domenica 31 ottobre 2010

29/10/2010 - Servizio del Tg1 delle 20 :Gaeta contro Formia sul Risorgimento


http://www.youtube.com/watch?v=oj5lc6X6PpU

29/10/2010 - Servizio del Tg1 delle 20 sulla manifestazione organizzata a Gaeta il 6 novembre 2010 di protesta contro le celebrazioni per i 150 anni di unità d'Italia. Interviste a Gigi Di Fiore, autore del saggio "Gli ultimi giorni di Gaeta - l'assedio che condannò l'Italia all'unità" edito da Rizzoli, ed al sindaco di Gaeta, Antonio Raimondi.

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http://www.youtube.com/watch?v=oj5lc6X6PpU

29/10/2010 - Servizio del Tg1 delle 20 sulla manifestazione organizzata a Gaeta il 6 novembre 2010 di protesta contro le celebrazioni per i 150 anni di unità d'Italia. Interviste a Gigi Di Fiore, autore del saggio "Gli ultimi giorni di Gaeta - l'assedio che condannò l'Italia all'unità" edito da Rizzoli, ed al sindaco di Gaeta, Antonio Raimondi.

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Palermo -30 ottobre 2010 : MANIFESTAZIONE PER L'APPLICAZIONE DELLO STATUTO DELLA REGIONE SICILIANA





Linda Cottone e Beppe De Santis nel corso della manifestazione sull'applicazione dello Statuto Siciliano svoltasi a Palermo.








Beppe De Santis, Segretario Nazionale del Partito del Sud, sfila alla manifestazione del 30 ottobre 2010.
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Linda Cottone e Beppe De Santis nel corso della manifestazione sull'applicazione dello Statuto Siciliano svoltasi a Palermo.








Beppe De Santis, Segretario Nazionale del Partito del Sud, sfila alla manifestazione del 30 ottobre 2010.
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1860: l'Unità d'Italia e la strage di Roseto Valfortor



Il 7 novembre 1860 cinque inermi cittadini, tra cui 3 ragazzi ventunenni ed un ex soldato borbonico padre di famiglia, vengono trucidati dai garibaldini solo perché rei di essere simpatizzanti borbonici

Roseto V., 26.10.2010 - Ci hanno raccontato e continueranno a raccontarci a scuola solo balle! In poche righe, in libri confezionati ad hoc, si racconta e si “decanta” che “l’unificazione d’Italia” avvenne grazie alla “spedizione dei mille”, con l’incontro di Garibaldi e Vittorio Emanuele a Teano e con il “plebiscito”. Tutto qui? Ed il resto, la verità storica, quella che da anni è venuta fuori? Tutto tace… I libri, quelli confezionati ad hoc, non ne devono parlare. Né c’è altro da aggiungere!
Tra ricerche ed approfondimenti su quella che comunemente viene definita “unità d’Italia” – per la quale si ha anche il “coraggio” di festeggiare facendo finta che al Sud nulla sia successo – non passa giorno che dalle carte degli archivi spuntano documenti relativi ad avvenimenti e fatti – che la storiografia ufficiale e chi ha interesse a non far conoscere, volutamente ignora – a dir poco raccapriccianti! Una terra ed un popolo furono messi a ferro e fuoco da invasori stranieri senza scrupoli e sottoposti alle più disparate angherie che«gli untori servitori del mendacio: storiografi e giornalisti, ciucci e venduti» preferiscono non raccontare, salvo alcuni casi: stragi di massa, esecuzioni sommarie con esposizione di teste di cadaveri in gabbie, interi paesi incendiati, ragazzi e ragazze seviziati ed uccisi, ruberie generali, fucilazione di minorenni appellati col nome di “briganti”, farsa del plebiscito e quant’altro, hanno fatto dei “liberatori” del Popolo delle Due Sicilie quello che, circa un secolo dopo, hanno compiuto i nazifascisti in Italia: infamia e vergogna!
A Roseto Valfortore, in provincia di Foggia, quindi in ”Italia”, si è compiuta una di queste infamie vergognose, una storia poco conosciuta apparsa anche in un “Romanzo Storico” dell’illustre Prof.Don Michele Marcantonio, “Abbasso la guerra, ossia tre passi a ponente”, 1983 (Ed. Italia Letteraria, MI). Della storia che si sta per raccontare, riferita a cinque cittadini di Roseto Valfortore, mi ero già procurato gli atti di morte per descriverne la loro dolorosa vicenda quando ho ritrovato il libro di Don Michele che lui stesso mi regalò anni addietro agevolandomi il compito. La storia – realmente successa, e gli atti di morte ne sono la testimonianza (portano tutti la stessa data, stesso giorno e stessa ora) – racconta di cinque cittadini rosetani di cui l’autore di un «manoscritto» ne fornisce alcune sommarie generalità: «COTTURO Giuseppeantonio, terza elementare, una sorella di 29 anni; FARACE Liberato, analfabeta, due sorelle, una di 12 e una di 23 anni; SBROCCHI Vito, 1º anno di agraria, moglie di anni 36 e figlia di anni 15; MARRONE Leonardo, terza elementare, sorella di anni 21; ZITA Nunziantonio, perito agrario con diploma conseguito presso la cattedra di Roseto, poi soppressa dai piemontesi, e il fratello di Giuseppeantonio, quinta elementare, una sorella di anni 20, sposata con Donato Sbrocchi».
I cinque sacrificati cittadini di Roseto Valfortore vengono accusati dal “galantuomo” don Vito Capobianco, fratello del sindaco, come“reazionari” e di essere “dei franceschielli”, cioè fedeli al Re Francesco II di Borbone. «I vermi e le lumache appaiono dopo la bufera: i liberali e i mazziniani ricomparvero solo ora – si legge nel libro di Marcantonio –garantiti da scorta armata. Le carte fanno i nomi: don Vito, il figlio don Noè, Luigi Basso e Donato Cascioli. Il primo (don Vito Capobianco) aveva preparato la nota delle famiglie da punire esemplarmente». Sommariamente giudicati da un “tribunale” composto da garibaldini, senza alcuna colpa, i cinque martiri rosetani vengono condannati a morte mediante fucilazione. L’esecuzione avvenne il 7 novembre 1860 alle ore 23:00. Lascio parlare il manoscritto di Don Michele Marcantonio.

Siamo orfani di patria?

«(…) I cinque vennero allineati lungo il muro che guardava alla torretta, di fronte al plotone. L’aria rigida, la pioggia, che ora con furia, il vento, fatto ora cattivo, che tempestava il viso dei condannati con bordate d’acqua gelida e dura come grossi grani di sabbia, e, forse, il contenuto di quel biglietto consigliarono il generale a far presto, a sbrigarsi». Il generale di cui si parla è, udite, udite, Liborio Romano, (omonimo del “vigliacco e traditore che vendette il Sud al Piemonte”), garibaldino e comandante della Legione Peucetia.
«Nell’estremo tentativo di muovere a pietà don Liborio, tre dei condannati, cioè Giuseppe Cotturo, Vito Sbrocchi e Leonardo Marrone, s’inginocchiarono nel fango:
– Pietà! Siamo innocenti!
Parole e lacrime alla pioggia e al vento che mugghiava nella siepe e sui tetti.
– Pietà di noi! –, fece Nunzio.
Il quinto, più di là che di qua (è Liberato Farace, 22 anni appena, ferito a morte presso la propria abitazione dalle camicie rosse) era ricaduto in un’assenza totale e si teneva ritto al muro come un tronco senza vita. Il sergente rizzava in alto la sciabola come un ricurvo dito d’acciaio guardando fisso il generale. Il sacerdote, adempiuto il suo alto e pietoso ufficio, s’era nascosto nel vano di quel cunicolo-fogna. Don Liborio parlottava con don Vito, quasi estraneo, senza neppur guardare.
Il sergente non batteva ciglio.
Ecco…
Il generale fece con l’indice un cenno distratto, quasi meccanico.
La sciabola piegò verso terra.
Fuoco!
I primi tre, a partire dall’angolo, caddero fulminati.
Al quarto un secondo colpo.
Il quinto, Liberato Farace, indenne.
Il fuciliere di grazia esplose su di lui il terzo e il quarto colpo. Solo quest’ultimo spinse fuori da quel giovane corpo il lieve alito di vita residuo.
Nel tratto dalle Coste al suo palazzo don Vito assaporò tutta la voluttuosa ebbrezza di quel trionfo. Entrò insieme col generale nel suo caseggiato e ne uscì dopo un quarto d’ora. Si strinsero la mano sul portone e don Liborio ripartì subito. Don Vito non fece in tempo a chiudere, che il parroco era comparso come un fantasma sulla soglia, con sul volto lo sdegno più vivo e amaro. Poiché il Capobianco voleva sfuggirgli, lo afferrò per un braccio e lo schiaffeggiò con queste parole:
– Nel cielo c’è un Dio che vendica le lacrime dei deboli. Maledetta la generazione dell’uomo che sparge il sangue innocente! Parola di Dio!
Ritornò sulle Coste a fianco dei suoi caduti. Li coprì col suo mantello. Restò a vegliarli fino al mattino con il rosario in mano, ritto sotto il gelo della coltre bianca novembrina.
Al collo dell’ultimo martire, Liberato Farace, un abitino del Carmine, forato da una pallottola, tamponava la ferita».
Dulcis in fundo, «don Liborio pretese dal popolo rosetano una taglia di ducati 5.035, oltre 240 per il mantenimento della forza».

Cinque croci di legno

Nel 1861 l’amministrazione comunale di Roseto Valfortore fece installare cinque croci di legno poggiate sul muro, lungo il quale erano stati allineati e fucilati i cinque martiri. Quando questo suolo venne concesso ai privati per la costruzione delle case, lo scalpellinoLorenzo Bozzelli, nel 1910, di propria iniziativa, murerà su quella costruzione con una lapide, data e croce il ricordo di quel massacro.
Una pagina drammatica e nello stesso tempo commovente quella appena descritta, che riporta alla luce come fu fatta “l’unità d’italia” al Sud: con il sangue degli innocenti, con il silenzio dei “vincitori” …e con gli spot! Ah, quante “ombre” su questa “unità d’italia”, altro che…! Mentre in queste ore, ahimè!, nel vesuviano, “Italia”, in una sorta di “guerra civile”, uomini, ragazzi, ragazze e “donne vulcaniche” si apprestano a decretare quello che probabilmente sarà il funerale del 150º tra incendi del tricolore e al grido di «siamo orfani di patria!». A’ sùpala nin tene uocchie e vere, nun tene recchie e sente!
Allego i certificati di morte (leggi); vengono tutti contrassegnati dalla nobile professione di contadino i cinque cittadini rosetani vittime, sacrificate dalla mano feroce dei conquistatori garibaldini. La speranza è che il sindaco, la giunta ed il consiglio comunale di Roseto Valfortore vogliano erigere una lapide a ricordo di quei martiri che dopo 150 anni gridano ancora giustizia!
All’elenco dei cinque sacrificati bisogna aggiungere anche il nome diGiuseppe Zita, fratello di Nunzio Antonio, di anni trenta, ucciso durante un rastrellamento dei garibaldini il 6 novembre del 1860 (tra gli atti di morte allegati).
In chiusura, voglio rendere omaggio al grande Angelo Manna – che solo citarlo mi rende orgoglioso di essere meridionale – con il suo memorabile messaggio rivolto ai ragazzi del Sud, pubblicato periodicamente sulla rivista “Due Sicilie”.

«Ragazzi del Sud!»

«L’unificazione italiana ci costò, in poco più di dieci anni, un milione di morti, tutti uccisi a tradimento, e ci costò, in meno di un secolo, e sempre a tradimento, ventisei milioni di emigranti!
Ed ha le meningi imbottite di puttanate, l’Italia!
Ad imbottirgliele sono stati e sono i nord-dipendenti politicanti del Sud, gli eredi dei pragmatici e immorali traditori del fatal sessanta.
E sono stati e sono gli untori servitori del Mendacio: gli storiografi e i giornalisti, ciucci e venduti.
Ma noi abbiamo un dovere da compiere. Una Mamma offesa, tradita, maltrattata, calunniata e in catene sta chiamando dal 1860 i suoi figli attorno alle sue piaghe fisiche e morali che ormai l’hanno ridotta allo stremo.
È possibile che nessuno di essi ne oda il rantolo, che giorno dopo giorno si fa sempre più forte, e accorra al suo capezzale?».


Fonte:Il Frizzo


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Il 7 novembre 1860 cinque inermi cittadini, tra cui 3 ragazzi ventunenni ed un ex soldato borbonico padre di famiglia, vengono trucidati dai garibaldini solo perché rei di essere simpatizzanti borbonici

Roseto V., 26.10.2010 - Ci hanno raccontato e continueranno a raccontarci a scuola solo balle! In poche righe, in libri confezionati ad hoc, si racconta e si “decanta” che “l’unificazione d’Italia” avvenne grazie alla “spedizione dei mille”, con l’incontro di Garibaldi e Vittorio Emanuele a Teano e con il “plebiscito”. Tutto qui? Ed il resto, la verità storica, quella che da anni è venuta fuori? Tutto tace… I libri, quelli confezionati ad hoc, non ne devono parlare. Né c’è altro da aggiungere!
Tra ricerche ed approfondimenti su quella che comunemente viene definita “unità d’Italia” – per la quale si ha anche il “coraggio” di festeggiare facendo finta che al Sud nulla sia successo – non passa giorno che dalle carte degli archivi spuntano documenti relativi ad avvenimenti e fatti – che la storiografia ufficiale e chi ha interesse a non far conoscere, volutamente ignora – a dir poco raccapriccianti! Una terra ed un popolo furono messi a ferro e fuoco da invasori stranieri senza scrupoli e sottoposti alle più disparate angherie che«gli untori servitori del mendacio: storiografi e giornalisti, ciucci e venduti» preferiscono non raccontare, salvo alcuni casi: stragi di massa, esecuzioni sommarie con esposizione di teste di cadaveri in gabbie, interi paesi incendiati, ragazzi e ragazze seviziati ed uccisi, ruberie generali, fucilazione di minorenni appellati col nome di “briganti”, farsa del plebiscito e quant’altro, hanno fatto dei “liberatori” del Popolo delle Due Sicilie quello che, circa un secolo dopo, hanno compiuto i nazifascisti in Italia: infamia e vergogna!
A Roseto Valfortore, in provincia di Foggia, quindi in ”Italia”, si è compiuta una di queste infamie vergognose, una storia poco conosciuta apparsa anche in un “Romanzo Storico” dell’illustre Prof.Don Michele Marcantonio, “Abbasso la guerra, ossia tre passi a ponente”, 1983 (Ed. Italia Letteraria, MI). Della storia che si sta per raccontare, riferita a cinque cittadini di Roseto Valfortore, mi ero già procurato gli atti di morte per descriverne la loro dolorosa vicenda quando ho ritrovato il libro di Don Michele che lui stesso mi regalò anni addietro agevolandomi il compito. La storia – realmente successa, e gli atti di morte ne sono la testimonianza (portano tutti la stessa data, stesso giorno e stessa ora) – racconta di cinque cittadini rosetani di cui l’autore di un «manoscritto» ne fornisce alcune sommarie generalità: «COTTURO Giuseppeantonio, terza elementare, una sorella di 29 anni; FARACE Liberato, analfabeta, due sorelle, una di 12 e una di 23 anni; SBROCCHI Vito, 1º anno di agraria, moglie di anni 36 e figlia di anni 15; MARRONE Leonardo, terza elementare, sorella di anni 21; ZITA Nunziantonio, perito agrario con diploma conseguito presso la cattedra di Roseto, poi soppressa dai piemontesi, e il fratello di Giuseppeantonio, quinta elementare, una sorella di anni 20, sposata con Donato Sbrocchi».
I cinque sacrificati cittadini di Roseto Valfortore vengono accusati dal “galantuomo” don Vito Capobianco, fratello del sindaco, come“reazionari” e di essere “dei franceschielli”, cioè fedeli al Re Francesco II di Borbone. «I vermi e le lumache appaiono dopo la bufera: i liberali e i mazziniani ricomparvero solo ora – si legge nel libro di Marcantonio –garantiti da scorta armata. Le carte fanno i nomi: don Vito, il figlio don Noè, Luigi Basso e Donato Cascioli. Il primo (don Vito Capobianco) aveva preparato la nota delle famiglie da punire esemplarmente». Sommariamente giudicati da un “tribunale” composto da garibaldini, senza alcuna colpa, i cinque martiri rosetani vengono condannati a morte mediante fucilazione. L’esecuzione avvenne il 7 novembre 1860 alle ore 23:00. Lascio parlare il manoscritto di Don Michele Marcantonio.

Siamo orfani di patria?

«(…) I cinque vennero allineati lungo il muro che guardava alla torretta, di fronte al plotone. L’aria rigida, la pioggia, che ora con furia, il vento, fatto ora cattivo, che tempestava il viso dei condannati con bordate d’acqua gelida e dura come grossi grani di sabbia, e, forse, il contenuto di quel biglietto consigliarono il generale a far presto, a sbrigarsi». Il generale di cui si parla è, udite, udite, Liborio Romano, (omonimo del “vigliacco e traditore che vendette il Sud al Piemonte”), garibaldino e comandante della Legione Peucetia.
«Nell’estremo tentativo di muovere a pietà don Liborio, tre dei condannati, cioè Giuseppe Cotturo, Vito Sbrocchi e Leonardo Marrone, s’inginocchiarono nel fango:
– Pietà! Siamo innocenti!
Parole e lacrime alla pioggia e al vento che mugghiava nella siepe e sui tetti.
– Pietà di noi! –, fece Nunzio.
Il quinto, più di là che di qua (è Liberato Farace, 22 anni appena, ferito a morte presso la propria abitazione dalle camicie rosse) era ricaduto in un’assenza totale e si teneva ritto al muro come un tronco senza vita. Il sergente rizzava in alto la sciabola come un ricurvo dito d’acciaio guardando fisso il generale. Il sacerdote, adempiuto il suo alto e pietoso ufficio, s’era nascosto nel vano di quel cunicolo-fogna. Don Liborio parlottava con don Vito, quasi estraneo, senza neppur guardare.
Il sergente non batteva ciglio.
Ecco…
Il generale fece con l’indice un cenno distratto, quasi meccanico.
La sciabola piegò verso terra.
Fuoco!
I primi tre, a partire dall’angolo, caddero fulminati.
Al quarto un secondo colpo.
Il quinto, Liberato Farace, indenne.
Il fuciliere di grazia esplose su di lui il terzo e il quarto colpo. Solo quest’ultimo spinse fuori da quel giovane corpo il lieve alito di vita residuo.
Nel tratto dalle Coste al suo palazzo don Vito assaporò tutta la voluttuosa ebbrezza di quel trionfo. Entrò insieme col generale nel suo caseggiato e ne uscì dopo un quarto d’ora. Si strinsero la mano sul portone e don Liborio ripartì subito. Don Vito non fece in tempo a chiudere, che il parroco era comparso come un fantasma sulla soglia, con sul volto lo sdegno più vivo e amaro. Poiché il Capobianco voleva sfuggirgli, lo afferrò per un braccio e lo schiaffeggiò con queste parole:
– Nel cielo c’è un Dio che vendica le lacrime dei deboli. Maledetta la generazione dell’uomo che sparge il sangue innocente! Parola di Dio!
Ritornò sulle Coste a fianco dei suoi caduti. Li coprì col suo mantello. Restò a vegliarli fino al mattino con il rosario in mano, ritto sotto il gelo della coltre bianca novembrina.
Al collo dell’ultimo martire, Liberato Farace, un abitino del Carmine, forato da una pallottola, tamponava la ferita».
Dulcis in fundo, «don Liborio pretese dal popolo rosetano una taglia di ducati 5.035, oltre 240 per il mantenimento della forza».

Cinque croci di legno

Nel 1861 l’amministrazione comunale di Roseto Valfortore fece installare cinque croci di legno poggiate sul muro, lungo il quale erano stati allineati e fucilati i cinque martiri. Quando questo suolo venne concesso ai privati per la costruzione delle case, lo scalpellinoLorenzo Bozzelli, nel 1910, di propria iniziativa, murerà su quella costruzione con una lapide, data e croce il ricordo di quel massacro.
Una pagina drammatica e nello stesso tempo commovente quella appena descritta, che riporta alla luce come fu fatta “l’unità d’italia” al Sud: con il sangue degli innocenti, con il silenzio dei “vincitori” …e con gli spot! Ah, quante “ombre” su questa “unità d’italia”, altro che…! Mentre in queste ore, ahimè!, nel vesuviano, “Italia”, in una sorta di “guerra civile”, uomini, ragazzi, ragazze e “donne vulcaniche” si apprestano a decretare quello che probabilmente sarà il funerale del 150º tra incendi del tricolore e al grido di «siamo orfani di patria!». A’ sùpala nin tene uocchie e vere, nun tene recchie e sente!
Allego i certificati di morte (leggi); vengono tutti contrassegnati dalla nobile professione di contadino i cinque cittadini rosetani vittime, sacrificate dalla mano feroce dei conquistatori garibaldini. La speranza è che il sindaco, la giunta ed il consiglio comunale di Roseto Valfortore vogliano erigere una lapide a ricordo di quei martiri che dopo 150 anni gridano ancora giustizia!
All’elenco dei cinque sacrificati bisogna aggiungere anche il nome diGiuseppe Zita, fratello di Nunzio Antonio, di anni trenta, ucciso durante un rastrellamento dei garibaldini il 6 novembre del 1860 (tra gli atti di morte allegati).
In chiusura, voglio rendere omaggio al grande Angelo Manna – che solo citarlo mi rende orgoglioso di essere meridionale – con il suo memorabile messaggio rivolto ai ragazzi del Sud, pubblicato periodicamente sulla rivista “Due Sicilie”.

«Ragazzi del Sud!»

«L’unificazione italiana ci costò, in poco più di dieci anni, un milione di morti, tutti uccisi a tradimento, e ci costò, in meno di un secolo, e sempre a tradimento, ventisei milioni di emigranti!
Ed ha le meningi imbottite di puttanate, l’Italia!
Ad imbottirgliele sono stati e sono i nord-dipendenti politicanti del Sud, gli eredi dei pragmatici e immorali traditori del fatal sessanta.
E sono stati e sono gli untori servitori del Mendacio: gli storiografi e i giornalisti, ciucci e venduti.
Ma noi abbiamo un dovere da compiere. Una Mamma offesa, tradita, maltrattata, calunniata e in catene sta chiamando dal 1860 i suoi figli attorno alle sue piaghe fisiche e morali che ormai l’hanno ridotta allo stremo.
È possibile che nessuno di essi ne oda il rantolo, che giorno dopo giorno si fa sempre più forte, e accorra al suo capezzale?».


Fonte:Il Frizzo


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sabato 30 ottobre 2010

Pino Aprile: gli italiani salveranno l'unità del loro paese

Intervista in esclusiva per Infomessina all'autore di "Terroni". Aprile presenterà il suo libro a Messina


Oggi lo scrittore pugliese Pino Aprile, presenterà alla città dello Stretto il suo libro “Terroni”: descrizione coraggiosa di ciò che gli italiani fecero a se stessi e del perché a centocinquant’anni dall’Unità di Italia la differenza tra Nord e Sud si sia accentuata, marcando tale disuguaglianza in maniera indelebile.

Ed in vista dell’evento che si terrà presso il Salone delle Bandiere di Palazzo Zanca alle 17.30 circa, abbiamo colto l’occasione per rivolgergli qualche domanda:

Lei non ha il profilo dello storico, eppure ha scritto un libro di storia. Come è nata l’idea di “Terroni”?

«Non sono uno storico e lo dico, nel mio libro. Sono un giornalista, la mia professione consiste nell’entrare negli argomenti armati di domande e tecniche di divulgazione. Questo vale indipendentemente dall’argomento: economia, politica, cronaca, cultura, sport, gastronomia… e persino storia, come dimostrano tanti altri libri. Ho cominciato a documentarmi perché non mi spiegavo come mai i meridionali avessero accolto i liberatori a fucilate e, una volta finito di sparare, piuttosto che godersi quella libertà fossero emigrati in massa, per la prima volta nella loro millenaria storia. E qualcosa mi è sembrato di averla capita».

Nel suo testo, che ormai è diventato una sorta di manifesto per molti movimenti meridionalisti, trapela l’amarezza di un uomo che scopre, ritrovandola, una parte di se di cui sconosceva l’esistenza…

«Non solo, e più forte la delusione di scoprire che non dovevo saperla; che non me l’avevano raccontata a scuola; che forse ero ritenuto, come gli altri italiani, troppo immaturo per sapere com’è nato il mio Paese. Le vergogne di famiglia non si dicono ai bambini, non capirebbero».

Lei ha descritto pagine di storia molto crude. Pagine di violenze e massacri perpetuati nel tempo nei confronti di un Popolo, il suo Popolo, che ne è rimasto gravemente segnato. Una sorta di fiume Sand Creek. Ma mentre dei nativi americani si è molto parlato…

«Ancora oggi, da un accademico importante, in un dibattito alla radio, mi sono sentito dire, a proposito della guerra civile e della resistenza dei “briganti”: ma allora lei avrebbe voluto che vincessero “quegli altri”? Ma quegli altri siamo sempre noi, italiani. E siamo ancora a “per chi fai il tifo tu?”, dopo 150 anni?».

“Se ti avventuri sulla Salerno-Reggio Calabria a fine luglio, la prima cosa che pensi, dopo averla percorsa nei due sensi, è che manca un cartello all’inizio dell’autostrada: ‘Fatevi la croce’ ”. Con queste parole lei descrive la tangibile zona di confine fra il Nord ed il Sud nostro Paese. Il limbo che tale deve rimanere…

«La professoressa Leandra D’Antone, nel suo bellissimo “Senza Pedaggio”, sulla Salerno-Reggio Calabria, dimostra che quella strada nega la sua natura, perché invece di unire, divide. È il monumento più lungo del mondo, eretto a ricordare la decisione dell’Iri e della politica italiana (Mancini a parte), secondo cui il Sud deve contribuire con le sue tasse alla costruzione di autostrade, ma non deve averne (conferenza di Stresa, 1952); e se qualcuno gliela fa lo stesso, un’autostrada, che sia inservibile».

Alcuni paesi dell’Unione Europea rischiano di spezzarsi, scossi da fermenti autonomistici. Secondo lei è meglio separarsi o restare poveri in un paese ricco?

«Io ho fiducia che, conoscendo come sono andate davvero le cose, la vastità, la durata, la ferocia della discriminazione ai danni di una parte del territorio e della popolazione, gli italiani salveranno l’unità del loro Paese e lo miglioreranno, rendendolo più equilibrato. Se non ci si riuscisse (e i tempi sono quelli che sono), l’Italia si spaccherà; e il Sud dovrebbe andarsene, prima di essere cacciato dalla Lega. Subito, un danno per tutti; alla lunga, il Sud potrebbe stupire tutti».

Donatella Rinaldo


Fonte:InfoMessina

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Intervista in esclusiva per Infomessina all'autore di "Terroni". Aprile presenterà il suo libro a Messina


Oggi lo scrittore pugliese Pino Aprile, presenterà alla città dello Stretto il suo libro “Terroni”: descrizione coraggiosa di ciò che gli italiani fecero a se stessi e del perché a centocinquant’anni dall’Unità di Italia la differenza tra Nord e Sud si sia accentuata, marcando tale disuguaglianza in maniera indelebile.

Ed in vista dell’evento che si terrà presso il Salone delle Bandiere di Palazzo Zanca alle 17.30 circa, abbiamo colto l’occasione per rivolgergli qualche domanda:

Lei non ha il profilo dello storico, eppure ha scritto un libro di storia. Come è nata l’idea di “Terroni”?

«Non sono uno storico e lo dico, nel mio libro. Sono un giornalista, la mia professione consiste nell’entrare negli argomenti armati di domande e tecniche di divulgazione. Questo vale indipendentemente dall’argomento: economia, politica, cronaca, cultura, sport, gastronomia… e persino storia, come dimostrano tanti altri libri. Ho cominciato a documentarmi perché non mi spiegavo come mai i meridionali avessero accolto i liberatori a fucilate e, una volta finito di sparare, piuttosto che godersi quella libertà fossero emigrati in massa, per la prima volta nella loro millenaria storia. E qualcosa mi è sembrato di averla capita».

Nel suo testo, che ormai è diventato una sorta di manifesto per molti movimenti meridionalisti, trapela l’amarezza di un uomo che scopre, ritrovandola, una parte di se di cui sconosceva l’esistenza…

«Non solo, e più forte la delusione di scoprire che non dovevo saperla; che non me l’avevano raccontata a scuola; che forse ero ritenuto, come gli altri italiani, troppo immaturo per sapere com’è nato il mio Paese. Le vergogne di famiglia non si dicono ai bambini, non capirebbero».

Lei ha descritto pagine di storia molto crude. Pagine di violenze e massacri perpetuati nel tempo nei confronti di un Popolo, il suo Popolo, che ne è rimasto gravemente segnato. Una sorta di fiume Sand Creek. Ma mentre dei nativi americani si è molto parlato…

«Ancora oggi, da un accademico importante, in un dibattito alla radio, mi sono sentito dire, a proposito della guerra civile e della resistenza dei “briganti”: ma allora lei avrebbe voluto che vincessero “quegli altri”? Ma quegli altri siamo sempre noi, italiani. E siamo ancora a “per chi fai il tifo tu?”, dopo 150 anni?».

“Se ti avventuri sulla Salerno-Reggio Calabria a fine luglio, la prima cosa che pensi, dopo averla percorsa nei due sensi, è che manca un cartello all’inizio dell’autostrada: ‘Fatevi la croce’ ”. Con queste parole lei descrive la tangibile zona di confine fra il Nord ed il Sud nostro Paese. Il limbo che tale deve rimanere…

«La professoressa Leandra D’Antone, nel suo bellissimo “Senza Pedaggio”, sulla Salerno-Reggio Calabria, dimostra che quella strada nega la sua natura, perché invece di unire, divide. È il monumento più lungo del mondo, eretto a ricordare la decisione dell’Iri e della politica italiana (Mancini a parte), secondo cui il Sud deve contribuire con le sue tasse alla costruzione di autostrade, ma non deve averne (conferenza di Stresa, 1952); e se qualcuno gliela fa lo stesso, un’autostrada, che sia inservibile».

Alcuni paesi dell’Unione Europea rischiano di spezzarsi, scossi da fermenti autonomistici. Secondo lei è meglio separarsi o restare poveri in un paese ricco?

«Io ho fiducia che, conoscendo come sono andate davvero le cose, la vastità, la durata, la ferocia della discriminazione ai danni di una parte del territorio e della popolazione, gli italiani salveranno l’unità del loro Paese e lo miglioreranno, rendendolo più equilibrato. Se non ci si riuscisse (e i tempi sono quelli che sono), l’Italia si spaccherà; e il Sud dovrebbe andarsene, prima di essere cacciato dalla Lega. Subito, un danno per tutti; alla lunga, il Sud potrebbe stupire tutti».

Donatella Rinaldo


Fonte:InfoMessina

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Beppe de Santis- Ponte di Messina e Trasporti Sud-Sul Traghetto di Messina


http://www.youtube.com/watch?v=Nwr1C8hOGOE
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Gaeta asserragliata contro l'Unità d'Italia - articolo di Gigi Di Fiore su "Il Mattino"






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Fonte: Il Mattino del 29 ottobre 2010

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Fonte: Il Mattino del 29 ottobre 2010

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Spazzatura e tumori in Campania lo scandalo del registro che non c’è

Nella regione più devastata d'Italia non esiste l'unico strumento accettato dai tribunali per mettere in relazione le malattie tumorali con la presenza di discariche e sversatoi abusivi

Il registro dei tumori della regione Campania non è mai stato attivato. Per le strade di Terzigno ancora oggi la gente scende in strada in protesta contro l’apertura di una nuova discarica, ma nella regione dell’infinita emergenza rifiuti e degli sversamenti abusivi di fanghi tossici dimostrare una correlazione tra malattie e inquinamento non è possibile.

La scoperta del vuoto è merito di un meticoloso lavoro di ricerca fatto da Vittoria Operato, avvocato e consulente giuridico dell’Isde (Associazione Internazionale Medici per l’Ambiente). Uno strumento come il registro dei tumori è fondamentale per mettere in relazione, attraverso studi ufficiali, gli incrementi di casi di cancro con l’esposizione a ipotetici fattori di rischio.

In altre parole, senza il registro è impossibile stabilire una relazione, valida in tribunale, tra un’impennata di tumori su un certo territorio e la presenza nei paraggi di una discarica o di un sito di smaltimento di rifiuti tossici. A nulla servono sotto il profilo legale gli studi di scienziati indipendenti o le analisi epidemiologiche condotte da medici ed esperti che si battono contro l’inquinamento ambientale nella Regione. Può fare testo solo il registro tumori. Che in quasi tutte le regioni esiste. Ma non nella terra devastata dalla più grave emergenza rifiuti del dopoguerra, dove le cave hanno ingoiato per decenni le scorie delle fabbriche del Nord, dove quotidianamente si scoprono casi di inquinamento delle falde acquifere, e dove la spazzatura viene bruciata impunemente per strada lungo i vialoni dell’hinterland napoletano, sprigionando quantità industriali di diossine, come testimoniato da decine di video messi in rete dall’associazione “La Terra dei Fuochi”.

Quel poco che c’è è soltanto un registro ridotto. Copre solo 35 comuni del napoletano e la provincia di Salerno. Ne sono fuori comuni ad alto rischio come quelli dell’area giuglianese e dell’intera provincia di Caserta, devastate da una serie di sversatoi fuorilegge. Su sei milioni di campani, il registro ne copre meno di un milione. Ma non solo. Per carenze di risorse e a causa di software primordiali, dal 2007 fatica nel produrre dati utilizzabili, proprio in coincidenza con lo scoppio di alcune delle più gravi emergenze spazzatura (estate 2007 – dicembre-gennaio 2007-2008).

Quanto sarebbe necessario un registro più completo lo dimostrano i pochi dati disponibili, definiti “agghiaccianti”. Come ricorda l’avvocato Operato, “nel 2007 il tumore al colon-retto in Campania, reputato tumore ‘sentinella’ per tastare il polso all’incremento del tasso di incidenza tumori correlati all’inquinamento ambientale, raggiunge quota 3500 annui (10 nuovi casi al giorno”.

Del resto, che il registro in funzione fosse insufficiente di fronte all’emergenza rifiuti, fu proprio lagiunta Bassolino a scriverlo in una delibera del 17 luglio 2007, la numero 1293. “Nella Regione Campania, in relazione anche all’attuazione dei programmi legati alla risoluzione delle problematiche derivate dalla gestione dei rifiuti, è necessario ed improcrastinabile pianificare lo sviluppo di attività di sanità pubblica e sorveglianza epidemiologica dello stato di salute della popolazione, attraverso il potenziamento delle strutture ad esse dedicate, dotandole di risorse umane e strumentali adeguate”. E ancora: “Allo stato attuale in Campania non esiste un sistema di sorveglianza integrato salute-ambiente tale da consentire rapide valutazioni in campo di tutela della popolazione da rischi ambientali”.

Di qui la scelta di stanziare con la delibera 1293 circa 2 milioni e mezzo di euro per “ampliare la quota di popolazione coperta da registri tumori, in particolare estendendo l’osservazione allaprovincia di Caserta e all’intera provincia di Napoli”. Peccato che di quei fondi si siano perse le tracce. Lo ammettono candidamente l’ex assessore regionale alla Sanità AngeloMontemarano e il consigliere per la sanità del Governatore Stefano Caldoro, il parlamentareRaffaele Calabrò. Il registro tumori di fatto non c’è. E’ documentato in una delibera del commissario straordinario dell’Asl Napoli 3, datata 3 marzo 2010: “Tale finanziamento aggiuntivo – si legge – non ha trovato però, ancora al momento, posto nelle previsioni di spesa della Regione per gli anni 2008 e 2009, per cui non è al momento possibile programmare il potenziamento del registro tumori”.

Con quali conseguenze? “Devastanti – afferma la Operato – perché di fatto ha bloccato in un pantano senza vie d’uscita i risarcimenti connessi ai procedimenti penali già avviati in Campania per i reati di disastro ed epidemia colposa e riferite alle gestioni criminali di discariche abusive, alle modalità oscure di gestione delle stesse discariche legali e alle attività illecite di tumulazione e sversamento incontrollati di rifiuti tossici che appestano le falde acquifere e le coltivazioni ortofrutticole”.

A cominciare dall’inchiesta sui veleni della discarica di Pianura, per la quale il pm Stefania Budaha chiesto l’archiviazione. Motivazione? E’ impossibile stabilire un rapporto tra i casi di morte di cancro e gli sversamenti illegali dei fanghi e dei rifiuti tossici compiuti per oltre vent’anni nel buco nero della periferia napoletana. Gli avvocati Giovanni Copertino e Valerio De Maio, che seguono 22 parti lese tra parenti delle vittime e l’onlus Oceanus, hanno proposto opposizione per riaprire le indagini, il ricorso verrà discusso a novembre. Ma non è solo una questione di processi e risarcimenti: ”Questo accertamento scientifico mancato – afferma la Operato a proposito del registro tumori – avrebbe potuto orientare diversamente le scelte di politica ambientale sulla localizzazione delle discariche e degli inceneritori in termini di distanza rispetto ai luoghi residenziali ad alta densità abitativa”.


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Nella regione più devastata d'Italia non esiste l'unico strumento accettato dai tribunali per mettere in relazione le malattie tumorali con la presenza di discariche e sversatoi abusivi

Il registro dei tumori della regione Campania non è mai stato attivato. Per le strade di Terzigno ancora oggi la gente scende in strada in protesta contro l’apertura di una nuova discarica, ma nella regione dell’infinita emergenza rifiuti e degli sversamenti abusivi di fanghi tossici dimostrare una correlazione tra malattie e inquinamento non è possibile.

La scoperta del vuoto è merito di un meticoloso lavoro di ricerca fatto da Vittoria Operato, avvocato e consulente giuridico dell’Isde (Associazione Internazionale Medici per l’Ambiente). Uno strumento come il registro dei tumori è fondamentale per mettere in relazione, attraverso studi ufficiali, gli incrementi di casi di cancro con l’esposizione a ipotetici fattori di rischio.

In altre parole, senza il registro è impossibile stabilire una relazione, valida in tribunale, tra un’impennata di tumori su un certo territorio e la presenza nei paraggi di una discarica o di un sito di smaltimento di rifiuti tossici. A nulla servono sotto il profilo legale gli studi di scienziati indipendenti o le analisi epidemiologiche condotte da medici ed esperti che si battono contro l’inquinamento ambientale nella Regione. Può fare testo solo il registro tumori. Che in quasi tutte le regioni esiste. Ma non nella terra devastata dalla più grave emergenza rifiuti del dopoguerra, dove le cave hanno ingoiato per decenni le scorie delle fabbriche del Nord, dove quotidianamente si scoprono casi di inquinamento delle falde acquifere, e dove la spazzatura viene bruciata impunemente per strada lungo i vialoni dell’hinterland napoletano, sprigionando quantità industriali di diossine, come testimoniato da decine di video messi in rete dall’associazione “La Terra dei Fuochi”.

Quel poco che c’è è soltanto un registro ridotto. Copre solo 35 comuni del napoletano e la provincia di Salerno. Ne sono fuori comuni ad alto rischio come quelli dell’area giuglianese e dell’intera provincia di Caserta, devastate da una serie di sversatoi fuorilegge. Su sei milioni di campani, il registro ne copre meno di un milione. Ma non solo. Per carenze di risorse e a causa di software primordiali, dal 2007 fatica nel produrre dati utilizzabili, proprio in coincidenza con lo scoppio di alcune delle più gravi emergenze spazzatura (estate 2007 – dicembre-gennaio 2007-2008).

Quanto sarebbe necessario un registro più completo lo dimostrano i pochi dati disponibili, definiti “agghiaccianti”. Come ricorda l’avvocato Operato, “nel 2007 il tumore al colon-retto in Campania, reputato tumore ‘sentinella’ per tastare il polso all’incremento del tasso di incidenza tumori correlati all’inquinamento ambientale, raggiunge quota 3500 annui (10 nuovi casi al giorno”.

Del resto, che il registro in funzione fosse insufficiente di fronte all’emergenza rifiuti, fu proprio lagiunta Bassolino a scriverlo in una delibera del 17 luglio 2007, la numero 1293. “Nella Regione Campania, in relazione anche all’attuazione dei programmi legati alla risoluzione delle problematiche derivate dalla gestione dei rifiuti, è necessario ed improcrastinabile pianificare lo sviluppo di attività di sanità pubblica e sorveglianza epidemiologica dello stato di salute della popolazione, attraverso il potenziamento delle strutture ad esse dedicate, dotandole di risorse umane e strumentali adeguate”. E ancora: “Allo stato attuale in Campania non esiste un sistema di sorveglianza integrato salute-ambiente tale da consentire rapide valutazioni in campo di tutela della popolazione da rischi ambientali”.

Di qui la scelta di stanziare con la delibera 1293 circa 2 milioni e mezzo di euro per “ampliare la quota di popolazione coperta da registri tumori, in particolare estendendo l’osservazione allaprovincia di Caserta e all’intera provincia di Napoli”. Peccato che di quei fondi si siano perse le tracce. Lo ammettono candidamente l’ex assessore regionale alla Sanità AngeloMontemarano e il consigliere per la sanità del Governatore Stefano Caldoro, il parlamentareRaffaele Calabrò. Il registro tumori di fatto non c’è. E’ documentato in una delibera del commissario straordinario dell’Asl Napoli 3, datata 3 marzo 2010: “Tale finanziamento aggiuntivo – si legge – non ha trovato però, ancora al momento, posto nelle previsioni di spesa della Regione per gli anni 2008 e 2009, per cui non è al momento possibile programmare il potenziamento del registro tumori”.

Con quali conseguenze? “Devastanti – afferma la Operato – perché di fatto ha bloccato in un pantano senza vie d’uscita i risarcimenti connessi ai procedimenti penali già avviati in Campania per i reati di disastro ed epidemia colposa e riferite alle gestioni criminali di discariche abusive, alle modalità oscure di gestione delle stesse discariche legali e alle attività illecite di tumulazione e sversamento incontrollati di rifiuti tossici che appestano le falde acquifere e le coltivazioni ortofrutticole”.

A cominciare dall’inchiesta sui veleni della discarica di Pianura, per la quale il pm Stefania Budaha chiesto l’archiviazione. Motivazione? E’ impossibile stabilire un rapporto tra i casi di morte di cancro e gli sversamenti illegali dei fanghi e dei rifiuti tossici compiuti per oltre vent’anni nel buco nero della periferia napoletana. Gli avvocati Giovanni Copertino e Valerio De Maio, che seguono 22 parti lese tra parenti delle vittime e l’onlus Oceanus, hanno proposto opposizione per riaprire le indagini, il ricorso verrà discusso a novembre. Ma non è solo una questione di processi e risarcimenti: ”Questo accertamento scientifico mancato – afferma la Operato a proposito del registro tumori – avrebbe potuto orientare diversamente le scelte di politica ambientale sulla localizzazione delle discariche e degli inceneritori in termini di distanza rispetto ai luoghi residenziali ad alta densità abitativa”.


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LA CHIESA, LA QUESTIONE MERIDIONALE E IL NEOMERIDIONALISMO


http://www.youtube.com/watch?v=8xrgWwH6Oi8

8° messaggio di Beppe De Santis, nuovo Segretario nazionale del partito del Sud, fondato da Antonio Ciano e ispirato dallo straordinario libro " Terroni" di Pino Aprile




Il documento della Conferenza Episcopale Italiana sulla QUESTIONE MERIDIONALE, dal titolo "Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno" ( febbraio 2010) , è il testo più rivoluzionario dell'ultimo decennio sul Sud.

Un messaggio forte, chiaro, innovativo, di rottura, persino drammatico.

Le densissime venti pagine si articolano in 20 capitoli straordinari,compresa l'introduzione.

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http://www.youtube.com/watch?v=8xrgWwH6Oi8

8° messaggio di Beppe De Santis, nuovo Segretario nazionale del partito del Sud, fondato da Antonio Ciano e ispirato dallo straordinario libro " Terroni" di Pino Aprile




Il documento della Conferenza Episcopale Italiana sulla QUESTIONE MERIDIONALE, dal titolo "Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno" ( febbraio 2010) , è il testo più rivoluzionario dell'ultimo decennio sul Sud.

Un messaggio forte, chiaro, innovativo, di rottura, persino drammatico.

Le densissime venti pagine si articolano in 20 capitoli straordinari,compresa l'introduzione.

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venerdì 29 ottobre 2010

Su "La Gazzetta dello Sport": ITALIA UNITA, IN LIBRERIA VA UNA STORIA DIVERSA. Con intervista a Gigi Di Fiore.




Per leggere fare click sull'immagine


Fonte:Gazzetta dello Sport del 28/10/2010 pag. 37
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Fonte:Gazzetta dello Sport del 28/10/2010 pag. 37
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Callipo Pippo intervistato da Franco Calderone 27 10 2010 Pizzo Calabro


http://www.youtube.com/watch?v=hn8m3IPPdNQ
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http://www.youtube.com/watch?v=hn8m3IPPdNQ

giovedì 28 ottobre 2010

Manifesto del “ Neomeridionalismo federalista unitario”

I-“Il Meridione ai Meridionali”

Fratelli meridionali,
dobbiamo accettare questa sfida: “Il Meridione ai Meridionali”.

Il Sud deve fare,innanzitutto, da sé.
Il Sud riprenda il suo destino nelle proprie mani.
Accettando integralmente la sfida della RESPONSABILITA’.
Quella della responsabilità è la sfida dell’AUTONOMIA. L’autonomia del Sud.

II- Debellare le mafie, la mala-burocrazia, la mala-politica

Senza tregua, bisogna combattere e debellare tutte le mafie, la mala-burocrazia e la mala-politica. Innanzitutto, nel Sud.
Parimenti, quella mafiosa è una questione nazionale e internazionale. In quanto tale, va aggredita.
Il Sud è territorio di genesi, insediamento e propagazione delle mafie, e, nel contempo, il protagonista della lotta antimafia.
Sono prevalentemente meridionali i resistenti e gli eroi antimafia.

III- Un movimento per lo sviluppo produttivo sostenibile

Il Sud deve produrre da sé la ricchezza che consuma.
Deve essere in grado di farlo, e, essere posto in condizione di farcela.
Non deve dipendere da altri, che da sé stesso.
Lo sviluppo produttivo è la priorità operativa del neomeridionalismo.
Il neomeridionalismo è, in primo luogo, il movimento dei produttori e delle partite IVA del Sud. Il promotore della coalizione dello sviluppo e dell’innovazione.
Contro la coalizione delle rendite criminali, burocratiche, politiche, finanziarie e bancarie.
Un movimento per lo sviluppo, a partire dalla difesa e dalla valorizzazione, anche culturale e identitaria del prodotti del Sud.

IV- Un governo autonomo del Mezzogiorno, saldamente ancorato ad una Costituzione Nazionale, autenticamente federalista

Per realizzare la propria autonomia, la liberazione dalle mafie e dalla mala-burocrazia e dalla mala-politica, l’autonomia economica con lo sviluppo produttivo, liberarsi dalla minorità generata da 150 anni di dipendenza e di ascarismo, il Sud deve ritrovare – e rinnovare - le ragioni storiche e strategiche della propria UNITA’, attraverso una GRANDE RIFORMA COSTITUZIONALE E POLITICA.

  1. L’obiettivo costituzionale e politico del neomeridionalismo è la promozione dello Stato federale del Mezzogiorno.
  2. Un governo autonomo del Mezzogiorno, saldamente ancorato ad una Costituzione Nazionale, autenticamente federalista.
  3. Un governo del Mezzogiorno come soggetto politico unitario.
  4. Il governo federale del Sud agisce sotto il controllo di un’Assemblea democratica che costituisce la matrice di una nuova classe dirigente meridionale.
  5. Lo Stato federale del Mezzogiorno realizza le promesse del Risorgimento, fondando su un patto federativo l’unità del Paese.
  6. La visione ispiratrice del progetto è quella del federalismo unitario di un grande patto fra il Nord e il Sud del Paese, posti sullo stesso piano autonomista, e volto a superare il distacco tra le due parti del paese, ricongiungendole in un’unità superiore.
  7. Il progetto riprende, in condizioni nuove, l’idea della rivoluzione meridionale di Guido Dorso e della costituzione meridionale federalista di Gaetano Salvemini. E anche alcune intuizioni giovanili di Luigi Sturzo e ancora prima, di Napoleone Colajanni.
  8. Proprio la visione dei grandi meridionalisti che avevano concepito la questione meridionale come la chiave dell’unificazione nazionale.
  9. Il Sud d’Italia non è soltanto un problema italiano. E’ parte integrante della questione mediterranea, a sua volta parte determinante del progetto europeo.
  10. Lo Stato Federale del Mezzogiorno, nuovo soggetto politico e istituzionale, posto al centro del Mediterraneo, nasce per misurarsi strategicamente con questa sfida: impegnarsi in una politica di europeizzazione del Mediterraneo, equilibrando la spinta che l’Unione Europea riceve dai paesi dell’Europa orientale.
  11. Nel solco del meridionalismo unitario federalista, si tratta di trascendere il regionalismo, che ha frammentato la questione meridionale, favorendo la declinazione assistenzialistica e clientelare del meridionalismo e perdendo di vista l’unità del problema, per favorire un governo del Mezzogiorno come soggetto politico unitario.
Lo scopo è quello di demolire il potere dell’attuale classe dirigente, di spezzare i legami che si sono intrecciati fra reti politiche clientelari e reti mafiose territoriali e internazionali; di fondare – su una base democratica nuova- una nuova classe politica meridionale, in grado di rappresentare e gestire problemi che, per loro natura, investono l’intera aerea meridionale e mediterranea.

V- Il sistema politico e la forma-partito federalista

Né il federalismo costituzionale, economico, sociale e culturale,né tanto meno il federalismo fiscale, che è il naturale – e conseguente - completamento di quelli fondativi precedenti, possono seriamente concepirsi e fondarsi, senza il presupposto del FEDERALISMO POLITICO-PARTITICO.

Non vi è federalismo che tenga, senza la preliminare esistenza di un sistema politico e partitico federalista e territoriale, senza la FORMA – PARTITO federalista, senza la presenza vigorosa di partiti territoriali federalisti.

Non vi è alcuna possibilità di rinascimento del Sud, senza un GRANDE PARTITO DEL SUD,senza autonoma rappresentanza politica, senza autonomo potere politico.

Tutto il progetto sarebbe una macchina senza motore.

Un partito popolare di massa,democratico e partecipato, organizzato,di azione e di movimento, di lotta,di progetto e di governo.

Un grande Partito del Sud di carattere nazionale, insediato dalla Alpi al Lilibeo, con il pari protagonismo dei meridionali residenti nel Sud e dei meridionali residenti ed operanti nel Nord e nel mondo.

IL GRANDE PARTITO DEL SUD PER L’UNITA’ D’ITALIA.

VI- Il profilo storico - identitario del neomeridionalismo

Il neomeridionalismo si fonda sulla verità –quella vera -della storia dell’Unità d’Italia. Non quella ammannita nei libri di scuola. L’Unità d’Italia è stata fatta sulla pelle del Sud. Ecco, il punto centrale di partenza dell’identità del neomeridionalismo.

Le fortune dei blocchi di potere dominanti, di stampo nordista, sono state erette sulla riduzione del Sud a colonia, sulla dipendenza del Sud, sulla costruzione della MINORITA’ del Sud.

La verità storica (il massacro del Sud) sta venendo fuori, finalmente.

A parte i nostri storici revisionisti neomeridionalisti, direi intrepidi,da Antonio Ciano, a Gigi Di Fiore, a Pino Aprile,oggi, quasi tutta la storiografia ufficiale è costretta ad ammettere -e svelare –la VERITÀ,le verità.

Sia pure a denti stretti, a pezzi e bocconi,con tutte le possibili cautele , i diplomatismi,i giri di parole, tra il detto e il non detto,i funambolismi linguistici,le ipocrisie .

Le verità.

Le evoco - per appunti - in una serie di vicende, di cui alcune sono vere e proprie piaghe, aperte.

  1. L’annessione del Sud è stata una brutale CONQUISTA MILITARE.
  2. Il brigantaggio è stato prevalentemente GUERRA CIVILE.
  3. Sono seguiti 10 anni di stato d’assedio, di regime militare, di repressioni e di stragi. Dal 1861 al 1870.
  4. La rapina del ricco tesoro del Regno delle Due Sicilie, la distruzione del sistema bancario meridionale e la conseguente colonizzazione bancaria nordista e romana.
  5. La distruzione del patrimonio manifatturiero meridionale, anche tramite l’imprudente e affrettato cambio del sistema doganale.
  6. L’imposizione drastica dell’assurdo sistema amministrativo - normativo ultra-centralistico e vessatorio dei Savoia.
  7. La rapina - e la svendita - dell’immenso patrimonio demaniale statale e del patrimonio ecclesiastico del Sud, per rimpinguare le casse – indebitate -dei Savoia.
  8. I finanziamenti pubblici – soprattutto per le Ferrovie - e le commesse di Stato concentrati al Nord,per finanziare l’esercito ,e , le guerre allocatesi e svoltesi prevalentemente nel Nord, compresa la Prima guerra mondiale ,ove i meridionali pagarono un prezzo altissimo di sacrifici e di sangue e furono considerati come carne da cannone.
  9. La riforma doganale del decennio 1876-86, che andò a proteggere la nascente industria del Nord e a marginalizzare l’agricoltura di qualità del Sud,in modo irreparabile,nell’esplosivo conflitto doganale con la Francia.
  10. Le 3-4 ondate di emigrazione – da esodo biblico - dalla fine del 800,alla fase post prima guerra mondiale, al secondo dopoguerra ,che hanno dissanguato il Sud ,privandolo di una forza biologica e giovanile di 20-30 milioni di persone. Un vero e proprio annientamento demografico del POPOLO del Sud.

    Insomma, alla fine del primo quarantennio unitario ( 1860-1900), il MISFATTO ERA COMPIUTO. Il DIVARIO Nord-Sud reso strutturale e incolmabile. La MINORITA’ meridionale realizzata.

    Ecco, la QUESTIONE MERIDIONALE bella e confezionata,come analizzata scientificamente da Saverio Nitti, proprio agli inizi del 900.

  11. Poi,il ventennio fascista - e l’autarchia economica - peggiorò le condizioni dell’agricoltura e del Sud.
  12. La tragedia della Seconda guerra mondiale, il movimento dei contadini per la terra dal 1943,la fallita riforma agraria negli anni 50,l’ennesima ondata migratoria ( al prevalente servizio del boom dell’industria del Nord).
  13. Il Sud come enorme mercato di consumo dei prodotti del Nord, soprattutto, a partire dal boom economico e consumistico degli anni 60, fino ad oggi. Ed in effetti oggi, nei 1800 punti vendita della GDO presenti nel Sud, di proprietà nordista, l’85% dei prodotti sugli scaffali proviene dal nord.
  14. La Politica - e la gran parte dei politici - del Sud asservita agli interessi e ai poteri forti nordisti. Politici (e classi dirigenti) ,in buona parte, MERCENARI (ascari), al soldo di interessi altrui. Gestori famelici di brandelli di spesa pubblica e di briciole di potere. Assistiti e assistenzialismi, spreconi. Clientelari. Non di rado, invischiati nelle pieghe e in sistemi a-legali, illegali, para-criminali e criminali.
  15. Dopo 90 anni di massacro del Sud,quasi un secolo,vi sono stati gli oltre 15 anni ( 1955-70) della fase positiva della Cassa per il Mezzogiorno,dell’intervento straordinario. Il primo parziale tentativo dello Stato italiano di risarcire il Sud. Sono stati fatti acquedotti, fognature, strade,scuole. Frattanto,non si è voluta una vera politica di INDUSTRIALIZZAZIONE del Sud, anzi è stata ostacolata,salvo le “ cattedrali nel deserto” della petrolchimica, al servizio dell’industria del Nord.
Sebbene, va detto, questa spesa straordinaria non è stata mai superiore allo 0,5% del Prodotto Interno Lordo. NON CI SONO MAI STATI FLUSSI COLOSSALI DI RISORSE PER IL SUD. Checché se ne sparli.

Niente di paragonabile con la spesa che la Germania ha investito nelle 5 regioni della ex Germania dell’Est, nel ventennio 1990-2010.

E così come nel 1860 lo Stato Italiano, leggasi piemontese, venne al Sud, con generali che si sono comportati da veri e propri criminali di guerra come Cialdini, ed ebbe libertà di sterminio anche di vecchi, donne e bambini e la copertura di leggi assurde come la famigerata “legge Pica” del 1863 che dette il via alle fucilazioni sommarie a decine di migliaia di contadini meridionali (i “cafoni”, i “briganti” etc…etc…); oggi, con Maroni, lo Stato dei “fratelli d’Italia” manda la polizia a manganellare i pacifici manifestanti di Terzigno, carica i pastori sardi che protestano per la loro sopravvivenza e vuole promulgare nuove leggi assurde per impedire il diritto alla protesta pacifica del popolo meridionale….ovviamente le nostre proteste sono descritte dai media italian-padani come quelle di un popolo “incivile”, “camorristi”…mentre quelle degli allevatori di latte in Padania, che bloccarono mezzo paese, erano ovviamente tutte proteste ”civili” e tali da convincere l’Italia a pagare le multe UE!!!

La crisi petrolifera ,monetaria e economica mondiale, degli inizi degli anni 70,la necessità di ristrutturare l’industria del Nord,hanno svuotato e marginalizzato,poi, la politica straordinaria per il Sud. Che è degenerata ,presto, in spesa a pioggia,clientelare e assistenzialistica. Ciò,nel ventennio 1970-1990.

Siamo, così, a quest’ultimo ventennio 1990-2010,quello della globalizzazione, dell’Unione Europea allargata, del nordismo bruto, del leghismo xenofobo, della politica divisionista del Nord contro il Sud.

Nel decennio 1990-2000, liquidato l’intervento straordinario per il Sud,la spesa per investimenti pro-Sud è stata ridotta drasticamente,fin quasi ad annullarsi. Nell’ultimo decennio 2000-2010,vi è stato, prima,agli inizi del decennio,il positivo tentativo, innescato da Ciampi,con la Nuova Programmazione Regionale 2000-2006,presto e bruscamente interrotta, attorno al 2003.Infine,oggi, questo buio settennio 2004-2010.La spesa complessiva per investimenti per il Sud ,secondo le regole costituzionali e pattuite,doveva attestarsi al 45% della spesa complessiva nazionale.Ha raggiunto, invece, a malapena, il 32-35% del totale.10 miliardi in meno all’anno.100 miliardi in meno,in 10 anni.Uno scippo devastante. Ai danni del Sud.

Ecco, è questa la verità storica. Questa è la QUESTIONE MERIDIONALE.

Su questa verità storica, nasce, si fonda e germoglia il neomeridionalismo federalista unitario. Intanto, per legittima difesa.

E’ questa verità il fondamento della nostra identità.

Prendete , leggete e meditate questi libri.- "I Savoia e il massacro del Sud" di Antonio Ciano;- Controstoria dell’Unità d’Italia di Gigi Di Fiore;- "Terroni" di Pino Aprile.

Senza memoria, non c’è identità, non c’è vigore, non c’è progetto,non c’è futuro.

VII- Una nuova classe politica meridionale, una nuova generazione politica meridionalista

Demolire il potere dell’attuale classe dirigente.

Mettere in campo una nuova generazione politica meridionalista.

Questo è l’obiettivo politico del neomeridionalismo e del Partito del Sud,in termini di classe dirigente.

Una nuova generazione di politici,con al centro la cultura del BENE COMUNE,della legalità e della fiducia, portatrice del CORAGGIO DELLA SPERANZA, per rilanciare l’umanesimo cristiano.

Per la buona Politica.

Secondo il potente e rivoluzionario documento della Conferenza Episcopale Italiana “Per un paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno ( febbraio 2010),che è anche-oltre lo straordinario valore religioso ed ecclesiale- una vera e propria piattaforma fondativa del neomeridionalismo.

Il Partito del Sud è il partito dei giovani,delle nuove generazioni meridionali, dei figli.

VII- Un grande network neo-meridionalista

Per l’immediato,va promossa e integrata una robusta confederazione neomeridionalista, un network organizzato funzionale e d’azione ,che unisca -al meglio- i cento fiori del neomeridionalismo: associazioni,movimenti, gruppi, esperienze politiche e amministrative coerenti e propulsive, movimenti sociali civili ed economici, personalità, intellettuali, giornalisti, saggisti, storici, artisti. L’attuale Partito del Sud, fondato da Antonio Ciano e diretto da Beppe De Santis, che rappresenta una delle aggregazioni più solide, diffuse e propulsive del neomeridionalismo, si propone – con umiltà e tenacia-come un catalizzatore al servizio del progetto generale.

E’, peraltro, un bene che questa sigla (“Partito del Sud”), certamente efficace sotto il profilo del marketing politico, si affidato-oggi- in buone mani, data la concorrenza spietata di sigle e siglette al servizio permanete effettivo della casta, delle cricche,di ambienti limacciosi mafiosi e paramafiosi,dei sistemi egemoni e dominanti nordisti, leghisti e razzisti. Questa sigla è posta al servizio, laddove utile, dell’intero movimento neomeridionalista federalista unitario.

VIII- Gli “Stati generali del Sud”

Gli Stati generali del Sud, che si svolgeranno il 13 e 14 novembre 2010, a Palermo, sono un momento rilevante di incontro e di conoscenza reciproca, di riflessione aperta e plurale, di auspicabile condivisione di strategie e programmi, di delineazione di una Manifesto minimo e condiviso del neomeridionalismo federalista unitario, di individuazione di un piano di lavoro comune e di percorso unitario di mobilitazione, di coordinamento e di integrazione organizzativa, la più democratica, pluralistica e avanzata possibile.

L’auspicio comune è che si pervenga ad un DECALOGO NEOMERIDIONALISTA DELLA BUONA POLITICA .

E alla promozione di una LUNGA MARCIA, dal Sud al Nord del Paese, una marcia anche concreta e operativa, magari, in stile gandhiano, per il rinascimento del Sud e la riunificazione federalista del Paese.

Beppe De Santis, Segretario nazionale del Partito del Sud.

Palermo, 27 ottobre 2010.

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I-“Il Meridione ai Meridionali”

Fratelli meridionali,
dobbiamo accettare questa sfida: “Il Meridione ai Meridionali”.

Il Sud deve fare,innanzitutto, da sé.
Il Sud riprenda il suo destino nelle proprie mani.
Accettando integralmente la sfida della RESPONSABILITA’.
Quella della responsabilità è la sfida dell’AUTONOMIA. L’autonomia del Sud.

II- Debellare le mafie, la mala-burocrazia, la mala-politica

Senza tregua, bisogna combattere e debellare tutte le mafie, la mala-burocrazia e la mala-politica. Innanzitutto, nel Sud.
Parimenti, quella mafiosa è una questione nazionale e internazionale. In quanto tale, va aggredita.
Il Sud è territorio di genesi, insediamento e propagazione delle mafie, e, nel contempo, il protagonista della lotta antimafia.
Sono prevalentemente meridionali i resistenti e gli eroi antimafia.

III- Un movimento per lo sviluppo produttivo sostenibile

Il Sud deve produrre da sé la ricchezza che consuma.
Deve essere in grado di farlo, e, essere posto in condizione di farcela.
Non deve dipendere da altri, che da sé stesso.
Lo sviluppo produttivo è la priorità operativa del neomeridionalismo.
Il neomeridionalismo è, in primo luogo, il movimento dei produttori e delle partite IVA del Sud. Il promotore della coalizione dello sviluppo e dell’innovazione.
Contro la coalizione delle rendite criminali, burocratiche, politiche, finanziarie e bancarie.
Un movimento per lo sviluppo, a partire dalla difesa e dalla valorizzazione, anche culturale e identitaria del prodotti del Sud.

IV- Un governo autonomo del Mezzogiorno, saldamente ancorato ad una Costituzione Nazionale, autenticamente federalista

Per realizzare la propria autonomia, la liberazione dalle mafie e dalla mala-burocrazia e dalla mala-politica, l’autonomia economica con lo sviluppo produttivo, liberarsi dalla minorità generata da 150 anni di dipendenza e di ascarismo, il Sud deve ritrovare – e rinnovare - le ragioni storiche e strategiche della propria UNITA’, attraverso una GRANDE RIFORMA COSTITUZIONALE E POLITICA.

  1. L’obiettivo costituzionale e politico del neomeridionalismo è la promozione dello Stato federale del Mezzogiorno.
  2. Un governo autonomo del Mezzogiorno, saldamente ancorato ad una Costituzione Nazionale, autenticamente federalista.
  3. Un governo del Mezzogiorno come soggetto politico unitario.
  4. Il governo federale del Sud agisce sotto il controllo di un’Assemblea democratica che costituisce la matrice di una nuova classe dirigente meridionale.
  5. Lo Stato federale del Mezzogiorno realizza le promesse del Risorgimento, fondando su un patto federativo l’unità del Paese.
  6. La visione ispiratrice del progetto è quella del federalismo unitario di un grande patto fra il Nord e il Sud del Paese, posti sullo stesso piano autonomista, e volto a superare il distacco tra le due parti del paese, ricongiungendole in un’unità superiore.
  7. Il progetto riprende, in condizioni nuove, l’idea della rivoluzione meridionale di Guido Dorso e della costituzione meridionale federalista di Gaetano Salvemini. E anche alcune intuizioni giovanili di Luigi Sturzo e ancora prima, di Napoleone Colajanni.
  8. Proprio la visione dei grandi meridionalisti che avevano concepito la questione meridionale come la chiave dell’unificazione nazionale.
  9. Il Sud d’Italia non è soltanto un problema italiano. E’ parte integrante della questione mediterranea, a sua volta parte determinante del progetto europeo.
  10. Lo Stato Federale del Mezzogiorno, nuovo soggetto politico e istituzionale, posto al centro del Mediterraneo, nasce per misurarsi strategicamente con questa sfida: impegnarsi in una politica di europeizzazione del Mediterraneo, equilibrando la spinta che l’Unione Europea riceve dai paesi dell’Europa orientale.
  11. Nel solco del meridionalismo unitario federalista, si tratta di trascendere il regionalismo, che ha frammentato la questione meridionale, favorendo la declinazione assistenzialistica e clientelare del meridionalismo e perdendo di vista l’unità del problema, per favorire un governo del Mezzogiorno come soggetto politico unitario.
Lo scopo è quello di demolire il potere dell’attuale classe dirigente, di spezzare i legami che si sono intrecciati fra reti politiche clientelari e reti mafiose territoriali e internazionali; di fondare – su una base democratica nuova- una nuova classe politica meridionale, in grado di rappresentare e gestire problemi che, per loro natura, investono l’intera aerea meridionale e mediterranea.

V- Il sistema politico e la forma-partito federalista

Né il federalismo costituzionale, economico, sociale e culturale,né tanto meno il federalismo fiscale, che è il naturale – e conseguente - completamento di quelli fondativi precedenti, possono seriamente concepirsi e fondarsi, senza il presupposto del FEDERALISMO POLITICO-PARTITICO.

Non vi è federalismo che tenga, senza la preliminare esistenza di un sistema politico e partitico federalista e territoriale, senza la FORMA – PARTITO federalista, senza la presenza vigorosa di partiti territoriali federalisti.

Non vi è alcuna possibilità di rinascimento del Sud, senza un GRANDE PARTITO DEL SUD,senza autonoma rappresentanza politica, senza autonomo potere politico.

Tutto il progetto sarebbe una macchina senza motore.

Un partito popolare di massa,democratico e partecipato, organizzato,di azione e di movimento, di lotta,di progetto e di governo.

Un grande Partito del Sud di carattere nazionale, insediato dalla Alpi al Lilibeo, con il pari protagonismo dei meridionali residenti nel Sud e dei meridionali residenti ed operanti nel Nord e nel mondo.

IL GRANDE PARTITO DEL SUD PER L’UNITA’ D’ITALIA.

VI- Il profilo storico - identitario del neomeridionalismo

Il neomeridionalismo si fonda sulla verità –quella vera -della storia dell’Unità d’Italia. Non quella ammannita nei libri di scuola. L’Unità d’Italia è stata fatta sulla pelle del Sud. Ecco, il punto centrale di partenza dell’identità del neomeridionalismo.

Le fortune dei blocchi di potere dominanti, di stampo nordista, sono state erette sulla riduzione del Sud a colonia, sulla dipendenza del Sud, sulla costruzione della MINORITA’ del Sud.

La verità storica (il massacro del Sud) sta venendo fuori, finalmente.

A parte i nostri storici revisionisti neomeridionalisti, direi intrepidi,da Antonio Ciano, a Gigi Di Fiore, a Pino Aprile,oggi, quasi tutta la storiografia ufficiale è costretta ad ammettere -e svelare –la VERITÀ,le verità.

Sia pure a denti stretti, a pezzi e bocconi,con tutte le possibili cautele , i diplomatismi,i giri di parole, tra il detto e il non detto,i funambolismi linguistici,le ipocrisie .

Le verità.

Le evoco - per appunti - in una serie di vicende, di cui alcune sono vere e proprie piaghe, aperte.

  1. L’annessione del Sud è stata una brutale CONQUISTA MILITARE.
  2. Il brigantaggio è stato prevalentemente GUERRA CIVILE.
  3. Sono seguiti 10 anni di stato d’assedio, di regime militare, di repressioni e di stragi. Dal 1861 al 1870.
  4. La rapina del ricco tesoro del Regno delle Due Sicilie, la distruzione del sistema bancario meridionale e la conseguente colonizzazione bancaria nordista e romana.
  5. La distruzione del patrimonio manifatturiero meridionale, anche tramite l’imprudente e affrettato cambio del sistema doganale.
  6. L’imposizione drastica dell’assurdo sistema amministrativo - normativo ultra-centralistico e vessatorio dei Savoia.
  7. La rapina - e la svendita - dell’immenso patrimonio demaniale statale e del patrimonio ecclesiastico del Sud, per rimpinguare le casse – indebitate -dei Savoia.
  8. I finanziamenti pubblici – soprattutto per le Ferrovie - e le commesse di Stato concentrati al Nord,per finanziare l’esercito ,e , le guerre allocatesi e svoltesi prevalentemente nel Nord, compresa la Prima guerra mondiale ,ove i meridionali pagarono un prezzo altissimo di sacrifici e di sangue e furono considerati come carne da cannone.
  9. La riforma doganale del decennio 1876-86, che andò a proteggere la nascente industria del Nord e a marginalizzare l’agricoltura di qualità del Sud,in modo irreparabile,nell’esplosivo conflitto doganale con la Francia.
  10. Le 3-4 ondate di emigrazione – da esodo biblico - dalla fine del 800,alla fase post prima guerra mondiale, al secondo dopoguerra ,che hanno dissanguato il Sud ,privandolo di una forza biologica e giovanile di 20-30 milioni di persone. Un vero e proprio annientamento demografico del POPOLO del Sud.

    Insomma, alla fine del primo quarantennio unitario ( 1860-1900), il MISFATTO ERA COMPIUTO. Il DIVARIO Nord-Sud reso strutturale e incolmabile. La MINORITA’ meridionale realizzata.

    Ecco, la QUESTIONE MERIDIONALE bella e confezionata,come analizzata scientificamente da Saverio Nitti, proprio agli inizi del 900.

  11. Poi,il ventennio fascista - e l’autarchia economica - peggiorò le condizioni dell’agricoltura e del Sud.
  12. La tragedia della Seconda guerra mondiale, il movimento dei contadini per la terra dal 1943,la fallita riforma agraria negli anni 50,l’ennesima ondata migratoria ( al prevalente servizio del boom dell’industria del Nord).
  13. Il Sud come enorme mercato di consumo dei prodotti del Nord, soprattutto, a partire dal boom economico e consumistico degli anni 60, fino ad oggi. Ed in effetti oggi, nei 1800 punti vendita della GDO presenti nel Sud, di proprietà nordista, l’85% dei prodotti sugli scaffali proviene dal nord.
  14. La Politica - e la gran parte dei politici - del Sud asservita agli interessi e ai poteri forti nordisti. Politici (e classi dirigenti) ,in buona parte, MERCENARI (ascari), al soldo di interessi altrui. Gestori famelici di brandelli di spesa pubblica e di briciole di potere. Assistiti e assistenzialismi, spreconi. Clientelari. Non di rado, invischiati nelle pieghe e in sistemi a-legali, illegali, para-criminali e criminali.
  15. Dopo 90 anni di massacro del Sud,quasi un secolo,vi sono stati gli oltre 15 anni ( 1955-70) della fase positiva della Cassa per il Mezzogiorno,dell’intervento straordinario. Il primo parziale tentativo dello Stato italiano di risarcire il Sud. Sono stati fatti acquedotti, fognature, strade,scuole. Frattanto,non si è voluta una vera politica di INDUSTRIALIZZAZIONE del Sud, anzi è stata ostacolata,salvo le “ cattedrali nel deserto” della petrolchimica, al servizio dell’industria del Nord.
Sebbene, va detto, questa spesa straordinaria non è stata mai superiore allo 0,5% del Prodotto Interno Lordo. NON CI SONO MAI STATI FLUSSI COLOSSALI DI RISORSE PER IL SUD. Checché se ne sparli.

Niente di paragonabile con la spesa che la Germania ha investito nelle 5 regioni della ex Germania dell’Est, nel ventennio 1990-2010.

E così come nel 1860 lo Stato Italiano, leggasi piemontese, venne al Sud, con generali che si sono comportati da veri e propri criminali di guerra come Cialdini, ed ebbe libertà di sterminio anche di vecchi, donne e bambini e la copertura di leggi assurde come la famigerata “legge Pica” del 1863 che dette il via alle fucilazioni sommarie a decine di migliaia di contadini meridionali (i “cafoni”, i “briganti” etc…etc…); oggi, con Maroni, lo Stato dei “fratelli d’Italia” manda la polizia a manganellare i pacifici manifestanti di Terzigno, carica i pastori sardi che protestano per la loro sopravvivenza e vuole promulgare nuove leggi assurde per impedire il diritto alla protesta pacifica del popolo meridionale….ovviamente le nostre proteste sono descritte dai media italian-padani come quelle di un popolo “incivile”, “camorristi”…mentre quelle degli allevatori di latte in Padania, che bloccarono mezzo paese, erano ovviamente tutte proteste ”civili” e tali da convincere l’Italia a pagare le multe UE!!!

La crisi petrolifera ,monetaria e economica mondiale, degli inizi degli anni 70,la necessità di ristrutturare l’industria del Nord,hanno svuotato e marginalizzato,poi, la politica straordinaria per il Sud. Che è degenerata ,presto, in spesa a pioggia,clientelare e assistenzialistica. Ciò,nel ventennio 1970-1990.

Siamo, così, a quest’ultimo ventennio 1990-2010,quello della globalizzazione, dell’Unione Europea allargata, del nordismo bruto, del leghismo xenofobo, della politica divisionista del Nord contro il Sud.

Nel decennio 1990-2000, liquidato l’intervento straordinario per il Sud,la spesa per investimenti pro-Sud è stata ridotta drasticamente,fin quasi ad annullarsi. Nell’ultimo decennio 2000-2010,vi è stato, prima,agli inizi del decennio,il positivo tentativo, innescato da Ciampi,con la Nuova Programmazione Regionale 2000-2006,presto e bruscamente interrotta, attorno al 2003.Infine,oggi, questo buio settennio 2004-2010.La spesa complessiva per investimenti per il Sud ,secondo le regole costituzionali e pattuite,doveva attestarsi al 45% della spesa complessiva nazionale.Ha raggiunto, invece, a malapena, il 32-35% del totale.10 miliardi in meno all’anno.100 miliardi in meno,in 10 anni.Uno scippo devastante. Ai danni del Sud.

Ecco, è questa la verità storica. Questa è la QUESTIONE MERIDIONALE.

Su questa verità storica, nasce, si fonda e germoglia il neomeridionalismo federalista unitario. Intanto, per legittima difesa.

E’ questa verità il fondamento della nostra identità.

Prendete , leggete e meditate questi libri.- "I Savoia e il massacro del Sud" di Antonio Ciano;- Controstoria dell’Unità d’Italia di Gigi Di Fiore;- "Terroni" di Pino Aprile.

Senza memoria, non c’è identità, non c’è vigore, non c’è progetto,non c’è futuro.

VII- Una nuova classe politica meridionale, una nuova generazione politica meridionalista

Demolire il potere dell’attuale classe dirigente.

Mettere in campo una nuova generazione politica meridionalista.

Questo è l’obiettivo politico del neomeridionalismo e del Partito del Sud,in termini di classe dirigente.

Una nuova generazione di politici,con al centro la cultura del BENE COMUNE,della legalità e della fiducia, portatrice del CORAGGIO DELLA SPERANZA, per rilanciare l’umanesimo cristiano.

Per la buona Politica.

Secondo il potente e rivoluzionario documento della Conferenza Episcopale Italiana “Per un paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno ( febbraio 2010),che è anche-oltre lo straordinario valore religioso ed ecclesiale- una vera e propria piattaforma fondativa del neomeridionalismo.

Il Partito del Sud è il partito dei giovani,delle nuove generazioni meridionali, dei figli.

VII- Un grande network neo-meridionalista

Per l’immediato,va promossa e integrata una robusta confederazione neomeridionalista, un network organizzato funzionale e d’azione ,che unisca -al meglio- i cento fiori del neomeridionalismo: associazioni,movimenti, gruppi, esperienze politiche e amministrative coerenti e propulsive, movimenti sociali civili ed economici, personalità, intellettuali, giornalisti, saggisti, storici, artisti. L’attuale Partito del Sud, fondato da Antonio Ciano e diretto da Beppe De Santis, che rappresenta una delle aggregazioni più solide, diffuse e propulsive del neomeridionalismo, si propone – con umiltà e tenacia-come un catalizzatore al servizio del progetto generale.

E’, peraltro, un bene che questa sigla (“Partito del Sud”), certamente efficace sotto il profilo del marketing politico, si affidato-oggi- in buone mani, data la concorrenza spietata di sigle e siglette al servizio permanete effettivo della casta, delle cricche,di ambienti limacciosi mafiosi e paramafiosi,dei sistemi egemoni e dominanti nordisti, leghisti e razzisti. Questa sigla è posta al servizio, laddove utile, dell’intero movimento neomeridionalista federalista unitario.

VIII- Gli “Stati generali del Sud”

Gli Stati generali del Sud, che si svolgeranno il 13 e 14 novembre 2010, a Palermo, sono un momento rilevante di incontro e di conoscenza reciproca, di riflessione aperta e plurale, di auspicabile condivisione di strategie e programmi, di delineazione di una Manifesto minimo e condiviso del neomeridionalismo federalista unitario, di individuazione di un piano di lavoro comune e di percorso unitario di mobilitazione, di coordinamento e di integrazione organizzativa, la più democratica, pluralistica e avanzata possibile.

L’auspicio comune è che si pervenga ad un DECALOGO NEOMERIDIONALISTA DELLA BUONA POLITICA .

E alla promozione di una LUNGA MARCIA, dal Sud al Nord del Paese, una marcia anche concreta e operativa, magari, in stile gandhiano, per il rinascimento del Sud e la riunificazione federalista del Paese.

Beppe De Santis, Segretario nazionale del Partito del Sud.

Palermo, 27 ottobre 2010.

Dopo i fondi Fas anche gli Incentivi 488 spostati da Sud a Nord

Di Valerio Rizzo

Dopo i fondi Fas anche gli Incentivi 488 spostati da Sud a Nord

ROMA – Ancora non sono finite le polemiche per i famosi fondi Fas, i fondi europei per lo sviluppo del Mezzogiorno, che il governo ha spostato da sud a nord per finanziare grandi opere ed aziende settentrionali e addirittura per pagare le multe sulle quote latte degli allevatori veneti.



Ma ecco che scoppia un nuovo caso: stiamo parlando dei cosiddetti “incentivi 488” chiamati così poiché prendono il nome dalla legge che li ha generati.
Tali aiuti economici furono rinnovati dal Governo Prodi, nel 2008, che introdusse anche un controllo governativo sulla spesa.
Questi fondi, destinati al Sud, per un totale di 150 milioni, dovevano servire per sviluppare e incentivare l’industria meridionale, e invece hanno preso tutt’altra direzione!
Il governo ha deciso di destinarli non solo all’industria del Nord, ma anche per il finanziamento dell’industria bellica degli armamenti.
Le regioni che riceveranno questo “regalo” sono la Lombardia e il Veneto.
Ma cosa è successo? Il 4 maggio del 2010, il giorno in cui il Ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, aveva lasciato il suo incarico a causa dello scandalo sulla casa al Colosseo, firmò anche di fretta e furia tale decreto che poi fu regolarmente pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 17 settembre scorso.
Perché sottrarre questi fondi che erano stati destinati allo sviluppo del Mezzogiorno?
Pino Aprile nel suo libro “Terroni” parla continuamente di fondi e investimenti che da 150 anni vengono dirottati nelle regioni del Centro-Nord a discapito del Sud; l’interrogativo è: siamo sicuri che convenga alla “Padania” separarsi dal resto del Paese?

Fonte:Infooggi
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Di Valerio Rizzo

Dopo i fondi Fas anche gli Incentivi 488 spostati da Sud a Nord

ROMA – Ancora non sono finite le polemiche per i famosi fondi Fas, i fondi europei per lo sviluppo del Mezzogiorno, che il governo ha spostato da sud a nord per finanziare grandi opere ed aziende settentrionali e addirittura per pagare le multe sulle quote latte degli allevatori veneti.



Ma ecco che scoppia un nuovo caso: stiamo parlando dei cosiddetti “incentivi 488” chiamati così poiché prendono il nome dalla legge che li ha generati.
Tali aiuti economici furono rinnovati dal Governo Prodi, nel 2008, che introdusse anche un controllo governativo sulla spesa.
Questi fondi, destinati al Sud, per un totale di 150 milioni, dovevano servire per sviluppare e incentivare l’industria meridionale, e invece hanno preso tutt’altra direzione!
Il governo ha deciso di destinarli non solo all’industria del Nord, ma anche per il finanziamento dell’industria bellica degli armamenti.
Le regioni che riceveranno questo “regalo” sono la Lombardia e il Veneto.
Ma cosa è successo? Il 4 maggio del 2010, il giorno in cui il Ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, aveva lasciato il suo incarico a causa dello scandalo sulla casa al Colosseo, firmò anche di fretta e furia tale decreto che poi fu regolarmente pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 17 settembre scorso.
Perché sottrarre questi fondi che erano stati destinati allo sviluppo del Mezzogiorno?
Pino Aprile nel suo libro “Terroni” parla continuamente di fondi e investimenti che da 150 anni vengono dirottati nelle regioni del Centro-Nord a discapito del Sud; l’interrogativo è: siamo sicuri che convenga alla “Padania” separarsi dal resto del Paese?

Fonte:Infooggi
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Opinioni su Terzigno


Riportiamo i pensieri puntuali e da noi condivisi di Beppe Grillo, del nostro Segretario Organizzativo Enzo Riccio, di Andrea Balìa del PdSud Napoli e pienamente sposati e sottoscritti anche dal nostro Segretario Nazionale Beppe De Santis.

“Ogni Nazione al tramonto ha i suoi simboli, qualcosa che ne rappresenta l'epitaffio. L'Italia ha la spazzatura e i manganelli. Le due parole più frequenti nel nostro lessico quotidiano. Quando ci ricorderemo della dissoluzione della Seconda Repubblica sentiremo il puzzo delle discariche e rivedremo il sangue dei manifestanti. A Terzigno e a Boscoreale vengono inseguiti con i manganelli dei cittadini italiani. A picchiare uomini e donne con le mani alzate non sono pericolosi extracomunitari e neppure camorristi, ma persone pagate dagli italiani per difendere quegli stessi uomini e donne. Le discariche, trasformate in un problema di ordine pubblico, derivano in realtà da corruzione, cattiva amministrazione, menefreghismo totale del territorio da parte dei politici. Di tutti i politici... ogni distinzione a questo punto tra un Bersani e un Berlusconi, tra un De Luca e un Caldoro, è una presa per il culo. La raccolta differenziata e il riciclaggio delle materie prime, acqua, vetro, plastica e l'utilizzo del resto per il compostaggio non è impossibile, semplicemente non lo si vuole fare. Non sono i campani a puzzare, ad essere incivili, ma il Parlamento, il governo, la Regione Campania, la Confindustria degli inceneritori.
Costi quel che costi si sverserà, si manganellerà.” (Beppe Grillo)

“l'intreccio perverso tra incapacità amministrative ed interessi politico-camorristici-imprenditoria del nord ha fatto precipitare Napoli e la sua provincia in questo baratro senza fine. Destra e sinistra hanno fallito, Bassolino ha fallito e Berlusconi ha fallito, Caldoro ha fallito e la Jervolino ha fallito. Impregilo ha fallito. Diciamolo chiaramente, questo problema ha un'origine antica di almeno 20 anni ed una lunga schiera di colpevoli, tra politici di ogni colore, industriali, commissari e "tecnici".
la ricetta di "discariche ed inceneritori" e' fallita, l'avevamo detto in passato che non era la soluzione "strutturale" del problema, come hanno capito da tempo in tutti i paesi avanzati e come del resto raccomanda la stessa Unione Europea con la politica delle 3 R (Riduzione, Riciclaggio, Riutilizzo), ma e' stata sempre giustificata dalla logica dell' "emergenza", una logica perversa che da un lato impedisce una progettazione seria ed una politica di raccolta differenziata e dall'altro favorisce industriali del Nord coi loro interessi nel campo degli inceneritori, dalla Marcegaglia ad Impregilo fino alla A2A lombarda...
E se nel 1860 si mandarono dei criminali come Cialdini a sparare anche su vecchi, donne e bambini, a bruciare paesi, a sterminare centinaia di migliaia di meridionali con la scusa di "dover debellare il triste fenomeno del brigantaggio"...oggi si manganella contro un popolo che manifesta pacificamente, si sparano lacrimogeni ad altezza uomo, si massacra "in nome della legge", in nome della "ragion di Stato"! Ma perchè "la legge" , "lo Stato" , in questo paese dei "fratelli d'Italia" è sempre contro il popolo del Sud??? Come faranno i figli di quelle persone sanguinanti ad avere "fiducia", ad avere "il senso dello Stato"???
Noi del PdSud che ci consideriamo eredi di quei nostri briganti di ieri, siamo anche a fianco dei "briganti" di oggi di Terzigno che chiedono solo di poter avere una vita normale e di non dover convivere con due discariche puzzolenti (la seconda, ancora da realizzare, sarà nel Parco Naturale del Vesuvio!!!), di non assistere alla crescita di malattie tumorali e al triste destino di essere sempre la discarica del resto del paese che non vuole e che non sa vedere.” (Enzo Riccio)

B & C : Bertolaso, Berlusconi, Bassolino, Caldoro, Cosentino. Ovvero Buffoni e Cialtroni. Come prendere in giro un popolo, passarsi la palla su di un problema di una gravità inaudita : la salute della povera gente messa a rischio dalla scellerata gestione del problema rifiuti. Terzigno è l’ultima tappa di questo percorso diabolico.
Ci conforta un credo ed una speranza : resta poco tempo a questi signori (sic!) prima che un Sud degnamente rappresentato politicamente non “spazzi” ( e questa volta mai termine fu più tristemente più appropriato!) definitivamente le nostre terre dalle loro nefaste presenze! (Andrea Balìa)

Beppe De Santis Segretario Nazionale del Partito del Sud
Andrea Balìa Responsabile Regionale Campania Partito del Sud

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Riportiamo i pensieri puntuali e da noi condivisi di Beppe Grillo, del nostro Segretario Organizzativo Enzo Riccio, di Andrea Balìa del PdSud Napoli e pienamente sposati e sottoscritti anche dal nostro Segretario Nazionale Beppe De Santis.

“Ogni Nazione al tramonto ha i suoi simboli, qualcosa che ne rappresenta l'epitaffio. L'Italia ha la spazzatura e i manganelli. Le due parole più frequenti nel nostro lessico quotidiano. Quando ci ricorderemo della dissoluzione della Seconda Repubblica sentiremo il puzzo delle discariche e rivedremo il sangue dei manifestanti. A Terzigno e a Boscoreale vengono inseguiti con i manganelli dei cittadini italiani. A picchiare uomini e donne con le mani alzate non sono pericolosi extracomunitari e neppure camorristi, ma persone pagate dagli italiani per difendere quegli stessi uomini e donne. Le discariche, trasformate in un problema di ordine pubblico, derivano in realtà da corruzione, cattiva amministrazione, menefreghismo totale del territorio da parte dei politici. Di tutti i politici... ogni distinzione a questo punto tra un Bersani e un Berlusconi, tra un De Luca e un Caldoro, è una presa per il culo. La raccolta differenziata e il riciclaggio delle materie prime, acqua, vetro, plastica e l'utilizzo del resto per il compostaggio non è impossibile, semplicemente non lo si vuole fare. Non sono i campani a puzzare, ad essere incivili, ma il Parlamento, il governo, la Regione Campania, la Confindustria degli inceneritori.
Costi quel che costi si sverserà, si manganellerà.” (Beppe Grillo)

“l'intreccio perverso tra incapacità amministrative ed interessi politico-camorristici-imprenditoria del nord ha fatto precipitare Napoli e la sua provincia in questo baratro senza fine. Destra e sinistra hanno fallito, Bassolino ha fallito e Berlusconi ha fallito, Caldoro ha fallito e la Jervolino ha fallito. Impregilo ha fallito. Diciamolo chiaramente, questo problema ha un'origine antica di almeno 20 anni ed una lunga schiera di colpevoli, tra politici di ogni colore, industriali, commissari e "tecnici".
la ricetta di "discariche ed inceneritori" e' fallita, l'avevamo detto in passato che non era la soluzione "strutturale" del problema, come hanno capito da tempo in tutti i paesi avanzati e come del resto raccomanda la stessa Unione Europea con la politica delle 3 R (Riduzione, Riciclaggio, Riutilizzo), ma e' stata sempre giustificata dalla logica dell' "emergenza", una logica perversa che da un lato impedisce una progettazione seria ed una politica di raccolta differenziata e dall'altro favorisce industriali del Nord coi loro interessi nel campo degli inceneritori, dalla Marcegaglia ad Impregilo fino alla A2A lombarda...
E se nel 1860 si mandarono dei criminali come Cialdini a sparare anche su vecchi, donne e bambini, a bruciare paesi, a sterminare centinaia di migliaia di meridionali con la scusa di "dover debellare il triste fenomeno del brigantaggio"...oggi si manganella contro un popolo che manifesta pacificamente, si sparano lacrimogeni ad altezza uomo, si massacra "in nome della legge", in nome della "ragion di Stato"! Ma perchè "la legge" , "lo Stato" , in questo paese dei "fratelli d'Italia" è sempre contro il popolo del Sud??? Come faranno i figli di quelle persone sanguinanti ad avere "fiducia", ad avere "il senso dello Stato"???
Noi del PdSud che ci consideriamo eredi di quei nostri briganti di ieri, siamo anche a fianco dei "briganti" di oggi di Terzigno che chiedono solo di poter avere una vita normale e di non dover convivere con due discariche puzzolenti (la seconda, ancora da realizzare, sarà nel Parco Naturale del Vesuvio!!!), di non assistere alla crescita di malattie tumorali e al triste destino di essere sempre la discarica del resto del paese che non vuole e che non sa vedere.” (Enzo Riccio)

B & C : Bertolaso, Berlusconi, Bassolino, Caldoro, Cosentino. Ovvero Buffoni e Cialtroni. Come prendere in giro un popolo, passarsi la palla su di un problema di una gravità inaudita : la salute della povera gente messa a rischio dalla scellerata gestione del problema rifiuti. Terzigno è l’ultima tappa di questo percorso diabolico.
Ci conforta un credo ed una speranza : resta poco tempo a questi signori (sic!) prima che un Sud degnamente rappresentato politicamente non “spazzi” ( e questa volta mai termine fu più tristemente più appropriato!) definitivamente le nostre terre dalle loro nefaste presenze! (Andrea Balìa)

Beppe De Santis Segretario Nazionale del Partito del Sud
Andrea Balìa Responsabile Regionale Campania Partito del Sud

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La Campania si sta "incendiando" e il Procuratore Mancuso difende i manifestanti di Terzigno


La Campania si sta La Campania si sta

Di Valerio Rizzo

NAPOLI – I riflettori dei media nazionali sembrano essersi spenti sulla crisi dei rifiuti di Terzigno. Ormai non fa più notizia, poiché da qualche giorno vi è una calma surreale, si tende più a dare risalto alle novità di “gossip del terrore” su Avetrana oppure alle solite polemiche politiche sui vari “Lodi”.
Al contrario, media indipendenti, comitati, gruppi musicali campani stanno facendo in rete un tam-tam continuo di informazioni.


Facebook è il protagonista di questa protesta e diffusione di notizie, nella “bacheca” di una giornalista free-lance, Roberta Lemma, c’è un continuo aggiornamento di notizie provenienti direttamente dalla Rotonda di Terzigno, la zona simbolo della lotta dei cittadini.
Ma non solo, anche molti artisti stanno scendendo in campo e hanno indetto per il 1° novembre la protesta musicale e artistica per il paese campano.
Inoltre numerosi comitati cittadini hanno organizzato per il 30 ottobre una grande manifestazione generale contro le discariche nel Parco Nazionale del Vesuvio.
Nel documento si legge: “i 18 comuni vesuviani si incontreranno dopo le 17 alla rotonda in via Panoramica a Terzigno”, parteciperanno i sindaci e le associazioni di Boscotrecase e Boscoreale.
L’intento dei promotori è di costruire un presidio permanente che tenga alta l'attenzione sul problema campano.
La Campania dunque ribolle e molti sono pronti a giurare che da decenni non si vedeva un fermento così.
Intanto mentre il ministro Prestigiacomo butta benzina sul fuoco affermando che si deve aprire la seconda discarica, al contrario il Procuratore Generale di Nola, che ha la competenza su Terzigno, Paolo Mancuso, durante un’intervista a Repubblica afferma: “"Sono esasperati, basta con la provincializzazione del ciclo dei rifiuti, nel resto della regione ci sono spazi enormi e poco abitati utili per lo scopo" e poi aggiunge: “Cava Sari è allo stremo. Cava Vitiello non è pronta e non lo sarà prima di molto tempo. Allo stato attuale è solo uno dei buchi più grandi d’Europa. Non so come mai, pur essendo stata individuata da quasi due anni, non abbia ancora ricevuto un solo intervento di trasformazione. L’Europa ci dice che Terzigno non è più una soluzione, che bisogna cercare altrove. Il sottosegretario Bertolaso è certo di dimostrare che le informazioni su cui è fondato quel giudizio sono sbagliate. Spero e credo che riuscirà a dimostrarlo; il problema è che invece non credo che la cittadinanza, stanca com’è, sia disposta ad aprirgli nuovo credito”.
Mancuso, ex capo dell’anticamorra e profondo conoscitore del territorio, alla domanda del giornalista di Repubblica: “Se lei vivesse lì, cosa farebbe?” ha risposto: “Io penso che quella gente sia esasperata. Penso che non ne può più. Penso che due enormi discariche in un piccolo paese non siano sopportabili per nessuno”. Parole di giudice!

Fonte:Infooggi

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La Campania si sta La Campania si sta

Di Valerio Rizzo

NAPOLI – I riflettori dei media nazionali sembrano essersi spenti sulla crisi dei rifiuti di Terzigno. Ormai non fa più notizia, poiché da qualche giorno vi è una calma surreale, si tende più a dare risalto alle novità di “gossip del terrore” su Avetrana oppure alle solite polemiche politiche sui vari “Lodi”.
Al contrario, media indipendenti, comitati, gruppi musicali campani stanno facendo in rete un tam-tam continuo di informazioni.


Facebook è il protagonista di questa protesta e diffusione di notizie, nella “bacheca” di una giornalista free-lance, Roberta Lemma, c’è un continuo aggiornamento di notizie provenienti direttamente dalla Rotonda di Terzigno, la zona simbolo della lotta dei cittadini.
Ma non solo, anche molti artisti stanno scendendo in campo e hanno indetto per il 1° novembre la protesta musicale e artistica per il paese campano.
Inoltre numerosi comitati cittadini hanno organizzato per il 30 ottobre una grande manifestazione generale contro le discariche nel Parco Nazionale del Vesuvio.
Nel documento si legge: “i 18 comuni vesuviani si incontreranno dopo le 17 alla rotonda in via Panoramica a Terzigno”, parteciperanno i sindaci e le associazioni di Boscotrecase e Boscoreale.
L’intento dei promotori è di costruire un presidio permanente che tenga alta l'attenzione sul problema campano.
La Campania dunque ribolle e molti sono pronti a giurare che da decenni non si vedeva un fermento così.
Intanto mentre il ministro Prestigiacomo butta benzina sul fuoco affermando che si deve aprire la seconda discarica, al contrario il Procuratore Generale di Nola, che ha la competenza su Terzigno, Paolo Mancuso, durante un’intervista a Repubblica afferma: “"Sono esasperati, basta con la provincializzazione del ciclo dei rifiuti, nel resto della regione ci sono spazi enormi e poco abitati utili per lo scopo" e poi aggiunge: “Cava Sari è allo stremo. Cava Vitiello non è pronta e non lo sarà prima di molto tempo. Allo stato attuale è solo uno dei buchi più grandi d’Europa. Non so come mai, pur essendo stata individuata da quasi due anni, non abbia ancora ricevuto un solo intervento di trasformazione. L’Europa ci dice che Terzigno non è più una soluzione, che bisogna cercare altrove. Il sottosegretario Bertolaso è certo di dimostrare che le informazioni su cui è fondato quel giudizio sono sbagliate. Spero e credo che riuscirà a dimostrarlo; il problema è che invece non credo che la cittadinanza, stanca com’è, sia disposta ad aprirgli nuovo credito”.
Mancuso, ex capo dell’anticamorra e profondo conoscitore del territorio, alla domanda del giornalista di Repubblica: “Se lei vivesse lì, cosa farebbe?” ha risposto: “Io penso che quella gente sia esasperata. Penso che non ne può più. Penso che due enormi discariche in un piccolo paese non siano sopportabili per nessuno”. Parole di giudice!

Fonte:Infooggi

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mercoledì 27 ottobre 2010

10 NOTE PER SVELARE UNA GRANDE IMPOSTURA

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http://www.youtube.com/watch?v=B8oqbZl71hI&feature=autofb

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http://www.youtube.com/watch?v=TkqCt3HucFE&feature=autofb

11° messaggio di Beppe De Santis,nuovo Segretario nazionale del Partito del Sud, fondato da Antonio Ciano e ispirato dal libro “Terroni” di Pino Aprile

IL GRANDE BLUFF DI “ FORZA SUD” ( “FS”),IL FINTO – E SEDICENTE-PARTITO DEL SUD DEL BERLUSCONIANO DOC ,GIANFRANCO MICCICHE’


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http://www.youtube.com/watch?v=B8oqbZl71hI&feature=autofb

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http://www.youtube.com/watch?v=TkqCt3HucFE&feature=autofb

11° messaggio di Beppe De Santis,nuovo Segretario nazionale del Partito del Sud, fondato da Antonio Ciano e ispirato dal libro “Terroni” di Pino Aprile

IL GRANDE BLUFF DI “ FORZA SUD” ( “FS”),IL FINTO – E SEDICENTE-PARTITO DEL SUD DEL BERLUSCONIANO DOC ,GIANFRANCO MICCICHE’


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I fondi per l’industria? Dal Sud vanno a Nord

Un decreto governativo sposta gli incentivi «488»
per finanziare imprese settentrionali e armamenti

Di Emanuele Imperiali

NAPOLI - Serviranno perfino per finanziare l’industria bellica degli armamenti. Un terzo degli oltre 150 milioni di euro stanziati dalla legge 488 per le agevolazioni alle imprese nelle aree meridionali e mai utilizzati dal ministero dello Sviluppo Economico sono stati destinati a quest'obiettivo, legittimo per carità, ma che nulla ha a che vedere con le politiche per il Sud. E gli altri 100? Circa cinquanta sono stati attribuiti alla programmazione negoziata nelle aree del Centro Nord. Il rimanente terzo non ha una esplicita destinazione di spesa, ma sarebbe stato suddiviso tra fondi per le televisioni locali e perfino per piccoli interventi nelle zone del Veneto e della Lombardia. Spulciando tra i decreti pubblicati dalla Gazzetta Ufficiale ne è spuntato, infatti, uno dal titolo criptico «Accertamento delle economie derivanti da rinuncia e revoche di iniziative imprenditoriali agevolate dalla legge 488 e destinazione per finalità di cui alla legge 237». Che vuol dire fuori dal burocratese? La legge 237 del 1993 aveva avuto una copertura finanziaria fino al 2001 e doveva essere rifinanziata: dove pescare le risorse necessarie? Il 4 maggio del 2010, giorno delle dimissioni del ministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola ( nella foto in alto) per la nota vicenda della casa di Roma, l’esponente governativo, prima di fare il trasloco dal palazzone di via Veneto, firma le ultime carte accatastate sulla sua scrivania. Tra queste c’è il decreto in oggetto, che, però, verrà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale molto dopo, il 17 settembre, quando l’interim del dicastero è nelle mani di Silvio Berlusconi. L’interrogativo è: perché sottrarre questi fondi che erano stati destinati allo sviluppo del Mezzogiorno alla loro naturale finalità, magari, spostandoli ad altri capitoli di spesa finalizzati ai territori meridionali, rimasti nel frattempo a secco? Primo tra tutti i crediti d’imposta per nuovi investimenti o per occupazione aggiuntiva. Una misura che fu introdotta dal Governo di centro sinistra ma che ha sempre trovato una positiva accoglienza anche negli ambienti del centro destra: tutti convinti che, a differenza delle vecchie agevolazioni monetarie della 488, che prestavano il fianco a discrezionalità decisionali e in molti casi si sono rivelate inutili, se non addirittura fuorvianti perchè finiti nelle mani di falsi imprenditori, i crediti d’imposta funzionino molto meglio. Sia perchè si tratta di strumenti automatici, sia perchè sono immediatamente utilizzabili dalle imprese con l’annuale denunzia dei redditi, sia perchè mirati a chiari ed inequivocabili obiettivi di crescita, come sono gli investimenti aggiuntivi nelle aree meridionali e la creazione di nuova occupazione nei territori del Sud. La vecchia legge 488, invece, aveva finito per dirottare verso le zone in via di sviluppo fiumi di denaro che, come molte indagini delle Guardia della Finanza e della stessa Commissione europea hanno messo in luce, o sono stati spesi per finalità che non avevano alcuna valenza produttiva, o addirittura hanno ingrassato la malavita organizzata. Eppure, come ricordano gli economisti de lavoce.info che hanno analizzato a lungo i conti dello Stato e ilmodo in cui le risorse pubbliche sono spesso spostate da un capitolo di spesa a un altro, c’è una norma contenuta nella Finanziaria 2008, messa a punto dal Governo Prodi, che aveva disposto il monitoraggio annuale dei soldi rimasti derivanti dalle revoche di vecchi incentivi, allora ammontanti a 785 milioni.


Fonte:Corriere del Mezzogiorno


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Un decreto governativo sposta gli incentivi «488»
per finanziare imprese settentrionali e armamenti

Di Emanuele Imperiali

NAPOLI - Serviranno perfino per finanziare l’industria bellica degli armamenti. Un terzo degli oltre 150 milioni di euro stanziati dalla legge 488 per le agevolazioni alle imprese nelle aree meridionali e mai utilizzati dal ministero dello Sviluppo Economico sono stati destinati a quest'obiettivo, legittimo per carità, ma che nulla ha a che vedere con le politiche per il Sud. E gli altri 100? Circa cinquanta sono stati attribuiti alla programmazione negoziata nelle aree del Centro Nord. Il rimanente terzo non ha una esplicita destinazione di spesa, ma sarebbe stato suddiviso tra fondi per le televisioni locali e perfino per piccoli interventi nelle zone del Veneto e della Lombardia. Spulciando tra i decreti pubblicati dalla Gazzetta Ufficiale ne è spuntato, infatti, uno dal titolo criptico «Accertamento delle economie derivanti da rinuncia e revoche di iniziative imprenditoriali agevolate dalla legge 488 e destinazione per finalità di cui alla legge 237». Che vuol dire fuori dal burocratese? La legge 237 del 1993 aveva avuto una copertura finanziaria fino al 2001 e doveva essere rifinanziata: dove pescare le risorse necessarie? Il 4 maggio del 2010, giorno delle dimissioni del ministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola ( nella foto in alto) per la nota vicenda della casa di Roma, l’esponente governativo, prima di fare il trasloco dal palazzone di via Veneto, firma le ultime carte accatastate sulla sua scrivania. Tra queste c’è il decreto in oggetto, che, però, verrà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale molto dopo, il 17 settembre, quando l’interim del dicastero è nelle mani di Silvio Berlusconi. L’interrogativo è: perché sottrarre questi fondi che erano stati destinati allo sviluppo del Mezzogiorno alla loro naturale finalità, magari, spostandoli ad altri capitoli di spesa finalizzati ai territori meridionali, rimasti nel frattempo a secco? Primo tra tutti i crediti d’imposta per nuovi investimenti o per occupazione aggiuntiva. Una misura che fu introdotta dal Governo di centro sinistra ma che ha sempre trovato una positiva accoglienza anche negli ambienti del centro destra: tutti convinti che, a differenza delle vecchie agevolazioni monetarie della 488, che prestavano il fianco a discrezionalità decisionali e in molti casi si sono rivelate inutili, se non addirittura fuorvianti perchè finiti nelle mani di falsi imprenditori, i crediti d’imposta funzionino molto meglio. Sia perchè si tratta di strumenti automatici, sia perchè sono immediatamente utilizzabili dalle imprese con l’annuale denunzia dei redditi, sia perchè mirati a chiari ed inequivocabili obiettivi di crescita, come sono gli investimenti aggiuntivi nelle aree meridionali e la creazione di nuova occupazione nei territori del Sud. La vecchia legge 488, invece, aveva finito per dirottare verso le zone in via di sviluppo fiumi di denaro che, come molte indagini delle Guardia della Finanza e della stessa Commissione europea hanno messo in luce, o sono stati spesi per finalità che non avevano alcuna valenza produttiva, o addirittura hanno ingrassato la malavita organizzata. Eppure, come ricordano gli economisti de lavoce.info che hanno analizzato a lungo i conti dello Stato e ilmodo in cui le risorse pubbliche sono spesso spostate da un capitolo di spesa a un altro, c’è una norma contenuta nella Finanziaria 2008, messa a punto dal Governo Prodi, che aveva disposto il monitoraggio annuale dei soldi rimasti derivanti dalle revoche di vecchi incentivi, allora ammontanti a 785 milioni.


Fonte:Corriere del Mezzogiorno


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