Di Natale Cuccurese
La
"Locomotiva" di bocconiana memoria cresce meno del Sud. Dopo la
conferma dell’Istat oggi se ne accorgono anche le grandi testate nazionali…
I dati erano già noti da una settimana quando #Svimez
aveva diffuso un rapporto in cui scriveva che:” Per il quarto anno
consecutivo il Sud è cresciuto più della media italiana. I dati a
consuntivo del 2025 registrano un PIL delle regioni meridionali
aumentato dello 0,7%, rispetto allo 0,5% del centro-nord, con un tasso
di crescita, però, inferiore al 2024 quando raggiunse l’1%. Non avveniva
da molti anni, dal periodo del boom economico del dopoguerra.
Preoccupa, però, il dato del divario di crescita dell’Italia rispetto
all’Unione europea. Se nel 2025 il Pil nazionale è cresciuto di mezzo
punto percentuale, al di sotto anche dello 0,8% del 2024, resta
stabilmente inferiore alla media Ue a 27, +1,5%. La Spagna prosegue la
sua significativa espansione +2,8%, la Francia si attesta allo 0,8%, la
Germania, invece, dopo la recessione del biennio precedente, è ferma a
un modesto 0,2%.
Determinante il
contributo degli investimenti, in particolare delle opere pubbliche e
degli interventi collegati al PNRR. Nel triennio 2022-2025 gli
investimenti pubblici sono quasi raddoppiati, sostenendo la crescita e
contribuendo a ridurre le distanze territoriali. Tra le regioni
meridionali spiccano i risultati dell’Abruzzo (+1,9%), trainato
dall’industria e dalle costruzioni, della Campania (0,9%) e della
Calabria (0,8%), mentre molte regioni del Nord continuano a risentire
della debolezza dell’export e dell’incertezza dei mercati
internazionali”. (https://www.svimez.it/pil-2025-sud-cresce-piu-media.../)
Nell’articolo
traspare che lo spunto di crescita è dato dai fondi Pnrr. Vero. Va però
ricordato che in realtà la quota destinata al Sud non arriva nemmeno a
quel 40% fissato da Draghi. Denunciamo da molto tempo “la truffa del
Pnrr”, nei confronti del Sud. Le risorse che dovevano essere date al Sud
(almeno il 65% del totale da indicazioni europee) sono state
“distratte” a favore del Nord, prima con un riparto del solo 40% deciso
dal governo Draghi e ora con il governo Meloni, e grazie all’opera di
(buio) Fitto, ora commissario europeo, si supera di poco il 30% e
comunque vedremo il dato reale a consuntivo, probabilmente ancora più
basso. Comunque parafrasando una famosa frase revisionista prendiamo
atto che malgrado la riduzione dei fondi “anche il Pnrr ha fatto cose
buone”…
Questo a testimoniare
che, come da tempo si dice, accendere il secondo motore del Paese (il
Mezzogiorno appunto) avrebbe ricadute positive per tutti, eppure...
La
realtà è che alcune Regioni del Sud stanno sovraperformando in termini
di PIL, malgrado gli ostacoli posti dai governi nazionali e la continua
sottrazione di risorse, ora anche a livello Ue con la sottrazione dei
FSC, e sono diventate Locomotiva reale del Paese. Un caso? Non credo.
L’articolo fa venire alla mente altri spunti interessanti in merito ai giovani laureati al Sud, all'emigrazione e non solo.
Secondo
alcune stime Napoli entro il 2035 perderà 150 mila ragazzi, alla
ricerca di altre possibilità. C’è un fondo speciale che si chiama Resto
al Sud, per incentivare la creazione di imprese. Ma non basta. Antonio
D’Amato, ex presidente della Confindustria tempo fa affermò : «Dove l’80
per cento dei giovani laureati va via, serve un nuovo modello di
sviluppo con industrie che non siano acefale, ma che abbiano in Campania
e a Napoli il loro centro decisionale. Altro che inseguire la
decrescita felice. Siamo i primi per riciclo in Europa. Servono
fabbriche e servono i cervelli». Meno bed and breakfast, che pure
aiutano la crescita, e più ricerca”.
“Dalle
aule della Federico II esce il 10% degli ingegneri italiani. Un sistema
aperto. In uno studio riportato dal Corriere del Mezzogiorno emerge
come la Campania, secondo il Report Trend-Start Up Innovative, nel primo
trimestre 2025 conti 1.515 start up, pari al 12,45% del totale
nazionale. Seconda solo alla Lombardia e davanti al Lazio”.
Sorgono così alcune domande spontanee relative all'attualità:
-Come mai per il #pontesullostrettodimessina
Salvini in tempi di “federalismo fiscale” ha appaltato l’opera a ditte
del Nord, senza coinvolgere quelle meridionali (fra gli osanna di alcuni
“meridionalisti ingenui”?!
- Perché insistere con l’Autonomia Differenziata che
secondo gli industriali di Napoli, riuniti pochi giorni fa a Palazzo Partanna, “danneggia il Sud”?
L'incontro
a Palazzo Partanna sulla riforma: "Non si può penalizzare un'area che è
diventata la locomotiva del Paese (come da ultimo rapporto SVIMEZ…)
L'Italia
può farcela solo se il Sud ricuce il gap col Nord. Per questo motivo
durante il dibattito ospitato dall'Unione industriali di Napoli, la
riforma delle Autonomie differenziate in discussione in Parlamento viene
bocciata senza appello.
Proposte.
Passiamo così a tre semplici proposte, anche per evitare il solo piagnisteo che diventa stancante:
-
Come ho scritto già più volte in passato, la proposta a mio avviso da
fare è che almeno una quota del 34% (percentuale della popolazione)
degli investimenti in opere nel Mezzogiorno sia garantita per
coinvolgere nei lavori aziende del Sud.
In caso
contrario i Fondi investiti al Sud serviranno in prospettiva, in tempi
di federalismo fiscale, solo ad aumentare il gap territoriale, come si
vede appunto per il Ponte…
Oggi
nulla di simile è previsto, pur essendoci al Sud aziende in grado di ben
operare ed inserirsi in più comparti anche ad alti livelli. Aziende che
per la crisi degli ultimi anni, secondo la “mappa della solidità” delle
imprese tracciata dall’Istat, per il 45% sono a rischio chiusura.
Su
questo aspetto servirebbe fare pressione anche in Parlamento,
servirebbe cioè da parte dei cittadini del Sud votare il Partito del Sud
e non la Lega (Nord) oltretutto al governo spessissimo nell'ultimo
trentennio (e si vede)…
Lo stesso
dicasi per la necessità che la stazione appaltante concluda entro
sessanta giorni il processo autorizzativo per l’affidamento delle opere.
Senza tale richiamo dei poteri dello Stato molti degli interventi
diretti al Mezzogiorno potrebbero non andare in porto o per assenza di
risorse di cofinanziamento o per inefficienze causate negli anni dalla
destrutturazione dello Stato, di cui la modifica del Titolo V è
testimone. Servono buoni progetti concreti e buona attuazione degli
stessi per iniziare a riequilibrare, altro che il “Ponte sullo Stretto”
ennesima mangiatoia di Stato.
-
La seconda proposta, sempre per restare sul 34%, sono i decreti
attuativi, che ad oggi mancano, relativamente alla clausola, introdotta
in sede di conversione del decreto-legge n. 243/2016 e s.m.i nella legge
n. 18/2017, che prevede che le Amministrazioni centrali dello Stato
debbano destinare alle regioni del Mezzogiorno il 34% delle risorse
ordinarie in conto capitale, proporzionale dunque alla quota percentuale
della popolazione di riferimento ogni anno vengono “sottratte”, o
meglio “non erogate”, risorse consistenti in conto capitale, di decine
di miliardi di euro, alle Regioni del Sud Italia. Nello specifico, per
come sono indicate nella legge ” Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata,
Calabria, Puglia, Sicilia.
- La
terza proposta è quella che esce dalla riunione degli industriali di
Napoli (quindi non certo un covo di rivoluzionari comunisti…) e cioè
“una proposta di legge alternativa alla riforma, basata sulla
perequazione a vantaggio di un sud non più lumaca, ma locomotiva del
Paese”.
A mio avviso ripartire da
queste proposte sarebbe utile per iniziare ad avere un Paese più equo,
nell'interesse di tutti i cittadini a tutte le latitudini.
Sarebbe, ma non con l’attuale governo, il più antimeridionale della storia con al suo interno, non a caso, la Lega (Nord)...
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