lunedì 29 giugno 2026

L’ISTAT CONFERMA IL FALLIMENTO DELLA “TEORIA DELLA LOCOMOTIVA”…

 Di Natale Cuccurese

 

La "Locomotiva" di bocconiana memoria cresce meno del Sud. Dopo la conferma dell’Istat oggi se ne accorgono anche le grandi testate nazionali…

I dati erano già noti da una settimana quando #Svimez aveva diffuso un rapporto in cui scriveva che:” Per il quarto anno consecutivo il Sud è cresciuto più della media italiana. I dati a consuntivo del 2025 registrano un PIL delle regioni meridionali aumentato dello 0,7%, rispetto allo 0,5% del centro-nord, con un tasso di crescita, però, inferiore al 2024 quando raggiunse l’1%. Non avveniva da molti anni, dal periodo del boom economico del dopoguerra. Preoccupa, però, il dato del divario di crescita dell’Italia rispetto all’Unione europea. Se nel 2025 il Pil nazionale è cresciuto di mezzo punto percentuale, al di sotto anche dello 0,8% del 2024, resta stabilmente inferiore alla media Ue a 27, +1,5%. La Spagna prosegue la sua significativa espansione +2,8%, la Francia si attesta allo 0,8%, la Germania, invece, dopo la recessione del biennio precedente, è ferma a un modesto 0,2%.

Determinante il contributo degli investimenti, in particolare delle opere pubbliche e degli interventi collegati al PNRR. Nel triennio 2022-2025 gli investimenti pubblici sono quasi raddoppiati, sostenendo la crescita e contribuendo a ridurre le distanze territoriali. Tra le regioni meridionali spiccano i risultati dell’Abruzzo (+1,9%), trainato dall’industria e dalle costruzioni, della Campania (0,9%) e della Calabria (0,8%), mentre molte regioni del Nord continuano a risentire della debolezza dell’export e dell’incertezza dei mercati internazionali”. (
https://www.svimez.it/pil-2025-sud-cresce-piu-media.../)

Nell’articolo traspare che lo spunto di crescita è dato dai fondi Pnrr. Vero. Va però ricordato che in realtà la quota destinata al Sud non arriva nemmeno a quel 40% fissato da Draghi. Denunciamo da molto tempo “la truffa del Pnrr”, nei confronti del Sud. Le risorse che dovevano essere date al Sud (almeno il 65% del totale da indicazioni europee) sono state “distratte” a favore del Nord, prima con un riparto del solo 40% deciso dal governo Draghi e ora con il governo Meloni, e grazie all’opera di (buio) Fitto, ora commissario europeo, si supera di poco il 30% e comunque vedremo il dato reale a consuntivo, probabilmente ancora più basso. Comunque parafrasando una famosa frase revisionista prendiamo atto che malgrado la riduzione dei fondi “anche il Pnrr ha fatto cose buone”…

Questo a testimoniare che, come da tempo si dice, accendere il secondo motore del Paese (il Mezzogiorno appunto) avrebbe ricadute positive per tutti, eppure...

La realtà è che alcune Regioni del Sud stanno sovraperformando in termini di PIL, malgrado gli ostacoli posti dai governi nazionali e la continua sottrazione di risorse, ora anche a livello Ue con la sottrazione dei FSC, e sono diventate Locomotiva reale del Paese. Un caso? Non credo.

L’articolo fa venire alla mente altri spunti interessanti in merito ai giovani laureati al Sud, all'emigrazione e non solo.

Secondo alcune stime Napoli entro il 2035 perderà 150 mila ragazzi, alla ricerca di altre possibilità. C’è un fondo speciale che si chiama Resto al Sud, per incentivare la creazione di imprese. Ma non basta. Antonio D’Amato, ex presidente della Confindustria tempo fa affermò : «Dove l’80 per cento dei giovani laureati va via, serve un nuovo modello di sviluppo con industrie che non siano acefale, ma che abbiano in Campania e a Napoli il loro centro decisionale. Altro che inseguire la decrescita felice. Siamo i primi per riciclo in Europa. Servono fabbriche e servono i cervelli». Meno bed and breakfast, che pure aiutano la crescita, e più ricerca”.

“Dalle aule della Federico II esce il 10% degli ingegneri italiani. Un sistema aperto. In uno studio riportato dal Corriere del Mezzogiorno emerge come la Campania, secondo il Report Trend-Start Up Innovative, nel primo trimestre 2025 conti 1.515 start up, pari al 12,45% del totale nazionale. Seconda solo alla Lombardia e davanti al Lazio”.

Sorgono così alcune domande spontanee relative all'attualità:

-Come mai per il #pontesullostrettodimessina Salvini in tempi di “federalismo fiscale” ha appaltato l’opera a ditte del Nord, senza coinvolgere quelle meridionali (fra gli osanna di alcuni “meridionalisti ingenui”?!

- Perché insistere con l’Autonomia Differenziata che
secondo gli industriali di Napoli, riuniti pochi giorni fa a Palazzo Partanna, “danneggia il Sud”?

L'incontro a Palazzo Partanna sulla riforma: "Non si può penalizzare un'area che è diventata la locomotiva del Paese (come da ultimo rapporto SVIMEZ…)

L'Italia può farcela solo se il Sud ricuce il gap col Nord. Per questo motivo durante il dibattito ospitato dall'Unione industriali di Napoli, la riforma delle Autonomie differenziate in discussione in Parlamento viene bocciata senza appello.

Proposte.
Passiamo così a tre semplici proposte, anche per evitare il solo piagnisteo che diventa stancante:

- Come ho scritto già più volte in passato, la proposta a mio avviso da fare è che almeno una quota del 34% (percentuale della popolazione) degli investimenti in opere nel Mezzogiorno sia garantita per coinvolgere nei lavori aziende del Sud.
In caso contrario i Fondi investiti al Sud serviranno in prospettiva, in tempi di federalismo fiscale, solo ad aumentare il gap territoriale, come si vede appunto per il Ponte…

Oggi nulla di simile è previsto, pur essendoci al Sud aziende in grado di ben operare ed inserirsi in più comparti anche ad alti livelli. Aziende che per la crisi degli ultimi anni, secondo la “mappa della solidità” delle imprese tracciata dall’Istat, per il 45% sono a rischio chiusura.
Su questo aspetto servirebbe fare pressione anche in Parlamento, servirebbe cioè da parte dei cittadini del Sud votare il Partito del Sud e non la Lega (Nord) oltretutto al governo spessissimo nell'ultimo trentennio (e si vede)…

Lo stesso dicasi per la necessità che la stazione appaltante concluda entro sessanta giorni il processo autorizzativo per l’affidamento delle opere. Senza tale richiamo dei poteri dello Stato molti degli interventi diretti al Mezzogiorno potrebbero non andare in porto o per assenza di risorse di cofinanziamento o per inefficienze causate negli anni dalla destrutturazione dello Stato, di cui la modifica del Titolo V è testimone. Servono buoni progetti concreti e buona attuazione degli stessi per iniziare a riequilibrare, altro che il “Ponte sullo Stretto” ennesima mangiatoia di Stato.

- La seconda proposta, sempre per restare sul 34%, sono i decreti attuativi, che ad oggi mancano, relativamente alla clausola, introdotta in sede di conversione del decreto-legge n. 243/2016 e s.m.i nella legge n. 18/2017, che prevede che le Amministrazioni centrali dello Stato debbano destinare alle regioni del Mezzogiorno il 34% delle risorse ordinarie in conto capitale, proporzionale dunque alla quota percentuale della popolazione di riferimento ogni anno vengono “sottratte”, o meglio “non erogate”, risorse consistenti in conto capitale, di decine di miliardi di euro, alle Regioni del Sud Italia. Nello specifico, per come sono indicate nella legge ” Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia.

- La terza proposta è quella che esce dalla riunione degli industriali di Napoli (quindi non certo un covo di rivoluzionari comunisti…) e cioè “una proposta di legge alternativa alla riforma, basata sulla perequazione a vantaggio di un sud non più lumaca, ma locomotiva del Paese”.

A mio avviso ripartire da queste proposte sarebbe utile per iniziare ad avere un Paese più equo, nell'interesse di tutti i cittadini a tutte le latitudini.

Sarebbe, ma non con l’attuale governo, il più antimeridionale della storia con al suo interno, non a caso, la Lega (Nord)...


 
 
 


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 Di Natale Cuccurese

 

La "Locomotiva" di bocconiana memoria cresce meno del Sud. Dopo la conferma dell’Istat oggi se ne accorgono anche le grandi testate nazionali…

I dati erano già noti da una settimana quando #Svimez aveva diffuso un rapporto in cui scriveva che:” Per il quarto anno consecutivo il Sud è cresciuto più della media italiana. I dati a consuntivo del 2025 registrano un PIL delle regioni meridionali aumentato dello 0,7%, rispetto allo 0,5% del centro-nord, con un tasso di crescita, però, inferiore al 2024 quando raggiunse l’1%. Non avveniva da molti anni, dal periodo del boom economico del dopoguerra. Preoccupa, però, il dato del divario di crescita dell’Italia rispetto all’Unione europea. Se nel 2025 il Pil nazionale è cresciuto di mezzo punto percentuale, al di sotto anche dello 0,8% del 2024, resta stabilmente inferiore alla media Ue a 27, +1,5%. La Spagna prosegue la sua significativa espansione +2,8%, la Francia si attesta allo 0,8%, la Germania, invece, dopo la recessione del biennio precedente, è ferma a un modesto 0,2%.

Determinante il contributo degli investimenti, in particolare delle opere pubbliche e degli interventi collegati al PNRR. Nel triennio 2022-2025 gli investimenti pubblici sono quasi raddoppiati, sostenendo la crescita e contribuendo a ridurre le distanze territoriali. Tra le regioni meridionali spiccano i risultati dell’Abruzzo (+1,9%), trainato dall’industria e dalle costruzioni, della Campania (0,9%) e della Calabria (0,8%), mentre molte regioni del Nord continuano a risentire della debolezza dell’export e dell’incertezza dei mercati internazionali”. (
https://www.svimez.it/pil-2025-sud-cresce-piu-media.../)

Nell’articolo traspare che lo spunto di crescita è dato dai fondi Pnrr. Vero. Va però ricordato che in realtà la quota destinata al Sud non arriva nemmeno a quel 40% fissato da Draghi. Denunciamo da molto tempo “la truffa del Pnrr”, nei confronti del Sud. Le risorse che dovevano essere date al Sud (almeno il 65% del totale da indicazioni europee) sono state “distratte” a favore del Nord, prima con un riparto del solo 40% deciso dal governo Draghi e ora con il governo Meloni, e grazie all’opera di (buio) Fitto, ora commissario europeo, si supera di poco il 30% e comunque vedremo il dato reale a consuntivo, probabilmente ancora più basso. Comunque parafrasando una famosa frase revisionista prendiamo atto che malgrado la riduzione dei fondi “anche il Pnrr ha fatto cose buone”…

Questo a testimoniare che, come da tempo si dice, accendere il secondo motore del Paese (il Mezzogiorno appunto) avrebbe ricadute positive per tutti, eppure...

La realtà è che alcune Regioni del Sud stanno sovraperformando in termini di PIL, malgrado gli ostacoli posti dai governi nazionali e la continua sottrazione di risorse, ora anche a livello Ue con la sottrazione dei FSC, e sono diventate Locomotiva reale del Paese. Un caso? Non credo.

L’articolo fa venire alla mente altri spunti interessanti in merito ai giovani laureati al Sud, all'emigrazione e non solo.

Secondo alcune stime Napoli entro il 2035 perderà 150 mila ragazzi, alla ricerca di altre possibilità. C’è un fondo speciale che si chiama Resto al Sud, per incentivare la creazione di imprese. Ma non basta. Antonio D’Amato, ex presidente della Confindustria tempo fa affermò : «Dove l’80 per cento dei giovani laureati va via, serve un nuovo modello di sviluppo con industrie che non siano acefale, ma che abbiano in Campania e a Napoli il loro centro decisionale. Altro che inseguire la decrescita felice. Siamo i primi per riciclo in Europa. Servono fabbriche e servono i cervelli». Meno bed and breakfast, che pure aiutano la crescita, e più ricerca”.

“Dalle aule della Federico II esce il 10% degli ingegneri italiani. Un sistema aperto. In uno studio riportato dal Corriere del Mezzogiorno emerge come la Campania, secondo il Report Trend-Start Up Innovative, nel primo trimestre 2025 conti 1.515 start up, pari al 12,45% del totale nazionale. Seconda solo alla Lombardia e davanti al Lazio”.

Sorgono così alcune domande spontanee relative all'attualità:

-Come mai per il #pontesullostrettodimessina Salvini in tempi di “federalismo fiscale” ha appaltato l’opera a ditte del Nord, senza coinvolgere quelle meridionali (fra gli osanna di alcuni “meridionalisti ingenui”?!

- Perché insistere con l’Autonomia Differenziata che
secondo gli industriali di Napoli, riuniti pochi giorni fa a Palazzo Partanna, “danneggia il Sud”?

L'incontro a Palazzo Partanna sulla riforma: "Non si può penalizzare un'area che è diventata la locomotiva del Paese (come da ultimo rapporto SVIMEZ…)

L'Italia può farcela solo se il Sud ricuce il gap col Nord. Per questo motivo durante il dibattito ospitato dall'Unione industriali di Napoli, la riforma delle Autonomie differenziate in discussione in Parlamento viene bocciata senza appello.

Proposte.
Passiamo così a tre semplici proposte, anche per evitare il solo piagnisteo che diventa stancante:

- Come ho scritto già più volte in passato, la proposta a mio avviso da fare è che almeno una quota del 34% (percentuale della popolazione) degli investimenti in opere nel Mezzogiorno sia garantita per coinvolgere nei lavori aziende del Sud.
In caso contrario i Fondi investiti al Sud serviranno in prospettiva, in tempi di federalismo fiscale, solo ad aumentare il gap territoriale, come si vede appunto per il Ponte…

Oggi nulla di simile è previsto, pur essendoci al Sud aziende in grado di ben operare ed inserirsi in più comparti anche ad alti livelli. Aziende che per la crisi degli ultimi anni, secondo la “mappa della solidità” delle imprese tracciata dall’Istat, per il 45% sono a rischio chiusura.
Su questo aspetto servirebbe fare pressione anche in Parlamento, servirebbe cioè da parte dei cittadini del Sud votare il Partito del Sud e non la Lega (Nord) oltretutto al governo spessissimo nell'ultimo trentennio (e si vede)…

Lo stesso dicasi per la necessità che la stazione appaltante concluda entro sessanta giorni il processo autorizzativo per l’affidamento delle opere. Senza tale richiamo dei poteri dello Stato molti degli interventi diretti al Mezzogiorno potrebbero non andare in porto o per assenza di risorse di cofinanziamento o per inefficienze causate negli anni dalla destrutturazione dello Stato, di cui la modifica del Titolo V è testimone. Servono buoni progetti concreti e buona attuazione degli stessi per iniziare a riequilibrare, altro che il “Ponte sullo Stretto” ennesima mangiatoia di Stato.

- La seconda proposta, sempre per restare sul 34%, sono i decreti attuativi, che ad oggi mancano, relativamente alla clausola, introdotta in sede di conversione del decreto-legge n. 243/2016 e s.m.i nella legge n. 18/2017, che prevede che le Amministrazioni centrali dello Stato debbano destinare alle regioni del Mezzogiorno il 34% delle risorse ordinarie in conto capitale, proporzionale dunque alla quota percentuale della popolazione di riferimento ogni anno vengono “sottratte”, o meglio “non erogate”, risorse consistenti in conto capitale, di decine di miliardi di euro, alle Regioni del Sud Italia. Nello specifico, per come sono indicate nella legge ” Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia.

- La terza proposta è quella che esce dalla riunione degli industriali di Napoli (quindi non certo un covo di rivoluzionari comunisti…) e cioè “una proposta di legge alternativa alla riforma, basata sulla perequazione a vantaggio di un sud non più lumaca, ma locomotiva del Paese”.

A mio avviso ripartire da queste proposte sarebbe utile per iniziare ad avere un Paese più equo, nell'interesse di tutti i cittadini a tutte le latitudini.

Sarebbe, ma non con l’attuale governo, il più antimeridionale della storia con al suo interno, non a caso, la Lega (Nord)...


 
 
 


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