registrato da un ingegnere del suono palestinese, con il rumore delle bombe su Gaza. E su quel suono, al Colosseo faremo un gigantesco die-in sdraiandoci a terra.
La Rete No Bavaglio per la libera informazione realizzerà durante la manifestazione un media center itinerante, che fornirà la diretta del corteo, in collegamento con radio, media e social. Artisti e artiste ci stanno regalando loro opere per aiutare la comunicazione per la manifestazione.
Non c'è lo spazio per nominare tutte le adesioni, le collaborazioni, tutto l'impegno che sta costruendo questa coalizione. E' un'impresa collettiva, partecipata, dal basso.
La nostra coalizione è dall'inizio aperta a chi si riconosce nei suoi contenuti, nel metodo, negli obiettivi. Ma la convergenza è una libera scelta responsabile, e ovviamente non può essere imposta a nessuno. Sabato a Roma ci sarà anche un altro corteo, frutto di un percorso diverso, che esprime una differente sensibilità e collocazione. E' una decisione che rispettiamo. E in ogni caso, il 21 giugno a Roma si alzeranno forti tante voci contro la guerra, il riarmo e la guerra.
Lo stesso accadrà in altre parti d'Europa, nelle iniziative legate alla campagna Stop Rearm Europe. Lo stesso sta accadendo in questo periodo in tante mobilitazioni sociali, politiche e sindacali, dalle iniziative territoriali contro la guerra a quelle per Gaza, dagli scioperi sindacali agli embarghi contro le armi dei portuali in Europa e in Italia.
Sono tutte espressioni, anche diverse, di una lotta necessaria in questi giorni drammatici e nella prossima fase.
Fermiamo la guerra, il riarmo, il genocidio e l'autoritarismo. Fermiamo Israele e la guerra mondiale.
Il corteo del 21 giugno è solo l'inizio di un percorso lungo che faremo insieme per fare da argine collettivo alla follia di questo mondo ingiusto e sbagliato.

Ci vediamo a Porta S. Paolo il 21 giugno alle ore 14
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Comunicato del comitato organizzatore del 21 giugno Stop Rearm Europe - con invito alla diffusione

Abbiamo superato le 440 adesioni al corteo che il 21 giugno partirà da Piazzale Ostiense alle 14:00 per finire al Colosseo. E cresce di ora in ora la partecipazione, da tutta Italia e da Roma.
Siamo una marea di persone e organizzazioni che da sempre e ogni giorno lottano per disarmare il nostro Paese, l'Europa e il mondo, per fermare tutte le guerre e i conflitti, le occupazioni, le ingiustizie, lo sfruttamento, il patriarcato, la repressione, per la democrazia, il lavoro, i diritti, la giustizia sociale e climatica e la pace. Ciascuno a suo modo, ciascuno con i suoi strumenti.
Ma questo è un momento troppo tragico e pericoloso. E per fermare i mostri della guerra, del genocidio, del riarmo, dell'autoritarismo, per impedire la guerra globale abbiamo bisogno di unire le forze, mettere insieme ciò che ci unisce, riconoscerci gli uni con gli altri e lottare insieme. Lo stiamo facendo, e ogni giorno si aggiunge un tassello.
Nei giorni scorsi il cardinale Matteo Zuppi, nella sua introduzione alla sessione straordinaria del Consiglio Episcopale permanente della CEI, ha ribadito il "no" della Chiesa Cattolica a tutti i livelli al piano Rearm Europe. Una presa di posizione molto importante, per la nostra lotta.
Sempre ieri, il movimento delle donne iraniane "Donna Vita Libertà" ha annunciato la sua partecipazione al nostro corteo per dire che la guerra di Israele all'Iran non è in loro nome. Lo grideremo insieme in piazza, il loro "not in my name" è anche il nostro.
Dalla campagna Unsilence Gaza di Barcellona, che fa parte della campagna europea Stop Rearm Europe di cui la nostra convergenza ne è una componente, ci è arrivato un audio di 4 minuti, registrato da un ingegnere del suono palestinese, con il rumore delle bombe su Gaza. E su quel suono, al Colosseo faremo un gigantesco die-in sdraiandoci a terra.
La Rete No Bavaglio per la libera informazione realizzerà durante la manifestazione un media center itinerante, che fornirà la diretta del corteo, in collegamento con radio, media e social. Artisti e artiste ci stanno regalando loro opere per aiutare la comunicazione per la manifestazione.
Non c'è lo spazio per nominare tutte le adesioni, le collaborazioni, tutto l'impegno che sta costruendo questa coalizione. E' un'impresa collettiva, partecipata, dal basso.
La nostra coalizione è dall'inizio aperta a chi si riconosce nei suoi contenuti, nel metodo, negli obiettivi. Ma la convergenza è una libera scelta responsabile, e ovviamente non può essere imposta a nessuno. Sabato a Roma ci sarà anche un altro corteo, frutto di un percorso diverso, che esprime una differente sensibilità e collocazione. E' una decisione che rispettiamo. E in ogni caso, il 21 giugno a Roma si alzeranno forti tante voci contro la guerra, il riarmo e la guerra.
Lo stesso accadrà in altre parti d'Europa, nelle iniziative legate alla campagna Stop Rearm Europe. Lo stesso sta accadendo in questo periodo in tante mobilitazioni sociali, politiche e sindacali, dalle iniziative territoriali contro la guerra a quelle per Gaza, dagli scioperi sindacali agli embarghi contro le armi dei portuali in Europa e in Italia.
Sono tutte espressioni, anche diverse, di una lotta necessaria in questi giorni drammatici e nella prossima fase.
Fermiamo la guerra, il riarmo, il genocidio e l'autoritarismo. Fermiamo Israele e la guerra mondiale.
Il corteo del 21 giugno è solo l'inizio di un percorso lungo che faremo insieme per fare da argine collettivo alla follia di questo mondo ingiusto e sbagliato.

Ci vediamo a Porta S. Paolo il 21 giugno alle ore 14

lunedì 16 giugno 2025

FERMIAMO LA GUERRA – STOP REARM EUROPE NO GUERRA, RIARMO, GENOCIDIO, AUTORITARISMO

MANIFESTAZIONE NAZIONALE

ROMA 21 GIUGNO 2025 ore 14:00 da Porta San Paolo (Piazzale Ostiense)
FERMIAMO LA GUERRA – STOP REARM EUROPE
NO GUERRA, RIARMO, GENOCIDIO, AUTORITARISMO
Mille sigle in 18 paesi, di cui oltre 420 in Italia
Appuntamento sabato, 21 giugno, alle ore 14, a Roma per la manifestazione nazionale contro guerra, riarmo, genocidio, autoritarismo, promossa dalle oltre 420 reti, organizzazioni sociali, sindacali, politiche nazionali e locali che hanno sottoscritto l’appello della Campagna europea
StopRearmEurope, che ad oggi conta tra le proprie adesioni circa mille sigle in 18 paesi e che vede come promotori italiani Arci, Ferma il Riarmo (Sbilanciamoci, Rete Italiana Pace e Disarmo, Fondazione Perugia Assisi, Greenpeace Italia), Attac e Transform Italia.
La manifestazione nazionale del 21 giugno rientra nella settimana di mobilitazione europea, che si terrà dal 21 al 29 giugno in occasione del vertice della Nato a L’Aja, che proprio in quei giorni deciderà i dettagli del gigantesco piano di riarmo deciso dall’Unione Europea, e vedrà la convergenza di tante identità, tutte impegnate contro la guerra, per la pace, per la giustizia sociale e climatica, i diritti e la democrazia nel nostro paese.
Un appuntamento che si inserisce nello stesso percorso di mobilitazione che attraverserà altre due tappe fondamentali: la manifestazione nazionale contro il Decreto legge Sicurezza, promossa il 31 maggio a Roma da “A pieno regime”, e il voto per i 5 sì ai Referendum dell’8-9 giugno su lavoro e cittadinanza.
COMUNICATO UNITARIO
È promossa da centinaia di reti, organizzazioni sociali, sindacali, politiche nazionali e locali che hanno aderito all’appello europeo Stop Rearm Europe. Si svolgerà in occasione della settimana di mobilitazione europea dal 21 al 29 giugno. In quei giorni a L’Aja il vertice della Nato deciderà i dettagli del gigantesco piano di ulteriore riarmo deciso dall’Unione Europea.
In un mondo a pezzi, l’Europa reale dichiara di volersi preparare alla guerra. Vuole preparare la cittadinanza e le nuove generazioni alla guerra. Mentre l’UE e il governo italiano continuano a partecipare e ad armare la guerra in Ucraina. E sono complici di Israele che si prepara all’invasione finale di Gaza e a portare a compimento il piano di eliminazione del popolo palestinese.
La maggioranza della popolazione italiana è contro la guerra, e ha diritto ad essere rappresentata.
La sicurezza di cui il mondo e il nostro paese hanno bisogno è sociale, climatica, democratica, comune. Ci opponiamo al sistema di guerra, alla corsa al riarmo, alla logica della geopolitica e dei blocchi culturali e militari, alla cultura di guerra che pervade tutto, alla militarizzazione delle coscienze, del sistema formativo e dell’informazione.
Combattiamo razzismo, patriarcato, repressione che il militarismo porta con sé.
La manifestazione del 21 giugno sarà una convergenza di tanti soggetti, culture, identità. Tutte impegnate contro la guerra, per la pace, per la giustizia sociale e climatica, per i diritti, per la democrazia nel nostro paese. Sarà una manifestazione aperta, plurale, accogliente e convivente. Ciascuno con i propri appelli e contenuti, mettiamo in comune ciò che ci unisce. È l’inizio di un percorso di lungo periodo da fare insieme, per darci più forza.
Invitiamo tutti e tutte a partecipare e a organizzare la partecipazione alla manifestazione.
Costruiremo la manifestazione del 21 giugno con un percorso nazionale e locale che prevede:
la partecipazione alla grande manifestazione nazionale del 31 maggio contro il decreto sicurezza promossa da A pieno regime
il voto per i referendum dell’8 e il 9 giugno
coinvolgimento dei comitati territoriali e coordinamento sui territori mobilitazione permanente per Gaza e la Palestina in questi giorni sempre più drammatici iniziative locali diffuse nel quadro della mobilitazione italiana ed europea
ordini del giorno per gli Enti Locali sui temi della mobilitazione valorizzazione di appelli, vertenze e iniziative specifiche di aderenti e coordinamenti
appelli del mondo della cultura, dell’informazione, della ricerca tutte le forme possibili di coinvolgimento delle persone e delle comunità locali.



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MANIFESTAZIONE NAZIONALE

ROMA 21 GIUGNO 2025 ore 14:00 da Porta San Paolo (Piazzale Ostiense)
FERMIAMO LA GUERRA – STOP REARM EUROPE
NO GUERRA, RIARMO, GENOCIDIO, AUTORITARISMO
Mille sigle in 18 paesi, di cui oltre 420 in Italia
Appuntamento sabato, 21 giugno, alle ore 14, a Roma per la manifestazione nazionale contro guerra, riarmo, genocidio, autoritarismo, promossa dalle oltre 420 reti, organizzazioni sociali, sindacali, politiche nazionali e locali che hanno sottoscritto l’appello della Campagna europea
StopRearmEurope, che ad oggi conta tra le proprie adesioni circa mille sigle in 18 paesi e che vede come promotori italiani Arci, Ferma il Riarmo (Sbilanciamoci, Rete Italiana Pace e Disarmo, Fondazione Perugia Assisi, Greenpeace Italia), Attac e Transform Italia.
La manifestazione nazionale del 21 giugno rientra nella settimana di mobilitazione europea, che si terrà dal 21 al 29 giugno in occasione del vertice della Nato a L’Aja, che proprio in quei giorni deciderà i dettagli del gigantesco piano di riarmo deciso dall’Unione Europea, e vedrà la convergenza di tante identità, tutte impegnate contro la guerra, per la pace, per la giustizia sociale e climatica, i diritti e la democrazia nel nostro paese.
Un appuntamento che si inserisce nello stesso percorso di mobilitazione che attraverserà altre due tappe fondamentali: la manifestazione nazionale contro il Decreto legge Sicurezza, promossa il 31 maggio a Roma da “A pieno regime”, e il voto per i 5 sì ai Referendum dell’8-9 giugno su lavoro e cittadinanza.
COMUNICATO UNITARIO
È promossa da centinaia di reti, organizzazioni sociali, sindacali, politiche nazionali e locali che hanno aderito all’appello europeo Stop Rearm Europe. Si svolgerà in occasione della settimana di mobilitazione europea dal 21 al 29 giugno. In quei giorni a L’Aja il vertice della Nato deciderà i dettagli del gigantesco piano di ulteriore riarmo deciso dall’Unione Europea.
In un mondo a pezzi, l’Europa reale dichiara di volersi preparare alla guerra. Vuole preparare la cittadinanza e le nuove generazioni alla guerra. Mentre l’UE e il governo italiano continuano a partecipare e ad armare la guerra in Ucraina. E sono complici di Israele che si prepara all’invasione finale di Gaza e a portare a compimento il piano di eliminazione del popolo palestinese.
La maggioranza della popolazione italiana è contro la guerra, e ha diritto ad essere rappresentata.
La sicurezza di cui il mondo e il nostro paese hanno bisogno è sociale, climatica, democratica, comune. Ci opponiamo al sistema di guerra, alla corsa al riarmo, alla logica della geopolitica e dei blocchi culturali e militari, alla cultura di guerra che pervade tutto, alla militarizzazione delle coscienze, del sistema formativo e dell’informazione.
Combattiamo razzismo, patriarcato, repressione che il militarismo porta con sé.
La manifestazione del 21 giugno sarà una convergenza di tanti soggetti, culture, identità. Tutte impegnate contro la guerra, per la pace, per la giustizia sociale e climatica, per i diritti, per la democrazia nel nostro paese. Sarà una manifestazione aperta, plurale, accogliente e convivente. Ciascuno con i propri appelli e contenuti, mettiamo in comune ciò che ci unisce. È l’inizio di un percorso di lungo periodo da fare insieme, per darci più forza.
Invitiamo tutti e tutte a partecipare e a organizzare la partecipazione alla manifestazione.
Costruiremo la manifestazione del 21 giugno con un percorso nazionale e locale che prevede:
la partecipazione alla grande manifestazione nazionale del 31 maggio contro il decreto sicurezza promossa da A pieno regime
il voto per i referendum dell’8 e il 9 giugno
coinvolgimento dei comitati territoriali e coordinamento sui territori mobilitazione permanente per Gaza e la Palestina in questi giorni sempre più drammatici iniziative locali diffuse nel quadro della mobilitazione italiana ed europea
ordini del giorno per gli Enti Locali sui temi della mobilitazione valorizzazione di appelli, vertenze e iniziative specifiche di aderenti e coordinamenti
appelli del mondo della cultura, dell’informazione, della ricerca tutte le forme possibili di coinvolgimento delle persone e delle comunità locali.



domenica 8 giugno 2025

MINACCE A MICHELE EMILIANO. LA SOLIDARIETA’ DEL PARTITO DEL SUD

Comunicato stampa 

Solidarietà mia personale e di tutto il Partito del Sud al Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano per le gravi minacce di morte ricevute oggi in forma anonima dopo lo stop dei rapporti diplomatici e commerciali con Israele per protestare contro il genocidio in corso a Gaza. Primo Presidente di Regione a prendere una simile iniziativa. Non vorremmo che questo atto coraggioso lo abbia ora trasformato in un bersaglio proprio all’indomani della grande manifestazione unitaria di Roma a cui abbiamo partecipato e che ha visto scendere in piazza oltre 300.000 cittadini contro i massacri in corso a Gaza ai danni della popolazione palestinese. 

Al momento ancora nessuna solidarietà giunge dalle istituzioni nazionali verso un uomo che ha sempre rappresentato le istituzioni con dignità ed onore. Uno schiaffo portato anche ai cittadini pugliesi che prima lo hanno eletto per due volte Sindaco di Bari e poi Presidente della Regione. Questa vicenda ci fornisce una chiara testimonianza del periodo particolarmente buio e tribolato che sta vivendo il nostro Paese.

Presidente Michele Emiliano, le giunga intanto la nostra solidarietà insieme a quella di tutti i cittadini onesti della Penisola. Grazie per il suo impegno a favore dei Sud del Mondo, della legalità e della Pace!

Natale Cuccurese-Presidente nazionale-
a nome di tutto il Consiglio Direttivo Nazionale del Partito del Sud





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Comunicato stampa 

Solidarietà mia personale e di tutto il Partito del Sud al Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano per le gravi minacce di morte ricevute oggi in forma anonima dopo lo stop dei rapporti diplomatici e commerciali con Israele per protestare contro il genocidio in corso a Gaza. Primo Presidente di Regione a prendere una simile iniziativa. Non vorremmo che questo atto coraggioso lo abbia ora trasformato in un bersaglio proprio all’indomani della grande manifestazione unitaria di Roma a cui abbiamo partecipato e che ha visto scendere in piazza oltre 300.000 cittadini contro i massacri in corso a Gaza ai danni della popolazione palestinese. 

Al momento ancora nessuna solidarietà giunge dalle istituzioni nazionali verso un uomo che ha sempre rappresentato le istituzioni con dignità ed onore. Uno schiaffo portato anche ai cittadini pugliesi che prima lo hanno eletto per due volte Sindaco di Bari e poi Presidente della Regione. Questa vicenda ci fornisce una chiara testimonianza del periodo particolarmente buio e tribolato che sta vivendo il nostro Paese.

Presidente Michele Emiliano, le giunga intanto la nostra solidarietà insieme a quella di tutti i cittadini onesti della Penisola. Grazie per il suo impegno a favore dei Sud del Mondo, della legalità e della Pace!

Natale Cuccurese-Presidente nazionale-
a nome di tutto il Consiglio Direttivo Nazionale del Partito del Sud





ROMA 7 GIUGNO 2025-LA MARCIA DEI TRECENTOMILA…(video e foto)

Oltre 300.000 persone hanno sfilato oggi a Roma per chiedere di fermare i massacri a Gaza. Come Partito del Sud siamo felici di aver dato il nostro contributo alla manifestazione in nome dell’umanità, della Pace, dei diritti dei palestinesi e di tutti i Sud del Mondo. 

Alcune immagini della manifestazione e un video con le dichiarazioni del nostro Presidente Natale Cuccurese che ben chiarisce le ragioni della presenza del Partito del Sud oggi alla manifestazione di Roma








Altre foto e filamti della manifestazione sulla nostra pagina fan nazionale https://www.facebook.com/PdelSud

dove potrai iscriverti al nostro canale informativo nazionale https://www.partitodelsud.eu/2025/06/iscrivetevi-al-canale-del-partito-del.html












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Oltre 300.000 persone hanno sfilato oggi a Roma per chiedere di fermare i massacri a Gaza. Come Partito del Sud siamo felici di aver dato il nostro contributo alla manifestazione in nome dell’umanità, della Pace, dei diritti dei palestinesi e di tutti i Sud del Mondo. 

Alcune immagini della manifestazione e un video con le dichiarazioni del nostro Presidente Natale Cuccurese che ben chiarisce le ragioni della presenza del Partito del Sud oggi alla manifestazione di Roma








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giovedì 5 giugno 2025

ISCRIVETEVI AL CANALE DEL PARTITO DEL SUD

Carissimi sostenitori, 
vi farà piacere sapere che abbiamo creato il canale diretto dalla pagina fan facebook del del Partito del Sud con tutti Voi per inviare contenuti direttamente in chat. 

Così da poter condividere anticipazioni dal "dietro le quinte", fare sondaggi diretti, nonché raccogliere suggerimenti e feedback dei fan. 

Chiunque può trovare il canale, visualizzarlo in anteprima e iscriversi gratuitamente. Solo i membri del canale possono aggiungere reazioni ai messaggi e votare nei sondaggi. 

Un modo diretto per interagire direttamente in uno spazio autentico e senza interferenze per raccogliere suggerimenti e  feedback. Gazie ai messaggi testuali, alle note vocali, alle foto e ai video, condivideremo aggiornamenti informali, senza filtri e in tempo reale, metteremo in evidenza post, reel o video in diretta recenti e promuoveremo gli eventi in programma. 

Grazie per il sostegno alle nostre iniziative a favore dei nostri territori e di tutti i Sud del Mondo. 





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